4 Marzo 1976 Mezzojuso (PA). Ucciso Giuseppe Muscarella, 50 anni, padre di quattro figli, dirigente dell’Alleanza coltivatori.

Foto da L’Unità

Giuseppe Muscarella, 50 anni, sindacalista, contadino, sposato e padre di quattro bambini, è stato ucciso a Mezzojuso (PA), con due fucilate alle spalle, il 4 marzo del 1976. Gli assassini, dopo averlo freddato, gli hanno impiccato la cavalla sulla quale stava rientrando a casa.
Due anni prima aveva rotto con la Coldiretti e con una ottantina di contadini poveri e piccoli allevatori aveva fondato l’Alleanza coltivatori e, con 26 di loro, fondato una cooperativa. Aveva promosso una campagna per l’acquisto collettivo di fertilizzanti rompendo il monopolio delle cosche, fertilizzanti acquistati direttamente al prezzo di 10.800 lire al quintale contro le 18 mila lire imposto con le “intermediazioni parassitarie”.
Per i mafiosi dell’agraria il suo era stato un tradimento; lui un contadino non povero, aveva in affitto un bel pezzo di terra ed allevava pollame e maiali, la moglie gestiva un piccolo negozio di alimentari, si era messo alla testa della rivolta contadina, fondando addirittura una cooperativa. Prima del delitto c’erano stati atti intimidatori sia contro di lui che contro numerosi contadini della zona.

 

 

Fonte: C.tro siciliano di cocumentazione G. Impastato

Due anni prima aveva rotto con la Coldiretti e molti contadini poveri e piccoli allevatori avevano aderito all’Alleanza coltivatori. Aveva promosso una campagna per l’acquisto collettivo di fertilizzanti rompendo il monopolio delle cosche e aveva proposto la costituzione di una cooperativa. Anche grazie allo sviluppo del movimento dei contadini-allevatori le sinistre avevano conquistato il Comune. Prima del delitto c’erano stati atti intimidatori contro numerosi contadini della zona.

 

 

 

Articolo del 5.03.1976 da LA STAMPA.it 
Sindacalista del pci è ucciso in Sicilia mentre di notte torna a casa a cavallo
Il delitto nelle campagne di Mezzoiuso, presso Palermo. 50 anni, era padre di quattro bimbi – Apparteneva all’Alleanza Contadina – Gli assassini, dopo averlo freddato, hanno impiccato la sua cavalla – Il crimine definito di “stampo mafioso”

Palermo, 4 marzo. Vendetta mafiosa nelle campagne di Mezzojuso, paesino a 30 chilometri da Palermo: il sindacalista Giuseppe Muscarella, 50 anni, sposato e padre di quattro bambini, è stato ucciso con due fucilate alle spalle. Gli assassini, dopo averlo freddato, gli hanno impiccato la cavalla sulla quale stava rientrando a casa. Il delitto risale a ieri sera ma soltanto stamane alcuni contadini di contrada «Curila» hanno scoperto il cadavere occultato fra i cespugli, vicino ad un piccolo rustico appartenente alla vittima. Muscarella presiedeva la locale sezione della “Alleanza coltivatori siciliani”, l’organizzazione contadina del pci che stasera ha fatto sentire la propria voce con una durissima presa di posizione in cui si parla di « omicidio mafioso ». Finora la tragica notizia è stata tenuta nascosta ai quattro bambini (che hanno dai 3 ai 12 anni) ed uno dei quali, Salvatore, di 8 anni, è gravemente ammalato di cuore: il padre stava facendo economie su economie per raccogliere i soldi necessari per farlo operare dal professor De Backey ad Houston, negli Stati Uniti. Questo delitto segue di appena otto mesi l’uccisione — anch’essa di stampo mafioso — di Calogero Monreale, 34 anni, segretario dell’ “Alleanza coltivatori siciliani” di Roccamena, non molto distante da Mezzojuso. Monreale fu assassinato a pistolettate e gli autori del crimine non sono stati ancora scoperti. Monreale e Muscarella sono stati vittime di vendette locali, di « fatti personali », oppure sono caduti come altri sindacalisti in Sicilia (Salvatore Carnevale e Carmine Battaglia) uccisi per ordine dell’alta mafia che 15-20 anni fa non voleva insidiati i feudi dalle rivendicazioni dei braccianti? Però a Mezzojuso, piccolo centro di origine albanese, non vi sono feudi né s’è assistito finora a scontri sindacali di particolare entità. Giuseppe Muscarella alleva maiali e galline e, incensurato, passava per un uomo tutto casa, lavoro e sezione dell’ “alleanza” dov’era sempre presente alle assemblee. La moglie Giuseppina Gattuso, 41 anni, gestisce un negozietto di generi alimentari. La donna è stata lungamente interrogata ma non ha saputo indicare uno spiraglio sicché le indagini sono praticamente ferme. Gli investigatori tengono conto però di alcuni precedenti senza dubbio significativi: infatti sei anni fa Giuseppe Muscarella subì un primo «avvertimento» mafioso quando, una notte, gli sterminarono un piccolo gregge di pecore (gliene scannarono sei e «sgarrettarono» una dozzina); più tardi gli ammazzarono alcuni maiali. a. r.

 

 

 

Articolo da L’Unità del 5 Marzo 1976
AVEVA ORGANIZZATO I CONTADINI CONTRO I SOPRUSI DELLA MAFIA
di Vincenzo Vasile
Fulminato a colpi di lupara alla vecchia maniera mafiosa – Strozzata in segno di sfregio anche la sua giumenta.
Giuseppe a aveva fondato la locale sezione dell’Alleanza – Impressione e sdegno fra la popolazione.

Mezzojuso (Palermo), 4 – L’hanno ucciso alla vecchia maniera, tra gli alberi di pesco in fiore, lungo un viottolo di campagna, con due colpi secchi di fucile caricato a «lupara», mentre tornava in paese da un piccolo fondo gestito in affitto. Accanto al suo corpo privo di vita, supino in un lago di sangue, questa mattina alcuni contadini hanno trovato anche la carcassa della sua giumenta gravida, strozzata con un nodo scorsoio in segno di sfregio.
La vittima di questo ennesimo delitto siciliano, compiuto secondo i feroci canoni della «vecchia mafia» rurale, Giuseppe Muscarella, 50 anni, moglie e quattro figli, era un militante democratico, vice-presidente dell’Alleanza coltivatori siciliani di Mezzojuso, un villaggio di tremila anime a trenta chilometri da Palermo, aggrappato alle pendici di una delle montagne che delimitano il triangolo del «Corleonese», la zona dove negli anni cinquanta spadroneggiava Luciano Liggio e dove ancor oggi i vecchi e sedimentati equilibri mafiosi e parassitari tentano di imporre arcaici assetti ad un mondo contadino nuovamente in fermento.
Questo scenario socio-politico e la personalità della vittima collegano questo tremendo fatto di sangue ad un altro barbaro assassinio, avvenuto otto mesi fa, a cinquanta chilometri da queste campagne, a Roccamena, dove cadde il 17 giugno dell’anno scorso, colpito da una «sentenza» mafiosa (di ancora oscura, benché intuibile, matrice) un altro dirigente dell’Alleanza, il socialista Lillo Monreale. Anche a Mezzojuso, come a Roccamena, il comune è stato conquistato, sull’onda del voto del 15 giugno, dalle sinistre. Decisiva, per rompere gli antichi assetti municipali, la maturazione di un vasto settore di contadini-allevatori, non più disposti a chinare la testa di cui Muscarella, come Monreale a Roccamena, era uno dei più validi dirigenti.
L’agguato è avvenuto ieri sera, tra le 17.30 e le 18, secondo il medico legale, mentre Muscarella stava tornando in paese da un piccolo allevamento di maiali a gestione familiare, a tredici chilometri da Mezzojuso. I killer gli hanno sparato alle spalle.
Questa mattina sono stati i suoi familiari ad organizzare le ricerche. Dal gruppo di contadini che ha battuto febbrilmente le campagne per tutta la notte e questa mattina, faceva parte anche la moglie, Tina. 38 anni. Trovato il cadavere, gli altri le hanno risparmiato l’atroce spettacolo con una pietosa bugia: «Non l’abbiamo trovato, sarà andato a rincorrere la giumenta che è scappata, non preoccuparti, tornerà».
E’ certo (e questo è l’unico risultato delle indagini, mentre gli inquirenti affermano di non «escludere nessuna pista») che, alle 16,30, Muscarella era ancora vivo. Un pastore ha dichiarato di averlo udito, intento a lavorare in un pollaio, a quell’ora. Compiuta l’esecuzione gli assassini, sono fuggiti tra gli arbusti, che qui crescono alti ed intricati; questa mattina i carabinieri hanno trovato una traccia poco lontana: due cartucce di fucile abbandonate per terra.
Nella piccola piazza di Mezzojuso i contadini che, questo pomeriggio, si sono recati in massa in visita presso la moglie e i quattro figli ancora piccoli — Rosalia, di 3 anni. Luigino, di 5 anni, Salvatore di 8 e Francesco di 12 anni — rievocano la figura dell’ucciso in grandi capannelli di folla. In questo paese, dove la lotta politica e sindacale si è condotta sempre muro contro muro, faccia a faccia con gruppi agguerriti di «vecchia mafia», Giuseppe Muscarella tutti lo ricordano per il suo «coraggio». Coraggio nel rompere con la Coldiretti due anni fa, «portandosi dietro — dicono — nella nuova sezione dell’Alleanza, qualcosa come 80 tra contadini poveri e piccoli allevatori», coraggio nel battersi sempre a testa alta, contro ben individuati gruppi parassitari. Giuseppe Campone. un pastore, ricorda un episodio recentissimo: era stato proprio Muscarella a promuovere con l’Alleanza una campagna per l’acquisto collettivo di fertilizzanti e concimi chimici, che alcuni clan locali, invece, ammassavano, imponendo ai contadini i loro prezzi da rapina. Fu una battaglia vincente.
In quest’occasione, Muscarella aveva coagulato attorno a se un gruppo omogeneo e combattivo di coltivatori. Essi avevano anticipato di tasca propria il denaro per acquistare i concimi presso il consorzio cooperativo dell’AICA, estinguendo  così una significativa fonte di proventi, accumulati al limite dell’illecito, ai grossisti locali.
Ancora, qualche mese fa, con l’intento di far fallire una manifestazione proclamata dall’Alleanza per lo sviluppo dell’allevamento, si erano registrati episodi di vera e propria intimidazione mafiosa contro numerosi contadini della zona. Lui, Muscarella, era stato in prima fila, nella difficilissima attività di preparazione del concertamento.
Alla fine, in un paese come Mezzojuso, dove financo organizzare un semplice comizio durante la campagna elettorale per le organizzazioni di sinistra era fino a qualche anno addietro un’opera difficilissima, gli armenti condotti dai pastori e dagli allevatori avevano letteralmente invaso la piazza centrale.
In questo scenario pieno di fermenti, contraddizioni e conflitti, ed in questi precedenti è la chiave per far luce sul delitto? Dal riserbo degli inquirenti, per adesso, non trapela molto.
La folta delegazione di dirigenti dell’Alleanza, che si è stretta questa sera attorno alla famiglia della Vittima, ha sottolineato come il ripetersi, ad appena otto mesi di distanza, dell’uccisione di un dirigente del movimento contadino democratico, ponga «seri e gravi interrogativi» sul persistere dei vecchi ed arcaici equilibri sociopolitici nelle campagne siciliane, con i metodi della violenza e della mafia. L’alleanza – rileva in un comunicato la presidenza dell’organizzazione – è una realtà che con la sua politica di emancipazione ha finito per «rompere i vecchi equilibri mafiosi di oppressione e di sfruttamento che regnano da tempo in queste zone» E’ Muscarella, con il coraggio e l’abnegazione che lo contraddistingueva, «è sempre stato un elemento di punta di questa azione liberatrice.
Per questo motivo l’irganizzazione ha rivolto un appello alle autorità governative e di polizia ad «andare sino in fondo nelle indagini. Perché vengano individuati e arrestati gli esecutori e gli eventuali mandanti del barbaro assassinio, e perché vengano garantite in ogni angolo della Sicilia la libertà di esprimere le proprie idee e di operare liberamente per la loro realizzazione».

 

 

 

Articolo da L’Unità del 7 Marzo 1976
Storia d’un contadino ucciso dalla mafia
di Wladimiro Settimelli
Giuseppe Muscarella aveva scelto di battersi contro soprusi e taglieggiamenti.
— Il progetto d’una cooperativa che -spezza un antico ricatto.

Mezzojuso (Palermo), 6. Alle spalle del paese c’è un monte aguzzo come un dente. Si chiama « La Brigna ».  E’ lo stesso nome che gli allevatori e i contadini di Mezzojuso hanno scelto per la loro cooperativa. Giù, la valle è verdissima, punteggiata dai mandorli in fiore. Si vede la strada per Palermo lungo la quale salgono i muli carichi di erba e i ragazzi del paese con i loro motorini. Siamo affacciati alla finestra di casa del segretario dell’Alleanza coltivatori, quello che lavorava tutti i giorni insieme a Giuseppe Muscarella, il dirigente contadino assassinato a lupara da chi vedeva, nella sua attività, un pericolo e una minaccia all’antico metodo della sopraffazione, al taglieggiamento e alla speculazione sulle spalle di chi vive da sempre sulla terra.
Siamo qui per parlare proprio di questa cooperativa, perché è chiaro che il brutale assassinio di Giuseppe è strettamente connesso alla nascita di questo primo nucleo di vera e propria rivolta al parassitismo.
Ieri ci sono stati i funerali del dirigente contadino e oggi tutto è nuovamente silenzioso. Sotto «La Brigna», si sente solo qualche cane abbaiare e si sentono i polli e le capre.
Il sole e le nuvole si alternano e in casa del segretario dell’Alleanza coltivatori è l’ora del pranzo.
Seduta a tavola, la famiglia, prega per qualche istante prima di impugnare il cucchiaio. Giuseppe Muscarella era proprio come loro. Proveniva dalla Coltivatori diretti. Credente e per anni vicino agli ambienti cattolici del paese, aveva quasi sicuramente sempre votato DC. Non era un rivoluzionario, non un compagno dirigente contadino da sempre, come Salvatore Carnevale. A 50 anni aveva capito e aveva lasciato l’organizzazione di Bonomi insieme a un’ottantina di coltivatori e allevatori come lui. Da quel momento, si era buttato a capofitto, con generosità, tenacia e testardaggine, in una frenetica attività politica soprattutto perché voleva che Mezzojuso avesse la sua cooperativa.
«Non c’era niente che non si poteva fare secondo lui», ci dice il segretario dell’Alleanza. «Non avevamo una lira in tasca — aggiunge — ma lui aveva voluto comprare ugualmente il televisore per i vecchi del nostro circolo». Capire e fare una scelta a Mezzojuso può voler dire, ancora oggi come è accaduto a Muscarella, morire lungo un viottolo di campagna con due colpi di lupara nella schiena, cosi come sono morti decine di altri sindacalisti e compagni in Sicilia. Dunque Muscarella e la cooperativa, due cose inscindibili nel paese. Muscarella, contadino da sempre, aito e grosso, era ormai sicuro delle cose che aveva capito e che voleva fare con gli altri amici e con i compagni. Non stava fermo un momento da quando era entrato nell’Alleanza: andava a Palermo alle riunioni, la sera faceva tardi al circolo per occuparsi dei libretti di lavoro, dei braccianti disoccupati, del prezzo dei concimi da contrattare, degli affitti da pagare ai proprietari.
Il resto della sua vita era nei campi, con la moglie Pina e i quattro figli: Rosalia, Luigino, Salvatore e Francesco. Per Francesco c’era un’ombra: il ragazzo era malato di cuore e Giuseppe si era dato un gran daffare, senza riuscirvi, per trovare ì milioni di lire necessari all’operazione.
Quando insieme ad un’ottantina di allevatori e contadini aveva lasciato la Coltivatori diretti, la cosa aveva fatto grande impressione. Spieghiamo perché.
Se un bracciante povero o un disoccupato si avvicinano in qualche modo ai comunisti o partecipano alle loro lotte, è tutto normale. Ma Giuseppe Muscarella non era povero: la moglie gestiva un piccolo negozio di alimentari e lui aveva un bel pezzo di terra in affitto, oltre ad un piccolo allevamento di galline e porci. Il suo, insomma, dai mafiosi dell’agraria era stato considerato un vero e proprio tradimento. Poi non solo se ne era andato, ma aveva subito preteso di farsi intendere. Chi ha la terra in affitto, qui, paga al proprietario una cifra fissata a contrattazione privata, il che significa un vero e proprio strozzinaggio legalizzato dalla paura.
Giuseppe Muscarella, invece, aveva subito chiesto che per l’affitto della sua terra si applicasse la legge del novembre 1971 che prevede canoni ben precisi proprio per mettere un argine alla speculazione e al parassitismo. Per questo era persino andato in causa al tribunale e aveva avuto subito minacce: pecore con le zampe tagliate e alcuni animali uccisi. Lui — dicono in paese — non si era impaurito, andava a testa alta e sbandierava le scelte fatte.
Ed ecco, infine, l’altra grave «provocazione»: la cooperativa. Giuseppe aveva imparato a lavorare con metodo, a condurre le riunioni, a prendere appunti, e subito, dicono gli amici e ì compagni di lotta, ne aveva proposto la costituzione. Mezzojuso è un paese di cinquemila abitanti con molti disoccupati che stanno in piazza tutto il giorno senza far niente, come in tanti altri paesi della Sicilia. Più di mille giovani sono già partiti per la Svizzera, per l’America e per l’Australia in cerca di lavoro. E’ quindi facile immaginare come il Comune, amministrato dalle sinistre fin dal 1973 benché poverissimo, avesse accolto la proposta di una cooperativa per i contadini e gli allevatori. I prodotti del paese, latte, burro, ricotta, formaggio, non essendovi a Mezzojuso un frigorifero, devono, da sempre, essere immediatamente venduti agli speculatori dei mercati generali di Palermo.
Per il bestiame è la stessa cosa: tutto deve essere sempre venduto subito e a qualunque prezzo. La cooperativa era quindi la grande speranza e alcuni mesi fa è nata ufficialmente. All’ultima riunione, i primi ventisei soci, si erano passati di mano in mano i cataloghi con sopra stampate le foto a colori dei diiversi tipi di trattori e attrezzi per la terra. Si trattava di scegliere e fare i primi acquisti. Qualche tempo prima, la cooperativa aveva già dato prova di voler mirare subito al sodo acquistando fertilizzanti a prezzo controllato. Della cosa si era occupato personalmente Giuseppe Muscarella e il concime era arrivato ed era stato venduto a chiunque lo chiedesse, a 10.800 lire al quintale. Il prezzo solito (con le intermediazioni parassitarie) era sempre stato, invece, di 18 mila lire.
Insomma un successo clamoroso per la cooperativa, un successo che per qualcuno rappresentava una sfida pericolosissima. Muscarella, sulla piazza dove ci sono la sede del Comune, delle associazioni locali e dei partiti, aveva anche parlato del progetto che gli stava più a cuore e che voleva proporre in futuro ai soci della «sua cooperativa» la costruzione di un magazzino per l’ammasso del grano, in modo da sfuggire ancora una volta e per sempre alle tangenti, ai noleggi, e ai contributi vari che andavano soltanto ad arricchire gli speculatori.
Sogni? Solo giusto e legittimo desiderio di liberarsi da schiavitù secolari e vergognose? Solo progetti che non sarebbero mai stati realizzati? La mafia delle campagne al servizio degli speculatori e dei padroni, non lo ha creduto. Per chi doveva capire che questa volta si faceva sul serio, l’acquisto e la distribuzione del fertilizzante a prezzo basso, era stato un primo preciso avvertimento della Alleanza coltivatori, di Muscarella e dei suoi compagni. Il secondo, era stato la grande manifestazione di protesta sulla piazza del paese, nel gennaio scorso, quando i contadini e gli allevatori avevano portato a Mezzojuso le mandrie per chiedere l’aiuto e l’intervento della Regione. Così, l’altro giorno, la lupara è tornata ad uccidere come ai vecchi tempi: non in mezzo al cemento della città, ma fra un mandorlo e la stalla, fra i viottoli e la macchia.
Ieri siamo andati al Circolo dell’Alleanza dei coltivatori dove ci sono ancora in giro sui tavoli fogli e carte con la calligrafia di Muscarella, i conti della cooperativa, le foto dei congressi e delle manifestazioni attaccate alle pareti. In un angolo, su un tavolinetto, troneggiava il televisore che il dirigente contadino aveva voluto prendere anche senza soldi e con una sottoscrizione.
Eravamo lì e da fuori arrivava il grido sommesso di Pina Gattuso che seguiva la bara del marito e lo scalpiccio delle centinaia di persone che partecipavano in silenzio ai funerali. Ora in paese, i compagni di lotta di Giuseppe, l’Alleanza dei coltivatori, le cooperative e il nostro partito hanno già dato inizio ad una sottoscrizione per raccogliere tre milioni e mezzo di lire: serviranno a far operare al cuore il figlio del dirigente contadino ucciso dalla mafia.

 

 

Fonte: stampacritica.org
Articolo del 19 marzo 2016
Quarant’anni fa, l’omicidio di Giuseppe Muscarella
di Mario Guido Faloci

Morire per la scelta di combattere i soprusi
Alto, grosso e forte, da sempre contadino e credente, un giorno Giuseppe Muscarella alza la testa e rivendica per sé e per tutti quelli come lui, il diritto a vivere e lavorare, senza dover sottostare al taglieggiamento, al sopruso, al parassitismo della mafia tradizionale.

Abbandonata la Coldiretti, Muscarella s’impegnò a lavorare nella locale sezione della “Alleanza Coltivatori Siciliani”, l’organizzazione dei contadini del P.C.I. portandosi dietro un’ottantina di persone come lui, mettendo in discussione il sistema della mafia feudale: a pochi chilometri da Palermo, con quella del traffico di stupefacenti, degli appalti, delle connivenze politiche, ancora operava la mafia più tradizionale, quella che prosperava sullo sfruttamento dei contadini e dei braccianti.

Eppure Giuseppe, quando scelse di opporsi a quel sistema, non era nemmeno l’ultimo dei vessati, non era tra quelli che più subivano lo sfruttamento, da parte della mafia terriera. Ed il suo piccolo paese, Mezzojuso, amministrato da una giunta di sinistra, non era nemmeno terra di feudi e quindi, non subiva tutte le pressioni ed i soprusi, di altre contrade.

Economicamente, Muscarella non stava neanche troppo male, visto che la moglie gestiva anche un piccolo negozio di alimentari: l’unico suo cruccio era che gli mancavano i soldi per far curare il cuore di uno dei suoi quattro figli.
Avrebbe anche potuto accettare quanto la vita gli aveva dato e venire a patti con qualche boss locale, vendendogli l’anima in cambio di un qualche aiuto per le cure del figlio. Ma Giuseppe scelse un’altra via, fatta di testa alta, di rivendicazioni del giusto: il giusto prezzo dell’affitto delle terre; il giusto prezzo per i prodotti venduti; il giusto salario per tutti i braccianti; il giusto prezzo persino dei fertilizzanti…

Probabilmente, come ogni essere umano, anche lui “voleva di più”, ma non alle spalle del prossimo, quanto in cambio del valore della propria fatica. E, forse, non voleva doversi inchinare a qualcuno, per vedere garantito il diritto alla salute del proprio figlio: senza taglieggiamenti e soprusi, avrebbe potuto anche mettere da parte i soldi per poterlo curare.

Ma Muscarella fece un’altra scelta e organizzò la protesta per i salari dei braccianti e per cannoni equi per gli affitti della terra, fece acquistare collettivamente i fertilizzanti per pagarli ad un prezzo di mercato (e non quasi al doppio); organizzò addirittura una sottoscrizione per l’acquisto di un televisore per la sua sezione, dimodoché i contadini potessero avere anche un po’ di svago.
Per questo suo attivismo, aveva già subito delle intimidazioni: anni prima gli avevano sterminato un piccolo gregge di pecore e poi gli ammazzarono anche dei maiali. Ma lui, continuò il suo impegno, per una giustizia sociale, che lo Stato non riusciva ad assicurare, in quelle contrade.

Così, la sera del 4 marzo 1976, mentre tornava a casa dal lavoro dei campi, due colpi di lupara alla schiena lo uccisero. A sfregio, fu impiccata anche la giumenta che stava cavalcando.
Dopo il funerale, vista l’assenza cronica dello Stato Italiano, il Partito Comunista organizzò una sottoscrizione per far curare suo figlio.

Anche se l’inchiesta non portò a nulla, era chiaro lo stampo di quell’omicidio, così come il movente: la mafia non consentiva a nessuno, nemmeno ad un onesto contadino, di mettere in dubbio il suo potere.
E due colpi di lupara alla schiena, come da manuale della vigliaccheria, furono il modo con cui la mafia rivendicò il suo potere di commettere soprusi.

Però, è bene ricordare che la schiena che colpirono, era ben diritta: era la schiena di un fiero cinquantenne siciliano, che come tanti non sopravvisse alla violenza, ma che resterà nella memoria di tutti quelli che sognano ancora di cambiare il proprio mondo.

 

 

 

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