30 luglio 1993 Barcellona Pozzo di Gotto (ME). Antonio Mazza, imprenditore, proprietario della Tv locale “Telenews”

Immagine tratta da un video Rai non più disponibile

Antonio Mazza, ucciso il 30 luglio 1993 a Barcellona Pozzo di Gotto (ME).Antonio Mazza era un imprenditore, direttore della tv locale “Telenews”, la tv privata in cui il giornalista Beppe Alfano trasmetteva i suoi servizi. Dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico nelle fasi del processo Gotha III, l’ordine di uccidere l’ingegner Antonio Mazza fu la famiglia mafiosa dei Barcellonesi. Fu lo stesso D’Amico a eseguire l’efferato crimine, una delle azioni più cruente della mafia. Gli esecutori materiali che entrarono in azione poco prima della mezzanotte di quel tragico 30 luglio del 1993, erano due persone in sella a una moto di grossa cilindrata e indossavano dei caschi integrali. All’improvviso fecero ingresso all’interno della villa di proprietà della vittima, mentre questi era intento a giocare a carte con altre due persone. La sequenza di morte fu tra le più terribili. I sicari spararono, colpendolo, davanti ai testimoni terrorizzati, a Antonio Mazza con due colpi di fucile calibro 12 e con una pistola calibro 38 dalla quale furono esplosi 4 micidiali colpi. Dai primi verbali depositati ieri per il processo d’Appello “Gotha III” non si conosce nello specifico la motivazione del delitto. Tra i moventi vagliati in sede di accertamenti investigativi, così come ricostruito già all’epoca dei fatti, il più attendibile oltre a quello generato dall’assunzione da parte del quotidiano la Sicilia quale corrispondente sostituto del giornalista Beppe Alfano, sarebbe stato individuato nella questione legata a uno scandalo su finanziamenti alla locale squadra di calcio.. (memoriaeimpegno.it)

 

 

 

 

Fonte: ricerca.repubblica.it
Articolo del 3 agosto 1993
PER L’ OMICIDIO MAZZA TELEVISIONE E APPALTI

BARCELLONA – Una sola certezza nelle indagini sull’ omicidio dell’imprenditore-editore Antonio Mazza, ucciso venerdì sera da due colpi di fucile a canne mozze e quattro di pistola calibro 38: a sparare sono stati sicari esperti della mafia barcellonese ed il contesto nel quale è maturato il delitto è sicuramente politico-mafioso. A dividere gli inquirenti è invece ancora la pista da seguire per risalire ai mandanti, non solo di questo delitto ma anche di altri due omicidi “eccellenti”, quello del consigliere comunale del Pri Giovanni Salamone (12 gennaio ‘ 91) e quello del cronista Beppe Alfano (8 gennaio ‘ 93). L’ omicidio di Giovanni Salamone presenta impressionanti analogie con quello dell’ingegner Mazza, in questo caso dietro ci sarebbero gli appalti per la progettazione e realizzazione di nuovi insediamenti abitativi e il contrastato iter per l’approvazione dei nuovi piani particolareggiati del Comune di Barcellona. I “piani” vennero approvati dal Consiglio comunale di Barcellona all’inizio del ‘ 91 ma la Regione tre mesi dopo li bocciò e da allora sono ancora in discussione. Per la loro approvazione ci furono aspre battaglie in Consiglio comunale tra maggioranza ed opposizione e proprio Giovanni Salamone ne fu strenuo avversario. Il filo che lega gli omicidi di Salamone e Mazza, entrambi imprenditori edili di fede politica repubblicana, sono le modalità dei delitti: tutti e due sono stati assassinati di sera, nelle loro villette e a sparare sono stati sempre killer armati di pistola e di fucile a canne mozze. Mentre l’attività editoriale nella quale Antonio Mazza si era tuffato negli ultimi quattro anni, con la creazione di una piccola ma battagliera emittente televisiva locale “Tele News”, porta inevitabilmente gli inquirenti all’ assassinio del cronista Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano La Sicilia e collaboratore della tivù di Mazza. Nonostante i contrasti politici (Alfano era militante del Movimento sociale), i due erano legati dalla voglia di dare finalmente voce ai barcellonesi onesti: dai microfoni di “Tele News” ogni sera denunciavano le infiltrazioni mafiose nel “Palazzo”, le connivenze politiche, il sistema di potere della Dc. Dopo l’uccisione di Alfano, Mazza non ha esitato un solo istante nel continuare questa battaglia, convinto (nonostante i dissapori negli ultimi tempi con Alfano per il fallimento elettorale della loro lista civica) che ad uccidere il cronista sia stato qualcuno che voleva tappare la bocca non solo al giornalista scomodo ma alla stessa emittente televisiva, unica voce di dissenso nella città del Longano. Dopo l’omicidio Alfano si accesero i riflettori su Barcellona e la Commissione parlamentare antimafia chiese lo scioglimento del Consiglio; poi, è calato di nuovo il silenzio, rotto dalla lupara.

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Fonte:  ecodelsud.over-blog.net 
Articolo del 30 luglio 2012
RICORDO DI ANTONIO MAZZA UCCISO DALLA MAFIA PER UCCIDERE TELENEWS
di Carmelo Garofalo

A 19 anni dalla tragica fine di Antonio Mazza, editore ed editorialista dell’emittente Telenews, sta per venir fuori la verità sui delitti eccellenti del 1993 avvenuti in Barcellona Pozzo di Gotto.

Altro editorialista, attento e pugnace quanto Antonio Mazza è stato ucciso con un colpo di pistola il 9 gennaio dello stesso anno: Beppe Alfano, a noi caro quanto Antonio Mazza e che è ricordato come simbolo dell’antimafia nella città del Longano.

Due volte colpita a morte Telenews continuò a sopravvivere senza alcun sostegno, latitanti le Istituzioni del tempo, continuò la sua battaglia contro ogni forma di criminalità e di abusi dei politici, in difesa della gente di Sicilia.

Il Direttore e alcuni giovani, pur sapendo che nessuno avrebbe dato una lira per la loro attività, svolta in condizioni di minacce e di continuo pericolo, tanto da dover ricorrere alla protezione delle forze dell’ordine, le sole ad essere loro vicino, per diversi anni continuarono ad informare ed a commentare fino a quando un non chiaro compromesso burocratico pose fine al loro sogno di poter far luce sui tre delitti eccellenti ( nel 1992 era stato ucciso il Consigliere comunale repubblicano di Barcellona P.G. , Salamone, le cui denunce avevano avuto una cassa di risonanza proprio in Telenews con la regia di Alfano e Mazza).

L’attenta e responsabile analisi del giovane e stimato collega Leonardo Orlando su Gazzetta del Sud a seguito dell’operazione Gotha 3 mette in luce, per la prima volta, il legame giornalistico tra Mazza e Alfano e se, a seguito del compromesso che originò un contenzioso durato 8 anni, non fossero andate disperse le videocassette dell’archivio di Telenews, forse si sarebbe arrivati a conoscere la verità dei fatti accaduti nel lontano 1993.

La giustizia sembra procedere lenta ma arriva sempre, meglio tardi che mai anche per un contributo di verità alla storia.

 

 

Fonte: EMEROTECA ASSOCIAZIONE MESSINESE ANTIUSURA ONLUS

Articolo della Gazzetta del Sud del 10 agosto 2014
Si fa luce sull’omicidio Mazza
di Leonardo Orlando

BARCELLONA. L’ex capo del braccio armato della mafia Carmelo D’Amico avrebbe rivelato anche i particolari di un altro “omicidio eccellente” ordinato dalla famiglia dei “Barcellonesi” ed eseguito, a quanto pare, dai sicari guidati dall’ex boss ora collaboratore di giustizia. Si tratta dell’uccisione dell’imprenditore-editore dell’emittente televisiva “Tele news” — Antonio Mazza, ingegnere, avvenuto nella tarda sera del 30 luglio de1 1993 in una villa di Giammoro.

Mazza fu ucciso a 45 anni, sette mesi dopo l’assassinio del giornalista Beppe Alfano, che nella stessa televisione di cui era proprietario l’imprenditore conduceva inchieste e un rovente telegiornale denunciando il malaffare politico e le eliminazioni con il sistema della “lupara bianca” adottate dalla mafia di cui era capo il boss Giuseppe Gullotti.

I sicari del gruppo D’Amico, infatti, come già figurava dagli atti d’inchiesta redatti all’epoca dei fatti, per l’omicidio dell’ingegner Antonio Mazza indossavano caschi analoghi a quelli utilizzati da D’Amico, Micale e Calderone per eseguire appena un mese dopo il triplice omicidio dei tre giovani di Milazzo, avvenuto nei pressi del passaggio a livello della vecchia stazione di Barcellona la notte del 4 settembre del 1993, e per il quale è stato arrestato nel 2011 nell’operazione “Gotha” solo l’ex macellaio Antonino Calderone, meglio conosciuto come “Nino Caiella”, perché sia Carmelo D’Amico che Salvatore Micali per quella “strage” sono stati già assolti con sentenza definitiva.

Le similitudini tra i diversi delitti sono concrete. All’epoca dei fatti per il delitto di Antonio Mazza, pur avendo individuato la pista mafiosa, non fu possibile scoprire i colpevoli. Gli esecutori materiali che entrarono in azione poco prima della mezzanotte, erano due persone in sella ad una moto di grossa cilindrata e indossavano caschi integrali. Fecero ingresso all’interno della villa di Mazza mentre questi era

intento a giocare a carte con altre due persone. La sequenza di morte fu tra le più terribili. I sicari spararono alla vittima davanti ai testimoni terrorizzati: due colpi di fucile calibro 12 e 4 micidiali colpi con una pistola calibro38.

Tra i moventi vagliati in sede di accertamenti investigativi, così come ricostruito già all’epoca del delitto, il più attendibile, oltre a quello generato dall’assunzione da parte del quotidiano “La Sicilia” quale corrispondente sostituto del giornalista Beppe Alfano, sarebbe stato individuato nella questione legata ad uno scandalo su finanziamenti alla locale squadra di calcio. Scandalo che era stato scoperchiato dallo stesso Mazza che era interessato come dirigente sportivo di altra società.

La vicenda che potrebbe aver scatenato la furia omicida dei sicari spediti a Giammoro sarebbe stata legata ad un finanziamento irregolare che la Igea Virtus, della quale in quel periodo storico erano ai vertici il boss Giuseppe Gullotti e il commerciante Pietro Arnò, aveva avuto dal Comune di Barcellona e del quale l’editore che stava tentando di svolgere il ruolo di giornalista al posto di Beppe Alfano.

Le successive indagini avviate con anni di ritardo sulla gestione dell’Igea Virtus, consentirono di scoperchiare infinite irregolarità legate soprattutto al fallimento delle attività imprenditoriali di Pietro Amò che poi divenne, pur fallito, direttore amministrativo dell’Aias sorta. sulle ceneri di quella sezione di Milazzo i cui scandali furono portati alla luce da Beppe Alfano.

All’epoca dei fattile indagini sull’omicidio Mazza furono indirizzate anche verso i rapporti con le logge massoniche locali. L’ingegnere che aveva militato nel Partito repubblicano faceva parte della loggia “Abramo Lincoln”. Le piste battute allora non portarono a nessuna conclusione e ad un solo processo per minacce che Mazza aveva ricevuto nel suo studio da due napoletani.

Intanto in contrada Gurafi si continua a scavare. Nel greto del torrente stravolto da due alluvioni, ma nel quale — secondo D’Amico — sono state occultate vittime della lupara bianca mafiosa, tra cui Giuseppe Porcino; i vigili del fuoco sotto gli sguardi dei carabinieri vanno avanti nelle operazioni di rimozione della terra. E così sarà per giorni se non settimane. Nessun ritrovamento fino a questo momento.
Ma le indagini ovviamente proseguono.