I Testimoni di Giustizia. Storia di chi ha testimoniato contro le mafie

FRANCESCO DI PALO

Articolo del 1 Gennaio 2011 da giuliocavalli.net

Racket, denunce e credibilità di Stato

di Giulio Cavalli

La credibilità di uno Stato che combatte l’illegalità si pesa sulla protezione e la vicinanza per tutte quelle persone che alzano la testa e trovano il coraggio di denunciare. In un Paese normale sarebbero i monumenti al coraggio e alla lotta da esportare con orgoglio piuttosto delle parate e delle bandiere e dovrebbero essere i libri di testo per la materia della responsabilità. Noi ce li dimentichiamo troppo spesso questi “eroi” così fortissimamente normali che mi rendono orgoglioso di essere loro concittadino. Penso a Pino Masciari, Ignazio Cutrò, Valeria Grasso e tutti quelli che colpevolmente non conosco. Per questo nel primo giorno dell’anno sarebbe da capire se la credibilità di Stato ha l testa alta e il pugno fermo di fronte alla sparizione di Francesco Dipalo, scomparso da qualche giorno. Una famiglia che alza la voce contro il racket dovrebbe avere il natale che bussa alla porta tutte le mattine di tutti i giorni dell’anno. E uno Stato che la segue passo passo.

ALTAMURA, SI CERCA L’IMPRENDITORE ANTIRACKET SCOMPARSO A NATALE

fonte: www.narcomafie.it

Non si hanno più notizie di lui dal giorno di Natale. Francesco Dipalo, 47 anni, titolare di un’azienda di idrosanitari vicino a Matera, ha fatto perdere le tracce di sé: a dare l’allarme la moglie, Laura Lorusso, la quale si appella alla cittadinanza: «Se qualcuno ha delle notizie si metta subito in contatto con le forze dell’ordine».

L’imprenditore di Altamura era stato vittima – dal 2001 al 2003 – del racket delle estorsioni, che aveva coraggiosamente denunciato garantendo alla giustizia coloro che gli imponevano il pizzo. Da allora però la vita di Francesco Dipalo e della sua famiglia è stata stravolta: vittime di atti intimidatori presso la propria abitazione e la propria azienda, sono stati inseriti nel Programma Speciale di Protezione. Una vita difficile, blindata, passata in solitudine, in clandestinità; Dipalo aveva lamentato la scarsa presenza dello Stato, spiegando di sentirsi vittima «non solo del racket delle estorsioni ma anche di un sistema che non tutela chi denuncia i propri aguzzini». Per protesta l’uomo, nel dicembre 2008, si allontanò da Altamura senza avvisare nemmeno la propria moglie, per fare ritorno a casa dopo cinque giorni. Un episodio dunque che potrebbe costituire un precedente rispetto a quanto sta accadendo in questi giorni: l’imprenditore risulta di nuovo scomparso e gli inquirenti non abbandonano la pista della fuga volontaria, come appunto avvenuto in passato. Le indagini sono coordinate dalla pm Desiré Digeronimo della Dda della Procura di Bari in sinergia con il reparto investigativo dei Carabinieri di Bari. Proprio alla Procura pugliese Francesco Dipalo aveva indirizzato una lettera scritta la vigilia di Natale, il giorno prima della sua scomparsa.

La vicenda dell’imprenditore di Altamura riporta all’analoga situazione vissuta da Pino Masciari, l’imprenditore edile che ha avuto il coraggio di denunciare i propri estorsori di Serra San Bruno e che per questo ha vissuto 14 anni di odissea: insieme alla moglie e ai figli ha abitato in località segrete, senza il sostegno dello Stato che avrebbe voluto sentire, con la paura di essere scovato e ucciso. Come avvenne per Libero Grassi e Vincenzo Grasso, che pagarono con la vita il loro coraggio per aver denunciato chi li opprimeva con il pizzo. Il primo fu ucciso a Palermo il 29 agosto 1989 mentre il secondo, commerciante di Locri, trovò la morte il 20 marzo dello stesso anno.

Pesantissimo il grido della moglie di Francesco Dipalo: «Se dovesse succedergli qualcosa voglio che la gente capisca che denunciare non serve, è meglio non farlo. Quello che ti fa lo Stato è peggio di quel che fanno i delinquenti». Parole dettate dalla disperazione e dalla rabbia, che stridono con quanto, per esempio, ha sempre dichiarato Pino Masciari: «Se tornassi indietro, rifarei tutto. Perché solo denunciando queste persone si ritorna liberi». Nella forza della denuncia credevano anche Libero Grassi e Vincenzo Grasso, ci credono le persone che hanno costituito il comitato “Addiopizzo”, ci ha creduto lo stesso Francesco Dipalo quando denunciò i propri estorsori. Il Procuratore Aggiunto della Procura di Milano Ilda Boccassini, commentando l’evolversi dell’indagine “Il Crimine” ha sottolineato l’importanza della denuncia: «Ci siamo resi conto – ha commentato – che non pervengono denunce da parte dei commercianti, degli imprenditori, delle persone che sono nel mirino degli estorsori; è un fatto sintomatico di cui prendiamo atto, è impensabile debellare i fenomeni di racket e usura se le loro vittime non trovano il coraggio di rivolgersi alle autorità preposte per accusare i propri aguzzini».

Articolo del 29 Luglio 2012 da diecieventicinque.it

Francesco Di Palo e le tentate testimonianze di Giustizia dalla Puglia

di Marialaura Amoruso

Da “Testimoni di Giustizia” luglio 2012

Quando ero piccola e andavo a scuola era usuale notare lungo il tragitto casa-scuola, negozi chiusi, bar bruciati, macchine che improvvisamente nella notte avevano preso fuoco.

Quando si è piccoli e si cresce così, si pensa che forse può capitare che una macchina prenda fuoco. Può capitare che il bar dove andavi a comprare la tua merenda per la ricreazione con i compagni, prendesse fuoco e fosse d’improvviso chiuso. Nero. Incenerito. Può succedere.

A scuola non una parola di questo. Lì nessuno mi ha mai spiegato che dietro quelle pareti nere non c’era un semplice corto circuito come volevano farci credere. Dietro quelle auto incendiate c’era il risultato finale di quello che era la trama culturale di quegli anni 90 a Bari.

A volte sentivi degli spari. La gente scappava . Un po’ di agitazione e poi tornava tutto come prima, tutti ritornavano a fare quello che stavano facendo prima senza scuotersi. Perché “ fin a quann s’accidn tra lor, non iè nudd!” cioè “finchè si ammazzano fra di loro, non ci sono problemi”.

Ma quando questi episodi arrivano molto vicino a minare le certezze affettive, lì qualcosa ti scuote. Non si può restare fermi, perché non è un volto nascosto dietro una calzamaglia e una pistola sbattuta in testa a farti tremare. Ecco perché arrivi ad un punto in cui vuoi saperne di più e procedi da solo perché ti rifiuti di vivere nell’omertoso pensiero del “è sempre stato e sempre sarà così”.

Poi c’è gente che dopo aver vissuto anni in soggezione, piegandosi a pagare il pizzo, decide di reagire. E’ il caso di Francesco Di Palo, un imprenditore di Altamura, quella cittadina balzata all’onore della cronaca per aver rapidamente condotto alla chiusura un Mc Donald’s con quello che di meglio ha Altamura: pane e focaccia!

Francesco Di Palo era il titolare della «Venere srl» di Matera, società che produceva vasche idromassaggio e dichiarata fallita un anno prima che l’imprenditore decidesse di denunciare alla magistratura barese i soprusi subiti dalla mala altamurana.

Di Palo è testimone chiave di uno dei processi più importanti in Puglia che riguarda l’intreccio tra criminalità, imprenditoria e politica nella città di Altamura, la cui indagine è stata condotta dai magistrati antimafia dott.ssa Desirèe Digeronimo e dott. Roberto Pennisi. Francesco Di Palo continua ad essere un testimone di giustizia “fantasma”, poiché ancora in un programma di protezione provvisorio.

Di Palo le ha provate tutte per attirare l’attenzione dello Stato: è fuggito più volte, ha scioperato a Montecitorio, ha protestato in qualsiasi forma perché lo stato, quello per cui hai rischiato non può non aiutarti e costringerti a vivere da fuggiasco con la tua famiglia. Di Palo, ha anche chiesto di uscire dal programma di protezione perché il Viminale non gli paga più neppure l’affitto della casa nella località protetta in cui vive.

Ma quella dei Di Palo è una famiglia reattiva e coraggiosa perché anche il fratello di Francesco, Alessio titolare della nota radio di Altamura, Radio Stereo Regio, che quotidianamente dalle sue frequenze denuncia il malaffare e la malapolitica, parla di ecomafia e di interessi criminali intorno alla politica altamurana, denuncia i legami di un maresciallo dei Carabinieri con il chiacchierato imprenditore dei rifiuti Carlo Dante Columella. Alessio parla dell’infedeltà allo Stato di uomini delle forze dell’ordine.

Per questo Alessio Di Palo, il dj della Murgia, è stato picchiato selvaggiamente da due esponenti legati alla mala barese ed è tra quelli che ha contribuito con la sua testimonianza ad imprimere una svolta all’inchiesta che sta svelando i rapporti tra politica, affari e criminalità intorno alla sanità pugliese.

Attualmente Francesco Di Palo continua a combattere per essere riconosciuto dallo Stato. Quello stesso Stato che lo ha costretto ad una vita da recluso.

Speriamo vivamente che l’Italia non sia nuovamente il Paese in cui per liberarci dalla mafia dobbiamo ricorrere ad un estratto di Torquato Tasso da “La Gerusalemme liberata”

“L’anima mia puote scemar la pena:
Chè d’esser vendicata in breve aspetta:
E dolce è l’ira in aspettar vendetta”.

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