30 dicembre 2017 Bitonto (BA) Anna Rosa Tarantino, 84 anni, vittima innocente di un agguato

Fonte foto: necrologiweb.it


Anna Rosa Tarantino
, 84 anni, ha avuto l’unica colpa di essere in via Porta Robustina, a Bitonto (BA), intorno alle 7,40 rimanendo uccisa da proiettili destinati ad un giovane rimasto ferito nell’agguato. La donna doveva andare alla messa delle 7,45 celebrata nella cappella del vicinissimo monastero di Santa Maria delle Vergini, nel cuore del centro storico, ma non vi è mai arrivata: alcuni colpi di pistola che hanno attraversato la strada all’incrocio fra via delle Martiri e via Sant’Andrea – una decina i bossoli rimasti sul selciato – l’hanno centrata in due punti distinti, al torace e all’addome.
Vani i soccorsi: la donna è morta a bordo dell’ambulanza che la stava portando all’ospedale San Paolo di Bari.

 

Fonte: bari.repubblica.it
Articolo del 30 dicembre 2017

Bitonto, due sparatorie in strada: passante uccisa, forse usata come scudo umano. Un ferito
di Cenzio Di Zanni

Per gli investigatori i due episodi accaduti a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro sono collegati. La vittima aveva 84 anni. Il ferito è un pregiudicato di vent’anni con precedenti per droga

Nel mirino dei sicari c’era Giuseppe Casadibari, un ventenne di Bitonto, in provincia di Bari, con precedenti penali per droga. Ma nell’agguato è rimasta uccisa Anna Rosa Tarantino, una 84enne che ha avuto l’unica colpa di essere in via Porta Robustina intorno alle 7,40. La donna doveva andare alla messa delle 7,45 celebrata da don Michele Lacetera nella cappella del vicinissimo monastero di Santa Maria delle Vergini, nel cuore del centro storico. Dove non è mai arrivata: la vittima designata l’avrebbe usata come scudo e uno dei colpi di pistola che hanno attraversato la strada all’incrocio fra via delle Martiri e via Sant’Andrea – una decina i bossoli rimasti sul selciato – l’ha centrata al fianco destro.

Vani i soccorsi: la donna è morta a bordo dell’ambulanza che la stava portando all’ospedale San Paolo di Bari. Il giovane, invece, è arrivato al punto di primo intervento di Bitonto, poi un’ambulanza inviata da Grumo Appula l’ha trasportato all’unità di Chirurgia toracica del Policlinico di Bari. Sottoposto a un intervento chirurgico, non sarebbe in pericolo di vita. Secondo le prime ricostruzioni, la sparatoria è maturata nell’ambito di un regolamento di conti fra gruppi criminali contrapposti. Da un lato quello del presunto boss Domenico Conte, già noto alle forze dell’ordine. Dall’altro il gruppo dei Cipriano, attivo nel centro di Bitonto, che almeno passato avrebbe avuto legami con il clan Strisciuglio di Bari. Sullo sfondo la contesa delle piazze di spaccio.

Un regolamento di conti, si diceva, perché a una ventina di minuti dall’agguato che ha insanguinato le strade del centro è arrivata la rappresaglia. Una sventagliata di proiettili ha colpito il portone di uno dei condomini di via Pertini, a pochi passi dalla stazione dei carabinieri. Ovvero lo stesso edificio in cui ha vissuto Conte. I colpi hanno mandato in frantumi i vetri del portone e centrato Rocky, il pastore tedesco che un tempo faceva da guardia al presunto boss.

Sull’asfalto i carabinieri hanno contato 31 bossoli di diverso calibro, mentre i vigili del fuoco di Molfetta hanno sfondato la porta blindata che dava accesso al terrazzo consentendo ai militari di passare al setaccio le canne fumarie e alcuni vani alla ricerca di armi e droga. Intuito premiato. Perché gli stessi carabinieri hanno trovato e sequestrato diverse dosi di cocaina, hashish e marjuana. E poi bilancini di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi e contanti per circa 4mila euro.

Il Comune di Bitonto ha deciso di annullare tutti gli eventi pubblici organizzati fino al 7 gennaio “in segno di vicinanza al dolore dei cari della signora deceduta” e di proclamare il lutto cittadino per il giorno dei funerali. A renderlo noto dalla sua pagina Facebook è stato l’assessore al Marketing territoriale, Rino Rocco Mangini. Dal sindaco Michele Abbaticchio, invece, la promessa che “lo sdegno e il senso di rabbia che ci assale si riverserà in tutte le sedi competenti, perché i cittadini chiederanno conto e giustizia per la loro figlia. Sia chiaro: quella signora è anche figlia nostra e non sarà una celebrazione o un’onda di commenti social – ha aggiunto il primo cittadino – a spegnere tutte le azioni necessarie affinché tutti i colpevoli siano perseguiti in ogni modo consentito dalla legge italiana. Sono a pezzi”.

Solidarietà alla famiglia della vittima è arrivata anche dal vicario episcopale, monsignor Alberto D’Urso: “La comunità ecclesiale prega perché il sangue innocente di Anna Rosa Tarantino porti a convertirsi gli autori della sparatoria e i protagonisti della malavita organizzata”. Che è “detentrice di un potere iniquo”, ha aggiunto il sacerdote citando le parole di papa Francesco ed esprimendo poi “la più ferma condanna per queste persone”.

 

 

Fonte:  ansa.it
Articolo del 31 Dicembre 2017

Anziana uccisa in strada:sentito ferito
‘Ero al telefono, non mi sono accorto di nulla’. Perquisizioni

(ANSA) – BARI, 31 DIC – “Ero al telefono. Pensavo fossero botti di Capodanno. Non mi sono accorto di nulla”. Lo ha detto alla polizia Giuseppe Casadibari, il giovane di 20 anni ferito ieri nell’agguato a Bitonto in cui è stata uccisa Anna Rosa Tarantino, di 84 anni, che si è trovata per caso lungo la traiettoria dei colpi destinati al giovane. L’esito dell’autopsia potrà chiarire se effettivamente, come si è inizialmente ipotizzato, Casadibari si sia fatto scudo del corpo della donna per proteggersi dai proiettili. In zona non ci sono telecamere utili a chiarire questo aspetto e le persone presenti al momento dell’agguato non hanno fornito indicazioni utili. Nel corso della notte gli investigatori hanno perquisito case e sentito persone. Gli inquirenti ritengono di aver individuato movente e contesto. L’agguato sarebbe stato una risposta ad una precedente sparatoria avvenuta all’alba dinanzi alla casa di un boss del clan rivale, nel quale è stato anche ucciso un cane. Il contesto è quello della lotta per il controllo dello spaccio.

 

 

Fonte:  m.bitontolive.it
Articolo del 31 dicembre 2017

Si celebreranno il 2 gennaio i funerali di Anna Rosa Tarantino
La salma dell’84enne, uccisa ieri nella sparatoria tra clan nel centro antico, è vegliata nella chiesa di Santa Teresa

La salma di Anna Rosa Tarantino, la donna di 84 anni che ieri mattina è stata uccisa nel corso di una sparatoria tra clan nel centro antico, nei pressi di Porta Robustina, è tornata a casa. Ora riposa nella chiesa di Santa Teresa, in attesa dei funerali che saranno celebrati martedì 2 gennaio alle 16 nella Cattedrale.

Intanto, dall’autopsia effettuata questa mattina dal medico legale Francesco Introna, è emerso che la donna è stata colpita da due proiettili di un’arma calibro 9, in due punti distinti, al torace e all’addome, e sarebbe deceduta in seguito ad uno shock emorragico.

 

Fonte:  bitontoviva.it
Articolo del 2 gennaio 2018

Dolore e commozione ai funerali di Anna Rosa Tarantino
Cattedrale di Bitonto gremita per l’ultimo saluto all’84enne vittima innocente di un regolamento di conti fra clan

Una folla silenziosa e commossa ha preso parte questo pomeriggio, nella Cattedrale di Bitonto ai funerali di Anna Rosa Tarantino, l’incolpevole 84enne rimasta coinvolta in una sparatoria fra clan nel centro storico, lo scorso 30 dicembre.

Nell’aula liturgica gremita, in cui è stato vietato l’utilizzo di macchine fotografiche e videocamere in segno di rispetto per il dolore dei parenti, a riecheggiare sono le parole di monsignor Alberto D’Urso, vicario episcopale di Bitonto e Palo del Colle, che ha lanciato il suo monito: «La violenza non può diventare uno strumento della giustizia, l’agenzia educativa dello Stato deve lavorare una ricchezza pacifica e costruttiva».

Monsignor D’urso ha espresso cordoglio per una «comunità umiliata dalla follia della violenza davanti alla quale la comunità stessa non può arrendersi, ma deve reagire per mantenere viva la speranza».

Tanti sono stati in momenti di commozione durante la cerimonia che ha rappresentato l’ultimo saluto della comunità bitontina a quella che, per tutti, è ormai diventata la “nonna della città”. Una comunità che si è fatta trovare pronta e compatta davanti al dolore dei parenti di Anna Rosa, che hanno chiesto alla città di non dimenticare il suo sacrificio.

«Anna Rosa – ha concluso il vicario di Bitonto e Palo del Colle, rinnovando il suo augurio di speranza – era una donna di pace e i bitontini sono uomini di pace».

 

 

Fonte:  bari.ilquotidianoitaliano.com 
Articolo del 3 gennaio 2018

Omicidio Anna Rosa Tarantino, omertà e minacce alla troupe: ecco perché non cambierà niente
Di Antonio Loconte –

“Vattene con la telecamera da qua, è meglio per te”. La minaccia è clamorosa, non per il contenuto, seppure evidente, ma per il posto in cui è stata fatta: sul marciapiede fuori dal bar “Al Castello” mentre sfilavano autorità, sindaci e diverse centinaia di persone con la candela accesa in mano.

Sembra che nessun appello possa fare breccia nel cuore e nella testa di chi non comprende che delinquere può portarti solo in una bara o in carcere. Non c’è carriera gloriosa per i criminali. Solo qualche ora prima, intorno alle 11, fuori da un altro bar, quello a due passi dal luogo dell’agguato costato la vita ad Anna Rosa Tarantino, siamo stati cacciati a male parole da chi trascorre gran parte delle sue giornate in quel posto.

Il ritornello è sempre quello: “Vattene da qua con quella cosa, non abbiamo niente da dire”, “Lasciami stare a me”, “Se non te ne vai te la spacco la telecamera”, arrivando persino a negare che quello fosse il luogo dell’omicidio. “Che vuoi? Mica è morta qua la signora”.

Omertà e minacce. È questo il castello in cui si rifugia chi spaccia, estorce, vende armi e ammazza. L’omicidio di Anna Rosa Tarantino è la dimostrazione che farsi i fatti propri non ti risparmia. Chiunque di noi sarebbe potuto essere ammazzato quella mattina, ma nemmeno questo ha ancora convinto chi sa a parlare. Rinnoviamo l’appello affinché si possa dare pace alla signora Tarantino e nuova dignità ad una città in cui le ferite del passato non si sono rimarginate.

 

 

Fonte: baritoday.it
Articolo del 17 marzo 2018

Omicidio Annarosa Tarantino, l’anziana uccisa a Bitonto: 7 arresti nel clan Conte e Cipriano
Botta e risposta a colpi di pistola tra clan rivali, poi la tragica morte di un’innocente: anziana uccisa a Bitonto, 7 arresti

di Grazia Rizzi

In manette esponenti dei clan Conte e Cipriano, tra cui i presunti assassini dell’84enne Annarosa Tarantino, uccisa per errore lo scorso 30 dicembre. Gli investigatori hanno ricostruito quella mattinata di follia, culminata nella sparatoria nel centro storico

Il tragico epilogo di una mattinata di follia, in cui botta e risposta a colpi di pistola tra gruppi rivali si erano susseguiti sin dalle prime della giornata. Uno scontro tra gli esponenti dei clan Conte e Cipriano-Colasuonno, in lotta per il controllo delle piazze dello spaccio, che quella mattina dello scorso 30 dicembre aveva visto le bande muoversi e fronteggiarsi come in un far west, con colpi esplosi in strada nel centro storico di Bitonto e nella zona 167. Un conflitto culminato nella tragica sparatoria di via delle Marteri, in cui, a rimanere uccisa, era stata un’anziana innocente.

Nel giro di due mesi e mezzo, poliziotti della Squadra Mobile e carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno chiuso il cerchio su quanto accaduto lo scorso 30 dicembre nella cittadina, arrestando sette persone: esponenti dei clan Conte e Cipriano-Colasuonno, tra cui i due presunti killer di Annarosa Tarantino, l’84enne rimasta uccisa per errore sotto i colpi esplosi durante una delle ‘spedizioni’ organizzate da uno dei gruppi contro i rivali. Vero obiettivo dei sicari, era Giuseppe Casadibari, vicino al clan Cipriano, rimasti ferito.

La mattina di quel 30 dicembre, con il tragico epilogo che costa la vita ad un’innocente, segna il culmine di uno scontro tra i due gruppi criminali che si era riacceso pochi mesi prima, a settembre, quando alcuni soggetti del clan Cipriano-Colasuonno (tra cui il 23enne Cosimo Liso, tra gli arrestati) avevano deciso di passare nel gruppo rivale dei Conte (attivo in particolare nella periferia nel paese), ‘aprendo’ una propria piazza di spaccio nel centro storico (zona da sempre controllata dai Cipriano), nella zona di San Luca. Una scissione che – ricostruiscono gli investigatori – genera forti tensioni tra i gruppi: i Cipriano non tollerano la presenza, nel proprio territorio di influenza, di una piazza di spaccio dei rivali, tanto da arrivare ad intimare a Liso (il giorno precedente alla sparatoria di via delle Marteri) di lasciare la sua abitazione nel centro storico.

L’escalation di violenza del 30 dicembre e l’omicidio di Annarosa Tarantino
Il giorno successivo, ad innescare la spirale di follia e violenza che sfocia nell’uccisione di Annarosa Tarantino e nel ferimento di Casadibari, è proprio un’azione di Liso. E’ lui – ricostruiscono gli investigatori – ad esplodere alcuni colpi di pistola nella zona di Porta Robustina (piazza di spaccio dei Cipriano Colasuonno), che raggiungono gli infissi di uno stabile. Sono le sei e trenta del mattino. Neppure mezz’ora dopo arriva la risposta dei rivali, che raggiungono casa di Liso, e non trovandolo, devastano il portone dell’abitazione. Ma non è finita: poco dopo dal centro dal centro storico parte un commando dei Cipriano. In quattro, volto coperto e bordo di due scooter, raggiungono via Pertini 105, zona 167, quartier generale dei Conte. A capeggiare la spedizione, dicono gli investigatori, è proprio Francesco Colasuonno, detto “Ciccio Cipriano”. Una raffica di proiettili, una trentina, vengono esplosi con armi diverse, uccidendo deliberatamente un pastore tedesco. Il commando fa quindi ritorno rapidamente nel centro storico: a registrare i movimenti del gruppo, sono le telecamere di videosorveglianza del Comune di Bitonto, e di alcuni privati. Passano dieci minuti, sono le 8.25 del mattino. I Conte vogliono vendicare l’azione subita, e due esponenti del gruppo si recano nel centro storico. L’ordine è chiaro: colpire un qualsiasi esponente dei rivali Cipriani. E’ così che in via delle Marteri viene intercettato Giuseppe Casadibari. A fare fuoco – esplodendo 17 colpi, cono due armi diverse – sono secondo gli investigatori Michele Sabba e Rocco Papaleo. Casadibari viene raggiunto al torace mentre cerca di scappare. Sulla sua traiettoria, però, c’è anche una donna innocente, che sta tornando dalla messa mattutina. E’ l’84enne Annarosa Tarantino. “Non è stata usata come scudo umano”, dicono gli investigatori, al contrario di quanto si era ipotizzato in un primo momento. Ma si trova sulla stessa linea di Casadibari, e i colpi diretti al 23enne, rimasto ferito, raggiungono anche lei, uccidendola.

I collaboratori di giustizia e le testimonianze dei cittadini: “Superata la paura”
A permettere agli investigatori di far luce su quanto accaduto quella tragica mattina, sono state anche le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: lo stesso Casadibari, pentitosi qualche giorno dopo, e Vito Antonio Tavullo, ritenuto elemento di vertice del clan Conte, già arrestato nei mesi precedenti ell’ambito di un’altra indagine sempre relativa ai contrasti tra clan rivali a Bitonto. Ma questa volta c’è stato anche chi, tra la gente comune, ha superato la paura. “Si è riusciti ad ottenere anche la collaborazione di alcuni cittadini, persone informate dei fatti, che hanno dato il loro contributo attivo alle indagini”, ha sottolineato in conferenza stampa il procuratore Volpe, che ha evidenziato anche come i risultati raggiunti siano stati il risultato di un lavoro sinergico tra polizia, carabinieri, e tra i magistrati della Dda, e come la stessa Direzione Distrettuale Antimafia abbia messo a frutto indagini già avviate in precedenza su Bitonto. Quello che è certo, è che l’omicidio di Annarosa Tarantino ha profondamente scosso la comunità bitontina e le coscienze: “Ci sono state persone che hanno reso dichiarazioni con le lacrime agli occhi”, dicono gli inquirenti. “La particolarità della vittima ha smosso di più le coscienze – ha evidenziato il coordinatore della Dda Giannella – Nel momento in cui una vittima innocente viene colpita è ancora più giusto e comprensibile che la coscienza civile si risvegli”. “Questo è solo l’inizio – ha concluso il procuratore Volpe – e deve essere chiaro alla criminalità bitontina che la Dda e le forze di polizia non si fermeranno, continueranno a indagare e perseguiranno anche eventuali altri reati. La città deve essere convinta che è opportuno ci sia data la massima collaborazione, come fatto da alcuni cittadini in questo caso, perchè la reazione dello Stato c’è, è forte, il presidio del territorio non deve essere delle organizzazioni criminali ma delle istituzioni dello Stato”.