31 luglio 2015 Forcella (NA). Ucciso Luigi Galletta (21 anni) per aver detto “no” alla camorra.

Luigi Galletta aveva 21 anni e si guadagnava da vivere facendo l’operaio in un’officina a via Carbonara, nel quartiere napoletano di Forcella. Niente precedenti penali. Viene freddato con tre colpi di pistola sparati a bruciapelo. Il ragazzo, ferito in maniera grave, fu trasportato all’ospedale Loreto Mare dove morì poche ore dopo nonostante un disperato intervento chirurgico. Omicidio firmato dalla paranza dei bambini. Era stato avvertito quella stessa mattina del 31 luglio 2015. Gli affiliati della paranza erano entrati nell’officina e quando lui si era rifiutato di dire dove si trovava il suo familiare legato al rivale clan Buonerba, era stato picchiato e ferito. Qualche ora dopo il delitto.
Fonte:  vivi.libera.it

 

 

Fonte:  napoli.repubblica.it
Articolo del 2 agosto 2015
Ammazzato a 21 anni perché aveva detto no alla camorra
di Irene De Arcangelis
Il retroscena dell’omicidio di Luigi Galletta, il meccanico per bene, vittima della faida di Forcella

Avvertito la mattina, ucciso il pomeriggio. Ammazzato perché aveva detto no alla camorra che voleva servirsi del suo mestiere di meccanico per truccare i motorini. Tre colpi con il calcio della pistola in testa, le medicazioni e nessuna denuncia, qualche ora dopo la morte con tre pallottole al petto che gli hanno devastato i polmoni.

A ventun anni, incensurato con un lavoro nel cuore di Forcella. Nessun botta e risposta con l’omicidio avvenuto il giorno prima in piazza Mancini. Sarebbe questo il retroscena dell’omicidio del povero Luigi Galletta, ragazzo pulito il cui nome ora rientra nell’elenco delle vittime di una faida dai contorni estremamente elastici, dove alleanze e moventi cambiano di ora in ora.

Ma a due giorni dal delitto si comincia a ragionare in riferimento all’altra vittima della guerra, quel Salvatore D’Alpino ammazzato in piazza Mancini da un killer solitario.

“Nun fa ‘o scemo”, avrebbero detto a Galletta due loschi personaggi arrivati all’officina meccanica di via Carbonara venerdì mattina. Qualcuno ha sentito quella frase ma non la conversazione precedente. La squadra mobile – che attende di avere i referti del giovane precedenti la sua morte – ipotizza un contatto da parte dei Giuliano-Sibillo per ottenere da Galletta interventi sul parco moto del clan, modifiche fuorilegge. Ma perché proprio Galletta? La sua colpa – sembra – era essere conoscente di alcuni suoi coetanei a loro volta vicini ai rivali Mazzarella. Contatti superficiali, di quartiere. Il cartello dei Giuliano avrebbe tentato di manifestare il suo predominio anche attraverso un meccanico ignaro di tutto. Ma Galletta avrebbe coraggiosamente rifiutato ogni collaborazione, subendo l’aggressione. Nel corso della giornata si sarebbe poi lamentato con qualcuno e in questo modo avrebbe prvocato la sua condanna a morte eseguita nel pomeriggio.

La possibile vittima innocente in una faida sempre più complessa, che ora ipotizza la discesa in campo anche di un altro potente clan, quello dei Rinaldi di San Giovanni a Teduccio, da sempre acerrimi rivali dei Mazzarella e alleati dei Giuliano-Sibillo fino alla retata della “paranza dei bimbi”. Perché con il vuoto di potere lasciato dal blitz, i Rinaldi starebbero
cercando di appropriarsi del controllo delle estorsioni alla Maddalena per non lasciarle al controllo dei nemici Mazzarella. Racket che sarebbe stato controllato fino a tempi recenti da Salvatore D’Alpino, non però l’uomo ammazzato giovedì scorso bensì suo cugino omonimo legato ai Giuliano. Di qui il dubbio: il killer dei Rinaldi potrebbe aver sbagliato persona e aver ammazzato – confuso dalla somiglianza – il D’Alpino sbagliato.

 

 

 

Fonte:  antimafiaduemila.com
Articolo del 21 novembre 2017
Arrestato a Napoli il killer di Luigi Galletta
di Francesco Ferrigno
Il giovane meccanico di Forcella fu ucciso dalla paranza dei bambini

L’omicidio di Luigi Galletta, un meccanico di 21 anni del rione Forcella di Napoli, creò scalpore ed indignazione a luglio del 2015. Estraneo alle logiche criminali, Galletta fu freddato nella sua officina dopo essere stato pestato. Ne scaturirono marce anticamorra e si diffuse la voce che il giovane fu ammazzato perché non aveva voluto “collaborare” con una delle due fazioni in lotta, magari mettendo a disposizione l’officina o le sue abilità da meccanico. Oppure che secondo uno dei clan conosceva volti ed abitudini dei personaggi rivali, con cui non aveva niente a che fare. Era il tempo dell’accesa lotta tra il clan Buonerba e i Sibillo, la cosiddetta paranza dei bambini. Era il tempo di una resa dei conti sanguinaria alla ricerca di chi avesse ucciso il boss Emanuele Sibillo ad inizio luglio.

Dopo poco più di due anni gli inquirenti hanno fatto chiarezza attorno all’omicidio. Per l’agguato è stato arrestato oggi N. A., che era minorenne quando premette il grilletto contro Galletta. Il ragazzo, che avrebbe fatto parte del clan Sibillo, è stato ammanettato dagli agenti della squadra mobile di Napoli. A suo carico c’è un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip su richiesta della Procura del Tribunale per i Minorenni di Napoli. Le accuse sono di omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco, lesioni personali e minacce, e tutti i reati sarebbero stati commessi per agevolare la cosca e rafforzarne l’egemonia sul territorio.

Come già accennato, il contesto è quello della guerra di camorra tra il clan Buonerba ed il sodalizio facente capo alle famiglie Sibillo, Giuliano, Brunetti e Amirante scoppiata per il predominio sul narcotraffico e sul giro di estorsioni nei quartieri napoletani di Forcella, Maddalena e Tribunali. Le indagini hanno consentito di ricostruire il contesto criminale, il movente del pestaggio e del successivo omicidio di Luigi, risultato estraneo alle faide di camorra e ad ambienti criminali, avvenuti rispettivamente in data 28 e 31 luglio 2015, in via Carbonara, all’interno di un locale adibito a officina meccanica, dove la vittima lavorava.

Secondo la squadra mobile l’aggressione sarebbe maturata a seguito dell’uccisione di un affiliato ai Sibillo, Salvatore D’Alpino, avvenuta il giorno prima del pestaggio. All’inizio del mese di luglio, inoltre, era stato ammazzato Emanuele Sibillo, divenuto un’icona criminale tra i seguaci del cuore di Napoli. Un’uccisione che rese furiosi i Sibillo, anche perché il boss fu ucciso mentre era di spalle.

È in questo contesto che si arrivò alla reazione feroce contro Galletta, lavoratore e incensurato, che sarebbe stato “colpevole” di conoscere superficialmente e di essere parente di alcuni coetanei vicini alla fazione rivale. Il 21enne, insomma, avrebbe rifiutato qualsiasi collaborazione con i Sibillo, non voleva avere nulla a che fare con la camorra che in quel momento ragionava: o con noi o contro di noi. Da lì avvenne prima il pestaggio con il calcio della pistola, poi l’uccisione con tre colpi al petto che non gli lasciarono scampo. “Il tutto avvenuto – come ha fatto sapere la squadra mobile di Napoli – secondo le logiche bieche della guerra tra le organizzazioni criminali presenti sul territorio napoletano”. Una dimostrazione che a Forcella comandavano i Sibillo, anche a costo di togliere la vita ad un innocente.

 

 

Fonte: stylo24.it
Articolo del 28 ottobre 2018
Uccise l’innocente Luigi Galletta, 18 anni al killer della paranza dei bambini
Antonio Napoletano, detto ‘Nannone’, è stato condannato per l’omicidio del giovane meccanico, la cui unica colpa era essere cugino di un affiliato al clan Buonerba, a quei tempi in guerra con i Sibillo

Quando, il 31 luglio 2015, uccise Luigi Galletta di anni ne aveva solo 17, eppure non si fece scrupoli nel premere quel grilletto per freddare una vittima innocente. Antonio Napoletano oggi 20enne, nell’ambiente camorristico conosciuto come ‘Nannone’, è stato condannato venerdì a 18 anni di reclusione per l’omicidio del giovane, allora 21enne, meccanico all’interno della sua officina in via Carbonara. “Colpevole” secondo il killer della ‘paranza dei bambini’ di non voler rivelare il nascondiglio del cugino, Luigi Criscuolo, che faceva parte del clan Buonerba.

In una guerra con i Sibillo per il controllo su Forcella, che proprio all’inizio del mese (il 2 luglio) aveva visto cadere il giovanissimo 19enne boss Emanuele Sibillo. Luigi morì così, alla ricerca di una informazione che lui non conosceva. Legato a quel cugino solo da un grado di parentela, ma di certo non da scelte di vita. “Tra 18 anni lui sarà fuori, mentre mio figlio non tornerà più a casa”, ha commentato agli organi di stampa Vincenzo Galletta, padre di Luigi. Che si è visto portare via un figlio che non aveva fatto altro, se non andare a lavorare anche quel giorno, come tutti gli altri. Onestamente.

A confermare un omicidio per il quale Napoletano si è sempre professato innocente e per cui l’avvocato dello stesso ha già annunciato il ricorso in appello, le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra i quali Maurizio Overa, ex affiliato al clan Mariano. Che ha sostenuto di aver saputo come ad uccidere Galletta sia stato proprio ‘Nannone’.

 

 

Fonte:  napolitoday.it
Articolo del 9 marzo 2019
Scacco ai Sibillo, in manette il presunto secondo killer del meccanico Luigi Galletta
Si tratterebbe di Ciro Contini “il ribelle”, nipote del boss dell’Arenaccia. Fa parte delle 11 persone finite in manette a vario titolo con le accuse di associazione mafiosa, omicidio, porto abusivo d’armi e ricettazione

Tra le 11 persone finite in manette perché ritenute afferenti al clan Sibillo, c’è anche il presunto secondo killer di Luigi Galletta, il meccanico di via Carbonara – vittima innocente di camorra – ucciso il 31 luglio 2015.

Si tratta di Ciro Contini, soprannominato “il ribelle”, nipote del boss dell’Arenaccia Eduardo Contini detto “‘o romano”. Contini è fortemente indiziato perché tatuato e mancino. Dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, infatti, si vede un uomo tatuato e mancino – appunto Contini secondo gli inquirenti – impugnare la pistola e fare fuoco contro il meccanico.
“Galletta vittima innocente dei clan”

Galletta fu un obiettivo scelto per colpire trasversalmente un parente, questi affiliato al clan Buonerba di Forcella durante la “guerra” tra questi ultimi ed e i Sibillo per il controllo dei Decumani. Il meccanico 21enne – del tutto estraneo alle logiche criminali – era stato brutalmente picchiato tempo prima dell’esecuzione, perché rivelasse il nascondiglio del sicario della fazione avversa Luigi Criscuolo.

I due assassini, che giunsero in scooter e fecero fuoco, sono secondo gli inquirenti Antonio Napolitano detto “cannone” (arrestato e condannato dal Tribunale dei minori di Napoli a 18 anni di carcere), e appunto Ciro Contini.