Il maxiprocesso “crimine”

 

Il maxi processo CRIMINE

 

 

 

Articolo del 14 Giugno 2011 da strill.it

Reggio: al via il maxiprocesso ”Crimine”

di Claudio Cordova

Nel procedimento saranno parti civili la Regione Calabria, la Provincia di Reggio Calabria, ma anche l’Anas e le associazioni Sos Impresa e FAI (Federazione Antiracket Italiana). Al via, all’interno di un’aula bunker stracolma, il maxiprocesso “Crimine”, scaturito dall’omonima operazione condotta il 13 luglio 2010 sull’asse Milano-Reggio Calabria, che portò a oltre 300 arresti. Un procedimento che potrebbe diventare, qualora l’impianto accusatorio restasse in piedi, il primo vero maxiprocesso alla ‘ndrangheta della provincia di Reggio Calabria: secondo la ricostruzione del pool di investigatori coordinato dal pm Gratteri la ‘ndrangheta si sarebbe strutturata con un organo superiore, detto “Provincia”. Una ricostruzione che in passato non era mai stata riconosciuta con sentenza definitiva. Sono, infatti, oltre 160 i soggetti alla sbarra: tutti elementi ritenuti affiliati, talvolta con ruoli apicali, alle cosche della ‘ndrangheta. L’indagine parallela, condotta dal procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini, e denominata “Infinito”, vede imputati oltre 150 presunti affiliati alle cosche stanziate nel nord Italia.

Al cospetto del Gup Giuseppe Minutoli è stato subito confronto serrato tra le parti, rappresentante da molti degli avvocati più in vista di tutta la provincia e dai pm antimafia Nicola Gratteri, Antonio De Bernardo, Giovanni Musarò e Maria Luisa Miranda. Alcuni avvocati, infatti, hanno sostenuto l’esistenza di alcune nullità, sia nella notifica di inizio procedimento, sia in quella di richiesta di rinvio a giudizio. Il folto collegio difensivo ha inoltre contestato la genericità di alcuni capi d’imputazione, ma il pm Musarò ha rilevato come l’udienza preliminare non sia la sede adatta per sollevare tale eccezione.  La Procura ha prodotto una serie di ordinanze (tra cui quella “Circolo Formato”) e informative della polizia giudiziaria, volte anche alla comparazione di alcune intercettazioni, caposaldo dell’inchiesta. I rappresentanti dell’accusa hanno inoltre chiesto l’acquisizione dei verbali di un pentito, Antonino Belnome, importanti per la ricostruzione degli assetti della ‘ndrangheta. Per quanto concerne, invece, il reato di associazione mafiosa, la Procura ha anche contestato agli imputati la transnazionalità.

Il procedimento, dunque, scaturisce, a quasi un anno, dalla maxioperazione che delineò i nuovi assetti della ‘ndrangheta reggina. Intercettazioni telefoniche e ambientali portarono all’arresto di circa 300 presunti affiliati. Emerse la figura di Domenico Oppedisano, 80enne di Rosarno, fino a quel momento sconosciuto: secondo gli inquirenti, Oppedisano avrebbe rivestito l’importante ruolo di “Capocrimine” nell’annuale riunione presso il Santuario di Polsi, nel corso della quale gli affiliati discutono e cercano di trovare soluzioni su gerarchie e diatribe in seno all’associazione criminale. Al termine delle schermaglie iniziali, il Gup ha stilato un calendario piuttosto fitto con date quasi giornaliere a partire dal 20 giugno.

 

 

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