3 ottobre 1985 Sant’Agata dei Goti (BN). Angelo Mario Biscardi, 35 anni, vicesindaco ed assessore all’Urbanistica, fu assassinato dalla camorra perché si era opposto alle mire della malavita.

Angelo Mario Biscardi, 35 anni, di Sant’Agata dei Goti (BN), fu ucciso per la sua attività politica che aveva portato ad operare in un settore cardine in rapporto anche ai consistenti stanziamenti previsti per la riattivazione di edifici danneggiati dal sisma. L’omicidio non fu un episodio isolato di violenza, quanto piuttosto il culmine inaudito di una lunga serie di atti di sopraffazione e criminalità che interessarono la collettività fino allora tranquilla di S. Agata dei Goti.
Biscardi era un osso duro, uno scoglio difficile da superare per chi voleva aggirare norme e regolamenti e gestire per il proprio interesse i fondi per la ricostruzione post-terremoto: egli cercò di impedire lo sperpero dei miliardi concessi dallo Stato e, per questo, eliminato. In un primo tempo l’autore del delitto Biscardi fu indicato dagli inquirenti nella persona di un pregiudicato locale ritenuto affiliato ad un clan camorristico di Marcianise e già arrestato con accuse di racket: le indagini, tuttavia, non approdarono a nulla perché, pochi giorni dopo quel 5 ottobre, anche il presunto killer fu ammazzato.

Fonte:  vivi.libera.it

 

 

Fonte: ntr24.tv
Articolo del 23 marzo 2019
A Sant’Agata de’ Goti cerimonia in ricordo di Angelo Mario Biscardi, vittima della camorra

La Provincia di Benevento ha partecipato stamani alla cerimonia, indetta dall’amministrazione comunale di Sant’Agata de’ Goti, di intitolazione di una piazza e di una Stele ad Angelo Mario Biscardi, nell’ambito della Giornata in ricordo delle vittime della mafia.

Il presidente Antonio Di Maria, impossibilitato ad essere presente all’evento, ha delegato il Consigliere provinciale Renato Lombardi ed il segretario generale – Direttore Franco Nardone a rappresentare l’Ente con il Gonfalone, scortato da agenti di Polizia Provinciale, alla cerimonia cui erano presenti la vedova e i figli di Angelo Mario Biscardi, il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, le massime autorità della Provincia, numerosi sindaci del comprensorio.

Biscardi, dipendente della Provincia dal 1972, vicesindaco ed assessore all’Urbanistica di Sant’Agata de’ Goti, fu massacrato dalla camorra la sera del 3 ottobre 1985 perché si era opposto alle mire della malavita.

In un suo messaggio Di Maria, ha dichiarato: “E’ un preciso dovere per la Provincia di Benevento essere qui oggi a Sant’Agata de’ Goti per questa cerimonia di intitolazione di una piazza alla figura di Angelo Mario Biscardi. E’ un dovere, infatti, delle Istituzioni pubbliche elettive governare bene e con trasparenza; essere al servizio della propria collettività; lavorare per il progresso sociale, economico e civile dei propri concittadini. Ma le Istituzioni pubbliche elettive hanno anche il dovere di perpetuare il ricordo dei figli migliori della propria comunità. Angelo Mario Biscardi, vice sindaco di Sant’Agata de’ Goti nel 1985, ucciso, in ancor giovane età, il 3 ottobre di quell’anno dalla camorra per aver osato opporsi alla logica perversa della malavita, è appunto uno dei figli migliori di questa Città di Sant’Agata de’ Goti ed un dipendente esemplare della Provincia”.

IL DISCORSO DEL SINDACO VALENTINO

Angelo Mario Biscardi, nato a Sant’Agata de’ Goti, fin da giovanissimo si interessò della politica, ed in particolare di quella locale, militando nelle fila del Partito Liberale Italiano. Eletto Consigliere Comunale di Sant’Agata de’ Goti nel 1975 rivestì in seguito le cariche di Assessore alle Finanze, Assessore alla Pubblica Istruzione, ed infine, Assessore all’Urbanistica con delega a Vice Sindaco. Il 3 ottobre 1985, alla Località Tuoro di Sant’Agata de’ Goti, rimase vittima di un vile e barbaro agguato che lo sottrasse immaturamente alla famiglia e alla Comunità cittadina. Il 26/09/2002, il Prefetto di Benevento ai sensi e per gli effetti di cui all’art.9 della Legge 302/90, certificava che Angelo Mario Biscardi era “deceduto quale vittima della criminalità organizzata a seguito di evento criminoso avvenuto in Sant’Agata de’ Goti – Località Tuoro il 03.10.1985.

Oggi 23 Marzo 2019 nella settimana in cui ricorre la #Giornata della #memoria e dell’impegno in #ricordo delle #vittime innocenti delle mafie, la giornata del 21 Marzo, istituita per #ricordare coloro che sono stati uccisi per mano delle organizzazioni malavitose, è il momento più significativo per compiere un #doveroso atto al fine di commemorare Angelo Mario Biscardi con la #intitolazione di questa Piazza, questa, si proprio questa piazza, questo luogo, a Lui molto caro ed al quale era fortemente legato.

Mi piace ricordare che, il significato forte di questa settimana ed in particolare del 21 marzo, nasce dal dolore di una mamma. In una giornata estiva. Il sole splende sulla autostrada tra Punta Raisi e Palermo. Magistrati, rappresentanti delle istituzioni e delle forze di polizia, cittadini e studenti commemorano il primo anniversario della strage di Capaci.

C’è anche don Luigi Ciotti sul luogo del dolore. Prega, in silenzio. Quando, all’improvviso, si avvicina una donna minuta: si chiama Carmela, è vestita di nero e piange. La donna prende le mani di don Luigi e gli dice: «Sono la mamma di Antonino Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone. Perché il nome di mio figlio non lo dicono mai? È morto come gli altri». Soffre, Carmela: in quel primo anniversario della strage la memoria di suo figlio Antonio, e dei suoi colleghi Rocco e Vito, veniva liquidata sotto l’espressione “i ragazzi della scorta”. Da questo grido di identità negata nasce, il 21 marzo, primo giorno di primavera, la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare da nessuno il suo nome. Nessuno. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome.

Un lungo elenco che diventa memoria. Ogni anno in una città diversa, ogni anno un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Per farli esistere nella loro dignità.