GIUSEPPE FAVA “Ricotta e Champagne” di Sebastiano Gulisano

GIUSEPPE FAVA “Ricotta e Champagne”
di Sebastiano Gulisano

PRIMA DEL DELITTO L’INTELLETTUALE CATANESE, UNO DEGLI EROI DIMENTICATI DELL’ANTIMAFIA, RIVIVRÀ IN UN FILM PRESENTATO A VENEZIA. CHE RIEVOCA ANCHE UNO STRANO AVVERTIMENTO.

Articolo da IL VENERDÌ DI REPUBBLICA del 27 Luglio 2012

CATANIA.

«Era il cinque di gennaio / Cinque la sua macchina /Cinque i colpi sul bersaglio / Solo un uomo morirà».

Il ritornello di Passa la banda, del cantautore catanese Giuseppe Giuffrida, descrive con efficacia l’omicidio di Giuseppe Fava, l’intellettuale e giornalista siciliano assassinato a Catania il 5 gennaio del 1984, da un killer del clan di Nitto Santapaola.
«È a partire da quella canzone, ancora inedita, che la Draka Produktion ha deciso di dedicare un cortometraggio a Fava», racconta il regista Sebastiano Rizzo.

«Ricostruiremo l’uomo e il suo rapporto con la figlia Elena, un racconto di segni e di odori, con pochi dialoghi».
Una sceneggiatura affidata alla penna di Camilla Cuparo, che, come Rizzo, viene dal teatro. Il  cortometraggio, la cui lavorazione è iniziata il 16 luglio a Giovinazzo (Bari), dove ha sede la Draka, con
Luca Ward nel ruolo di Fava e Barbara Tabita in quello della figlia Elena, s’intitola La ricotta e il caffè: «Abbiamo voluto giocare sul contrasto fra questi due alimenti» spiega Camilla Capuano «perché il caffè, nero, piaceva molto a Fava, e spesso glielo preparava proprio la figlia; mentre la ricotta, bianca, che richiama la purezza, nella nostra storia rievoca invece un fatto realmente accaduto, pochi giorni prima dell’omicidio, quando a Fava ne fu recapitata una gran quantità da un imprenditore catanese, insieme con diverse bottiglie di champagne».

Il giornalista rispedì tutto al mittente, perché il messaggio «mafioso» era inequivocabile, «visto che le due cose insieme provocano acidità». E i killer non si fecero attendere. Fava fu assassinato perché con il giornale da lui fondato e diretto, I Siciliani, aveva squarciato il silenzio sui rapporti fra mafia, politica e grande imprenditoria.

«I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa» fu il titolo esplicito dell’inchiesta su quelle connivenze, pubblicata sul primo numero del mensile, nella quale si facevano espressamente i nomi dei cavalieri del lavoro Mario Rendo, Francesco Finocchiaro, Carmelo Costanzo e Gaetano Graci, accanto a quello del boss Nitto Santapaola. Ed era stato proprio Graci l’imprenditore che aveva inviato a Fava la ricotta e lo champagne.
Lo stesso Graci sarà indagato per l’omicidio, ma morirà prima che l’inchiesta giudiziaria potesse decollare.

Proprio il fatto di essere stato ucciso per la sua attività giornalistica, ha radicato nei più l’idea che il fondatore di quel battagliero mensile fosse solo un giornalista, mentre Giuseppe Fava era un intellettuale a tutto tondo: romanziere, drammaturgo, sceneggiatore cinematografico, pittore.
Una sua sceneggiatura, scritta per il regista tedesco Werner Schroeter, Palermo oder Wolfsburg, vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino del 1980: eppure quella pellicola non è mai stata proiettata nelle sale italiane.

E da quella sceneggiatura sull’emigrazione siciliana nacque, infine, il romanzo Passione di Michele, un’altra tappa fondamentale nella variegata produzione culturale di Fava.
Negli ultimi due anni, prima una graphic novel (Pippo Fava. Lo spirito di un giornale, di Luigi Politano e Luca Ferrara), poi un approfondito libro-inchiesta (Il Siciliano – Giuseppe Fava antieroe contro la mafia di Massimo Gamba), hanno risvegliato l’interesse intorno alla sua figura. Ora arriva il cortometraggio di Rizzo e Cuparo che sarà presentato al Festival di Venezia.

«Racconterà uno stralcio della vita di mio padre» precisa Elena Fava. «Anche perché, vista la breve durata della pellicola, non potrà delineare un personaggio così complesso com’è stato Giuseppe Fava.
Ma è importante che sia stato girato e che approdi a Venezia, perché rappresenta un altro tassello nella riscoperta di un uomo che sembrava dimenticato dopo il suo sacrificio nella lotta contro Cosa Nostra».

 

 

 

 

 

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