• Tiberio Bentivoglio, imprenditore antimafia: «Ho denunciato, Equitalia mi porta via la casa» di Gelsomino Del Guercio

    Foto e Articolo del 9 Ottobre 2014 da espresso.repubblica.it Rompe il muro di omertà contro la ‘ndrangheta, ma resta solo. Così, tra silenzi, lentezze burocratiche e casa ipotecata, si umilia il coraggio di chi denuncia le cosche di Reggio Calabria Tiberio Bentivoglio, imprenditore antimafia: «Ho denunciato, Equitalia mi porta via la casa» «Sto perdendo casa e lavoro, ho già perso la serenità familiare. Allora oggi mi chiedo: conviene denunciare i propri aguzzini come ho fatto io?». E’ il grido di un uomo disperato quello che affida a “l’Espresso” Tiberio Bentivoglio, imprenditore reggino 61enne sotto scorta e testimone di giustizia dal 1992, cioè da quando si è ribellato ai suoi estorsori.…

  • “Un cippo alla memoria di Filippo Intili” di Dino Peternostro

    Articolo del 30 Luglio 2014 Fonte:  facebook.com Lettera da Corleone a “Rassegna Sindacale” di Dino Paternostro Un cippo alla memoria di Filippo Intili Così Caccamo, 62 anni dopo, sceglie di stare dalla parte della legalità. Per 62 lunghi anni la sua figura era caduta nel dimenticatoio. Malgrado il nome di Filippo Intili fosse stato inserito nell’elenco delle vittime innocenti di mafia, redatto dall’associazione “Libera”, nessuno aveva mai cercato di sapere di più di questo mezzadro comunista, dirigente della Camera del lavoro, assassinato il 7 agosto 1952 dalla potente mafia di Caccamo, suo paese natale. Addirittura, la Regione siciliana, che pure lo aveva inserito nell’elenco ufficiale dei caduti del movimento contadino…

  • “Giustizia per Cetta Cacciola: condannata la famiglia e un avvocato” di Claudio Cordova

    Articolo del 30 Luglio 2014 da ildispaccio.it Per mesi, sulla stampa, il fango aveva provato a ricoprire la dignità di Maria Concetta Cacciola e dei pm della Dda di Reggio Calabria. Articoli di stampa, insinuazioni, chiacchiericcio con cui veniva paventato che nella morte della testimone di giustizia avrebbero potuto pesare le presunte pressioni effettuate dagli inquirenti. Ora arriva una prima verità processuale, con la condanna di tutti gli imputati nel procedimento “Onta”. Il Gup di Reggio Calabria, infatti, ha accolto l’impostazione portata avanti dai pm Giovanni Musarò e Giulia Masci, che avevano chiesto la condanna per tutti gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato nel…

  • Così Rocco Chinnici svelò la “mafia spa” di Umberto Santino

    Articolo del 29 Luglio 2014 da  palermo.repubblica.it Tratto da: lesiciliane.org/casablanca   Capì che il delitto Impastato non era il gesto di un terrorista. Iniziatore del pool intuì il peso finanziario di Cosa nostra Ho cominciato a frequentare Rocco Chinnici dopo l’assassinio di Peppino Impastato. L’inchiesta era stata subito chiusa, in base alla convinzione, diffusa dalle forze dell’ordine e condivisa da gran parte della magistratura, che si fosse trattato di un atto terroristico compiuto da un suicida o da un attentatore inesperto, ma le denunce dei compagni di militanza, dei familiari di Peppino, che rompevano con la parentela mafiosa, di noi del Centro siciliano di documentazione, che aveva cominciato a operare…

  • Giorgio Boris Giuliano. Un uomo fra uomini di Stato di Francesco Trotta

    Articolo del 21 Luglio 2014 da artspecialday.com di Francesco Trotta per 9ArtCorsoComo9 Quello che era giusto fare. Questo faceva il poliziotto Boris Giuliano. Non credeva di fare nulla di eccezionale. Per questo era bravo. Nonostante la mafia ammazzasse a volto scoperto. E puntasse il grilletto al cuore dello Stato. Era nato in provincia di Enna, in un altro cuore, quello della Sicilia. E da onesto siciliano aveva scelto subito da che parte stare. Arrivò a Palermo, dopo la strage di Ciaculli, nel 1963. Aveva deciso così. Fu nominato capo della squadra Mobile. Era un “segugio”, con un fiuto particolare per i fatti di mafia. Era soprannominato “lo sceriffo”. Uomo colto,…

  • “Virga e Mazzara sono colpevoli” richiesta di ergastolo. Rino Giacalone

    Articolo del 15 Aprile 2014 dal gruppo Facebook “Processo per l’omicidio di Mauro Rostagno – Trapani Aula Falcone” Omicidio del giornalista Mauro Rostagno: “E’ stata la mafia infastidita dagli scoop sulle connessioni con la massoneria di Rino Giacalone La voce finale dei pm Gaetano Paci e Francesco Del Bene è giunta attorno alle 14,30. Sono dovuti trascorrere 26 anni dal delitto del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, 14 anni da quando il fascicolo è giunto sul tavolo dei magistrati della Procura antimafia di Palermo,  tre anni da quando il relativo dibattimento è cominciato dinanzi alla Corte di Assise di Trapani, 69 udienze, oltre un centinaio di testimoni, per arrivare oggi…

  • “La verità su Rostagno raccontata dal Dna nel processo al boss” di Adriano Sofri

    Articolo su La Repubblica del 1° Marzo 2014 MERCOLEDÌ 26 febbraio: si tiene in Corte d’assise a Trapani un’udienza (la sessantatreesima in tre anni) del processo per l’assassinio di Mauro Rostagno, ventisei anni dopo. I periti incaricati dalla Corte riferiscono sui risultati dell’esame delle tracce di Dna lasciate sui frammenti lignei del sottocanna del fucile usato per l’omicidio. Hanno individuato, spiegano, una “relazione di verosimiglianza” molto forte tra il Dna dell’imputato dell’esecuzione materiale, Vito Mazzara, e uno dei profili rilevati. Che la compatibilità sia “molto forte” non è un’espressione comune, è la traduzione ( very strong) di una scala tecnica che contiene 5 gradi di evidenza dell’attribuzione: “debole”, “moderata”, “forte”,…

  • “Il Falso Mito dei Deboli Risparmiati” di Alfredo Buccini

    Articolo dal Corriere della Sera del 20 Gennaio 2014 Infanzia rubata Uno studio rivela che in Calabria 82 minori sono stati denunciati per associazione mafiosa Allibertativi du cagnuleddu, disse Giovanni Brusca ai suoi aiutanti: liberatevi del cagnolino. E quelli sciolsero nell’acido Giuseppe Di Matteo, un bambino che il boia di Cosa Nostra aveva visto crescere ma che aveva la colpa d’essere figlio di un pentito. È opportuno ricordarla, questa storia, ogni volta che si parla di malacarne mafiosi e vittime innocenti. Perché i macellai che amano definirsi «uomini d’onore» non hanno mai avuto nessun codice d’onore, neppure verso bimbi e mamme. Mai: il boss Michele Navarra assassinò in ospedale un…

  • “Terranova, Mancuso, Livatino, Saetta, Rostagno, eroi quasi dimenticati” di Aldo Penna

    Fonte: linksicilia.it I morti per mafia compongono un elenco così lungo che a vederli su un’immensa lapide tutti insieme somigliano ai nomi scolpiti su un campo di sterminio. A futura memoria, perché di orrori non ne accadano più. Gli uomini però hanno la tendenza a dimenticare, a volte per comodità, altre per vigliaccheria, altre per interesse, oppure soltanto perché il presente è così drammatico che drena ogni energia e il passato rimane qualcosa dietro di noi, inesplorato, anche se l’abbiamo percorso. Lungo il sanguinario quindicennio che va dalla fine degli anni 70 a metà degli anni 90, come un fatto epidemico cadono tutti i vertici politici, giudiziari, di polizia impegnati…

  • Regione, l’appello di Tiberio Bentivoglio alla Commissione contro la ‘ndrangheta: ”Se andrò via da qui è perchè le istituzioni sono state assenti”

    Articolo del 16 Ottobre 2013 da  strill.it È un accorato appello quello rivolto dall’imprenditore reggino Tiberio Bentivoglio nei confronti delle istituzioni nell’ambito della sua audizione in Commissione Regionale contro la ‘ndrangheta. Bentivoglio, titolare della Sanitaria Sant’Elia, imprenditore simbolo della lotta al racket a Reggio Calabria, elenca di fronte alla Commissione presieduta dal Consigliere Salvatore Magarò, una serie di misure che secondo l’elaborazione avviata anche con il supporto dell’Associazione Libera, dovrebbero essere applicate nel caso di imprenditori colpiti dalla ‘ndrangheta. Anzitutto, tra le richieste di Bentivoglio, l’esenzione dai tributi regionali per chi denuncia estorsione, usura e per i testimoni di giustizia. Secondo le richieste dell’imprenditore tra i tributi da sospendere la…