I Testimoni di Giustizia. Storia di chi ha testimoniato contro le mafie

IGNAZIO CUTRO’

Biografia e Articoli da Wikipedia

Cutrò, imprenditore siciliano, è stato sottoposto, assieme alla famiglia, ad un programma speciale di protezione per aver denunciato i suoi estorsori.

Il primo attentato risale alla sera del 10 ottobre 1999 quando gli fu bruciata una pala meccanica[2] in contrada Canfutino a Bivona e Cutrò presentò la prima denuncia contro ignoti.

Da quel momento è un susseguirsi di minacce e intimidazioni, fino al 2006 quando Cutrò decide di diventare un testimone di giustizia, denunciando i suoi estorsori. Grazie alle sue testimonianze viene avviata l’operazione “Face off”, nella quale vengono arrestati i fratelli Luigi, Marcello e Maurizio Panepinto e che porta nel gennaio 2011 ad un totale di 66 anni e mezzo di carcere.

La collaborazione con la magistratura, condiziona però l’attività imprenditoriale di Cutrò, che non riceve più commesse e che dichiara comunque di essere fiero della scelta fatta.

Nel giugno 2012, grazie all’intervento della Regione Siciliana riprende la propria attività imprenditoriale, ottenendo un contratto con il Consorzio per le Autostrade Siciliane.

 

Articolo del 20 Marzo 2009 d corriere.it
Il racket del compagno di banco
Imprenditore fa arrestare l’ex amico dopo 10 anni di attentati

di Felice Cavallaro

RIBERA (Agrigento)- Nella città delle pesche e delle rose il diario di un imprenditore adesso sotto scorta racconta la tragedia di una comunità dove due compagni di scuola possono ritrovarsi 35 anni dopo faccia a faccia, uno pronto a chiedere il «pizzo », l’altro a rischiare la vita se non paga. Dieci anni di minacce e attentati mafiosi, di incendi ai mezzi dell’impresa e di cartucce lasciate fra casa e auto. Ecco l’incubo di Ignazio Cutrò culminato negli arresti di alcuni mesi fa, quando dopo le sue denunce in carcere a Ribera, fra Agrigento e Sciacca, finirono anche i fratelli Maurizio, Marcello e Luigi Panepinto. Quest’ultimo additato ai giudici dallo stesso Cutrò, primo passo di una liberazione sfociata in una vita blindata e nella riflessione su «quel bimbo biondino che mi sedeva di fianco negli anni delle elementari», come rivela nel diario domani in edicola con «S», sigla dell’alternativo periodico siciliano «Edizione Straordinaria».

Rabbia e amarezza permeano il ritratto di Panepinto nei panni del «nemico ritrovato », como lo descrive Cutrò: «Con Luigi siamo stati compagni alle elementari. Per me era rimasto il compagno di banco. Guarda come il fato intreccia e divide il destino delle persone… Non so come si svolgerà il processo, ma comunque vadano le cose, non gli porterò mai rancore, lo ricorderò sempre come quel compagnetto di banco biondo con cui dividevamo la merendina e giocavamo a pallone insieme…». È un racconto semplice, vergato in prima persona, da questo piccolo imprenditore edile nato nel 1967, adesso isolato nella sua Ribera dove sogna di fondare una associazione antipizzo: «Ma l’unico conforto per ora sono i carabinieri del capitano Alessandro Trovato e il prefetto Umberto Postiglione». E spiega di avere messo tutto nero su bianco nei prini giorni della sua nuova vita, sei mesi fa, quando è diventato «testimone di giustizia », fiero davanti ai suoi due figli, Giuseppe, 18 anni, deciso ad entrare nell’Arma, e Veronica, aspirante ragioniere. «Scrivo per loro», spiega Cutrò rispolverando i suoi ricordi di scolaretto: «A sette anni entra in classe una maestra e dice che ha bisogno di 5 ragazzi per formare un’altra classe. E sceglie proprio me e Luigi, da allora sempre insieme, il pomeriggio a giocare a nascondino, con le catenelle di plastica, con le “strummule”, le nostre trottole, e sui “carruzzuna”, assi di legno…». Già Ignazio e Luigi questi antenati degli skate board se li costruivano con le loro mani. Saldando complicità e amicizia poi sfumate anche perché il primo studiava e l’altro si faceva bocciare.

Ignazio comincia a lavorare presto col padre che un giorno muore travolto dal suo trattore. E diventa improvvisamente grande. Costretto a guardare in faccia una realtà permeata di violenza. Nel ’99 l’incendio della prima pala meccanica. Poi altre minacce, seguite ogni volta dalle denunce. Un osso duro. Ma provano a distruggerlo ugualmente. Anche bruciando i tubi di un acquedotto al quale lavorava dopo aver vinto la gara d’appalto. «Sgobbavo dall’alba fino alle cinque della sera. Ma alle 21 tornavo in cantiere a dormire in macchina solo come un cane con un secchio di pietre e una spranga di ferro. La notte lì pensavo a tante cose e mi chiedevo se ne valeva la pena, parlavo con me stesso…». Ma una notte non fece la guardia. Alle 6 del mattino la telefonata. «I mezzi bruciano». E comincia il tracollo finanziario. Sfociato nelle denunce, nei riconoscimenti e nel diario: «Adesso mi ritrovo però su una macchina blindata, sotto scorta. I giorni passano tristi e su questa macchina da dietro i finestrini spessi quattro centimetri vedo la gente libera, tranquilla…».

 

 

Articolo del 19 Gennaio 2011 da comunicalo.it
ANTIRACKET. Bivona, assegnata la scorta all’imprenditore Ignazio Cutrò (Video)

BIVONA. Arriva un forte segnale da parte dello Stato nell’Agrigentino. E’ stata assegnata la scorta all’imprenditore antiracket Ignazio Cutrò e alla sua famiglia.

Dopo le recenti condanne degli imputati nel processo antimafia “Face off” l’imprenditore bivonese, che con le sue denunce diede impulso alle indagini coordinate dalla compagnia dei carabinieri di Cammarata e dalla Dda di Palermo che hanno decapito la cosca della Bassa Quisquina, è stato riconosciuto come “testimone di giustizia” dal  Comitato Nazionale dell’Ordine e della Sicurezza Pubblica presieduto dal ministro dell’Interno Roberto Maroni a cui si era rivolto l’imprenditore incatenandosi a Roma davanti al Viminale. Cutrò sarebbe considerato ad “alto rischio”, prima aveva la tutela assegnata dalla Prefettura di Agrigento e al suo fianco c’erano sempre due carabinieri. Adesso è aumentato il livello di sicurezza, anche i familiari saranno protetti con la presenza di militari davanti la propria abitazione.

“Lo Stato ha così mandato sia a me che agli altri  un forte segnale: chi denuncia viene protetto – dice l’imprenditore e presidente dell’associazione antiracket Libere Terre -. Adesso io e la mia famiglia ci sentiamo più sicuri, ringrazio il ministro dell’Interno, il sottosegretario Mantovano, il prefetto di Agrigento, il colonnello Di Iulio e tutti carabinieri e quanti mi stanno mostrando con i fatti la propria vicinanza. Risolto il problema della sicurezza – aggiunge Cutrò – potrò affrontare con più serenità il problema della mancanza di lavoro, perché da quando ho denunciato nessun privato mi dà delle commissioni e non ho avuto nemmeno la possibilità di svolgere lavori nel settore pubblico, ma spero di riuscire a rimettere in piedi la mia impresa distrutta dalla mafia anche con l’aiuto del ministero dell’Interno”.

 

 

Tutta la Storia nel Sito Ufficiale di Ignazio Cutrò : ignaziocutro.com

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