31 Dicembre 2008 Napoli. Ucciso Nicola Sarpa da un proiettile vagante nella notte di Capodanno.

Foto da La Repubblica del 2 Gennaio 2009

Nicola Sarpa, appena 24enne, era affacciato al balcone della propria abitazione, al secondo piano del civico 4 di vico Trinità degli Spagnoli, a guardare i fuochi d’artificio del capodanno del 2009 quando un proiettile vagante lo colpì alla tempia. Un’altra vittima della notte di Capodanno.

 

 

 

Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

Notte di Capodanno del 2008 nei Quartieri Spagnoli di Napoli.

Nicola Sarpa è intento a festeggiare con la sua famiglia l’arrivo del nuovo anno. Il ragazzo è affacciato al balcone per chiamare e far rientrare in casa il fratello di 8 anni, che è in cortile a giocare. In una casa poco distante, invece, Manuela Terracciano, figlia del capoclan Salvatore, esplode alcuni colpi di pistola in aria per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Uno di questi colpi raggiunge il giovane. Nicola viene ferito gravemente e inutile sarà la corsa in ospedale.

Nel 2010, a un anno ed otto mesi di distanza da quel tragico decesso, il Comune di Napoli rinnova la propria vicinanza alla famiglia, assegnando alla signora Velia Finizio, madre di Nicola, un loculo gratuito all’interno del cimitero di Poggioreale. “L’Amministrazione comunale – sottolinea in una nota l’assessore con delega ai Cimiteri Paolo Giacomelli – attraverso questo gesto vuole stigmatizzare ancora una volta le conseguenze nefaste di certi comportamenti violenti e rimarcare la sua concreta vicinanza alla famiglia di una vittima di un atto di violenza sconsiderata”.

Dopo una condanna a dieci anni in primo grado e a quattordici in secondo, Manuela Terracciano è stata definitivamente condannata in Cassazione alla pena di dieci anni di detenzione.

La storia di Nicola Sarpa è ricordata nel Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia.

 

 

 

Articolo del 1 Gennaio 2009 da  metropolisweb.it 
Napoli: proiettile vagante uccide 24enne nei Quartieri Spagnoli
di Paolo Di Capua

Ancora un proiettile vagante che funesta la notte di San Silvestro, ancora un morto, ancora in Campania. Da Torre Annunziata a Napoli, da Corso Vittorio Emanuele ai Quartieri spagnoli: cambiano soltanto i nomi e le età delle vittime ma le modalità di una morte assurda restano le stesse. Nicola Sarpa, 25enne napoletano, è stato ucciso mentre, poco dopo la mezzanotte, osservava fuochi e botti affacciato al balcone della sua abitazione in via Trinità degli Spagnoli.
Un´abitazione in cui, come in qualsiasi altra casa d´Italia, si celebrava per l´ultimo dell´anno un unico rito: un brindisi porta fortuna per il 2009 e poi lo show pirotecnico che illumina e stordisce vicoli, strade e piazze.
Tra fuochi e botti che rimbombano nell´aria, però, ne esplode uno studiato e costruito non per festeggiare l´anno che verrà ma soltanto per uccidere. A causa della follia, dell´ignoranza, della stupidità di chi decide che nella notte di San Silvestro ogni eccesso sia lecito, anche giocare con la vita, il capodanno di Nicola Sarpa è durato soltanto pochi minuti prima che il proiettile lo colpisse alla testa e trasformasse un momento di gioia e di prosperità in una tragedia dove gli unici suoni sono soltanto quelli delle grida di disperazione e delle sirene di polizia e ambulanza che sfrecciano nel dedalo dei vicoli dei “quartieri”.

Il suo corpo senza vita e´ stato trovato dalla madre che, al momento dell´incidente, era in casa insieme ad altri parenti ed amici per festeggiare il Capodanno. La squadra mobile sta effettuando controlli soprattutto nelle abitazioni dei pregiudicati della zona mentre la scientifica sta effettuando i rilievi per stabilire la traiettoria dello sparo. Sul posto sono stati rinvenuti tre bossoli, ad una distanza di 20-30 metri dall´abitazione. Nicola, conosciuto come un bravo ragazzo, si era affacciato al balcone per assistere ai festeggiamenti ma anche, probabilmente, per cercare alcuni amici; nessuno ha distinto il rumore dei botti da quello dei proiettili.
Proprio come un anno fa, proprio come era accaduto al nono piano di un palazzo di Torre Annunziata mentre il 30enne Giuseppe Veropalumbo attendeva l´arrivo della mezzanotte, giocando a carte, con i familiari, nell´appartamento del padre.
Vite spezzate in modo inaccetabile, vite in bilico come quella di una donna di Lambiate, nell´hinterland milanese, anche lei colpita da un proiettile vagante. E´ grave. Le pallottole esplose come un petardo qualsiasi hanno ferito, sempre in provincia di Milano, anche una bimba di 10 anni ed un uomo di 42.
Torre Annunziata, Napoli e Milano: tre città divise da centinaia di km ma collegate dalle tragedie causate dall´incoscienza: quella che trasforma una notte di festa, in una notte di morte.

 

 

Articolo da La Repubblica del 3 Gennaio 2009
I testimoni inchiodano l’ assassino
di Irene De Arcangelis

ESCE di casa con un’ amica, percorre pochi metri a piedi con una pistola in pugno nel quartiere dove tutti la conoscono come “la figlia piccola del boss”. Dunque intoccabile. Ultimogenita di Salvatore Terracciano ‘o nirone, capoclan ex pentito. Ma lei, Manuela, fino alla sera del 31 dicembre 2008 ha la fedina penale immacolata. Nella prima mezz’ ora del 2009 diventa una assassina per festeggiare il nuovo anno. Perché arriva sotto casa della nonna, forse vuole salire da lei per farle gli auguri. è lo stesso palazzo di Nicola Sarpa, un luogo che frequenta spesso. è euforica, forse ha bevuto. Alza il braccio e preme il grilletto dell’ arma probabilmente trovata a casa. Ammazza Nicola nel buio, prendendolo alla testa. Il proiettile entra nell’ occhio del giovane e non gli lascia scampo. Poi succede che la paura della camorra non è sconfinata ed invincibile.Non hanno titubanze i familiari di Nicola, e non le hanno neanche conoscenti e vicini. «è stata lei», dicono ai poliziotti della squadra mobile. «è stata la ragazza che chiamano ‘a chiattona». Testimoni irremovibili e un riscontro: Manuela Terracciano non si trova, non è a casa e in nessuno dei luoghi che frequenta normalmente. Mentre non ha ancora un nome l’ amica che era con lei. Gli investigatori temono ora che la fuga di Manuela possa protrarsi nel tempo. A differenza di una qualsiasi ragazza di ventitré anni che diventa assassina per una follia ha chi può spianarle la lunga, sperimentata strada della latitanza. Inchiodata dai testimoni. Ma l’indagine battente della squadra mobile del vice questore Vittorio Pisani lavora anche sul fronte puramente scientifico. E dai rilievi effettuati all’ alba del primo gennaio emerge un dato inquietante. Lungo il vicolo dove è stato ammazzato Nicola non è stato trovato uno, ma numerosi bossoli. Che apparterrebbero ad armi diverse. Pistole usate nei minuti precedenti l’ omicidio di Nicola. Dunque la conferma che l’ abitudine a festeggiare il Capodanno armati di pistola anziché con tric trac e raudi è sempre più diffusa. Manuela è accusata di omicidio volontario con dolo eventuale. Ha sparato sapendo che poteva uccidere, aveva una pistola vera tra le mani. Si dovrà intanto attendere l’ autopsia sul corpo di Nicola per accoppiare bossolo e proiettile assassino che si trova ancora nell’ occhio del giovane. Uno solo sui tanti ritrovati. D’ altra parte è ancora incerta la data dell’ esame sul corpo del ragazzo in un primo momento previsto per oggi. Perché l’ indagato (Manuela Terracciano) ha il diritto di esserne informato. Questione che si scioglierà nelle prossime ore. Intanto prosegue la caccia a Manuela, ma gli inquirenti contano anche su una svolta di sensibilità. La giovane è incensurata, magari si è resa conto di quanto ha fatto ed è divorata dai sensi di colpa. Di qui l’ appello del questore Antonino Puglisi: «Invito la persona che ha ucciso con un colpo di pistola Nicola Sarpa a consegnarsi. Il suo sarebbe un gesto di grande umanità». Ma per ora trattative in corso con i legali della famiglia Terracciano non ce ne sono. Dunque anche questo Capodanno – come quello del 2008 con la morte di Giuseppe Veropalumbo, ucciso da un proiettile vagante a Torre Annunziata – è destinato ad essere tristemente ricordato. Mentre restano gravissime le condizioni di Domenico Esposito, 46 anni, ricoverato all’ ospedale Umberto I° di Nocera Inferiore (Salerno). Il 46enne ha perso l’ occhio destro, ha il mento sfigurato come gran parte del volto a causa di un razzo che gli è esploso a pochi centimetri di distanza durante i festeggiamenti della mezzanotte.

 

 

Articolo del 27 Giugno 2009 da napoli.repubblica.it
Morto a Capodanno, Terracciano condannata a 10 anni

Emanuela Terracciano, la ragazza di 22 anni figlia del boss Salvatore, accusata dell’omicidio di Nicola Sarpa, ucciso ai Quartieri Spagnoli di Napoli nel corso dei festeggiamenti dello scorso Capodanno, è stata condannata a dieci anni di carcere mentre il pm aveva chiesto per lei 30 anni di galera. Lo riferiscono alcuni quotidiani.

Sarpa, poco meno di 24 anni, mentre era affacciato al balcone della propria abitazione al secondo piano del civico 4 di vico Trinità degli Spagnoli, fu colpito da un proiettile, che lo raggiunse alla testa tra la tempia e l’occhio sinistro, provocandone la morte.

Per l’accusa a sparare quel colpo fu la Terracciano. Per il gip si è trattato di omicidio volontario ma con dolo eventuale. Di qui la condanna a 10 anni, inferiore a quanta richiesta dal pubblico ministero. Il legale di parte civile ha annunciato ricorso.

 

 

 

Articolo del 31 Gennaio 2012 da  blitzquotidiano.it
Napoli, uccise con una pallottola vagante a Capodanno: 10 anni a Manuela Terracciano

NAPOLI, 31 GEN – Sconterà dieci anni di carcere Manuela Terracciano, la giovane donna che la notte di San Silvestro per festeggiare il Capodanno 2009 sparò un colpo di pistola in aria nella zona dei quartieri spagnoli uccidendo Nicola Sarpa. La Corte di Cassazione ha infatti annullato senza rinvio la sentenza della Corte d’assise d’appello di Napoli nel punto in cui riteneva non applicabili le attenuanti generiche. Attenuanti che devono dunque essere concesse, come aveva ritenuto il gup, al termine del processo con rito abbreviato.

L’omicidio avvenne durante i festeggiamenti del Capodanno 2009 in vico lungo Trinità degli Spagnoli. La ragazza, figlia di un boss, sparò con una pistola calibro 7.65 e uccise un giovane di 24 anni, Nicola Sarpa, che in quel momento era affacciato al balcone. Dopo la condanna a dieci anni, la Procura ricorse in appello; i giudici di secondo grado, non riconoscendo le attenuanti generiche, aumentarono la pena a 14 anni. Oggi la parola fine della Cassazione, che ha accolto la richiesta degli avvocati Sergio Cola e Gaetano Inserra.

 

 

 

 

Dal libro:

Storia e storie di camorra  
di Bruno De Stefano

La morte arriva a Capodanno

Ci sono tanti modi per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.

Stappare una bottiglia di spumante, ballare e cantare, sparare fuochi d’artificio. Però c’è anche chi non si accontenta di brindare e di far baldoria, e cerca qualcosa che dia più adrenalina e renda la serata meno banale. A Napoli, poi, nelle zone dove domina la camorra succede tutto e il contrario di tutto, e quasi sempre la notte di Capodanno si trasforma in tragedia: chi perde una mano, chi le dita, chi la vita. E nei primi minuti del 2009 la vita la p0erde Nicola Sarpa, un pizzaiolo di venticinque anni che gli amici hanno ribattezzato “‘O Doic”, il tedesco. A stroncarlo è un colpo di pistola calibro 7,65 che si conficca nell’occhio.

Nicola abita in uno dei vicoli dei Quartieri Spagnoli, popolato da molta gente perbene ma anche da molti camorristi. Nicola appartiene alla prima categoria, e quindi non è morto per una delle tante guerre tra clan. Nella tragica fine, però, la camorra c’entra lo stesso. Perché ad ucciderlo è stato un colpo partito dalla pistola di Manuela Terracciano, venticinquenne figlia di Salvatore detto ‘O Nirone, un ex boss pentito.

A cavallo della mezzanotte, la Terracciano è ospite della nonna al primo piano di un palazzo in vico Lungo Trinità degli Spagnoli. È in compagnia di un’amica con la quale ride e scherza. La chiamano “‘A Chiattona”, un soprannome che sta a indicare un fisico particolarmente robusto. Manuela ha deciso che non sarà un Capodanno qualsiasi, tant’è che s’è portata appresso un’arma. Allo scoccare della mezzanotte vuole festeggiare sparando colpi di pistola, una pessima abitudine purtroppo assai praticata nei quartieri ad alta densità camorristica. Il 2009 è iniziato da poco, quando ‘a chiattona esce sul balcone con in mano la 7,65, la punta verso l’alto e preme più volte il grilletto.

Alcuni proiettili vanno a vuoto, ma uno si conficca nell’occhio destro di Nicola: era appena uscito sul balcone per richiamare il fratellino Manuele incautamente sceso giù in cortile. Nicola crolla come un sacco vuoto, morto. Alla scena assiste la madre, che racconterà di aver visto un lampo e poi subito il figlio accasciarsi: credeva che si fosse abbassato per schivare il proiettile, invece era già stato colpito in fronte.

Il lampo lo vede anche Manuela. E lo vedono pure i suoi parenti, che si rendono conto della gravità di quanto è accaduto. E per salvare la ragazza non perdono un istante: la infilano in macchina e partono a tutto gas verso Caserta, dove un’amica la terrà al riparo dalle manette. Per la figlia dell’ex boss Terracciano le cose si mettono subito male. I familiari della vittima e alcuni vicini di casa non hanno alcuna difficoltà nell’indicare il nome dell’assassina: «È stata la figlia di Salvatore ‘O Nirone a uccidere Nicola», riferiscono agli inquirenti. Manuela capisce di non avere scampo e, invece di prolungare un’inutile fuga, si costituisce tre giorni dopo il delitto. ma nega di essere lei la killer del pizzaiolo: «Sono innocente, non ho mai sparato» (Il Mattino del 3 gennaio 2009),

La notizia che la ragazza è in carcere non attenua il dolore dei parenti di Nicola. Valentina, la sorella, ai giornalisti rilascia solo queste parole: «Si è costituita? Questo non mi restituirà mio fratello. E comunque la Terracciano non si è costituita di sua spontanea volontà: l’hanno costretta a farlo. Il fatto è gravissimo, perché così avrà una riduzione della pena. Invece noi della famiglia chiediamo una punizione esemplare, che vendichi l’uccisione di Nicola e che faccia sparire le pistole dai Quartieri» (Ilsole24ore.com del 3 gennaio 2009)

Insieme alle pistole, dai Quartieri Spagnoli sparisce anche un pezzetto di omertà. Ma solo un pezzetto. Delle decine di persone che hanno assistito alla scena, solo in quattro hanno avuto il coraggio di puntare il dito contro la Terracciano.

La scarsa collaborazione dei cittadini suscita l’indignazione del procuratore aggiunto Alessandro Pennasilico, che il 4 gennaio 2009 a Irene De Arcangelis del “La Repubblica” confessa la sua amarezza: «Il muro di omertà va in frantumi? La gente che denuncia? Macché. A fronte della Vicenda di Nicola Sarpa ci sono decine e decine di altri episodi gravi dove non c’è stata nessuna collaborazione. Non vedo speranze per questa città. Non per ora, almeno. Il caso di Nicola è solo un’eccezione, la mentalità non cambia».

Ai funerali di Nicola Sarpa c’è una folla sterminata. Il suo corpo è dentro una bara bianca intarsiata d’oro, un regalo di alcuni suoi amici titolari di un’impresa di pompe funebri. Sopra la bara c’è una bandiera della Juventus, la squadra del cuore del pizzaiolo. Su uno striscione si legge: «Non passeranno i giorni, le ore, i mesi, gli anni: rimarrai sempre nei nostri cuori, magico Doic».

Manuela Terracciano sarà processata col rito abbreviato e condannata a dieci anni per omicidio volontario con “dolo eventuale”. Il PM Fabio De Cristofaro di anni ne aveva chiesti trenta.

 

 

 

Leggere anche: mafie.blogautore.repubblica.it
Articolo del 31 ottobre 2020
Nicola, ucciso da un proiettile vagante
di Emanuela Braghieri

 

 

 

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *