3 maggio 1992 Padova. Matteo Toffanin, 23 anni, vittima di uno scambio di persona.

Padova. Matteo Toffanin aveva riaccompagnato a casa la sua fidanzata Cristina, dopo una giornata al mare con gli amici a Jesolo. Si stavano scambiando forse gli ultimi saluti affettuosi nell’auto che Matteo aveva chiesto in prestito allo zio quella stessa mattina, una Mercedes 190 E di coloro bianca. All’improvviso “due o più individui armati di pistola e fucile” si avvicinarono a piedi ed esplosero più colpi d’arma da fuoco: Matteo morì sul colpo, mentre Cristina sopravvisse all’agguato. Il bersaglio dei killer non era Matteo, bensì il sig. Bonaldo Marino, che abitava di fronte casa di Cristina e possedeva una Mercedes dello stesso modello e colore di quella che guidava quel giorno Matteo Toffanin, e non solo perché tre numeri finali della targa corrispondevano a quelli dell’auto di Bonaldo. All’esito delle indagini è emerso che Bonaldo Marino, pregiudicato (legato alla Mafia del Brenta), era il vero destinatario dell’agguato del 3 maggio 1992.

Fonte:  vivi.libera.it

 

 

 

Foto da: padovaoggi.it

Fonte:  padovaoggi.it
Articolo del 5 maggio 2017
Omicidio di Matteo Toffanin a Padova in via Tassoni
25 anni da un delitto rimasto impunito: “Il mio fidanzato, ucciso per uno scambio di persona”
di Alessandra Russo
Era il 3 maggio del 1992, quando un giovane qualunque, Matteo Toffanin, venne assassinato nel fiore degli anni in via Tassoni a Padova. Un omicidio commesso per sbaglio: i killer erano in realtà stati assoldati per ammazzare un’altra persona. La sua donna di allora, testimone dell’esecuzione, torna a parlare di quei fatti con un evento in programma a Ponte San Nicolò

Sono trascorsi 25 lunghissimi anni dal delitto di Matteo Toffanin, ucciso il 3 maggio del 1992, a 23 anni, in via Tassoni a Padova, davanti agli occhi della fidanzata, Cristina Marcadella, rimasta ferita nell’agguato e salva per miracolo. Quella sera, un giovane perse la vita per un tragico “errore”, un fatale scambio di persona, raggiunto dai colpi di arma da fuoco sparati da un commando il cui reale obiettivo era in realtà un altro uomo.

LA FIDANZATA DI ALLORA. L’inchiesta sull’omicidio venne archiviata un anno dopo. Gli assassini non vennero mai identificati e questa triste storia cadde nell’oblio. Chi non ha mai dimenticato è però la fidanzata di allora, che oggi, venticinque anni dopo, torna a chiedere memoria e giustizia per Matteo: “È un anniversario importante – spiega – dopo tanti anni e un lungo percorso, ora mi sento finalmente forte e pronta per portare avanti questa battaglia, non solo per ricordare una persona che ha perso la vita, ma per risvegliare le coscienze nel nostro piccolo, far capire che quello che è successo a noi, in una città del nord come Padova, in un quartiere come è la Guizza, sarebbe potuto accadere a chiunque”.

L’AGGUATO IN VIA TASSONI. Quella tragica sera, i due giovani fidanzati erano appena rientrati da una piacevole giornata passata a Jesolo. Matteo aveva riaccompagnato a casa Cristina, e si era fermato con l’auto davanti all’appartamento di lei, in via Tassoni. Quel giorno, il giovane aveva usato la Mercedes 190 E bianca prestatagli dallo zio, perché la sua Lancia Delta aveva avuto dei problemi. Entrambi i ragazzi si trovavano nella vettura quando partirono gli spari che ferirono solo Cristina, ma chiusero gli occhi per sempre al suo ragazzo.

UNA DRAMMATICA SERIE DI COINCIDENZE. Le indagini della polizia portarono a scoprire che il povero Matteo Toffanin era stato ucciso, in realtà, per puro caso, per una serie drammatica di coincidenze. L’auto dello zio era infatti dello stesso modello e dello stesso colore di quella di cui era proprietario il reale obiettivo dei killer. Non solo: i tre numeri iniziali della targa erano identici a quelli della vettura indicata ai sicari. Ultimo “dettaglio”: quella era l’ora in cui sarebbe dovuto rientrare il bersaglio del commando, che abitava proprio in via Tassoni. Gli assassini credettero si trattasse della “loro persona” e non esitarono a fare fuoco.

IL VERO OBIETTIVO DEI SICARI. A quegli uomini, arrivati a Padova appositamente dalla Sicilia, era stato ordinato l’omicidio di un pregiudicato che faceva parte di un’organizzazione criminale di Milano e che, a seguito di alcuni sgarri commessi, era già stato minacciato. L’uomo però aveva fatto orecchie da mercante e quindi i malavitosi milanesi avevano deciso di ammazzarlo.

L’EVENTO PER IL 25° DALLA MORTE. In memoria di quei tragici fatti, sabato 6 maggio, alle 20.30, nella sala civica del municipio di Ponte San Nicolò, si svolgerà una serata organizzata proprio da Cristina Marcadella: “Matteo non ha avuto giustizia – spiega – questa cosa mi è sempre rimasta, e non mi dispiacerebbe, se venisse fuori qualche nuovo elemento, che il caso venisse riaperto. Quello che voglio fare ora, però, è iniziare un percorso, anche se faticoso, perché queste vittime non vengano dimenticate e per far riflettere la città di Padova”.

“FORSE ERA DESTINO CHE IO POTESSI RACCONTARE”. Accanto a lei, in questa iniziativa, ci sono i familiari di Matteo e gli amici di un tempo: “Ho trovato in loro molto sostegno – racconta – quando ho ricontattato le vecchie conoscenze mie e del mio fidanzato di allora, ho scoperto che in molte persone era rimasto latente questo desiderio di riportare alla memoria la nostra storia. Una vicenda piena di inspiegabili coincidenze – conferma – perché noi, con la malavita, non avevamo mai avuto alcun tipo di connessione”. Coincidenze non solo tragiche: “Mi sono salvata per miracolo – conclude Cristina – forse era destino che io rimanessi in vita per portare avanti questa battaglia”.

IL PROGRAMMA. L’evento di sabato si articolerà in: un reading a più voci in ricordo di Matteo Toffanin (con, per la prima volta, Cristina Marcadella); un intervento della giornalista Monica Zornetta sulle vittime innocenti delle mafie in Italia; un video-messaggio di Gianluca Maria Calì, imprenditore antimafia; un video-messaggio di Carmela Sermino, vedova di Giuseppe Veropalumbo, ucciso dalla camorra la notte di Capodanno del 2007; un reading a più voci sulle figure di Giancarlo Siani, Pio La Torre, Peppino Impastato, Libero Grassi, Giovanni Falcone. Ci sarà inoltre la prioiezione del video di Luca Ricatti su Matteo Toffanin. I contributi raccolti (la partecipazione è ad offerta libera) andranno in favore della cooperativa sociale onlus Il tappeto di Iqbal. Come simbolo della serata, è stata scelta la quercia piantata in ricordo di Matteo.

 

 

 

Italian folk music – Ballo per Matteo Toffanin – fingerstyle guitar
Luca Ricatti – Pubblicato il 13 mag 2017
Medley:
1 – Sette passi (tradizionale)
2 – Danza Macabra (Luca Ricatti)
Questo video è stato creato in occasione della Serata in ricordo di Matteo Toffanin (Municipio di Ponte San Nicolò, PD).

 

 

Fonte: lucaricatti.it
Ballo per Matteo Toffanin

15 Maggio 2017 by Luca Ricatti

Quella che stai per leggere è la storia di Matteo Toffanin.
In questa storia ci sono due macchine identiche e due uomini completamente diversi..

Matteo

C’è una macchina parcheggiata, una Mercedes 190 E bianca. Dentro c’è un ragazzo, si chiama Matteo. È a bordo di una bella macchina, ma non è sua.

Matteo ha riaccompagnato a casa la sua fidanzata, a Padova. Hanno passato la giornata al mare a Jesolo. È il momento di salutarsi, ma sta per accadere qualcosa.

Matteo lavora tutta la settimana in un’altra città, alla Digicom di Cardano del Campo. Col suo diploma da perito elettronico ha trovato un impiego da funzionario. Non male, a ventitré anni.
Sta cercando di costruirsi un futuro solido, lavorando. Ma è costretto a passare cinque giorni a settimana a Varese.
Ora sta per ripartire.

Matteo possiede una Lancia Delta, che però è dal meccanico. Per questo ora si trova a bordo della Mercedes Bianca che gli ha prestato lo zio.
Se la Lancia Delta non si fosse rotta, la vita di Matteo sarebbe stata molto diversa.

Intanto, in un altro luogo

C’è un’altra macchina parcheggiata, un’altra Mercedes 190 E bianca. Dentro c’è un uomo, si chiama Marino. È a bordo di una bella macchina ed è sua.

Non è uno stinco di santo, lo dice lui stesso.
Gli piace vivere bene, spendere soldi.
Per finanziare il suo stile di vita, fa la malavita.
Ma sta giocando col fuoco.

Ha comprato una partita di droga da quelli di Milano, per distribuirla a Padova. Eroina e coca.
Solo che poi non ha pagato.

Sono successe delle cose, per questo.
I milanesi sono andati a prenderlo, lo hanno portato a Milano e gli hanno fatto credere che lo avrebbero fucilato, per mettergli paura.
Ma lui non ha tirato fuori i soldi.
Allora i milanesi hanno sparato una raffica di colpi contro la vetrina del suo negozio, una pelletteria.
Ma lui continua a non pagare.

Forse non ha pagato perché si è speso tutto, forse sta solo prendendo tempo. O forse pensa che i milanesi non siano poi così spaventosi.
Solo che i milanesi hanno amici più spaventosi di loro, gente che non perde tempo in avvertimenti inutili.

Lui però non pensa a queste cose, mentre accende il motore della sua Mercedes bianca. Non pensa a queste cose nemmeno quando arriva sotto casa e parcheggia a Via Tassoni.
Non ci pensa, ma dovrebbe sapere che “Chi non paga muore”

Una macchina parcheggiata, una Fiat Tipo grigia. Dentro ci sono tre uomini e nessuno sa come si chiamano. Sono in Via Tassoni.
I tre uomini senza nome vengono da lontano, sono venuti fino a Padova per colpa di Marino. Forse hanno l’accento siciliano.
Sanno che devono ammazzare uno che ha fatto il furbo e sanno dove abita, conoscono il modello della macchina, il colore e il numero di targa. La vedono, la macchina: è lì davanti a loro.

In realtà non sono sicuri del numero di targa, coincidono solo le prime tre cifre. Ma il modello, il colore, e l’indirizzo corrispondono.

Uno di loro ha un fucile a canne mozze, un altro ha una pistola. Si lasceranno dietro un inferno di sangue e urla.
Chiameranno il 113 e diranno: «Avete saputo cosa è successo a Via Tassoni? Quello lo abbiamo ucciso noi.»

Ma non sanno di aver fallito clamorosamente.

Sono venuti per colpa di Marino. Ma Marino non è lì, arriverà tra qualche ora.
A Via Tassoni, in quel momento, c’è parcheggiato Matteo Toffanin, che deve partire per Varese.

Matteo Toffanin non ha ancora salutato la sua fidanzata. Mentre i proiettili lo investono, lei è ancora dentro l’abitacolo, assiste alla scena. Rimane colpita alle ginocchia.
Si chiama Cristina ed è una mia amica.
Era il 3 maggio 1992.

 

Serata in ricordo di Matteo Toffanin

Sabato 6 maggio è stata organizzata una Serata in ricordo di Matteo Toffanin, nel Municipio di Ponte San Nicolò (Padova).

Sono stato invitato ma non potevo essere presente, così ho girato un video in cui eseguo un medley di due miei pezzi strumentali, Sette passi e Danza macabra.
C’era molto pubblico ed è stata un’occasione per parlare delle tante persone innocenti morte per colpa della mafia.

L’associazione Libera conta, dal 1893 a oggi, 900 vittime innocenti di mafia.
Ognuna di loro è una storia.
Magistrati, poliziotti, giornalisti ma anche tanti semplici cittadini. E anche bambini e adolescenti, che stando al conto di Libera sono 83.

Il secondo brano del medley, Danza macabra, è un adattamento in forma di valzer di un brano millenario, il Dies Irae, che parla del giorno del giudizio, quando le anime dei morti dovranno presentarsi davanti a Dio per essere giudicate.

Essendo ateo, non credo che le anime saranno mai giudicate da Dio. Penso però che lo faccia la Storia, che lo facciamo noi.

Eventi come quelli in ricordo di Matteo sono importanti perché servono a stabilire verità storiche e memoria condivisa, senza le quali saremmo una società vuota.

 

A proposito di memoria

La cronaca della vicenda di Matteo la trovi negli articoli scritti all’epoca: i siti dei quotidiani mettono online i propri archivi.
Ma la ricostruzione migliore della vicenda la leggi nel bel libro scritto da Monica Zornetta e Danilo Guerretta, dal titolo A casa nostra, Cinquant’anni di mafia e criminalità in Veneto (Baldini Castoldi Dalai editore, 2006).

 

 

 

 

 

 

Fonte: mafie.blogautore.repubblica.it
Articolo del 22 aprile 2019
Matteo, ucciso per sbaglio a Padova
di Cristina Marcadella

Il 3 maggio 1992 a Padova si respirava l’arrivo dell’estate con il profumo dei tigli ed i primi tepori.
Matteo Toffanin giovane padovano di 23 anni, venne ucciso in un agguato di stampo mafioso dalla scarica di colpi sparati a distanza ravvicinata da due o più individui armati di pistola e fucile, nella periferia di Padova quartiere Guizza in Via Tassoni n.4, mentre in auto riaccompagnava a casa la fidanzata rimasta ferita, al rientro da una giornata al mare con alcuni amici.
A seguito delle risultanze delle indagini venne stabilito che Matteo fosse stato ucciso in quanto scambiato per altra persona e per una serie di coincidenze inquietanti nella loro concatenazione.
Il 17 settembre 1993 il procedimento contro ignoti venne archiviato.
Ad oggi Matteo Toffanin rimane ancora una vittima senza giustizia, non essendo stata fatta luce sull’identità né degli esecutori materiali né degli eventuali mandanti.
Dopo aver terminato gli studi superiori in un istituto tecnico di Padova ed aver assolto l’anno del servizio di leva, Matteo si stava affacciando al mondo del lavoro. In quel periodo era stato chiamato da un’azienda della provincia di Varese per uno stage formativo che poi lo avrebbe portato a lavorare per la loro sede di Padova.
Matteo era un giovane serio, aiutava spesso il papà nel negozio di elettrotecnica, cortese, diligente e maturo per la sua giovane età, ma aveva anche voglia di divertirsi andando con gli amici a ballare nelle discoteche del litorale veneziano oppure a sciare ma anche solamente passando le serate con gli amici a Padova o svagandosi assieme alla fidanzata.
Teneva molto sia alle amicizie che alla sua famiglia ed anche nell’anno del militare si era fatto ben volere da tutti, era infatti riuscito ad instaurare un rapporto duraturo con alcuni ragazzi incontrati in caserma con i quali si dava appuntamento ogni anno per rivedersi e tutt’ora ciò avviene sotto la quercia, albero che ha l’abilita’ di sopravvivere anche nei periodi più difficili ed è simbolo di rinascita, piantata perché viva la sua memoria.
La nascita del presidio, l’impegno dei ragazzi e delle loro famiglie, dei professori e della ex fidanzata di Matteo che ne fanno parte, è una speranza che questa storia non cada nel dimenticatoio, ma che serva da monito per ricordare che quanto accaduto a Matteo poteva e può accadere a ognuno di noi in ogni parte d’Italia.
Un luogo di gioia, memoria e impegno concreto. Questo è il presidio scolastico intitolato a Matteo Toffanin che si è costituito il 5 giugno 2018 all’Istituto di Istruzione Superiore Giovanni Valle di Padova tramite l’associazione Libera. Il presidio è aperto alla città di Padova per cercare di formare cittadini e studenti attivi e consapevoli che un impegno quotidiano, è diventato un dovere morale e una forma di rispetto per le vittime di mafia, per i sopravvissuti che hanno pagato e pagano a caro prezzo le scelte fatte per lasciarci un mondo migliore.