8 Luglio 1949 Alcamo (TP). Assassinato Leonardo Renda, contadino, segretario DC e assessore al comune.

Foto da: gruppolaico.it  

Leonardo Renda nasce ad Alcamo nel 1906, frequenta la scuola per 6 anni, cosa che per i tempi equivale ad un livello quasi superiore rapportato ad oggi; ebbe modo di partecipare alla vita politica del tempo anche grazie alla sua amicizia con Bernardo Mattarella. Fu segretario DC e consigliere comunale e probabilmente pagò con la sua vita le connessioni tra mafia e politica del tempo. Era conosciuto in paese per la sua rettitudine e per le sue innate doti di politico serio al servizio dei cittadini. La sera dell’otto luglio del 1949, dopo una giornata di duro lavoro in campagna, quattro uomini, qualificatisi come Carabinieri, lo identificano e lo invitano a seguirli alla più vicina caserma, ben presto si rivelano essere assassini. Nei giorni seguenti al funerale, a cui partecipò una folla immane, il consiglio comunale gli tributerà gli onori dovuti mentre l’inchiesta viene archiviata come omicidio per motivi di confini. (alqamah.it)

 

 

Foto da: gruppolaico.it  
IL DOVERE DELLA MEMORIA: 8 luglio. Un uomo “troppo” probo.
Post del 8 luglio 2019
L’ 8 luglio 1949 muore ad Alcamo (TP) ucciso da Cosa Nostra LEONARDO RENDA (43 anni) contadino, segretario della DC e assessore comunale.

 

 

La Stampa del 12 agosto 1949
La Stampa del 10 luglio 1949

 

 

 

 

Fonte: archivio.unita.news
Articolo del 31 agosto 1954
Alle Assise di Palermo l’uccisione del D.C. Renda
Sei  membri della banda Giuliano sono imputati dell’oscuro e feroce assassinio del segretario della D. C. di Alcamo, avvenuto nel 1949.

PALERMO, 30 – Si è iniziato stamane dinanzi alla sessione feriale della Corte d’Assise il processo a carico di sei componenti della banda Giuliano, Giuseppe Cucinella, Isidoro Bruno, Gregorio Manzelli, Giovanni Genovese, Antonino Giambrone e Giuseppe Delizia responsabili dell’uccisione del segretario della D.C. di Alcamo, Leonardo Renda avvenuta nel 1949.

Il delitto non mancò di suscitare vivissima impressione per la ferocia con cui fu commesso, e la personalità della vittima (Leonardo Renda era un esponente di primo piano della D.C. in provincia di Trapani e ricopriva la carica di assessore comunale ad Alcamo) portò a credere che ci si trovasse di fronte ad una delle tante conseguenze della collusione tra uomini politici e banditismo. Si disse in particolare che Giuliano uccidendo Renda voleva incominciare a colpire quegli uomini del governo che avevano promesso e non mantenuto.

I moventi del delitto ancora oggi a distanza di cinque anni appaiono piuttosto vaghi anche se essi, secondo le carte processuali e le dichiarazioni rese e poi ritrattate da tutti gli imputati, sono da ricercarsi nella vendetta.

II bandito Cucinella difatti, esecutore materiale del delitto, uccise Renda perché questi era un confidente della Polizia, aveva fatto arrestare e inviare al confine per cinque anni il fratello Vincenzo, mezzadro nel feudo Roanello. Non c’è da sperare che dal processo potrà scaturire qualche altro elemento di chiarificazione, oltre quelli già acquisiti agli atti: uno dei principali protagonisti, Isidoro Bruno – la cui confessione portò alla identificazione degli autori del delitto – si trova ricoverato al manicomio criminale di Barcellona in osservazione.

Stando così le cose, c’è quindi poco da sperare, tanto più che i rimanenti imputati – come del resto anche Cucinella e Bruno – hanno tutti ritrattato dinanzi al giudice istruttore le dichiarazioni rese alla Polizia. Il comm. Aiello che presiede la Corte ha rievocato stamane il tragico fatto di sangue: la sera del 9 luglio ’49, verso le 21, quattro individui armati di mitra e pistole si presentarono nel feudo Roanello dove Leonardo Renda (affittuario del feudo) si trovava intento con alcuni operai alle operazioni di trebbiatura. I quattro banditi, spacciandosi per carabinieri, ordinarono ai presenti di esibire le carte di riconoscimento e una volta identificato il Renda, gli ordinarono di seguirli in caserma dove il maresciallo intendeva parlargli.

Ignaro, il Renda si allontanò con i quattro uomini. L’indomani il suo cadavere fu rinvenuto a circa due chilometri dall’abitato di Grisi, in contrada Tornamilla, bocconi tra le piante di un vigneto; era stato ucciso con una raffica di mitra al torace e una volta caduto gli assassini gli avevano vibrato cinque colpi di pugnale alle spalle. Accanto al cadavere, in bella mostra, giaceva la carta d’identità. Le indagini della polizia presero una via sbagliata e si orientarono verso due   individui che avevano avuto contrasti di interesse con la vittima. Successivamente fu tratto in arresto Isidoro Bruno e questi spifferò tutto.

Le dichiarazioni del Bruno furono confermate dal Manzelli anche lui arrestato poco dopo. Ai carabinieri anche Cucinella ammise il delitto dicendo che l’ordine era partito dal suo capo supremo, Giuliano.

Giunti dinanzi al giudice istruttore, tutti i banditi ritrattarono le confessioni.

L’udienza di stamane, dopo la relazione del presidente, si è esaurita in una serie di eccezioni sollevate dagli avvocati difensori.

La Corte, dopo lunga permanenza in camera di Consiglio ha deciso di rinviare l’udienza a domani e di decidere in merito alle varie eccezioni. La moglie della vittima, signora Gaetana Reginella si è costituita Parte Civile.     G. S.

 

 

 

L’Unità del 1 settembre 1954

 

 

 

Fonte:senzamemoria.wordpress.com
Il delitto Leonardo Renda
di Roberto Scurto

fonti: Sicilia del Popolo, 12 luglio 1949 – Giornale di Sicilia, 10 luglio 1965

Fra i tanti episodi di violenza verificatasi nel secondo dopoguerra, l’omicidio di Leonardo Renda fu quello che destò più scalpore tra gli alcamesi del tempo, per modalità di esecuzione e per la stima di cui godeva fra la gente. Leonardo Renda era un contadino colto rispetto alla media e con doti politiche innate; era nato nel 1902 e dopo aver compiuto sei anni di scuola elementare, un record per quei tempi, aveva trascorso le sue giornate tra lavoro nei campi e attivismo politico. Renda era stato anche un uomo fortunato: data la profonda amicizia con Bernardo Mattarella, conosciuto in età giovanile quando quest’ultimo si era trasferito da Castellammare del Golfo ad Alcamo per motivi di studio, era riuscito a stabilire dei forti legami  con i maggiori esponenti locali della Democrazia Cristiana. Poté esprimere le sue qualità e le sue doti anche politiche nei dieci anni di presidenza dell’Azione Cattolica alcamese e, dopo la caduta di Mussolini e del fascismo, tramite le sue cariche di segretario DC e di assessore comunale.

Purtroppo per Renda, all’epoca i legami tra mafia e DC non erano ancora molto chiari e saldi e la sera dell’8 luglio 1949 fu ucciso in circostanze ancora oggi misteriose. Dopo una dura giornata di lavoro nei campi quattro uomini, identificatisi come carabinieri, pregarono il segretario e assessore alcamese di seguirli in una caserma vicina per alcune comunicazioni che lo riguardavano. Purtroppo questi uomini non erano affatto dei carabinieri e verso le undici di sera si udirono dei colpi di mitragliatrice squarciare la quiete notturna delle campagne. Il cadavere di Renda fu rinvenuto l’indomani da una pattuglia, questa volta composta da veri carabinieri, del nucleo mobile di Partinico. L’uomo era stato ucciso senza alcuna pietà: cinque pugnalate, una sassata alla nuca e svariati colpi di mitra avevano ucciso una delle personalità di spicco di Alcamo. Sul corpo senza vita del politico alcamese, gli assassini vi avevano posto la carta d’identità in bella vista. Il giorno del funerale si vide una partecipazione straordinaria della popolazione alcamese e una seduta straordinaria del consiglio comunale con discorso commemorativo finale del sindaco Salvatore Benenati in onore del collega.  Bernardo Mattarella scrisse sulla “Sicilia del Popolo” del 12 luglio 1949 che Alcamo aveva perso uno dei suoi cittadini migliori data anche la sua militanza fedele al partito perfino durante gli anni difficili della dittatura fascista.

All’epoca fu ritenuto dagli investigatori che la causa dell’omicidio fosse una vendetta da parte di vicini proprietari terrieri. Questi sarebbero stati desiderosi di estendere le proprie terre annettendo il feudo di Renda, di cui però il politico alcamese era soltanto un modesto affittuario e non il proprietario. Chiaramente la magistratura proscioglierà presto tutti gli imputati data l’assurdità del movente ipotizzato, ad eccezione di Giuseppe Cucinella (l’esecutore materiale dell’omicidio). Purtroppo non si indagò mai sui legami, all’epoca nascenti, tra DC e mafia o sulle relazioni politiche tra banditismo e politica.

 

 

 

 

Articolo del 23 Aprile 2014 da alqamah.it
Leonardo Renda Cittadino da rivalutare: lo chiede la famiglia
di Flavia Sannasardo

ALCAMO. Succede che per tanti decenni la figura di un uomo venga ricordata solo in ambito familiare, come è giusto che sia, ma dimenticando il ruolo pubblico che questo ha avuto nella sua città. Leonardo Renda nasce ad Alcamo nel 1906, frequenta la scuola per 6 anni, cosa che per i tempi equivale ad un livello quasi superiore rapportato ad oggi; ebbe modo di partecipare alla vita politica del tempo anche grazie alla sua amicizia con Bernardo Mattarella. Fu segretario DC e consigliere comunale e  probabilmente pagò con la sua vita le connessioni tra mafia e  politica del tempo. Era conosciuto in paese per la sua rettitudine e per le sue innate doti di politico serio al servizio dei cittadini. La sera dell’otto luglio del 1949, dopo una giornata di duro lavoro in campagna, quattro  uomini , qualificatisi come Carabinieri, lo identificano e lo invitano  a seguirli alla più vicina caserma, ben presto si rivelano essere assassini. Nei giorni seguenti al funerale , a cui partecipò una folla immane,  il consiglio comunale gli tributerà gli onori dovuti mentre  l’inchiesta viene archiviata come omicidio per motivi di confini.

Oggi la famiglia alla luce di conoscenze storiche che fanno pensare a motivi mafiosi vuole rivalutare la figura di questo cittadino alcamese. Inserire il suo nome tra le vittime di mafia sarebbe un primo tributo alla memoria e poi  sarebbe importante chiarire i motivi che portarono al suo assassinio: lo storico Casarubea avanza l’ipotesi , nei suoi scritti, che Renda pagò con la sua vita la mancanza del  rispetto di   accordi, presi da altri a sua insaputa. Come dire, un uomo troppo probo alla mercè di gente senza scrupoli. La nipote ha scritto al consiglio comunale perchè si faccia luce sulla sua storia, anche consultando gli archivi comunali rendendoli pubblici, e si possa far conoscere la sua figura agli alcamesi.Il consiglio comunale del 23 aprile dovrebbe portare all’ordine del giorno anche questa richiesta. Vi terremo informati sull’esito.

 

 

 

 

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