6 Novembre 1989 Grumo Nevano (NA). Ucciso Pasquale Miele, giovane imprenditore di 28 anni. Vittima del racket.

Foto da: fondazionepolis.regione.campania.it

Pasquale Miele era un giovane imprenditore emergente di appena 28 anni; insieme al padre e ad altri due fratelli, conduceva un piccolo laboratorio di abbigliamento, sistemato proprio accanto alla sua abitazione.  Quel 6 Novembre del 1989 sembrava essere un sera come tante altre ma il temporale che si abbatté sul piccolo paesino di Grumo Nevano (NA) in quelle ore pareva preannunciare ciò che sarebbe accaduto di lì a poco.
Pasquale Miele si trovava  nella sua casa, insieme alla sua famiglia, sentendo alcuni   rumori si avvicinò alla finestra, aprendo leggermente le imposte e rimanendo fermo dietro al davanzale, ma proprio in quel momento i killer aprirono il fuoco ad altezza d’uomo colpendolo in pieno petto. Tra il rumore dei tuoni e della pioggia fitta  si confuse il terribile colpo  che provocò la sua tragica morte.
Le indagini furono subito puntate sul mondo del racket e per gli inquirenti ci furono pochi dubbi: l’esecuzione era stata compiuta da una banda che aveva l’ordine di intimidire la famiglia Miele.
Pasquale era un ragazzo pieno di sogni, la cui vita è stata spezzata perché ha detto “NO”!
L’ennesima vittima innocente di quel “male” chiamato camorra, quel male che da troppo tempo ormai è vivo e presente nel nostro tessuto sociale ma che può e deve essere sconfitto. Parole ripetute forse già tante volte, ma non si tratta di fantasticare o di sognare ad occhi aperti né di semplice utopia.
Il nostro deve essere un impegno concreto e quotidiano, prendendo come esempio proprio coloro che hanno vissuto la loro vita in maniera giusta e onesta, non accettando compromessi di alcun genere perché la memoria appartiene al futuro!
(Scritta da Anna Miele, nipote della vittima)
Fonte da:  fondazionepolis.regione.campania.it

 

 

 

 

Grumo Nevano (NA) – Inaugurazione della Piazza Pasquale Miele
Voce NuovaTv – 13 apr 2013

 

 

 

Foto da: vivi.libera.it

Fonte: vivi.libera.it
Articolo del 5 nov 2017
Ventotto erano gli anni che aveva Pasquale Miele
di Giuseppe Miele

Pasquale era un giovane imprenditore emergente, insieme al padre Tammaro e ai due fratelli Giuseppe e Rosa, gestiva un piccolo laboratorio di abbigliamento situato accanto alla sua abitazione, nel paese di Grumo Nevano in provincia di Napoli.

Una sera del 6 Novembre del 1989, Pasquale si trovava in casa sua insieme alla sua famiglia; quella sera, durante un fortissimo temporale una banda criminale della zona si posizionò fuori la sua abitazione sparando nelle finestre del piano inferiore che affacciava proprio sulla strada. Quella banda aveva avuto l’ordine di intimidire la famiglia Miele per il mancato pagamento del pizzo. Il rumore assordante degli spari mischiato a quello del temporale spinsero il giovane Pasquale ad avvicinarsi alla finestra, aprendo leggermente le imposte e rimanendo fermo dietro al davanzale per cercare di capire cosa stesse accadendo; in quel preciso istante i killer aprirono il fuco ad altezza d’uomo colpendolo in pieno petto.

Le indagini furono subito puntate sul mondo del racket. Quella banda criminale aveva avuto l’ordine di intimidire la famiglia Miele perché non pagava il pizzo, perché non era scesa a compromessi con la camorra.

Pasquale perse la vita quel giorno ma la camorra non ha vinto perché Lui vive ancora nel ricordo e nell’impegno quotidiano dei suoi cari.

 

 

 

Fonte: vivi.libera.it
Articolo del 5 novembre 2019
No, ho deciso non pagheremo. Il ricordo di Pasquale Miele
di Angelo Buonomo

Novembre. È arrivato l’autunno, da queste parti si posticipa sempre un po’. Stanno arrivando le prime piogge. Stasera sono stanco, un po’ preoccupato ma tutto sommato soddisfatto. L’ottimismo è un carattere di tutti noi in famiglia, l’abbiamo imparato da nonna che si metteva sempre a tessere maglioni per i nipotini. Sorrido. Che luogo comune. Io con l’abbigliamento ci lavoro tutti i giorni e da queste parti non è per niente facile. Gironzolo per casa, cerco di smaltire la giornata di lavoro. Fuori piove, tanto. In sottofondo un telegiornale, ci sta annunciando che il mondo si sta ribaltando, che sta cambiando tutto, qualcuno dice addirittura che vogliono tirare giù il muro di Berlino. Ho ventotto anni ed è sempre stato lì, mi fa un po’ strano. Visto da qui, dalla piccola Grumo Nevano, questo stravolgimento non ci tange proprio. Torno a pensare alle cose da fare. Al nostro piccolo laboratorio di abbigliamento, al lavoro da fare.

Le cose con papà vanno molto bene e sono contento di lavorare con i miei fratelli. Sembra che quello che tessiamo dentro al laboratorio lo tessiamo pure fuori, sta venendo un bel capo di abbigliamento, speriamo di riuscire a crescere e di dare una mano a qualcuno qui a Grumo. Qua è difficile lavorare in tranquillità. Non per la concorrenza, sia chiaro, spesso i laboratori lavorano insieme. Leggevo l’altro giorno che tra tessile e calzaturiero ci sono più o meno trecento imprese. Se ognuno fa la propria parte lo facciamo crescere questo territorio, creiamo opportunità! Lo spero tanto. Pure se ci stanno quelli là. Loro se ne fregano del lavoro, sono violenti, minacciano. Pretendono di comandare. Certo sono soddisfatto di come stanno andando le cose, però sono un po’ preoccupato. L’altro giorno sono venuti e volevano i soldi da noi. Non glieli diamo. Noi ce li sudiamo con il lavoro. Ma vuoi mettere la soddisfazione di prendere un paio di metri di tessuto e dopo qualche ora vedere una splendida maglia nascere davanti ai tuoi occhi? Che vita avrà quella maglia? Chi la indosserà? Che storia vivrà? Me lo sono sempre chiesto. Vabbè non ci pensiamo. Questi minacciano. Vogliono il pizzo. No, ho deciso non pagheremo.

Lascio stare questi pensieri. È arrivato l’autunno. Fuori piove a dirotto. Mentre pensavo ho chiuso per bene tutte le imposte. Inizia a fare freddo e pensare che fino a due settimane fa si poteva andare a mare. Sbando al grido di “Pasquà è pronto! Vieni a tavola!”. È pronta la cena. Che bella la mia famiglia. Viviamo e lavoriamo insieme, sembra un laboratorio dove si creano le cose, invece qui si dà vita agli affetti. La cena è il momento più bello della mia giornata, ci ritroviamo tutti insieme. Sono ventotto anni che li conosco. Non ci pensiamo mai a ste cose. Mi avvio verso la tavola imbandita. La pioggia scrosciante. Qualche rumore. Sarà l’acqua. Sta piovendo parecchio. Un altro rumore. Mi avvicino alla finestre per capire che sta succedendo e apro leggermente le imposte che poco prima avevo accuratamente chiuso a causa della pioggia. Resto fermo dietro la finestra. I rumori più forti, la pioggia più forte, in lontananza i cani che abbaiano. All’improvviso un botto.

“Ma che succer?” non capisco chi è che sta urlando. Sono a terra, sul pavimento freddo. Ho freddo. Gli occhi socchiusi si accorgono che sono stato colpito da un proiettile. Chi è stato? Saranno stati loro. Non li avranno mai i nostri soldi. Provo a chiamare mio fratello. “Peppì prendi ago e filo, dobbiamo rattoppare questo buco nella maglia!”. Non esce la voce. Non c’è più.
Ho capito. Mi hanno sparato. Non abbiamo voluto pagare e ora mi hanno ucciso. Vorrei ago e filo per chiudere sto buco. Non ci sono. Fuori continua a piovere. È arrivato l’autunno. A papà e ai miei fratelli vorrei dire di continuare su quella strada, tanto pochi mesi e torna la primavera.

 

 

 

 

 

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