29 maggio 2017 Mileto (CZ). Francesco Prestia Lamberti, ragazzo di 15 anni, assassinato da un coetaneo, apparentemente per motivi di gelosia.

Foto da: huffingtonpost.it

Francesco Prestia Lamberti è morto il 29 maggio 2017, a Mileto (CZ), a soli 15 anni, ammazzato con due colpi di pistola da un coetaneo, appartenente ad una nota famiglia malavitosa locale. Motivo dell’omicidio, così come indicato nella  sentenza dei giudici del tribunale dei minori, riguardo la condanna a 14 anni di reclusione nei confronti del 15enne, reoconfesso dell’omicidio, sarebbe  da attribuirsi a «gelosia e anzi dal vero e proprio senso del possesso che l’accusato nutriva nei confronti di una ragazza, tanto da non tollerare che altri si sentissero o provassero interesse per lei, nonostante loro due non fossero più fidanzati».

 

 

 

Fonte:  huffingtonpost.it
Articolo del 31 maggio 2017
Ucciso dall’amico 15enne per un “like” di troppo su Facebook
Rivalità d’amore alla base dell’omicidio di Francesco Prestia Lamberti a Vibo Valentia.
Ucciso per un like di troppo. Potrebbe essere questo uno dei motivi per cui è morto Francesco Prestia Lamberti, il 15enne ucciso lunedì sera a Mileto (Vibo Valentia), freddato dal coetaneo Alex Pititto a colpi di pistola.

A raccontare l’antefatto ai carabinieri è stato un giovane di 19 anni legato ai due. Fra Francesco e Alex ci sarebbe stata una ragazza contesa: il 15enne ucciso avrebbe postato alcuni commenti e messo alcuni like alla pagina della ragazza, fatto non gradito da Pititto che avrebbe così deciso di uccidere il rivale. I due frequentavano la stessa compagnia e la stessa scuola, l’Itis di Vibo Valentia.

Il quindicenne all’appuntamento col “rivale” si è presentato con una pistola detenuta legalmente dal nonno e sottratta al congiunto chissà quando. Appuntamento al quale, i due minorenni potrebbero essere giunti a bordo di un’auto guidata da un maggiorenne. Tant’è che ieri sera appunto, un 19enne si è presentato ai carabinieri per fare dichiarazioni spontanee. La sua posizione è attualmente al vaglio degli inquirenti che, secondo quanto si è appreso, per il momento non avrebbero preso provvedimenti nei suoi riguardi.

Teatro della tragedia – “agghiacciante” l’ha definita un investigatore per l’età dei protagonisti – avvenuta nella tarda serata di ieri, un uliveto nelle campagne di Mileto, piccolo comune collinare di 6000 abitanti alle pendici del monte Poro, ad una dozzina di chilometri da Vibo Valentia. Subito dopo avere sparato, il quindicenne si è recato dai carabinieri di Mileto, costituendosi, e dando indicazioni ai militari su dove trovare il corpo dell’amico. Perché i due erano amici, talvolta uscivano insieme, in gruppo, per le strade del paese. E sui loro profili Facebook ci sono alcuni scambi di messaggi accompagnati dalle immancabili faccine. Nelle foto sul social Francesco appare come un giovane sorridente, allegro. Occhi chiari e capelli tirati all’indietro appare più grande della sua età. Un ragazzo gioviale e tranquillo lo descrivono tutti. Il classico bravo ragazzo, anche a scuola. Il quindicenne, invece, nelle foto su Facebook sembra ancora più piccolo dell’età che ha.

E sulle spalle porta un cognome pesante. Suo padre è considerato dagli investigatori un elemento di spicco di una cosca di ‘ndrangheta del vibonese, ed è stato arrestato, insieme ad altri suoi figli, nel gennaio scorso nell’ambito di un’inchiesta condotta dal Nucleo di polizia tributaria-Gico della Guardia di finanza di Catanzaro e coordinata dalla Dda del capoluogo calabrese. Un’inchiesta, denominata Stammer, che ha permesso di sgominare un traffico internazionale di droga gestito dalle principali cosche del vibonese, e di sequestrare, direttamente in Colombia, otto tonnellate di cocaina pronte ad invadere il mercato italiano che avrebbe fruttato all’organizzazione criminale un miliardo e 600 milioni di euro.

 

 

 

Foto da: quotidianodelsud.it

Fonte: quotidianodelsud.it Articolo del 3 giugno 2017
Omicidio a Mileto, l’appello della sorella della vittima
«Mettete una mano sulla coscienza, dite quel che sapete»
di Francesco Ridolfi

 

MILETO – «Non bastano le foto con le dediche…. per Francesco, serve giustizia, serve conoscere la verità; è tutto così impensabile… quindi, a voi “AMICI”, so e sapete che non sarete mai ai livelli di mio fratello, perché lui ha perso la vita proprio per questo, lui amava i suoi amici, il suo stato di whatsapp era “meglio crepare che tradire” … FRANCESCO PRESTIA LAMBERTI non avrebbe mai tradito nessuno di voi, e voi lo sapete! Quindi chiedo ad ognuno di voi di mettere una mano sulla coscienza e di DIRE TUTTO QUELLO CHE SAPETE».

Con questo post, a tratti duro, sul proprio profilo Facebook Marina Prestia Lamberti, sorella di Francesco Prestia Lamberti ucciso alcuni giorni fa dal suo amico Alex Pititto che avrebbe confessato il delitto (LEGGI LA NOTIZIA), si appella a tutti gli amici del fratello affinché chi sa qualcosa di quanto accaduto parli e aiuti gli inquirenti a ricostruire la genesi e l’esecuzione di un omicidio che ha tramortito l’intera comunità (LEGGI IL RACCONTO DELLO SVOLGIMENTO DEL FUNERALE).

Un appello che lascia supporre che forse le cose possono essere più complesse di quanto da alcuni ricostruito. L’appello della giovane sorella della vittima, infatti, sembrerebbe lasciare intendere come per la famiglia ancora ci sia molto da scoprire riguardo le motivazioni che avrebbero spinto Pititto all’estremo gesto.

Frattanto proseguono le indagini. Acquisiti gli esiti dell’autopsia (LEGGI L’ARTICOLO SULL’ESITO DELL’AUTOPSIA), infatti, prosegue l’attività investigativa svolta dai militari dell’Arma dei carabinieri che in queste ultime ore stanno proseguendo ad ascoltare altre persone che in qualche modo potrebbero essere informate sui fatti direttamente o indirettamente collegati all’omicidio.

LEGGI LA NOTIZIA SUL COINVOLGIMENTO DI UN TERZO SOGGETTO

In particolare, si cerca di verificare il possibile luogo dell’omicidio alla luce del fatto che una delle ipotesi investigative vede il compimento dell’omicidio altrove rispetto al luogo del ritrovamento del corpo in località “Vindacitu”. In questo senso sarebbero state fatte verifiche in varie zone di Mileto in cerca dei bossoli e alcuni sarebbero stati ritrovati, ma il condizionale allo stato è d’obbligo, in una zona centrale della città alle spalle della villa comunale nei pressi di un antico palazzo diroccato.

La ricostruzione dell’omicidio, quindi, fatta inizialmente dal presunto omicida reo confesso (LEGGI LA CONFERMA DELLE ACCUSE E L’ARRESTO DI PITITTO) sembra convincere sempre meno gli inquirenti.

 

 

 

Fonte:  quotidianodelsud.it
Articolo del 15 settembre 2018
Omicidio Francesco Prestia Lamberti a Mileto
di Francesco Ridolfi
Nella sentenza la ricostruzione completa dei fatti

MILETO – A distanza di poco più di tre mesi è stata depositata la sentenza completa delle motivazioni riguardo la condanna a 14 anni di reclusione (LEGGI LA NOTIZIA DELLA CONDANNA ) nei confronti del 15enne Alex Pititto dichiarato colpevole dell’omicidio del coetaneo Francesco Prestia Lamberti avvenuto a Mileto il 29 maggio 2017.

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Nella sentenza dei giudici del tribunale dei minori si riconosce la colpevolezza di Pititto in relazione ai vari reati contestati (oltre all’omicidio ci sono anche i reati legati al possesso e porto d’armi) che secondo i giudici sono «consumati in esecuzione di una medesima preordinazione criminosa», il cui movente sarebbe da individuarsi nella «gelosia e anzi dal vero e proprio senso del possesso che Pititto nutriva nei confronti della Tomeo, tanto da non tollerare che altri si sentissero o provassero interesse per lei, nonostante loro due non fossero più fidanzati».

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Inoltre, i giudici hanno riconosciuto diversi elementi di «contraddittorietà e di palese reticenza in ordine ad elementi di non trascurabile rilevanza quali il movente o tutta la fase immediatamente successiva al delitto, tanto da non consentire il rinvenimento dell’arma» nella confessione di Pititto.

LA RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO
Secondo la sentenza ecco cosa accadde il 29 maggio: «Nel pomeriggio del 29.5.2017, Alex Pititto invia un messaggio WhatsApp al Mazzitelli – recita la sentenza – al quale aveva dato incarico nei giorni immediatamente precedenti di verificare se la Tomeo e Francesco Prestia Lamberti si sentissero, scrivendogli che era già passato molto tempo e che doveva dargli la risposta rispetto a quello che gli aveva chiesto di verificare. Mazzitelli risponde che Francesco e Noemi non si scambiavano messaggi, ma Pititto, dopo aver ribadito che non sapeva più a chi credere, se a lui o agli altri e che “avrebbe fatto di testa sua e che se fosse scappato un morto era uno in meno”, non risponderà più all’amico che tenta nuovamente di contattarlo per proporgli un incontro chiarificatore anche con Noemi e Francesco».

«Sempre nel pomeriggio il Pititto ha una telefonata della durata di circa mezzora con la Tomeo, con la quale si era lasciato da tre giorni e verso cui provava, secondo quanto riferito da tutti concordemente, una morbosa gelosia. Pititto, poi, si reca in piazza Badia a Mileto dove incontra Domenico Evolo, il quale era a bordo della propria auto Fiat Punto, chiedendogli, insieme a Collia Alessandro e ad Arena Francesco Pio, di accompagnarlo a casa. Evolo – che il Mazzitelli riferisce essere sostanzialmente l’autista del Pititto, in quanto era in possesso della patente di guida ed aveva in uso la macchina del padre, in cambio della cessione gratuita di qualche “spinello” – riaccompagna a casa Collia e Arena, mentre Pititto, invece di tornare a casa a propria volta, gli chiede di portarlo alla scuola elementare di Mileto e di fermarsi dietro alla villa comunale, chiamando con il proprio telefono cellulare Prestia Lamberti intorno alle ore 20.10».

L’ARRIVO DI PRESTIA LAMBERTI
A questo punto «Francesco Prestia Lamberti – prosegue la sentenza – li raggiunge dopo appena cinque minuti, salendo in macchina e Pititto chiede a Evolo di accompagnarli in località Vindacito perché dovevano vedere una cosa “di una terra”; giunti sul posto intorno alle ore 20.20, i due scendono dall’autovettura, mentre Evolo rimane in attesa in una stradina sterrata, dopo che Alex gli aveva detto di fare inversione con la macchina e di rimanere lì, perché avrebbero impiegato poco tempo. Pititto, una volta da solo con l’amico, esploderà ben presto – dopo circa cinque minuti riferisce l ‘Evolo – al suo indirizzo almeno due colpi di arma da fuoco, senza che vi sia stata alcuna colluttazione».

Una volta esplosi i colpi, secondo la ricostruzione dei giudici, «Pititto corre verso l’auto, che nel frattempo Evolo, impaurito, aveva messo in moto per allontanarsi, entrandovi con la pistola ancora in mano ed urlando al guidatore di andare via. All’Evolo che gli domanda dove sia Prestia Lamberti, l’imputato risponde dicendogli, in dialetto, che lo aveva ammazzato (“u cutulai”) e che Francesco “aveva fatto quello che non doveva fare”. Pititto chiede, quindi, a Evolo di riportarlo a Mileto, facendosi, tuttavia, lasciare nei pressi della vecchia fornace, su via Coltura e minacciando, puntandogli la pistola al fianco sinistro, di non riferire ad alcuno di quanto accaduto, altrimenti lo avrebbe ammazzato. A quel punto, l’imputato percorre a piedi un tratto di via Coltura, dirigendosi proprio verso la vecchia fornace, facendovi ingresso e rimanendovi per circa dieci minuti».

PITITTO SI COSTITUISCE
Trascorso questo breve periodo «l’imputato raggiunge, infine, il centro di Mileto notando, nel percorrere a piedi il Corso Umberto I, Manuli Simone a bordo della propria autovettura e facendogli cenno di fermarsi. Salendo sull’auto, Pititto chiede al Manuli di fare un giro, rimanendo in silenzio e dicendo, poi, che aveva fatto ”una cazzata, una grossa cazzata” e che Prestia non c’era più, perché gli aveva sparato intorno alle ore 20.30 ed era morto. Manuli, a quel punto, lo convincerà a non scappare ed a costituirsi in caserma, accompagnandolo, intorno alle ore 22.15, sul piazzale attiguo all’Istituto Zooprofilattico di Mileto».

 

 

 

Fonte: ilvibonese.it
Articolo del 22 ottobre 2018
Francesco Prestia Lamberti, “Le iene” mostrano per la prima volta le immagini del 16enne morto
Ampio servizio dedicato all’omicidio del giovane di Mileto avvenuto il 29 maggio del 2017 per mano del coetaneo Alex Pititto. Evidenziati i tanti interrogativi che ancora aleggiano sulla vicenda

Si apre con le immagini shock del corpo senza vita di Francesco Prestia Lamberti riverso in terra, in piena campagna, scattate dai carabinieri a pochi minuti dal rinvenimento del suo cadavere in località Vindacitu, a Calabrò di Mileto, il lungo e dettagliato servizio che Le iene – popolare trasmissione di Italia Uno – ha dedicato nella puntata di ieri sera al caso del sedicenne ucciso da un suo coetaneo il 29 maggio dello scorso anno. L’inviato Gaetano Pecoraro ricostruisce i fatti, raccoglie le testimonianze dei familiari e quelle degli amici della vittima. Tratteggia la figura dell’assassino reo confesso, Alex Pititto. Evidenzia le tante incongruenze del suo racconto, partendo da un assunto: il caso è realmente chiuso con l’individuazione del responsabile e la sua condanna a 14 anni di pena? Può, l’allora 15enne Alex Pititto, aver agito da solo nelle fasi precedenti e successive al delitto? Può aver, da solo, occultato l’arma e messo in atto altre accortezze prima di consegnarsi ai carabinieri? Fondamentale nella ricostruzione televisiva diventa l’intervista al testimone chiave della vicenda, Domenico Evolo, chiamato “Paolo” nel racconto de Le Iene, colui che accompagnò in auto i due amici nella località di aperta campagna dove si consumò l’uccisione di Francesco. Lo stesso che racconta lo scambio di battute con Pititto al suo ritorno in macchina da solo dopo aver ucciso Prestia Lamberti; di come lo abbia minacciato intimandogli di non riferire niente a nessuno; di come in quei drammatici momenti non abbia trovato la lucidità per soccorrere l’amico né allertare nessuno – fino all’indomani mattina – rispetto all’accaduto. Di rilievo anche i racconti degli altri coetanei dei protagonisti della vicenda che descrivono un contesto – quello che ruotava attorno alla figura di Pititto – caratterizzato da violenza, frequenti minacce, atteggiamenti spiccatamente mafiosi. Dall’ossessione del 15enne per una ragazza cui era morbosamente legato e che pensava lo tradisse con chiunque. Così, dopo il racconto delle minacce con la pistola che Pititto portava sempre con sé, o delle percosse con spranghe e bastoni, emergono anche gli avvertimenti ricevuti dal parroco di Mileto don Domenico Di Carlo – protagonista di numerosi appelli rivolti a rompere il muro dell’omertà – dal fratello di Alex Pititto, Gianluca, che ha indirizzato al sacerdote espliciti inviti a tacere. Non manca il nuovo appello a parlare rivolto a chi conosce le parti ancora mancanti del mosaico, di Marzia Luccisano, madre di Francesco Prestia Lamberti, che ancora una volta dagli schermi di una rete nazionale chiede verità e giustizia per suo figlio, vittima di una morte assurda ed inspiegabile, quanto ancora non del tutto cristallina nella sua dinamica. GUARDA QUI IL SERVIZIO ANDATO IN ONDA A LE IENE.

 

 

Ucciso a 15 anni da un coetaneo: c’è un reo confesso, ma qualcosa non torna
Francesco, un ragazzo di 15 anni, è stato ammazzato con due colpi di pistola da Alex, un coetaneo. Ma qualcosa non torna
Puntata da Le Iene del 21 ottobre 2018