INFAMI Spettacolo teatrale tratto dal libro di Alfonso Russi. Compagnia: La Società dello Spettacolo

“Articolo 359”
“Infami” è tratto dall’omonimo libro “Infami – 20 storie di ordinaria antimafia” scritto da Alfonso Russi.
Alfonso Russi è un cosiddetto “articolo 359” del Codice di Procedura penale ovvero un consulente tecnico della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro.
Il libro raccoglie la sua esperienza di lotta alla malavita organizzata vissuta in prima linea nella terra gestita dalla ‘ndrangheta.
Un’esperienza autentica che racconta degli inganni dei funzionari comunali, delle collusioni tra politici e mafiosi, della paura che si respira, della speranza che
nonostante tutto riesce a sopravvivere.

“Progetto sud”
L’adattamento teatrale di “Infami” è realizzato, in collaborazione con la rete della Comunità “Progetto Sud” di don Giacomo Panizza. Gli italiani lo ricordano ospite alla trasmissione evento di Roberto Saviano “Vieni via con me” con gli occhi sinceri e accesi da quella leggerezza profonda di chi ha lavorato sodo, mentre legge la lista delle cose che ama del sud. Pochi conoscevano il coraggio e l’impegno di questo prete anti-‘ndrangheta. Bresciano di origine, Giacomo Panizza ha fondato a Lamezia Terme “Progetto Sud”, una comunità autogestita insieme a persone con disabilità che difende, sulla propria pelle, l’idea di una comunità umana libera dagli assilli dell’ingiustizia. Un vero e proprio presidio di democrazia e legalità in una terra occupata.

L’anteprima a “Pensieri e Parole”
L’anteprima di “Infami” è avvenuta in un luogo simbolo, lo spazio di “Pensieri e Parole”, struttura confiscata alla ‘ndrangheta e presa in gestione alla Comunità
Progetto Sud nel 2002 e proprio da quando la Comunità Progetto Sud ha preso possesso dell’immobile confiscato alle ‘ndrine locali nel quartiere di Capizzaglie alla periferia sud di Lamezia Terme in cui nessun altro aveva avuto il coraggio di entrare, Don Giacomo Panizza vive sotto protezione.
Oggi è uno spazio emblematico cui è stato dato il nome di “Pensieri e parole”, sede di diversi sodalizi che operano nel campo del sociale e di un’economia etica a favore dei disabili, degli immigrati e di altre categorie svantaggiate.
Come da copione, contro questo stabile in cui vivono legalità e i diritti, la malavita locale non fa mancare le sue attenzioni. Ultimamente, infatti, la casa confiscata è stata oggetto di diverse e gravi intimidazioni: una bomba esplosa a Natale, un colpo d’arma da fuoco nel febbraio scorso, un altro colpo d’arma da fuoco sparato contro le vetrate per la santa Pasqua.
Il 29 febbraio scorso, lo stabile di Capizzaglie è stata una delle tappe della marcia pacifica e democratica “Il giorno che non c’è”, una manifestazione organizzata proprio per mostrare solidarietà e vicinanza alla Comunità di Giacomo Panizza, continuamente sotto attacco.
“Infami” dopo l’anteprima a “Pensieri e parole” ha debuttato in prima nazionale al teatro politeama di Lamezia Terme ricevendo sentimenti di grande sensibilità e vicinanza da parte del pubblico intervenuto e della stampa a cui naturalmente non è mancata qualche eccezione.

Note per la messinscena
Quando abbiamo letto per la prima volta il libro di Alfonso Russi, ci è venuto in mente “Ragazzi di vita” di P.P.Pasolini. Non si tratta certo di letteratura analoga, ma in entrambi i casi, al di fuori di ogni cliché letterario, viene narrata una vicenda dei sobborghi umani che emerge in tutta la sua più cruda verità.

Alfonso Russi non racconta una storia di ‘ndrangheta. Racconta la sua storia. Una microstoria, fatta di immagini della memoria, piccoli dettagli, emozioni, scorci e vissuti quotidiani, quasi del tutto privi di quei colpi di scena che uno si aspetta dall’epica con cui sono solitamente trattate le storie sulla malavita organizzata. Ma Alfonso Russi non concede nulla all’autocompiacimento dei criminali che probabilmente amano rispecchiarsi nei tanti sequel/prequel delle “piovre” e dei “padrini”.
È come se in questo sguardo del tutto soggettivo, microscopico e privo di gesta eroiche, si potesse scoprire tutta la verità. L’emergenza della verità.
E così, questo sguardo così profondamente soggettivo restituisce l’oggettività.
L’oggettività ruvida e scevra d’inganno figurativo di una realtà. Di un’istanza umana che ti arriva forte perché vissuta sulla propria pelle.
E se pensi che quei piccoli comuni dalla toponomastica inventata, che la procura di “Catreggio” esistono davvero… e che Alfonso Russi non è Michele Placido… e che i pensieri, le emozioni, la paura, le indagini svolte, sono la sua vita vera e non è fiction… allora forse per un attimo hai la voglia di capire…
Perché le bombe esplodono sul serio, in luoghi veri, come “Catreggio” e non le vediamo solo in par conditio nei servizi dei tg.
Il nostro sguardo teatrale, la nostra messinscena, cerca di raccontare nel modo più onesto e limpido possibile un’esperienza di vita. Aggiungendo soltanto, se possibile, il tocco dei nostri sentimenti.
(c.l.grugher, michelangelo bellani)

P.S.
Poi siamo andati a incontrare a Lamezia Terme, Emma, Beppe, Giacomo, Viviana, Dario, Luigi e tanti, tanti altri che quotidianamente difendono, in prima linea, il diritto al’umanità. E loro ci hanno accolto, come sono abituati a fare. Allora questi nostri sentimenti hanno sconfinato fino a penetrare dove non si può, dove le parole sfumano e la sostanza invisibile di cui si compone la nostra carne ci fa percepire, in una lingua sconosciuta e familiare, la bellezza della vita.
E allora vorremmo che questo nostro teatro – ben poca cosa rispetto alle vite quotidianamente difese da loro – che verrebbe da chiamarli eroi non fosse che sono persone come noi – recasse almeno un piccolo segno, una piccola goccia di quel verdazzurro di cui hanno tinto indelebilmente le nostre esistenze.

 

 

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