29 Dicembre 1967 Torre del Greco (NA). Ucciso Giuseppe Piani, Appuntato arma Carabinieri

Foto da: Vittime del Dovere – I nostri caduti

Giuseppe Piani, 38 anni, carabiniere scelto di stanza a Torre del Greco (NA), sarebbe dovuto andare a festeggiare, insieme alla moglie e le due figlie, il capodanno dai suoi genitori a Santa Teresa di Riva, in provincia di Messina, ma il pomeriggio del 29 dicembre del 1967, gli spararono alle spalle.
Era alla guida della sua Fiat 500, non essendoci auto di servizio disponibili, e stava trasportando, insieme al brigadiere Antonio PIZZA,  un pregiudicato che avrebbe dovuto scontare dieci giorni di carcere. Lo avevano tratto in arresto presso un negozio di barbiere e lo stavano conducendo in caserma; il pregiudicato si era arreso subito, non aveva opposto resistenza, e vista l’esiguità della pena da scontare non ritennero né di mettergli le manette, né di perquisirlo. Un errore, perché il pregiudicato aveva con se una pistola, che costò la vita a Giuseppe Piani, mentre il brigadiere Pizza, nonostante fosse stato colpito in maniera grave, si salvò.

 

 

 

Articolo di: Vittime del Dovere – I nostri caduti

Giuseppe Piani nacque a Santa Teresa di Riva (ME) nella frazione Misserio il 6 aprile del 1929. A 18 anni partì militare e successivamente si arruolò nel Corpo dell’Arma Carabinieri. Per alcuni anni visse e prestò servizio a Gaeta, poi a Bergamo, a Genova, a Milano, a Salerno e successivamente venne a trasferito a Torre del Greco (NA). Nel 1959 sposò la sig.na Cerrato Vittoria residente a Sarno (SA) dove vissero dando alla luce due figlie Carmelinda e Antonietta. E’ il 29 dicembre 1967, che avvenne la tragedia che troncò la giovane vita di Giuseppe Piani. Il Carabiniere scelto Giuseppe PIANI assieme al Brigadiere Antonio PIZZA, entrambi appartenenti squadra di polizia giudiziaria della Tenenza di Torre del Greco, alle ore 16,30 ricevevano una telefonata anonima che segnalava la presenza in una barberia della città di un noto pregiudicato di nome Giuseppe Cosenza, ricercato a seguito di un ordine di carcerazione firmato dall’Autorità Giudiziaria. Poiché erano giorni di festa e non essendo disponibili auto di servizio si recavano sul posto con la macchina di proprietà del carabiniere Piani , una Fiat 500. Rintracciavano ed arrestavano il ricercato, il quale, dapprima non opponeva resistenza ma in seguito durante il tragitto fino alla caserma, per procurarsi la fuga, fulmineamente estraeva ed esplodeva al loro indirizzo diversi colpi di una pistola, che nascondeva nella giacca. Il Brigadiere PIZZA, raggiunto da cinque colpi, rimaneva gravemente ferito, mentre il Carabiniere scelto PIANI Giuseppe, che era alla guida del mezzo, veniva colpito da 3 colpi alle spalle riportando lesioni gravissime agli organi interni, decedendo subito dopo all’arrivo al nosocomio per emorragia interna.

L’assassino, approfittando del panico provocato e della confusione creatasi in strada, riusciva a fuggire. Solo dopo alcuni giorni il pericoloso pregiudicato veniva localizzato ed arrestato dai carabinieri e dopo un processo per direttissima condannato all’ergastolo. Profonda emozione destò il barbaro assassinio del carabiniere Giuseppe PIANI in tutta la Nazione, e i funerali di Stato che si svolsero prima a Torre del Greco (NA) e poi a Sarno (SA) il 31 dicembre 1967 videro la presenza delle più alte cariche dello Stato. Per l’estremo e generoso sacrificio, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri conferiva al Carabiniere scelto PIANI Giuseppe la promozione al grado di Appuntato, concedendo la medaglia d’oro al valor militare “per benemerenza d’istituto” con la seguente motivazione:

“Militare di spiccate doti morali, militari e di carattere, dedicava con infaticabile energia, slancio vibrante ed entusiasmo ammirevole tutte le sue possibilità fisiche, morali, intellettuali e professionali, nell’adempimento dei suoi compiti, collaborando con intelligenza ed operosa fedeltà i superiori, offrendosi sempre primo fra tutti e spesso volontariamente con sublime abnegazione, non comune generosità e sprezzo del pericolo nelle operazioni più rischiose, nei servizi di maggiore impegno e di più gravosa esecuzione, mercè la sua fervida, ininterrotta e determinante attività il reparto poteva effettuare l’esecuzione di tutti gli ordini e mandati di cattura perpetui e debellare, in breve, vaste e pericolose organizzazioni delinquenziali operanti nella zona destando l’ammirazione delle popolazioni locali ed il plauso delle autorità”. Il Ministero dell’Interno, con propri Decreti, nel 1968 e poi nel 2006, ha riconosciuto all’Appuntato PIANI Giuseppe, caduto in attività di servizio, la qualifica di “VITTIMA DEL DOVERE”. Negli anni successivi il fratello Cesare Piani in accordo con l’Amministrazione comunale del tempo, decisero di intitolare una piazzetta a Misserio (ME) che si sarebbe realizzata su terreno donato dallo stesso Cesare e che era frontestante la casa dove nacque Giuseppe Piani, che come indica l’epitaffio sulla sua tomba al cimitero di Sarno, è deceduto “Vittima del dovere , e trovasi ora nella schiera degli eroi da dove prega per i suoi cari”.

Medaglia d’oro al Valore Civile
Motivazione:

Mentre, insieme ad un collega, accompagnava in caserma un pregiudicato, con generoso slancio tentava di bloccare l’improvvisa azione di fuoco posta in essere dal malvivente, ma rimaneva mortalmente colpito per salvare il commilitone. Nobile esempio di altissimo senso del dovere e di elette virtù civiche, spinti fino all’estremo sacrificio.

 

 

 

Fonte:  fondazionepolis.regione.campania.it

Giuseppe Piani cade, colpito da diversi colpi di pistola, mentre esegue l’arresto di Giuseppe Cosenza.
Quella sera del 29 dicembre 1967 il carabiniere Piani, nativo della provincia di Messina, prende in Caserma la telefonata anonima con la quale si segnalava la presenza in città di Cosenza. Erano giorni di festa e non erano disponibili auto di servizio. Giuseppe non si perde d’animo, sale a bordo della sua Fiat 500 e, accompagnato dal brigadiere Antonio Pizza, si dirige verso la barberia Ascione. Cosenza si consegna senza opporre resistenza e chiede per questo di non essere ammanettato. La decisione, insieme a quella di non perquisire un pregiudicato che si era consegnato senza problemi e doveva scontare appena dieci giorni di carcerazione, si rivelerà tuttavia fatale per i due carabinieri. Cosenza estrarrà infatti nel corso del tragitto verso l’auto una pistola dal giubbotto. Con questa esplode 5 colpi che feriranno Pizza e 4 all’indirizzo di Piani. Giuseppe perde subito conoscenza e morirà poco dopo in ospedale. Catturato qualche giorno più tardi, Cosenza verrà condannato all’ergastolo.
Per l’estremo e generoso sacrificio, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha conferito al Carabiniere scelto Piani la promozione al grado di Appuntato, concedendo inoltre la medaglia d’oro “per benemerenza d’istituto”.
Il Ministero dell’Interno, con propri Decreti, ha riconosciuto all’Appuntato Piani Giuseppe, caduto in attività di servizio, la qualifica di “vittima del dovere”.
Nel 2010 il Presidente della Repubblica ha consegnato la medaglia d’oro al merito civile alla memoria di Giuseppe.
Nel 2012 il Comune di Sarno, al tempo luogo di residenza di Giuseppe e città dove ancora vive la moglie Vittoria Cerrato con le figlie Carmelina e Antonietta, ha intitolato all’appuntato una strada. Nel settembre 2013 la cittadina di Misserio, luogo natio del carabiniere, ha dedicato una piazza alla memoria di Giuseppe.

La storia di Giuseppe Piani è raccontata nel libro di Raffaele Sardo “Al di là della notte”, edito da Pironti e promosso dalla Fondazione Polis nel 2010.

 

 

 

 

Articolo del 29 Dicembre 2011 da raffaelesardo.blogspot.com
GIUSEPPE PIANI, CARABINIERE SCELTO, UCCISO IL 29 DICEMBRE 1967
di Raffaele Sardo
La storia di Giuseppe Piani, il carabiniere scelto che andò ad arrestare un pregiudicato con la sua Fiat 500, è tratta dal mio libro:

“Al di là della notte” ed. Tullio Pironti

«Vi auguro di trascorrere un buon Natale. Aspettatemi per il capodanno». Come ogni anno, il carabiniere scelto Giuseppe Piani aveva inviato una cartolina di auguri ai suoi anziani genitori. Il capodanno del 1968 lo doveva trascorrere in Sicilia, a Santa Teresa di Riva, in provincia di Messina, nella frazione di Misserio, dov’era nato trentotto anni prima, esattamente il 6 aprile del 1929. Gli piaceva ritornare tra gli aranceti che da bambino aveva attraversato in lungo e in largo sentendo l’inebriante profumo delle zagare che lo avvolgeva tutto intorno. Quel profumo che sentiva uscire dal bouquet della sposa ogni volta che andava a qualche matrimonio di un parente. Il profumo si diffondeva per l’aria circostante fino a creare atmosfere rilassanti. Gli piaceva guardare per ore i mandorli che fioriscono copiosi, anticipando la primavera e disegnando nell’aria nuvole bianche profumate. Gli mancava tutto questo da quando si era arruolato nell’Arma dei Carabinieri. E, ogni volta che poteva, scappava in Sicilia per ubriacarsi di quei profumi che avrebbe portato sempre con sé. In Sicilia, però, non ci sarebbe mai più arrivato. Si era mosso dalla sua isola a diciotto anni per il servizio militare. Dopo, la scelta fu quasi obbligata. Si arruolò nell’Arma dei Carabinieri. Per alcuni anni prestò servizio a Gaeta, poi a Bergamo, a Genova, a Milano, a Salerno e successivamente venne a trasferito a Torre del Greco, in provincia di Napoli. Qui conobbe una giovane donna, Vittoria Cerrato, che sposò nel 1959. Erano andati ad abitare nella vicina Sarno, in provincia di Salerno e la loro vita, fino a quel momento, era stata quella di una famiglia come tante, che aveva tra le prime preoccupazioni quella di crescere nel migliore dei modi le due figlie nate dal matrimonio, Carmelinda e Antonietta. Il Natale di quell’anno l’avevano passato a casa dei suoceri di Giuseppe Piani. La moglie, Vittoria, stava preparando le valigie per scendere finalmente in Sicilia. L’anno nuovo l’avrebbero festeggiato nella casa paterna. Ma nel giro di qualche ora, tutto sarebbe cambiato nella vita della famiglia di Giuseppe Piani.
Era il 29 dicembre del 1967. In caserma pochi militari. Molti erano in congedo per le festività natalizie. Alle ore 16,30 arriva una telefonata anonima al centralino della caserma e segnala la presenza in una barberia della città di un pregiudicato ricercato: Giuseppe Cosenza. Nei suoi confronti è stato emesso un ordine di carcerazione firmato dal Pretore. Doveva scontare dieci giorni di carcere. Erano giorni di festa e non c’erano disponibili auto di servizio. Diventava complicato arrestare un latitante senza auto. Giuseppe non si perse d’animo. Prese le chiavi della sua Fiat 500 e insieme al suo collega, il brigadiere Antonio Pizza, entrambi appartenenti alla squadra di polizia giudiziaria della Tenenza di Torre del Greco, si avviò verso la barberia di Leonardo Ascione, dov’era stato segnalato il latitante. Lo trovarono effettivamente all’interno del salone di barbiere. I due carabinieri scesero dall’auto ed entrarono nel salone. «Sei in arresto», disse Giuseppe Piani rivolgendosi a Giuseppe Cosenza che era in attesa di radersi. Il pregiudicato, benché sorpreso, non oppose resistenza. «Va bene. Ma non c’è bisogno delle manette. Andiamo, vengo spontaneamente». Salì nella 500 di Giuseppe Piani (targata SA-106204) nella parte posteriore dell’abitacolo, mentre i due carabinieri erano davanti. Nessuno dei due militari si era accorto, però, che Giuseppe Cosenza aveva nascosto una pistola sotto la giacca. E nessuno dei due provvide a perquisirlo. Pensarono, forse, che una persona che deve scontare solo dieci giorni di carcere non girasse armato, e dunque non valeva la pena ammanettarlo. Fatti pochi metri le loro considerazioni furono smentite dal fatto che il pregiudicato estrasse la pistola dal giubbotto e cominciò a sparare alle spalle dei due carabinieri. Fu una sequenza rapidissima che nessuno si aspettava.
Cinque colpi andarono a segno sul brigadiere Pizza, mentre Giuseppe Piani, che era alla guida del mezzo, fu colpito da quattro colpi alle spalle. Si accasciò sul manubrio e la piccola utilitaria andò a sbattere vicino al marciapiedi. Giuseppe Piani perse quasi subito conoscenza. I colpi erano stati sparati da distanza ravvicinatissima. Erano andati a segno su organi vitali. Il pregiudicato riesce con la forza ad uscire dall’abitacolo della piccola utilitaria. L’altro militare, Pizza, benché ferito, esce anche lui fuori dalla cinquecento. Non ce la fa a stare in piedi. Cade faccia a terra, ma riesce ad estrarre la pistola. Spara alcuni colpi che vanno a vuoto. I due carabinieri sono stati beffati. Uno resta a terra ferito, l’altro in macchina. Passeranno alcuni minuti prima che qualcuno si fermi per soccorrerli. È un giovane il primo a fermarsi. Li carica sulla sua auto e si avvia di corsa verso l’ospedale Maresca di Torre del Greco. Ma quella è una corsa vana, perché Giuseppe Piani muore poco dopo per emorragia interna. Il brigadiere Pizza, invece, ferito alle gambe, all’inguine e alla spalla sinistra, se la caverà. Dell’assassino nessuna traccia. Ma la sua latitanza durerà poco. Viene arrestato dopo pochi giorni proprio dai colleghi di Giuseppe Piani. I carabinieri lo trovano a casa sua, alla periferia di Torre del Greco, il primo dell’anno del 1968. I militari circondano l’abitazione e fanno irruzione con i mitra in casa, mentre Giuseppe Cosenza, dopo aver sparato un colpo di pistola contro i militari, tenta di nascondersi sotto il letto. Processato per direttissima, Cosenza viene condannato all’ergastolo. Saranno i carabinieri della stazione di Santa Teresa di Riva ad avvertire i familiari di Giuseppe Piani della sua morte. Per primo fu avvisato il fratello Edoardo, proprietario di una macelleria nel quartiere Bucalo a Santa Teresa e successivamente assieme si avviarono a Misserio per avvisare l’altro fratello Saro e gli anziani genitori di Giuseppe. Un’altra sorella, Caterina, da qualche anno viveva in Svizzera. All’anziana madre, che era a letto ammalata, in un primo momento non le fu detto niente.
Ai funerali di Stato, che si svolsero prima a Torre del Greco (NA) e poi a Sarno (SA) il 31 dicembre 1967, parteciparono i fratelli, Saro e Edoardo e il padre Graziano. Erano presenti anche le più alte cariche dello Stato. Il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri conferì a Giuseppe Piani la promozione alla memoria al grado di appuntato, concedendo la medaglia d’oro al valor militare «per benemerenza d’istituto» con la seguente motivazione: «Militare di spiccate doti morali, militari e di carattere, dedicava con infaticabile energia, slancio vibrante ed entusiasmo ammirevole tutte le sue possibilità fisiche, morali, intellettuali e professionali, nell’adempimento dei suoi compiti, collaborando con intelligenza ed operosa fedeltà i superiori, offrendosi sempre primo fra tutti e spesso volontariamente con sublime abnegazione, non comune generosità e sprezzo del pericolo nelle operazioni più rischiose, nei servizi di maggiore impegno e di più gravosa esecuzione, mercé la sua fervida, ininterrotta e determinante attività il reparto poteva effettuare l’esecuzione di tutti gli ordini e mandati di cattura perpetui a debellare, in breve, vaste e pericolose organizzazioni delinquenziali operanti nella zona destando l’ammirazione delle popolazioni locali ed il plauso delle autorità».

 

 

 

Fonte:  sikilynews.it
Articolo del 16 settembre 2013
S. Teresa ricorda il sacrificio dell’appuntato Giuseppe Piani
di Salvatore Coglitore

Giuseppe Piani nacque a S.Teresa di Riva nella frazione Misserio il 6 aprile del 1929 da Graziano e Carmela Mantarro. Visse la sua gioventù a Misserio assieme ai due fratelli Saro e Edoardo e la sorella Caterina. A 18 anni partì militare e successivamente si arruolò nel Corpo dell’Arma dei Carabinieri. Per alcuni anni visse e prestò servizio a Gaeta, poi a Bergamo, a Genova e a Milano; infine venne a trasferito a Torre del Greco. Qui fece conoscenza con la signorina Vittoria Cerrato e non appena raggiunse l’età permessa dall’Arma, si sposò ed andò a vivere a Sarno, cittadina vicino a Torre del Greco. Dal loro matrimonio nacquero due figli, Carmela e Antonietta. A Natale del 1967 Giuseppe Piani aveva inviato, come faceva ogni anno, una cartolina ai genitori nella quale, oltre ad augurare un Santo Natale, scriveva che sarebbe venuto a trovarli a Misserio per trascorrere le feste di Capodanno assieme a tutta la famiglia e gli amici del paese. Fu proprio alla vigilia del capodanno, il 29 dicembre 1967, che avvenne la tragedia che troncò la giovane vita di Giuseppe Piani.

Il racconto della tragedia
Il carabiniere scelto Giuseppe Piani assieme al brigadiere Antonio Pizzo, entrambi appartenenti alla squadra di polizia giudiziaria della Tenenza di Torre del Greco, nel dare esecuzione ad un ordine di carcerazione firmato dall’Autorità giudiziaria, rintracciavano ed arrestavano in quel centro un noto pregiudicato del luogo, il quale, per procurarsi la fuga, fulmineamente estraeva ed esplodeva al loro indirizzo diversi colpi di pistola, che nascondeva nella giacca. Il brigadiere Pizza, raggiunto da cinque colpi, rimaneva gravemente ferito, mentre il carabiniere scelto Giuseppe Piani, che era alla guida del mezzo (una Fiat 500 di sua proprietà) su cui si trovava anche l’arrestato, veniva colpito da ben 4 colpi alla regione toracica posteriore riportando lesioni gravissime agli organi interni, decedendo subito dopo l’arrivo in ospedale. Lo sparatore, approfittando del panico provocato e della confusione creatasi in strada, riusciva a fuggire. Solo dopo alcuni giorni il pericoloso pregiudicato veniva localizzato ed arrestato dai carabinieri e quindi processato per direttissima.

Una Nazione in lutto
Profonda emozione destò il barbaro assassinio del carabiniere Giuseppe Piani in tutta la Nazione, ma soprattutto a Santa Teresa di Riva ed in particolar modo nella comunità di Misserio. I carabinieri della stazione di S.Teresa, avvertirono per primo il fratello Edoardo, proprietario di una macelleria sita nella via Regina Margherita nel quartiere Bucalo, a S.Teresa, e successivamente assieme si avviarono a Misserio per avvisare l’altro fratello Saro e gli anziani genitori di Giuseppe. La sorella Caterina non era presente in quanto da qualche anno viveva in Svizzera. All’anziana madre, la signora Mantarro, che era a letto ammalata, in un primo momento non fu detto niente. Sia i fratelli, Saro e Edoardo, che il padre Graziano assistettero al funerale che si svolse a Torre del Greco alla presenza delle più alte cariche dello Stato.

I riconoscimenti
Per l’estremo e generoso sacrificio, il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri conferiva al Carabiniere scelto Giuseppe Piani la promozione al grado di appuntato, concedendo la medaglia d’oro “per benemerenza d’istituto” con la seguente motivazione: “Militare di spiccate doti morali, militari e di carattere, dedicava con infaticabile energia, slancio vibrante ed entusiasmo ammirevole tutte le sue possibilità fisiche, morali, intellettuali e professionali, nell’adempimento dei suoi compiti, collaborando con intelligenza ed operosa fedeltà i superiori, offrendosi sempre primo fra tutti e spesso volontariamente con sublime abnegazione, non comune generosità e sprezzo del pericolo nelle operazioni più rischiose, nei servizi di maggiore impegno e di più gravosa esecuzione, mercè la sua fervida, ininterrotta e determinante attività il reparto poteva effettuare l’esecuzione di tutti gli ordini e mandati di cattura perpetui e debellare, in breve, vaste e pericolose organizzazioni delinquenziali operanti nella zona destando l’ammirazione delle popolazioni locali ed il plauso delle autorità”. Il Ministero dell’Interno, con propri Decreti, ha riconosciuto all’appuntato Giuseppe Piani, caduto in attività di servizio, la qualifica di “Vittima del dovere”.

La piazzetta di Misserio
Negli anni successivi, il signor Saro Piani e l’Amministrazione comunale del tempo, sindaco l’avv. Carmelo Iaria, decisero di intitolare una piazzetta a Misserio che si sarebbe realizzata su terreno donato dallo stesso Piani e che era di fronte la casa dove nacque Giuseppe Piani. Il terreno fu donato al Comune, la piazzetta in parte realizzata e finalmente sarà inaugurata il prossimo 22 settembre, alla presenza dei suoi figli e nipoti e di alte cariche dell’Arma dei Carabinieri. Giuseppe Piani, come c’è scritto sulla sua lapide del cimitero di Sarno, è stato “vittima del dovere e trovasi ora nella schiera degli eroi da dove prega per i suoi cari”.

Ringrazio per le notizie fornitemi la famiglia Piani e il comandante della Stazione dei Carabinieri di S.Teresa di Riva, Maurizio La Monica.

 

 

 

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Giuseppe Piani
Come tanti emigrati, Giuseppe stava per ritornare in Sicilia con sua moglie e le sue figlie per trascorrere gli ultimi giorni di vacanze natalizie con la sua famiglia. Ma Giuseppe fu ucciso pochi giorni prima di Capodanno, colpito alle spalle da un pregiudicato in fuga.

 

 

 

 

One Comment

  • Valerio

    Buongiorno,
    Ho letto l’articolo e volevo complimentarmi per aver ricordato questa tragedia. Sono il nipote del carabiniere ferito che riuscì a salvarsi, appunto che il suo cognome è PIZZA, non Pizzo.
    Ringrazio per l’attenzione e per il ricordo delle vittime, buon lavoro!!

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