9 ottobre 2018 Scaliti di Filandari (VV). Scompare Francesco Vangeli, 23 anni, vittima di lupara bianca.

Foto da: ilvibonese.it

Francesco Vangeli, ventisei anni, è scomparso da Vibo Valentia il 9 ottobre 2018. La sua fidanzata aveva avuto una breve relazione con il nipote di un boss di ndrangheta. Per la procura proprio il giovane malavitoso avrebbe attirato Francesco in una trappola per ucciderlo. Al centro del caso l’amore per la ragazza contesa e la paternità del bimbo che portava in grembo. (fonte: fanpage.it)

 

 

 

Fonte:  lacnews24.it
Articolo del 27 ottobre 2018
Scomparsa di Francesco Vangeli, il fascicolo sulla scrivania del procuratore Gratteri
di Pietro Comito
I carabinieri continuano con le indagini che vedono la collaborazione tra Dda di Catanzaro e Procura di Vibo. Una storia d’amore spezzata e la lupara bianca nel territorio del clan Pititto-Prostamo-Iannello, dove l’antimafia ha già colpito con “Miletos” e  “Stammer”

Il fascicolo sulla scomparsa di Francesco Vangeli adesso è sulla scrivania del procuratore Nicola Gratteri, perché sullo sfondo di un caso di lupara bianca, il cui movente non sarebbe prettamente mafioso, si appalesa comunque la ‘ndrangheta con tutta la sua crudeltà. È probabile, d’altronde, che lo stesso fascicolo – dopo alcuni approfondimenti di competenza della Procura antimafia – possa presto rientrare alla Procura di Vibo Valentia, in particolare al pm Ciro Luca Lotoro, che con il supporto operativo dei carabinieri del colonnello Gianfilippo Magro ha avviato le indagini per chiarire i contorni della scomparsa del ventiseienne di Scaliti di Filandari, uscito di casa alle 22 del 9 ottobre scorso e mai più rientrato.

La trappola e un “ex” pericoloso
Il timore è che Francesco, quella sera, sia stato attirato in una trappola, ucciso e fatto sparire. Successivamente la sua macchina incendiata nei pressi di una pinetina nel territorio di Dinami. Il movente? Riduttivo definirlo passionale. Francesco era fidanzato e la sua relazione sarebbe giunta, nelle ultime settimane, ad una svolta. La storia d’amore tra i due giovani faceva però i conti con il ritorno di un “ex” dal passato della ragazza. Un giovane pluripregiudicato, con stretti legami parentali nel mondo del crimine organizzato. Un giovane che peraltro avrebbe trascorso gli ultimi mesi della sua vita agli arresti domiciliari, lo stesso che – come rivelano alcuni messaggi nella memoria di un vecchio smartphone consegnato agli inquirenti – in passato avrebbe anche minacciato pesantemente Francesco.

La vittima era un ragazzo incensurato. Era da poco rientrata dalla Toscana assieme al padre ed aveva avviato una piccola attività imprenditoriale. La sua è una famiglia a modo, conosciuta e ben voluta: persone riservate e prive di legami con ambienti malsani. Francesco era un ragazzo che lavorava, a volte esuberante, ma capace di restare pulito malgrado il condizionamento malavitoso di certe aree del profondo Sud.

Le indagini a San Giovanni
Le indagini si concentrano su San Giovanni di Mileto, perché è qui che quella sera Francesco si sarebbe diretto ed è qui che l’avrebbe atteso il giovane pregiudicato, incapace di accettare la nuova vita che desiderava la sua ex. Forse tra i due doveva esserci un incontro chiarificatore. Il ragazzo di Scaliti, però, non è mai rientrato a casa.

Mileto e la frazione San Giovanni sono realtà che la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro conosce benissimo. Mileto è il feudo dei Pititto-Prostamo-Iannello; San Giovanni, in particolare, è il feudo dei Prostamo, il clan degli storici boss Nazzareno, ergastolano, e Giuseppe, assassinato il 4 giugno 2011 a San Costantino Calabro.

I carabinieri, da queste parti, hanno incassato successi investigativi di enorme portata. Con l’operazione “Miletos” hanno fatto piena luce sulla faida tra i gruppi Mesiano e Corigliano, che aveva riportato l’antica capitale normanna al clima che si respirava nella guerra di mafia degli anni ’80 e ’90. Sono state, però, soprattutto le indagini antidroga “Stammer” e“Stammer 2” a delineare gli scenari mafiosi locali come ingranaggi fondamentali di un sistema internazionale di narcotraffico.

Ragazzi divenuti fantasmi
Lo sforzo investigativo si concentra quindi sulla perfetta definizione dello scenario e del movente, ma non trascura la ricerca del corpo di Francesco, in un territorio nel quale – nell’ultimo mezzo secolo – sono stati circa cinquanta i casi di lupara bianca. Poche, pochissime, le vittime che hanno avuto una lapide sulla quale posare un fiore. Considerando solo gli ultimi anni, non è stato mai trovato il corpo di Cristian Galati, né quelli di Michele Penna, di Salvatore Foti o di Massimo Lampasi. Non è mai stata trovata neppure Maria Chindamo, perché qui la violenza non ha mai conosciuto onore e non ha mai risparmiato neppure le donne.

Francesco Vangeli come Pino Russo?
Tra i pochi che oggi possono ricevere un fiore dai propri cari c’è Pino Russo, il giovane scomparso da Acquaro il 15 gennaio 1994. Anche nel suo caso fu una storia d’amore a costargli la vita. Uno dei capibastone di Gerocarne, Antonio Gallace, non accettava il legame tra la sua giovane cognata e quel ragazzo perbene. Si affidò ad un malacarne di Laureana di Borrello, Gaetano Albanese ed ai suoi picciotti affinché lo facessero sparire: lo attirarono in una trappola, lo assassinarono in maniera brutale e poi lo seppellirono. I resti di Pino Russo furono ritrovati sol perché uno dei basisti, col tempo, non resse al senso di colpa per l’orrore compiuto e, soprattutto, perché Gaetano Albanese, da lì a breve arrestato per una serie di gravissimi reati, decise di saltare il fosso e collaborare con la giustizia.

Era un’altra epoca, ma Pino Russo ebbe giustizia ed una degna sepoltura. E giustizia ed una degna sepoltura dovrà avere anche Francesco Vangeli.

 

 

 

Fonte: ilvibonese.it 
Articolo del 23 novembre 2018
Scomparsa nel Vibonese di Francesco Vangeli, indagini su due fratelli

La Dda di Catanzaro dispone, attraverso un consulente, degli accertamenti tecnici irripetibili sugli apparati telefonici in uso a due giovani di San Giovanni di Mileto

Proseguono a ritmo serrato le indagini degli inquirenti per far luce sulla scomparsa di Francesco Vangeli, il giovane di Scaliti di Filandari di cui non si hanno più notizie dal 9 ottobre scorso. Un caso sul quale – dopo una prima fase seguita dalla Procura di Vibo Valentia – sta procedendo la Dda di Catanzaro al fine di accertare tutte le responsabilità penali su quello che appare come un caso di “lupara bianca”. Un delitto, quindi, compiuto con modalità mafiose e da qui la competenza della Procura distrettuale che si sta muovendo su due direttrici. Da un lato, infatti, non si indaga più contro ignoti, ma per almeno due soggetti vi sono indizi di reità. Dall’altro lato, nei confronti di tali due soggetti sono stati disposti accertamenti tecnici irripetibili ovvero accertamenti per i quali sono necessarie specifiche competenze da parte di un esperto del settore. Nel caso di specie, accertamenti tecnici su alcuni apparati telefonici sequestrati ed in uso a due persone gravitanti negli ambienti della criminalità organizzata di San Giovanni di Mileto. Proprio per questo, la Dda di Catanzaro ha conferito incarico ad un consulente affinché lo stesso estrapoli ogni elemento utile alle indagini dai telefoni nella disponibilità dei due soggetti indiziati. Da tali accertamenti (posti anche a garanzia dei diretti interessati), gli inquirenti sperano di ricavare elementi utili alle indagini ed al tempo stesso di mettere dei punti fermi su alcuni dati di fatto. Con uno dei due giovani, infatti, Francesco Vangeli si sarebbe incontrato la sera del 9 ottobre scorso dopo essere uscito di casa in tutta serenità intorno alle ore 22.00 per recarsi a San Giovanni di Mileto. Il telefono cellulare di Francesco ha smesso di essere acceso intorno alla mezzanotte. Prima è stato invece raggiunto dalle telefonate della madre, preoccupata per le mancate risposte da un telefono comunque ancora funzionante. La pista seguita dai carabinieri porta ad un delitto maturato per via di una ragazza contesa fra Francesco Vangeli ed un giovane di San Giovanni di Mileto ora sottoposto ad indagini insieme al fratello. La Ford Fiesta di Francesco Vangeli è stata ritrovata dai militari dell’Arma giorno 10 ottobre in una pinetina del territorio comunale di Dinami completamente carbonizzata. Il timore, quindi, è che Francesco, quella sera, sia stato attirato in una trappola, ucciso e fatto sparire nel fiume Mesima o nel Marepotamo dove da alcuni giorni i carabinieri sono impegnati nelle ricerche (sinora senza esito) del corpo. Il giovane di 26 anni era da poco rientrato dalla Toscana assieme al padre ed aveva avviato una piccola attività imprenditoriale. Accanto a ciò, la relazione con una ragazza che il rivale in amore di San Giovanni di Mileto – noto alle forze dell’ordine per reati legati agli stupefacenti – non si rassegnava a perdere. Sino al tragico epilogo per ricostruire il quale la Dda ha ora deciso di procedere con accertamenti tecnici irripetibili sia su un vecchio cellulare di Francesco Vangeli, sia su telefoni in uso a due fratelli di San Giovanni di Mileto.

 

 

 

LA SCOMPARSA DI FRANCESCO VANGELI ALL’ATTENZIONE DELLA DDA
LaC TV – Pubblicato il 27 ott 2018

 

 

 

 

LaC TV – Pubblicato il 26 nov 2018

 

 

 

Fonte:  fanpage.it
Articolo del 13 dicembre 2018
La scomparsa di Francesco Vangeli è omicidio: “Morto per difendere il suo amore”
di Angela Marino
Francesco Vangeli, ventisei anni, è scomparso due mesi fa da Vibo Valentia. La sua fidanzata aveva avuto una breve relazione con il nipote di un boss di ndrangheta. Per la procura proprio il giovane malavitoso avrebbe attirato Francesco in una trappola per ucciderlo. Al centro del caso l’amore per la ragazza contesa e la paternità del bimbo che portava in grembo.

Ucciso per un amore conteso. È la storia del povero Francesco Vangeli, un ragazzo di ventisei anni la cui unica colpa sembra essere stata quella di essere fidanzato con una ragazza di cui qualcun altro si era innamorato. L’altro, Antonio Prostamo, 29 anni, è il nipote di un boss di ndrangheta della zona di San Giovanni Mileto, teatro di quello che per la procura è un caso di lupara bianca.

La trappola
Francesco, infatti, manca da casa da circa due mesi, ma la Procura di Vibo Valentia e la Direzione distrettuale Antimafia guidata da Nicola Gratteri, non hanno avuto dubbi nell’aprire un fascicolo con una chiara intestazione: omicidio. Diversi sono gli elementi che portano a ritenere che il ragazzo di Filandari sia stato attirato a un appuntamento con l’inganno e poi assassinato. Nel registro degli indagati sono finiti due nomi, quello di Prostamo e del fratello Giuseppe, di 33 anni, accusati di aver ucciso Francesco la sera del 9 ottobre 2018.

Il movente
I fatti risalirebbero proprio a quella notte, quando Francesco è uscito di casa, sereno e sorridente, per andare a un appuntamento. I suoi lo hanno cercato al cellulare dopo diverse ore ma il telefonino ha smesso di squillare intorno alla mezzanotte. Immediata la denuncia e gli appelli sui social network, ma nessuna risposta, neanche la segnalazione di un testimone. Dall’esame dei tabulati telefonici gli inquirenti sono stati in grado d’individuare i contatti telefonici intercorsi tra Francesco e il Prostamo, non solo. Da quanto accertato il ventisettenne era stato più volte vittima di minacce. Minacce che hanno preso la forma di un movente.

La paternità negata
Tutto è nato quando la fidanzata di Francesco, una ragazza proveniente da una famiglia rispettata e stimata dalla comunità locale, ha intrapreso una relazione con Pastremo. La ragazza ha frequentato il nipote del boss per un breve periodo durante un periodo di stop dalla relazione con Francesco, poi i due erano tornati insieme, ma la ragazza era rimasta incinta. Francesco era sicuro che il bambino fosse suo, ma probabilmente il Pastremo riteneva di essere il padre del bimbo che la giovane donna porta in grembo. La paternità, forse, più ancora che l’amore era l’ossessione di chi è accusato di aver ucciso Francesco. Sulla sua sorte non restano dubbi, ma tanti invece, sono quelli che riguardano il drammatico svolgersi dei fatti di quella sera.

Gli appelli: “Basta omertà”
“Molti sanno cosa gli è successo – dice mamma Elsa – ma non parlano per paura. Io chiedo solo di poterlo ritrovare”. Il silenzio della popolazione locale, tuttavia, sembra confermare il pregiudizio di omertà della famiglia Vangeli, che più volte ha sollecitato i concittadini a rivolgersi alle forze dell’ordine, anche in forma anonima. Una fiaccolata a pochi giorni dai fatti ha riunito tutte le persone che sul territorio si oppongono alla violenza e all’omertà. Forse è proprio quella Vibo che risponderà all’appello di mamma Elsa per la verità.

 

 

 

 

Mamma Francesco Vangeli

Zoom24.it – Pubblicato il 11 mar 2019

 

 

Fonte: .corriere.it
Articolo del 11 luglio 2019
Francesco Vangeli fu chiuso in un sacco e gettato vivo nel fiume: fermato un uomo per l’omicidio
di Carlo Macrì
Il giovane prima era stato colpito a fucilate. Aveva avuto una relazione con una ragazza che piaceva ad Antonio Prostamo, un «emergente» nel panorama criminale di Filandari

VIBO VALENTIA – L’hanno attirato con una scusa in casa, l’hanno ucciso a fucilate e poi, ancora agonizzante, rinchiuso in un sacco nero e gettato nel fiume. Motivo: Francesco Vangeli si era innamorato di una ragazza del luogo che piaceva ad un giovane di Filandari, Antonio Prostamo, considerato un «emergente» nel panorama criminale di Filandari, piccolo centro alle porte di Vibo Valentia. Prostamo è stato fermato giovedì mattina dai carabinieri con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere. L’indagine, però, non è ancora conclusa, si cercano i complici del giovane. Il fermato stava forse per fuggire da qui la necessità di intervenire, come hanno detto i carabinieri.

Francesco Vangeli, primogenito di una famiglia di lavoratori onesti aveva ereditato l’arte della lavorazione del ferro dal padre Valerio. Aveva trascorso un periodo a Pisa dove aveva affinato la sua capacità artigianale. L’estate del 2017, quando era ancora nella città toscana, attraverso i social era entrato in contatto con una ragazza, Alessia Pesce, 23 anni, di Scaliti, un paese vicino a Filandari. I due si sono innamorati tanto che la ragazza decise di raggiungerlo a Pisa. Non restarono a lungo nella città della Torre perché la giovane aveva nostalgia della sua famiglia e quindi insieme decisero di rientrare in Calabria. La relazione amorosa si consumava tra alti e bassi. Il rapporto, però, tra i due si sarebbe, ad un certo punto interrotto, per questioni banali.

É in questo frangente che la ragazza inizia a frequentare Antonio Prostamo, con un passato turbolente conosciuto dalle forze dell’ordine perché legato ad ambienti criminali della zona. Francesco Vangeli, però, innamorato pazzo della ragazza non accettava di perdere Alessia anche perché, intanto, la ragazza era rimasta incinta. La possibilità di diventare padre e magari sposare Alessia, era diventata per il giovane una ragione di vita. La sera del 9 ottobre del 2018 intorno alle 22 Francesco Vangeli esce di casa per non fare più ritorno. La sua auto una Ford Fiesta viene ritrovata bruciata vicino allo svincolo di Mileto, sempre nel Vibonese. Sette mesi dopo, a maggio scorso, Alessia partorisce. Oggi la ragazza vive a casa dei Prostamo e, interrogata più volte, non ha inteso mai fornire particolari sulla vicenda.

 

 

 

INTERVISTA ELSA TAVELLA MADRE FRANCESCO VANGELI

Zoom24.it – Pubblicato il 11 lug 2019
Nove mesi dopo, Elsa Tavella, la madre di Francesco Vangeli, ha avuto parzialmente giustizia. La magistratura e le forze dell’ordine hanno stretto il cerchio e messo le manette ai polsi di Antonio Prostamo, 30 anni, ritenuto esecutore dell’omicidio. “Un giorno molto triste- ha detto la donna – ma che mi restituisce un pizzico di felicità e mi dà conforto e speranza nella giustizia”. Elsa Tavella ha ringraziato gli inquirenti e ha ricordato le fasi precedenti all’uccisione di Francesco: “Mio figlio – ha detto – da quanto ha conosciuto questa ragazza, non era più lui”. E ha concluso: “Vorrei ora soltanto un corpo, o quel che ne rimane, su cui piangere, una tomba sulla quale poggiare un fiore”.