9 Novembre 1983 Prizzi (PA). Scompare il piccolo imprenditore Sebastiano Alongi. La moglie, Anna Pecoraro, costituitasi parte civile nel procedimento contro ignoti, ha denunciato i favoritismi e gli interessi mafiosi nella concessione degli appalti.

A Prizzi (Palermo) scompare il piccolo imprenditore Sebastiano Alongi. La moglie, Anna Pecoraro, costituitasi parte civile nel procedimento contro ignoti, ha denunciato i favoritismi e gli interessi mafiosi nella concessione degli appalti, che avrebbero portato all’isolamento e all’uccisione del marito.

Fonte: centroimpastato.it

Scheda in aggiornamento.

 

 

Fonte:  archivio.unita.news
Articolo del 13 novembre 1983
Il racket aveva già deciso. L’ordine era: «uccideteli»
Armellini e la moglie sarebbero stati uccisi se non pagavano
di Valeria Parboni
Il piano è emerso durante gli interrogatori degli estorsori arrestati in questi ultimi giorni La  maxinchiesta  sul  taglieggiamento condotta dal giudice Infelisi sta per spostarsi in Sicilia – La strana scomparsa di un imprenditore siciliano e l’omicidio di un pensionato.

Se si fosse rifiutato di pagare la tangente, lo avrebbero ucciso.  E con lui avrebbero eliminato la moglie.  Ferrea e feroce la legge del racket stava per colpire un grosso personaggio come Renato Armellini. Finiti in galera per aver cercato di ricattare il costruttore romano con minacce pressanti i componenti del «clan dei siciliani» hanno confessato al sostituto procuratore Infelisi e al maggiore Ragusa dei carabinieri il loro criminale piano. L’imprenditore era ormai sotto tiro, e per lui era già pronto iI tritolo, forse la lupara qualora avesse fatto marcia Indietro. Lo sconcertante particolare emerso durante i lunghi Interrogatori, ha fatto scattare quattro nuovi ordini di cattura. L’accusa di tentato duplice omicidio, che si aggiunge a quella di estorsione, è stata rivolta dal magistrato contro Giuseppe Lio, l’insospettabile impiegato del Banco di Sicilia catturato due giorni fa a Palermo, Massimo Canzonieri, Antonio Piccioni e Girolamo Mercadante. Tutti e quattro Infatti, secondo gli inquirenti, con ruoli diversi si accingevano a mettere in pratica nella capitale gli ordini impartiti direttamente dalla Sicilia. Le indagini scaturite dalla maxinchiesta sul racket avviata In questi giorni dalla Procura, hanno ricostruito nel dettaglio l’organizzazione mafiosa diffusa in tutta Italia, controllata dal dipendente dell’istituto di credito. La vicenda in cui è rimasto coinvolto il costruttore, sarebbe dunque solo la punta emergente di un fenomeno che sta assumendo sempre di più proporzioni allarmanti.  Il primo ad arrivare a Roma è stato Antonio Piccioni. Aveva ricevuto l’incarico di farsi consegnare da Armellini la cifra pattuita: duecento milioni in tutto. Doveva essere l’ultimo atto di una storia carica di tensione e di paura. L’imprenditore aveva ricevuto telefonate minatorie, poi erano cominciati i pedinamenti e gli spostamenti. Ma Invece di cedere al ricatto Armellini si è rivolto ai carabinieri e lunedì scorso al Pincio mentre la moglie Laura Ronaldini stava per consegnare un acconto di venti milioni l’uomo è stato fermato dai militari. Nella macchina dell’emissario trovata poco distante c’erano pistole, munizioni e cariche di tritolo. Il tutto era stato acquistato con i proventi dei depositi bancari di Giuseppe Lio. Il giorno dopo a Palermo sono stati bloccati il capo, Giuseppe Lio e gli altri complici del clan. Le circostanze emerse dagli ultimi interrogatori hanno impresso, sembra, una svolta decisiva alle indagini. Ieri, nel pomeriggio il sostituto procuratore Infelisi è tornato di nuovo negli uffici del reparto operativo per ascoltare testimoni e alcune persone fermate nel corso dell’Inchiesta. C’è il sospetto che Prizzi, il paese nel palermitano che ha dato i natali agli arrestati sia stato una delle basi dell’organizzazione.  Non è escluso che nei prossimi giorni il magistrato e i suoi collaboratori si rechino in Sicilia per approfondire i controlli, che potrebbero portare ad importanti risultati. Il piccolo paese della Sicilia infatti è stato teatro ieri di due episodi misteriosi. Un pensionato, Giovanni Alongi, è stato ucciso a colpi di pistola, e la macchina di un omonimo imprenditore, Sebastiano Alongl, scomparso nel nulla da due giorni, è stata trovata bruciata. Secondo gli Investigatori l’omicidio dell’anziano e la sparizione del costruttore potrebbero essere legati agli arresti dei giorni scorsi e alla scoperta della cosca mafiosa diretta da Giuseppe Lio. Dopo aver preso contatto con il nucleo di polizia giudiziaria di Palermo, il magistrato ha ascoltato di nuovo Renato Armellini e la moglie. Sembra che i coniugi abbiano raccontato nel dettaglio le pressioni a cui li sottoponevano gli estorsori e le minacce ricevute. Compresa quella di essere assassinati, se non avessero aderito alle loro richieste.

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *