31 Dicembre 2010 Orte di Atella (CE). Carmine Cannillo colpito da una pallottola vagante mentre era a festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo.

Fonte: Fondazione Pol.i.s.

Carmine Cannillo, manovale edile, si era trasferito con la moglie e i due figli da poco in una palazzina in via Ciardullo, alla periferia di Orta di Atella (CE). Il 31 dicembre del 2010 si era recato con la moglie e i due figli a Crispano, un comune dell’hinterland napoletano, presso l’abitazione di amici per festeggiare la mezzanotte. Carmine era nel cortile dell’abitazione con l’amico per assistere allo spettacolo dei fuochi pirotecnici poco distanti. Ma in un attimo la tragedia: Carmine Cannillo si è accasciato sull’asfalto, colpito da un’arma da fuoco. Inutile la corsa all’ospedale San Ferdinando di Dio di Frattamaggiore. Carmine Cannillo ha lasciato la moglie Elisabetta e tre figli minori, colpito alla spalla da un proiettile vagante. (Fonte: vivi.libera.it )

 

 

Fonte:  fondazionepolis.regione.campania.it

Carmine Cannillo viveva ad Orta di Atella, in provincia di Caserta, ma aveva deciso di festeggiare l’arrivo del nuovo anno a casa di amici, a Crispano, nel napoletano. Intorno a mezzanotte, Carmine e il figlio piccolo si spostano in cortile per guardare meglio lo spettacolo offerto dai fuochi. Proprio nel giardino antistante l’abitazione l’operaio edile viene colpito a morte da un proiettile vagante. A poche centinaia di metri un ragazzo viene ferito alle gambe. Gli inquirenti ritengono che dietro l’omicidio e il ferimento vi possa essere la stessa mano criminale. Tuttavia ancora oggi rimane senza volto chi, quel 31 dicembre 2010, ha con stupidità e arroganza criminale trasformato un momento di festa in tragedia.

Dopo tre anni di indagini la Polizia scientifica di Napoli ha individuato due persone rinviate a giudizio per l’omicidio di Carmine Cannillo.
Secondo le indagini, Antonio Galdieri ed il figlio Giuseppe, residenti a Caivano, avrebbero esploso una decina di colpi, con due pistole diverse, per festeggiare il nuovo anno. Alcuni colpi avrebbero raggiunto anche un’altra persona ferita ad una gamba.
Dopo sei anni il Tribunale di Napoli, dopo una lunga camera di consiglio, ha condannato in primo grado Antonio Galdieri per omicidio colposo e il figlio Giuseppe per lesioni colpose, per aver ferito in modo grave un ragazzo che si trovava su un balcone. Cinque anni e quattro mesi di reclusione per Antonio Galdieri, 50 anni, incensurato. Nove mesi per il figlio Giuseppe, 26 anni.

Queste le condanne in primo grado stabilite dal giudice monocratico della VI sezione.

Il magistrato ha disposto per i condannati un’immediata provvisionale di circa 70 mila euro, per la vedova e i suoi due figli ancora minorenni. Mentre un’altra somma è stata destinata alla figlia maggiorenne della vittima. Da quantificare poi in sede civile i danni per la mamma e i fratelli della vittima, tutti costituitisi parte civile.

Le indagini sono state soprattutto di natura tecnica. Le perizie della sezione balistica della polizia, solo dopo tre anni dalla morte dell’operaio, individuarono il punto esatto da dove era stato esploso il colpo mortale: un condominio di via Atellana a Caivano, distante circa 400 metri dal cortile del Parco Aurora, dove abitano i due condannati.

In questa abitazione gli agenti sequestrarono armi legalmente detenute, e tra queste la Smith & Wesson calibro 38, dalla quale fu esploso il colpo mortale e una Beretta calibro 9, utilizzata dal figlio di Antonio Galdieri, dalla quale partì il colpo che ferì l’altro ragazzo.

 

 

Articolo dell’1 Gennaio 2011 da: napolimag.it
Follia di capodanno, uomo ucciso da proiettile vagante nel napoletano    di Vincenzo Borriello

Crispano (Na) – Sembra ormai diventata una macabra quanto tragica tradizione che, si unisce al brindisi di mezzanotte, quella del morto ucciso da un proiettile vagante. La cronaca nera è fin troppo satura di notizie simili che raccontano di tragedie concomitanti allo scoccare delle ore 00. Questa volta è toccato a Carmine Cannillo, quarantenne originario di Orta di Atella che alla mezzanotte si è presentato puntuale all’appuntamento con la morte.

L’uomo era sceso in strada insieme ad un amico, probabilmente per godere meglio dello spettacolo dei fuochi pirotecnici quando, improvvisamente si è accasciato al suolo. Soccorso dall’amico che forse aveva pensato ad un improvviso malore, ha ben presto notato la fuoriuscita di sangue. Un proiettile aveva colpito alla spalla sinistra Cannillo. Trasportato all’ospedale di Frattamaggiore, i medici non hanno potuto fare altro che certificare il decesso. La pallottola ha raggiunto organi vitali provocando una forte emorragia ed il conseguente decesso. La polizia dovrà ora accertare la direzione da cui è provenuto il proiettile e da quale distanza. Si trattava di una persona vicina a Cannillo, o lontana? Il proiettile è partito da un’abitazione oppure dalla strada? Domande a cui i rilievi balistici potranno dare risposta.

 

 

Articolo dell’8 Gennaio 2011 da  napolimag.it
Omicidio di Capodanno, il cerchio si stringe intorno al KIller
di Vincenzo Borriello

Napoli – Sono ad una svolta le indagini dell’omicidio di Carmine Cannillo, morto la notte di capodanno a Crispano, colpito da un proiettile vagante. Sono tre i nomi su cui si stanno concentrando le indagini degli inquirenti, tutti residenti nel Parco del Pino a Crispano, dove è avvenuto il delitto.

Le attenzioni degli inquirenti in particolare, sono rivolte su di uno stabile di recente costruzione abitato tra gli altri, da un poliziotto ed una guardia giurata. Una terza persona risulta al moneto irreperibile. Al vaglio degli inquirenti anche un video girato da un ragazzo anch’egli rimasto ferito ad una gamba. All’individuazione dei tre appartamenti si è giunti grazie alle perizie balistiche ma al momento vi è ancora qualche dubbio sull’effettiva posizione del Cannillo al momento del ferimento mortale; determinarla con precisione, potrebbe permettere d’individuare l’appartamennto da dove è partito il colpo.

 

 

Articolo del 10 Gennaio 2011 da caiazzorinasce.net
Diversi i colpi esplosi, un “gioco” che costò la vita al 39enne Carmine Cannillo. Si cerca anche un altro soggetto resosi irreperibile già dal momento della tragedia.  
di Rocco Sessa

Ad una svolta le indagini sulla morte di Carmine Cannillo, l’uomo di 39 anni che la notte di Capodanno, a Crispano, fu colpito da un proiettile esploso da ignoti. Le attenzioni degli uomini della squadra mobile di Napoli si stanno concentrano su un agente di polizia, su una guardia di vigilanza privata ed un disoccupato che al momento risulta irreperibile.
Sono durati giorni gli esami della Polizia scientifica nei pressi del “Parco del Pino” un complesso residenziale alla periferia della cittadina a nord di Napoli, luogo in cui è avvenuta la tragedia.
E’ accertato che la notte di Capodanno qualcuno a Crispano festeggiò anche impugnando armi da fuoco, diversi infatti furono i colpi esplosi, un «gioco» che costò la vita al 39enne. Cannillo fu colpito da un solo proiettile, esploso dall’alto verso il basso, plausibilmente proveniente da una delle palazzine che guardano il cancello del Parco del Pino. Il tipo e il calibro del proiettile fanno restringere il cerchio ai tre sospettati.
Al vaglio degli inquirenti anche le testimonianze della moglie della vittima, del figlio e di un amico presenti al momento della tragedia. Sarebbero sotto esame anche i filmati girati da un giovane che fu colpito ad una gamba durante la sparatoria. Le indagini si concentrano su un edificio di recente costruzione abitato dall’agente e dalla una guardia della vigilanza privata già interrogati più volte in questi giorni. Ma ci sarebbe un terzo uomo, incensurato e senza occupazione che si è reso irreperibile dal momento della tragedia.
La morte di Carmine Cannillo ha scosso tre comunità a nord di Napoli, Crispano, Orta di Atella e Frattaminore città di cui era originario. La vittima era il fratello di Vito Cannillo segretario del PSE di Frattaminore ed ex assessore, il giorno della morte di Carmine aveva lanciato un appello affinchè certe tragedie non si ripetessero.

 

 

Articolo del 29 Gennaio 2011 da  liberinews.it
Ucciso per far rumore, Trucidato dal silenzio
di Giuseppe Porzio

Rumore. Ché la festa non c’entra nulla. Non più. E’ questione di rumore. Fragore. Meglio se echeggia, sicché il rumore è duplicato, triplicato. Meglio se a raffica, che pare addirittura decuplicato. Altro che botti e bombe Matadòr. Si saluta pure così l’anno che verrà. Si è salutata così l’ultima vita. Spezzata sulla soglia dei 40anni. Vita di un uomo solo coi suoi sacrifici, la sua stanchezza, la forza di tirare a campare, non per sé, ma per quanti amava. Figli, moglie. Famiglia. Solo contro un mutuo da onorare con puntualità. Solo e un’unica mano tesa. L’unica. L’ultima. Quella del suo assassino. Il killer di Carmine Canillo. Una mano tesa a far rumore con una pistola calibro nove. Il rumore di chi il Capodanno lo celebra pure così. Sparando. Brandendo uno strumento pensato con un solo obiettivo: ammazzare. “… come si ammazzano i criminali”. Lo disse Angela, la figlia orfana, leggendo ai funerali del papà i pensieri suoi e dei suoi due fratelli, superando le remore della sua giovane età e i formalismi di un parroco che s’è fatto pregare (è il caso di dirlo) perché la ragazzina salisse sull’altare. C’è pure questo nel dramma di un uomo vittima del proiettile vagante di San Silvestro. C’è il bigottismo del paese, che in massa ha assiepato navata e sagrato della chiesa di San Simeone, promettendo solidarietà concreta. Un popolo ridotto oggi ai minimi termini. Tanto, chi è andato è andato. La memoria dura la passione del giorno. Quasi quanto la commozione. Ma il timore ingloba altro. Timore di quel fusto-dimenticatoio nel quale si spera non cadano le indagini.

Crispano, “Parco del Pino”, un condominio e una decina di balconi che si affacciano sul cortile del delitto. Carmine, quella notte, era lì. Calpestava i mattoni di quel cortile accanto all’amico che l’aveva invitato ad attraversare assieme la soglia della mezzanotte. Coi due amici, c’erano i loro figli, bambini sfiorati dalla pioggia di proiettili. Sì, perché quella notte è andata in scena una guerra. La Scientifica troverà una dozzina di bossoli, la metà dei quali di un calibro diverso. Uno solo ha trafitto Carmine da parte a parte. Un altro ancora ha beccato il giovane che, da un’altra balcolata, filmava quella battaglia campale. Ci sono le immagini della handycam della vittima ferita. C’è una ricostruzione balistica piuttosto meticolosa. Ingredienti per disegnare una traiettoria, per identificare chi ha sparato. Ma a un mese da allora il timore che tutto finisca nel fusto della dimenticanza resta alto. Da far sentire soli i tre figli e la moglie di Carmine. Soli, come quell’uomo dalle notti per metà insonni per raggiungere l’azienda di carni che gli dava stipendio e dignità. Ucciso per festeggiare. E far rumore…

Fonte:  napolitoday.it
Articolo del 24 dicembre 2013
Ucciso a capodanno da una pallottola vagante: risolto caso del 2010
La scientifica ha stabilito che il colpo che uccise, a Crispano, Carmine Cannillo durante i festeggiamenti, fu sparato da un appartamento distante 400 metri

Dopo tre anni di indagini arriva una svolta nel caso di Carmine Cannillo, il 39enne ucciso da una pallottola vagante a Crispano, la notte del 31 dicembre 2010, mentre festeggiava il nuovo anno a casa di amici.

Secondo le ricostruzioni balistiche della scientifica, Cannillo fu colpito al torace da un proiettile sparato da 400 metri di distanza, dall’appartamento di un pensionato al quarto piano. Gli inquirenti accusano due uomini, padre e figlio, secondo l’accusa colpevoli di aver ferito anche un altro uomo: le due armi utilizzate, una Magnum 357 a canna lunga ed una Beretta 9×21, entrambe regolarmente registrate, sono state ritrovate nel corso di una perquisizione nell’appartamento del pensionato.

Per risalire al punto di partenza dei due colpi gli agenti della scientifica hanno utilizzato tutti i mezzi a loro disposizione: foto aeree, parametri metrici, laser, esami autoptici, indagini balistiche, giorni di sopralluoghi e di ricostruzioni della scena.
La soluzione del caso da un lato ripropone il tema del rischio legato all’uso di armi da fuoco nei festeggiamenti di capodanno, dall’altro riporta serenità a Crispano, dove da tempo si era creato un clima di sospetto contro chi – compresi alcuni membri delle forze dell’ordine – possedeva armi.

Il processo a carico dei due accusati inizierà a marzo 2014, ed è dall’esito tutt’altro che scontato. Nell’appartamento da cui partì il colpo, quel capodanno, c’erano molti ospiti: bisognerà stabilire se furono effettivamente padre e figlio a premere il grilletto.

 

 

Fonte: ilmattino.it
Articolo del 14 dicembre 2016
Carmine fu ucciso a San Silvestro da un proiettile: 5 anni al «cecchino»
di Marco Di Caterino

Frattaminore. Nella notte di San Silvestro ci sono balordi con le pistole, che a volte si trasformano in assassini e troppo spesso restano impuniti. Cosa che non è accaduta per Antonio Galdieri, 50 anni, e suo figlio Giuseppe, 26 anni, di Caivano, condannati il primo a cinque anni e quattro mesi, il secondo a nove mesi: nella notte tra il 31 dicembre 2010 e il primo gennaio 2011 Carmine Cannillo, operaio di Frattaminore, padre di tre figli, fu colpito da un proiettile vagante mentre giocava con le «stelline» con il bambino più piccolo, che all’epoca aveva tre anni.

La tragedia nel cortile del Parco Aurora a Crispano, dove la vittima era ospite di un amico per il cenone. Dopo sei anni, scanditi dall’immane tragedia che ha colpito la famiglia Cannillo, dalle indagini difficili, e qualche volta lasciate a prendere polvere sullo scaffale degli inquirenti, dalla tenacia degli avvocati di parte civile, Marzia Castaldi, giudice monocratico della VI sezione penale del Tribunale di Napoli, dopo una lunga camera di consiglio ha condannato in primo grado Antonio Galdieri per omicidio colposo e il figlio Giuseppe per lesioni colpose, per aver ferito in modo grave un ragazzo che si trovava su un balcone.

Il magistrato ha disposto per i condannati un’immediata provvisionale di circa 70 mila euro, per la vedova e i suoi due figli ancora minorenni. Mentre un’altra somma è stata destinata alla figlia maggiorenne della vittima. Da quantificare poi in sede civile, i danni per la mamma e i fratelli della vittima, tutti costituti parte civile.

«Siamo soddisfatti, ma fino ad un certo punto», ha commentato a caldo l’avvocato Francesco Capasso, a capo di un agguerrito collegio di parte civile composto dagli avvocati Crescenzo Saviano e Sabrina Capasso, che per tutti questi anni, hanno spinto sia il pubblico ministero che la sezione balistica della questura di Napoli affinché le indagini non si affossassero e la morte di questo padre di famiglia non cadesse nell’oblio dei casi irrisolti. «La nostra insoddisfazione continua il legale nasce dalla lunghezza delle indagini che ha avvicinato di molto il pericolo della prescrizione del reato, e dalla assurda legislazione che in casi come questi prevede il solo omicidio colposo, con una pena massina di cinque anni e quattro mesi. Ma si può ancora parlare di dolo colposo, se uno la notte di San Silvestro invece di stappare qualche bottiglia di spumante, insieme al figlio sale nel punto più alto del palazzo è inizia a sparare a più non posso? Come se i proiettili, una volta esplosi mirando in alto, non cadessero più verso il basso senza uccidere. E invece, come abbiamo dimostrato in dibattimento insieme ai due colleghi, Carmine Cannillo è stato ucciso da un proiettile di caduta. Che gli ha spaccato il cuore a metà, uccidendolo sul colpo».

Le indagini furono soprattutto di natura tecnica. Le perizie della sezione balistica della polizia, solo dopo tre anni dalla morte dell’operaio, individuarono con una serie di triangolazioni con apparecchiature laser, il punto esatto da dove era stato esploso il colpo mortale. Un condominio di via Atellana a Caivano, distante circa 400 metri dal cortile del Parco Aurora, dove abitano i due condannati. Nella loro abitazione gli agenti sequestrarono armi legalmente detenute, e tra queste la Smith & Wesson calibro 38, dalla quale fu esploso il colpo mortale una Beretta calibro 9, utilizzata dal figlio di Antonio Galdieri per ferire il ragazzo. E per dare l’idea dell’inferno di proiettili di quella notte, nelle ore successive alla tragedia, gli agenti sequestrarono in tutta l’area cento bossoli.

 

 

 

 

 

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