3 Febbraio 1983 Lusciano (Ce). Francesco Brunitto, assessore democristiano responsabile dell’urbanistica, cadde sotto il tiro dei killer della malavita.

Francesco Brunitto
Assessore democristiano al Comune di Lusciano (Ce), si occupava di urbanistica. Fu ucciso il 3 febbraio 1983. Per questo omicidio finirono in carcere i sei fratelli De Cicco, personaggi di spicco della criminalità organizzata. L’assassinio dell’assessore democristiano fu l’ultimo episodio di una catena di intimidazioni contro l’amministrazione comunale di Lusciano.
Fonte: Memoria Nomi e storie delle vittime innocenti delle mafie
Ed. Abele 2015
Il libro realizzato da Libera – Associazioni, nomi, e numeri contro le mafie, è curato da Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero

 

Si ringrazia  amicidilibera.blogspot.it per l’aiuto nella ricerca di nomi e storie da non dimenticare

 

 

Articolo del 25 Gennaio 1985 da  ricerca.repubblica.it
UN COMMANDO DELLA CAMORRA SPARA A UN ASSESSORE PSDI
di Giuseppe D’Avanzo

NAPOLI – Un solo pallettone in piena fronte. Mira da killer professionista o avvertimento di camorra concluso tragicamente? Il problema è ora sul tavolo degli inquirenti che stanno indagando per dare una ragione e un volto agli assassini di Antonio Pelvio, 29 anni, assessore alle Finanze del Comune di Aversa, nel Casertano, ucciso la scorsa notte al suo rientro a casa. L’assessore era stato accompagnato a casa dal fratello.

I killer, probabilmente appostati nel giardino, hanno fatto fuoco quasi subito. Un solo colpo di lupara diretto appena più in alto del bersaglio. Ma per Antonio Pelvio non c’è stato nulla da fare centrato in pieno da un unico pallettone della rosa. Socialdemocratico, eletto per la prima volta nel Consiglio comunale nella tornata elettorale del giugno scorso, Pelvio era una figura controversa nel piccolo panorama politico locale. Nonostante la sua giovane età, aveva già alle spalle un lungo elenco di conti da regolare con la giustizia.
Tre anni fa, nell’ 82, fu denunciato con altri 43 complici per associazione a delinquere. La sua agenzia di pratiche assicurative ed automobilistiche si era rivelata alle indagini della magistratura un centro di truffe per le compagnie di assicurazioni con danni inventati da risarcire e perizie supervalutate. Tutto ciò non gli aveva precluso la carriera politica.

Nessuno ora tra carabinieri e magistratura si sente di escludere che Antonio Pelvio possa essere stato coinvolto in nuove pericolose avventure una volta entrato in Consiglio e diventato responsabile delle finanze comunali. A Lusciano, dove l’assessore abitava ed è stato ucciso, la camorra è attivissima. Intorno a quell’area, che ha visto nel passato il prepotente controllo dei Nuvoletta e oggi di un impietoso Bardellino, ruota infatti l’intero piano di nuova edilizia del’area aversana. Un affare di molti miliardi che sta molto a cuore alla camorra.*

Già nel febbraio dell’ 83 un altro assessore, questa volta democristiano, Francesco Brunitto, responsabile dell’urbanistica, cadde sotto il tiro dei killer della malavita. Per questo omicidio sono in carcere i sei fratelli De Cicco, personaggi di spicco della criminalità organizzata. L’ assassinio dell’ assessore democristiano fu l’ultimo episodio di una catena di intimidazioni contro l’amministrazione di Lusciano. L’ allora sindaco, il comunista Alfonso Vitalba, subì due attentati nell’ arco di una decina di giorni, una bomba distrusse parzialmente la sua casa e una scarica di pallettoni per un soffio non lo uccise mentre era a bordo della sua auto. La spirale di violenza allontanò dal municipio il sindaco che si dimise con un allarmato appello. “Se si vuole sconfiggere la camorra bisogna far presto altrimenti non ci sarà più argine contro i suoi progetti”, scrisse. Né sorte migliore ha avuto la giunta seguente che si dimise in blocco qualche mese dopo.

 

 

Articolo dell’8 Novembre 1986 da ricerca.repubblica.it
‘LA CAMORRA DOMINAVA QUEL PAESE CON L’AIUTO DI SINDACO E ASSESSORE’

NAPOLI È una storia di camorra e di appalti. Di morti ammazzati (sette in cinque anni) e di rapine. Di bombe e di intimidazioni. Ed è la storia di un paese: Lusciano, in provincia di Caserta, dove (così dice l’accusa) il sindaco fornisce alla camorra liste dettagliate con le offerte delle ditte concorrenti, sottolineate con l’evidenziatore, perché i suoi amici possano aggiudicarsi l’appalto. E dove un assessore provvede a nascondere nella sua tenuta di campagna latitanti della camorra legata ad Antonio Bardellino, quella che nel Casertano, in stretto contatto con la mafia siciliana, controlla ogni sorta di traffico illecito.

Dodicimila abitanti, un tempo centro agricolo, ora cementificata quasi completamente, Lusciano negli ultimi anni per il business degli appalti pubblici ha visto cadere sotto il piombo dei bardelliniani alcuni dei suoi amministratori migliori, quelli che non avevano voluto saperne di stringere patti con l’organizzazione di don Antonio. A queste conclusioni è giunto il giudice istruttore del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Camillo Cozzolino, che ha rinviato a giudizio 40 persone che facevano parte di una agguerritissima organizzazione criminale.

Aprono l’elenco due nomi eccellenti: quello di Giuseppe Mariniello e Giovanni Verolla, democristiani entrambi, il primo sindaco ed il secondo assessore al Comune di Lusciano fino ai primi dell’ 86. Sia Mariniello che Verolla sono attualmente agli arresti domiciliari. Completano il quadro altri 38 nomi, tutti di uomini legati a filo doppio alla camorra anticutoliana. Sono in altre parole una sorta di stato maggiore capeggiato da Bardellino. Gravi le imputazioni: associazione a delinquere di stampo camorristico, furti, rapine, estorsioni e peculato. Gli inquirenti sono riusciti a ricostruire il puzzle grazie alle confessioni di tre pentiti: Raffaele Colonna, Cesario Bove e Tommaso Verde, piccoli pesci del clan, arrestati dai carabinieri nel dicembre dell’85 dopo aver commesso una rapina. I tre si dissero subito disponibili ad aiutare la giustizia: Siamo soltanto rapinatori, ma vi possiamo, in compenso, raccontare quello che sta succedendo a Lusciano. E raccontarono.

Era risaputo che Lusciano fosse assediata dalla camorra, ma che l’ organizzazione avesse piazzato un suo uomo sulla poltrona di primo cittadino, questo gli inquirenti non erano arrivati neanche ad immaginarlo. Le indagini sembra abbiano confermato in pieno quanto i tre avevano raccontato. Giuseppe Mariniello e Giovanni Verolla, esponenti di una giunta formata da Dc, Psi e Psdi si adoperavano, a diverso livello, perché i loro amici si aggiudicassero le gare d’ appalto per lavori pubblici dell’ importo di decine di miliardi. Mariniello, sostiene l’accusa, teneva addirittura coi camorristi vere e proprie riunioni, nel corso delle quali forniva a tutti elementi utili perché il clan potesse, in maniera apparentemente legale, ottenere l’appalto.

Fu un ’85 di paura per gli imprenditori di Lusciano. Bombe, intimidazioni, minacce e piombo. In molti decisero di defilarsi. Nelle strade del paese circolavano pericolosi latitanti, stando ai risultati delle indagini, ai quali l’assessore Verolla faceva da staffetta negli spostamenti. Per quattro lunghissimi anni al municipio di Lusciano non si mosse foglia senza che la camorra non volesse. E iniziarono a cadere quelli che non ci stavano.

Pochi mesi dopo il terremoto dell’ 80 la camorra uccide il sindaco dc, Bartolomeo Numeroso, che capeggiava una giunta di salute pubblica, che voleva attenersi a criteri di trasparenza nell’assegnazione degli appalti della ricostruzione. Due anni più tardi è la volta di Francesco Brunitto a cadere sotto i colpi dell’organizzazione. Uguale sorte toccherà poco dopo al socialdemocratico Antonio Pellio.

 

 

 

Fonte:  archiviolastampa.it
Articolo del 8 novembre 1986
Sindaco complice della camorra
di Fulvio Milone
A Lusciano (Caserta) forniva la lista di chi lavorava per il Comune
A giudizio anche un assessore – Le ditte vincitrici dell’appalto vittime di intimidazioni

 

NAPOLI — Un Comune assediato dalla camorra, dove taglieggiatori e rapinatori ottenevano elenchi particolareggiati delle ditte che svolgevano lavori per conto della pubblica amministrazione. A fornir loro le liste provvedeva 11 sindaco, mentre un assessore ospitava latitanti nella sua villa di campagna. Sullo sfondo c’è un paese della provincia di Caserta, Lusciano, 12 mila anime, una lunga serie di omicidi compiuti dalla camorra interessata agli appalti e un elenco impressionante di intimidazioni contro amministratori onesti.

Sono queste le inquietanti conclusioni raggiunte dal giudice Istruttore del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Camillo Cozzolino, che ha rinviato a giudizio 40 esponenti di una potente ed efficiente azienda del crimine organizzato. L’elenco degli imputati inizia con i nomi di Giuseppe Marinello e Giovanni Verolla. democristiani, rispettivamente sindaco e assessore al Comune di Lusciano fino ai primi dell’86, quando il magistrato ordinò la loro cattura. Attualmente i due esponenti politici sono agli arresti domiciliari.

Gli altri 38 sono tutti uomini della camorra anti-cutoliana. Costituiscono il gotha della malavita che vede nel latitante Antonio Bardellino il suo capo carismatico. Le accuse sono gravi: associazione a delinquere di stampo camorristico, peculato, estorsioni, furti, rapine.

Tutto cominciò in uria gelida sera del dicembre ’85, quando ad un posto di blocco alla periferia di Lusciano i carabinieri bloccarono tre uomini che avevano appena rapinato un automobilista della sua Alfetta: Raffaele Colonna, Cesario Bove e Tommaso Verde, «guaglioni» della camorra. I tre non persero tempo: si dissero subito disposti ad aiutare la giustizia. Siamo solo rapinatori, voi non avete idea di cosa stia accadendo a Lusciano, spiegarono al giudice e raccontarono ogni cosa.

Che il paese fosse inquinato dalla malavita organizzata ere risaputo, ma che la camorra avesse messo piede in municipio, piazzando un suo uomo addirittura sulla poltrona del sindaco, nessuno poteva immaginarlo. I risultati delle Indagini svolte sul conto di Giuseppe Mariniello e Giovanni Verolla, componenti di una giunta, formata da dc, psi e psdi, confermarono le rivelazioni dei pentiti.

Al centro degli interessi delle cosche casertane vi erano gli appalti per decine di miliardi che l’amministrazione aveva concesso ad imprese impegnate nell’esecuzione di importanti opere pubbliche. Il sindaco teneva con i camorristi lunghe riunioni operative, durante le quali avrebbe fornito gli elenchi delle ditte e l’entità dei lavori appaltati: informazioni preziose per i camorristi.

Nell’85 gli imprenditori che operavano a Lusciano furono ossessionati dalle estorsioni e dalle rapine.

L’assalto al «palazzo» da parte della camorra era durato quattro anni. Dall’81 all’85 le strade del piccolo borgo casertano, che prima del sacco edilizio viveva di agricoltura, furono trasformate in un campo di battaglia. Nei mesi immediatamente successivi al terremoto del novembre ’80, fu ucciso dalla camorra il sindaco democristiano Bartolomeo Numeroso, a capo di una giunta di salute pubblica, deciso a far rispettare i criteri di trasparenza nell’assegnazione dei lavori per la ricostruzione del paese. La stessa sorte toccò due anni dopo a Francesco Brunitto, assessore, anch’egli democristiano, e al suo collega Antonio Pervio, socialdemocratico. Nello stesso anno i camorristi compirono attentati contro l’abitazione del sindaco Alfonso Villalba, comunista.

 

 

 

 

 

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