8 Ottobre 1983 Cinisi (PA) Salvatore Zangara resta ucciso da una raffica di proiettili destinati al capomafia del paese, che si fece scudo di alcuni passanti.

Foto da:linksicilia.it

Cinisi, 8 ottobre 1983.  Salvatore Zangara, 52 anni, sposato e padre di tre figli, titolare di un laboratorio di analisi, segretario locale del P.S.I. Per caso si trovava a passare nel luogo dell’agguato. La raffica di proiettili destinati al capomafia di Cinisi raggiunsero lui e altre due persone che rimasero gravemente ferite.
L’omicidio di Salvatore Zangara è rimasto impunito. Non sono mai stati individuati mandanti ed esecutori dell’attentato.
Nel 1987 Salvatore Zangara fu riconosciuto vittima innocente della mafia.

 

 

 

 

 

Foto da: antimafiaduemila.com

Articolo del 7 Ottobre 2011 da antimafiaduemila.com
Il ricordo di Salvatore Zangara, vittima innocente di Cosa Nostra
di Franco Cascio

I fori dei proiettili sul muro di piazza Vittorio Emanuele Orlando rimasero visibili per anni. Solo nel 1995, dodici anni dopo quel sabato 8 ottobre 1983, l’amministrazione comunale di Cinisi pose una targa in memoria di Salvatore Zangara, vittima innocente di mafia, ucciso nel corso di un agguato teso al capomafia del paese Procopio Di Maggio. Erano gli anni della seconda guerra di mafia. Il conflitto tra Badalamenti e i suoi alleati e i corleonesi lascerà sul terreno decine di vittime. Gli omicidi a Cinisi non si conteranno più. Don Procopio Di Maggio, vecchio boss di Cinisi, oggi ancora in vita, era già scampato ad un attentato due anni prima. Una Giulietta fiondò al suo distributore di benzina sparando all’impazzata. Il boss, ferito e sanguinante, reagì e si salvò la vita.
L’attentato si inseriva nella faida tra i Badalamenti (nonostante il capostipite don Tano avesse fatto perdere le sue tracce fino al giorno del suo arresto avvenuto nel 1984) e i Di Maggio, da sempre ostili.  Dopo un periodo di pace le ostilità ripresero  a seguito della morte di un figlio di don Procopio in uno “strano” incidente stradale. Per Di Maggio i responsabili della morte del figlio furono invece i Badalamenti.
Negli anni ’80  Cinisi vedrà le sue strade riempirsi di una impressionante scia di sangue. In paese a regnare era il terrore. Assistere ad un omicidio, esserne testimoni, ad esempio, equivaleva ad una condanna a morte. La “mafiopoli” descritta da Impastato viveva la fase più tragica: quella dei morti ammazzati.
A cadere in quella guerra di mafia, finita con il predominio dei corleonesi, saranno uomini d’onore, loro parenti, semplici affiliati. Nel conto anche un innocente cittadino, padre di famiglia, stimato professionista e impegnato in politica.
Era la sera del 8 ottobre 1983. Questa volta i sicari scelsero la centralissima piazza del paese dove il capomafia era solito passeggiare.  Il bersaglio dei killer era sempre lui. A bordo di un Renault 5 spararono all’indirizzo del boss che in quel momento si trovava in compagnia del figlio Giuseppe. Ma ancora una volta don Procopio riuscì a salvarsi la pelle, facendosi scudo di alcuni passanti. Il boss mafioso la fece franca e a rimanere sul selciato fu Salvatore Zangara, 52 anni, sposato e padre di tre figli, titolare di un laboratorio di analisi, segretario locale del P.S.I.  Per caso si trovava a passare nel luogo dell’agguato.  La raffica di proiettili destinati al capomafia di Cinisi raggiunsero lui e altre due persone che rimasero gravemente ferite.
L’omicidio di Salvatore Zangara è rimasto impunito. Non sono mai stati individuati mandanti ed esecutori dell’attentato.
Nel 1987 Salvatore Zangara fu riconosciuto vittima innocente della mafia. Una Cinisi  diversa da quella che fino a 11 anni fa abbassò le saracinesche in segno di lutto al passaggio del feretro di Peppone Di Maggio, il rampollo del boss, ucciso e gettato in pasto ai pesci, oggi lo ricorda.

 

 

 

Articolo del 7 Ottobre 2013 da linksicilia.it
Trent’anni fa l’omicidio di Salvatore Zangara, vittima innocente della mafia
ERA IL SEGRETARIO DEL PSI DI CINISI. RIMASTO UCCISO IN UN FALLITO ATTENTATO AL BOSS PROCOPIO DI MAGGIO
di Franco Cascio

In un’intervista rilasciata a metà degli anni novanta al quotidiano l’Unità, lo storico capomafia di Cinisi Procopio Di Maggio parla tra le altre cose degli attentati subiti nel corso della sua vita. E ne parla con un cinismo sprezzante: «La seconda volta fu nel 1983 in piazza a Cinisi. Ero con quattro conoscenti quando si avvicinò un’auto e cominciarono gli spari. Uno dei miei interlocutori fu colpito alla schiena, un altro all’altezza della cravatta, l’altro ancora sulla guancia, il quarto lo uccisero. Io rimasi illeso». Quasi illeso era rimasto anche nell’attentato che aveva subito due anni prima: una Giulietta fiondò al suo distributore di benzina sparando all’impazzata. Il boss, ferito e sanguinante, reagì e si salvò la vita.

In quegli anni era in corso la faida tra i Badalamenti e i Di Maggio, da sempre ostili, soprattutto dopo la morte di uno dei figli di don Procopio in un poco chiaro incidente stradale. Un altro figlio del capomafia di Cinisi – che con l’aiuto di due bastoni di legno riesce ancora oggi ad andarsene in giro per il paese- lo uccideranno poi nel 2000.
Il “quarto” dell’attentato del 1983 era Salvatore Zangara. La sera dell’8 ottobre 1983 la centralissima piazza di Cinisi fu scenario dell’ennesimo fatto di sangue di quella che sarà ricordata come la seconda guerra di mafia, il conflitto tra Badalamenti e i suoi alleati e i corleonesi. Da una Renault 5 arrivarono gli spari all’indirizzo di Di Maggio che si fece scudo di alcuni passanti. Il boss mafioso si salvò ancora una volta, mentre a essere raggiunto mortalmente dai colpi fu Salvatore Zangara, 52 anni, sposato e padre di tre figli, titolare di un laboratorio di analisi, segretario locale del P.S.I.  Per caso si trovava a passare nel luogo dell’agguato.  La raffica di proiettili destinati al capomafia di Cinisi raggiunse Zangara e altre due persone che rimasero gravemente ferite.
L’omicidio di Salvatore Zangara è rimasto impunito. Non sono mai stati individuati mandanti ed esecutori dell’attentato.
Nel 1987 Salvatore Zangara fu riconosciuto vittima innocente della mafia e nel 1995 l’amministrazione comunale di Cinisi pose una targa in sua memoria .

Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della morte di Zangara, avvenuta per mano mafiosa. Un omicidio destinato forse a rimanere per sempre avvolto nel mistero, tanto da permettere a Procopio Di Maggio – una condanna al maxiprocesso, indicato come uno dei componenti della commissione di Cosa nostra e capo mandamento di Cinisi – di poter dire al giornalista che lo intervista: «Crede che se avessero mirato a me sarei qui a raccontarlo?».

 

 

 

Fonte:  palermotoday.it
Articolo dell’8 ottobre 2019
Ucciso per sbaglio al posto del boss Di Maggio, ma Cinisi ha dimenticato Salvatore Zangara
di Maria Carola Catalano
L’8 ottobre del 1983 fu assassinato per sbaglio dalla mafia. L’amministrazione omaggia con un dono floreale la vittima. Il figlio: “Dopo quasi un anno finalmente è stato rimosso anche il defibrillatore posto accanto alla targa che ricorda mio papà”

Trentasei anni fa a Cinisi veniva ucciso Salvatore Zangara. Erano le 19.30 circa di sabato 8 ottobre e la piazza Vittorio Emanuele Orlando era piena di gente. I killer, a bordo di una Renault 5, aprirono il fuoco per uccidere il boss Procopio Di Maggio ma colpirono Salvatore Zangara, Francesco Lo Bello e Salvatore Giambanco, uccidendo il primo e ferendo gravemente gli altri. Un omicidio che non ha ancora avuto giustizia: i killer che spararono non hanno ufficialmente dei nomi, non ci sono né assassini né mandanti e non c’è mai stato un processo. Il caso fu archiviato.

La tragedia che ha colpito la famiglia Zangara poteva succedere a chiunque e anche per questo va ricordata. Nel luogo dell’eccidio questa mattina, verso le 11, il sindaco Giangiacomo Palazzolo ha deposto – per la prima volta da quando amministra il Comune – una corona di fiori per omaggiare la vittima della mafia. Presenti alla commemorazione anche tutte le classi quinte dell’elementare, la dirigente e il consiglio di istituto, uno dei figli della vittima della mafia Antonio Zangara e Vincenzo Agostino, il papà dell’agente di polizia ucciso insieme alla moglie Ida. “Prima di ritrovarci in piazza, dalle 9 alle 11, come Libera siamo stati a scuola per fare memoria – dice Antonio Zangara a PalermoToday – e raccontare ai bambini di 10 anni la storia di mio padre. Anche in questo caso è stata una prima volta”.

Ma gli eventi importanti non finiscono qui: prima che la commemorazione in piazza avesse inizio, dal muro dove solo nel 1995 è stata appesa una targa in memoria di Salvatore Zangara, il Comune ha fatto rimuovere il defibrillatore affiso nel 2018. Una scelta che aveva fatto arrabbiare il figlio della vittima che solo qualche giorno fa in un post su Facebook accusava l’amministrazione comunale di “violentare un luogo di memoria ponendo un defribillatore, in maniera provocatoria, lì dove insiste la targa che ricorda mio papà, vittima innocente di mafia, morto a Cinisi l’8 ottobre 1983”. “Il sindaco – continua Zangara – mi ha chiamato venerdì scorso per annunciarmi l’intenzione di rimuovere il defibrillatore in occasione del 36esimo anniversario della morte di mio padre e per invitarmi a partecipare alla deposizione delle corona di fiori. E’ stato tolto solo adesso ma è stato tolto e questo è l’importante. Il fatto che sia stato spostato – conclude – manifesta poi la gravità nell’averlo piazzato in un luogo di memoria per molti insignificante”.

 

 

 

 

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