3 Settembre 1948 Partinico (PA). Uccisi Celestino Zappone, commissario PS, Antonio Di Salvo, capitano CC, e Nicola Messina, maresciallo CC, in un agguato della banda Giuliano.

 

Celestino Zappone  – Foto di  cadutipolizia.it

Celestino Zappone, Commissario di Pubblica Sicurezza della Questura di Palermo, venne assassinato il 3 Settembre  in un agguato compiuto in Via Finazzo a Partinico (PA) da parte di elementi della Banda Giuliano che scagliarono alcune granate contro il funzionario di Polizia e il capitano dei Carabinieri Antonio Di Salvo e il maresciallo dell’Arma Nicolò Messina che si trovavano con lui in quel momento. I tre membri delle Forze dell’Ordine, rimasti gravemente feriti, vennero finiti a colpi d’arma da fuoco dai banditi usciti allo scoperto.

Centinaia di agenti di Polizia e carabinieri vennero inviati alla ricerca dei malviventi. Nel corso del rastrellamento il carabiniere Salvatore Marino rimase ucciso da una raffica di mitra esplosa accidentalmente da un collega.

La banda di Salvatore Giuliano, tra il 1943 ed il 1950 si rese responsabile della morte di centinaia di persone, tra i quali decine di membri delle Forze dell’Ordine.
Nota di  cadutipolizia.it

 

 

 

 

Articolo da La Stampa del 4 Settembre 1948
Partinico terrorizzata da un’incursione di banditi
Uccisi a colpi di bombe a mano un capitano e un maresciallo dei carabinieri e un commissario di P.S. – La cittadina improvvisamente al buio durante l’eccidio – Nuova gesta di Giuliano?

Palermo, sabato sera. Un altro sanguinoso episodio di delinquenza si aggiunge alla serie ininterrotta di quelli che la cronaca è purtroppo costretta, quasi quotidianamente, a registrare in Sicilia: un capitano, un maresciallo dei carabinieri e un commissario di P. S. sono caduti uccisi a colpi di bombe a mano a Partinico. Il criminoso gesto si suppone sia opera della banda Giuliano che avrebbe fatto un’improvvisa apparizione nella zona.

Ieri sera, verso le 22,30, mentre la gente si attardava sulle porte delle case e nelle strade a godere l’aria fresca dopo una  giornata molto calda, il paese veniva immerso improvvisamente nel buio. Pochi istanti dopo si udiva l’esplosione di una serie di bombe nella piazza principale, dove è sita la caserma dei carabinieri.

Ne seguivano scene di panico. La popolazione, chiudendosi terrorizzata in casa, intuiva, trattarsi di un assalto in forze dei fuorilegge contro i rappresentanti dell’ordine. Si udirono grida incomposte, mentre i pochi rimasti per le strade fuggivano in tutte le direzioni.

Alcun tempo dopo e cioè non appena fu possibile riattivare la luce, i cui fili erano stati tagliati dai banditi, nel centro della piazza di Partinico venivano trovati orrendamente mutilati ed irriconoscibili i cadaveri del capitano dei carabinieri Antonio Di Salvo di Palermo, appartenente al battaglione di rinforzi dislocati a Partinico, del maresciallo Messina, comandante la stazione di Partinico, e del commissario di P. S. dott. Celestino Zappone, capo-zona dei nuclei mobili degli agenti di P. S. colà dislocato.

Pare che durante l’esplosione delle bombe, lanciate in numero rilevante, siano rimasti anche feriti alcuni agenti e qualche borghese che  si trovavano a quell’ora nella piazza.

Dalla Legione dei carabinieri, dall’Ispettorato di P. S.della Sicilia, dal battaglione speciale dei carabinieri di San Vito, immediatamente avvertiti, partivano per Partinico numerosi autocarri con a bordo diverse centinaia di carabinieri in armamento completo e assetto di guerra, autoblinda e mezzi corazzati al comando di ufficiali e sottufficiali.

Le ingenti forze di polizia, appena giunte sul posto, hanno iniziato un’azione a largo raggio, rastrellando la campagna e il paese allo scopo di rintracciare i responsabili del delittuoso atto. La cittadina di Partinico può considerarsi interamente occupata dalle forze dell’ordine. I resti delle tre povere vittime del dovere, pietosamente coperti con lenzuola, giacevano ancora nelle prime ore di stamane sul luogo dell’eccidio, in attesa del sopraluogo dell’autorità giudiziaria per le constatazioni di legge.

Partinico vive ore di vero e proprio incubo, rattristata nel vedere il proprio centro ancora una volta insanguinato dalle gesta dei fuorilegge. Il nuovo eccidio viene dopo l’uccisione del tenente colonnello dei carabinieri Luigi Geronazzo, caduto or non è molto nella stessa piazza, vittima di un’altra vile imboscata, del maresciallo dei carabinieri che comandava la .stazione di Partinico prima del Messina ieri assassinato e del commissario di P. S. Lombardo.

È da rilevare che il dott. Zapponi, proprio in questi ultimi tempi si occupava in modo particolare del delitto consumato in persona del commerciante piemontese Giovanni Cavallo, rinvenuto, come è noto, infilzato ad un ramo di olivo alla periferia di Partinico. f. d.

 

 

 

Fonte:  archiviolastampa.it
Articolo del 5 settembre 1948
Il massacro di Partinico
Una notte di terrore – Un capitano e un maresciallo dei carabinieri e un comissario di P.S. uccisi a colpi di bomba – Ingenti forze di polizia sul posto.

Palermo, 4 settembre. La nuova selvaggia imboscata della quale sono rimasti, ieri, vittime tre funzionari di polizia, molto stimati ed apprezzati, è un’altra fase della «strana guerriglia» che, da qualche tempo, si combatte alle porte di Palermo.

Siamo di fronte a un vero programma di audaci criminali, preordinato e sviluppato con metodo da bande armate di fuori-legge bene equipaggiati, dotati di moderne armi belliche, la cui attività delittuosa non può essere considerata isolatamente, in quanto in tutta la preoccupante quasi ininterrotta serie di azioni delittuose che si susseguono con crescente audacia nei paesi della cosldetta «zona Giuliano», si riscontra una caratteristica comune: il preciso obiettivo di aggredire le forze dell’ordine. Protagonisti di questa «strana guerriglia» sono fuori-legge che vivono alla macchia, nelle caverne o tra la folta vegetazione che dissemina di pericoli il terreno veramente infido.

Il fatto nuovo in quest’altra selvaggia imboscata organizzata contro il capitano dei carabinieri Antonio Di Salvo, il maresciallo dell’arma Nicolò Messina e il commissario di P. S. dott. Celestino Zapponi, è la belluina ferocia colla quale è stato consumato il triplice assassinio i cui seguenti impressionanti particolari abbiamo appreso oggi sul posto.

Verso le ore 21,30 di ieri, i tre funzionari, usciti insieme dalla sede del locale Nucleo mobile, dopo di avere attraversato la piazza centrale del paese, entravano in una rivendita di tabacchi del corso dei Mille e, quindi, si dirigevano, per lo stesso corso, verso l’ospedale. Molta gente godeva in quell’ora il fresco che, dopo un’afosa giornata, una leggera brezza diffondeva dai monti sulla città, passeggiando tranquillamente sui marciapiedi del corso, mentre dinanzi le porte delle case le famigliole sedevano tranquille a conversare come di consueto. Pervenuti i tre funzionari all’altezza di via Finazzo, una delle traverse che dal rione Madonna immette nel corso dei Mille, la deflagrazione di due bombe a mano determinò un panico vivissimo tra la folla.

Il capitano Di Salvo, il maresciallo Messina e il commissario Zapponi, raggiunti in pieno dalle scheggie delle bombe, si accasciavano al suolo. Tra il fuggi fuggi generale, si levavano tre ripetute invocazioni al soccorso: uno dei funzionari, colpito a morte, gridava: «Aiuto! Aiuto!». Immediatamente i fuorilegge, si ritiene fossero in numero di sei che acquattati nell’angolo della detta via Finazzo avevano lanciato le bombe a mano alle spalle dei tre funzionari, avanzavano di corsa con i mitra spianati e selvaggiamente scaricavano rabbiose raffiche contro le vittime rantolanti già immerse in una pozza di sangue. Consumato il feroce massacro, i banditi si dileguavano velocemente per la stessa via Finazzo raggiungendo la vicina campagna mentre tutta la zona di Partinico piombava nella più fitta oscurità essendo stata interrotta l’illuminazione pubblica e privata per il normale turno di erogazione e di distribuzione della corrente che alimenta la rete.

Sul luogo dell’eccidio accorrevano subito i carabinieri e alcuni animosi, nella vana speranza di recare soccorso alle vittime. Le forze di polizia e i reparti militari dell’arma di stanza a Partinico bloccavano tutti gli accessi al tratto del corso dei Mille dove era stato consumato il barbaro assassinio e organizzavano una operazione di rastrellamento a largo raggio. Mentre provvedeva a ricoprire pietosamente, con alcune lenzuola, i tre cadaveri, un agente di P. S. notava che, fra i piedi, del cadavere del capitano Di Salvo, giacente bocconi, era rimasta una bomba a mano inesplosa, la terza lanciata dai banditi contro i funzionari.

Con grave rischio per la propria incolumità, riusciva a prenderla ed a renderla inefficiente. Durante la proditoria aggressione rimanevano feriti, dalle raffiche di mitra sparate dai fuorilegge, due civili. Mentre, come abbiamo detto, le forze di polizia e i carabinieri di Partinico provvedevano all’organizzazione delle prime indagini e all’inseguimento dei criminali autori dell’eccidio e operavano il fermo di numerose persone sospette, da Palermo accorrevano sul teatro della terrificante scena, forti nuclei di carabinieri in assetto di guerra con autoblindo e mezzi corazzati e numerose camionette della polizia al comando dell’Ispettore generale di P. S., del Comandante la Legione dei carabinieri e di numerosi funzionari, i quali disponevano subito vaste operazioni tendenti a identificare e arrestare gli autori del massacro. Sono stati operati di già oltre trecento fermi di persone sospette, i cui interrogatori sono stati subito iniziati nella sede stessa del comando dei carabinieri di Partinico.

Una grave disgrazia ha reso ancora più dolorosa la tragedia di ieri: il carabiniere Salvatore Marino, di anni 22, da Avellino, che proprio in questi giorni aveva ottenuto una breve licenza e stava per rientrare in famiglia dopo un anno d’assenza, mentre scendeva da un camion, carico di militari dell’Arma accorsi da Palermo, urtava, accidentalmente, il proprio mitra che esplodeva fulminandolo all’istante.

 

 

 

 

Articolo del 5 Settembre 1948 da L’Unità
Mentre Scelba mobilita la polizia contro i sindacalisti
Funzionari di P.S. massacrati dai banditi siciliani a Partinico
di Giuseppe Speciale
Grave situazione dell’ordine pubblico – L’eccidio corona una catena di efferati delitti.
Connivenze criminali e retroscena politici – Le indagini senza risultato

Palermo, 4. Nelle prime ore di questa notte la popolazione di Partinico è stata risvegliata nel sonno dallo scoppio di numerose bombe a mano. I pochi nottambuli che si attardavano ancora per le vie, presi dal panico, si rifugiavano nei portoni.

Immediatamente la terribile notizia si diffondeva fra la gente che buttatasi dal letto ai primi scoppi si andava affacciando timidamente alle porte delle case. Il capitano dei carabinieri Antonino Di Salvo, il Commissario di P.S. Celestino Zapponi ed il maresciallo dei carabinieri, Nicola Messina, nell’imboccare il Corso dei Mille per lasciare il paese e rientrare a Palermo, erano stati colpiti in pieno da alcune bombe a mano e da diverse raffiche di mitra, esplosi da un gruppo di fuorilegge in agguato sulla strada. I tre funzionari, orribilmente maciullati, erano morti sull’istante.

Nella stessa notte venivano inviati sul posto numerosi rinforzi. All’eccidio si aggiungeva una disgrazia. Il 22enne carabiniere Salvatore Marino, mentre scendeva dal camion, faceva esplodere involontariamente il suo mitra e decedeva sul colpo.

La notizia dell’eccidio sparsasi questa mattina in città, ha destato profonda emozione e panico. Sul posto si sono immediatamente recati l’Ispettore Generale di P.S. per la Sicilia, il Comandante della Legione dei Carabinieri e il comandante del gruppo Interno. Le indagini subito iniziate hanno portato al fermo di numerose persone.

Il Commissario di P.S. Zapponi, giorni fa, proprio a Partinico aveva sostenuto un conflitto a fuoco con il bandito Michele Cuoco, che nel corso dello scontro era rimasto ucciso. Subito dopo la morte del bandito era corsa voce che i banditi avrebbero vendicato il Cuoco, uccidendo il commissario Zapponi.

Nella stessa località dove sono caduti i tre funzionari, raggiunto da alcune raffiche di mitra di banditi in agguato, cadeva mesi addietro, il colonnello Geronazzo, funzionario di provato valore. Il 17 Luglio 1949, sempre nella stessa località, veniva rinvenuto il cadavere di tale (Santollere?), noto mafioso della zona, grande elettore di uomini politici, collaboratori del governo democristiano. Giorni addietro, sempre nella stessa località, veniva fatta la raccapricciante scoperta del cadavere di tale Giovanni Cavallo, orribilmente sfregiato. La Polizia si ostina a dire che il Cavallo era un commerciante di Bari. Risulterebbe invece che si trattava di un agente di P.S. travestito da commerciante e recatosi a Partinico per svolgere indagini sui recenti delitti.

Prima del diciotto aprile, l’attività di queste gang era apertamente diretta contro i partiti di sinistra e contro le Camere del Lavoro.

Il patto scellerato tra determinate forze politiche, mafia e banditismo apparve in tutta la sua mostruosa evidenza con la barbara strage del 22 giugno 1947 presso la sede del Partito Comunista e la Camera del Lavoro di Partinico.

Dopo il 18 aprile le promesse che le forze politiche, affermatesi come maggioranza, avevano fatto al banditismo dell’isola, non sono state mantenute. Si è riprodotto l’aggregamento storico tra mafiosi e governo e il banditismo comune tagliato fuori dalla nuova combinazione e gettato allo sbaraglio, consuma le sue vendette.

L’eccidio della notte scorsa ha profondamente impressionato l’opinione pubblica in tutta l’isola.

Anche i cittadini più lontani dalla politica e in genere diffidenti nei confronti dell’opposizione, non possono lasciarsi sfuggire il senso tragico di quel che avviene in Sicilia dove la polizia è mobilitata contro i lavoratori, vengono effettuati arresti in massa di Sindacalisti colpevoli di lottare contro la politica di affamamento e di soprusi del governo, mentre le stragi così clamorose possono consumarsi impunemente ad opera dei banditi “inafferrabili” che avvelenano la vita dell’isola e tengono in allarme le popolazioni.

La Sicilia compie in questi giorni un implacabile processo contro il governo del disordine e dei nemici del popolo.

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