Le Vittime che commemoriamo, mese: AGOSTO

1 agosto 1993 Santa Maria di Licodia (CT). Fabio Garofalo, 18 anni, ucciso perché testimone di una sparatoria
La sera dell’1 agosto 1993 Fabio Garofalo, 18 anni, impegnato in servizi di volontariato a favore degli anziani per conto dell’Azione cattolica del paese, si trovava all’interno della sala giochi Papillon di Santa Maria di Licodia (CT. Fu ucciso perché testimone di una sparatoria per una resa di conti tra due estorsori in cui rimase ferito il figlio del gestore dell’esercizio commerciale, vero obiettivo del killer.

 

Luigi Rende

1 Agosto 2007 Reggio Calabria. Resta ucciso Luigi Rende, guardia giurata, nel tentativo di sventare una rapina al furgone portavalori.
Luigi Rende ha 31 anni, è sposato con Angela ed ha una bambina di due anni, Sharon. Come lavoro fa la guardia giurata a Reggio Calabria.
L’1 agosto del 2007, primo giorno di lavoro dal rientro dalle ferie, è di scorta al portavalori della Sicurtrasport che trasporta il suo carico all’ufficio postale di Via Ecce Homo, quando in sei tentano di rapinarlo. Sono solo in due a difendere il portavalori ma, nonostante la disparità, riescono a ferire tre dei banditi e metterli in fuga. Purtroppo nel conflitto a fuoco, uno dei banditi, riesce a colpire a morte Luigi Rende.
Gli assalitori sono stati tutti arrestati e, a giugno 2014, condannati definitivamente all’ergastolo.

 

Domenico Martimucci

1 Agosto 2015 Altamura (BA). Deceduto Domenico Martimucci, 26 anni, calciatore, a seguito delle gravi ferite riportate il 5 marzo nell’ attentato ad una sala giochi, in cui rimasero feriti altri sette ragazzi.
Non ce l’ha fatta Domenico Martimucci, il ragazzo altamurano rimasto ferito gravemente nell’attentato alla sala giochi Green Table della città murgiana lo scorso 5 marzo. Il 27enne, calciatore del Castellaneta, era il più grave degli 8 ragazzi che avevano riportato conseguenze dopo lo scoppio di una bomba piazzata, come rivelato dalle indagini dei Carabinieri, su ordine di Mario Dambrosio, fratello del boss Bartolomeo ucciso in un agguato nel dicembre del 2010. Martimucci, detto “Zidane” come l’ex calciatore juventino, non aveva più ripreso conoscenza dopo l’esplosione. A nulla sono valse le cure dei medici prima al Politecnico di Bari, e poi in una clinica austriaca dove sarebbe stato trasferito nelle ultime settimane, e dove è deceduto. (puntotvonline.it)

 

2 agosto 1958 Corleone (PA). Giovanni Russo, giovane medico, venne ucciso con Michele Navarra, boss di Corleone. Gli aveva dato un passaggio in auto.
Nella Corleone colpita dai una faida senza fine, il dottore Michele Navarra è l’insospettabile che fa una gran bella carriera. Da semplice medico condotto diventa caporeparto dell’ospedale di Corleone. Navarra è l’archetipo della mafia che media, che tesse con pazienza le relazioni con il potere politico e quello economico. Ma nell’estate del 1958 è ormai diventato un ostacolo per il nuovo potere mafioso di Corleone. Il 2 agosto un giovane collega medico, Giovanni Russo, gli offre un passaggio con la sua Fiat 1100. Il giovane medico Russo è un brillante professionista, la moglie è incinta, non ha niente a che fare con Navarra e non sa minimamente che Michele Navarra è un pezzo di storia di Cosa nostra. Nell’agguato a Navarra ucciso con novanta colpi, anche il giovane medico Russo viene crivellato di colpi. Eliminato perché non restassero testimoni.
Fonte: vivi.libera.it

 

Giovanni Corrao

3 Agosto 1863 Palermo. Ucciso Giovanni Corrao, generale garibaldino: un delitto politico-mafioso.
Giovanni Corrao (Palermo, 17 novembre 1822 – Palermo, 3 agosto 1863) è stato un operaio, militare e patriota italiano.
Di umili origini (era calafato, un operaio specializzato al porto di Palermo), fu sempre avverso ai Borboni, contro i quali organizzò diversi tentativi di cospirazione.
Dopo essere stato in prigione ed in esilio, nel 1858 strinse un forte rapporto di corrispondenza con Rosolino Pilo, assieme al quale organizzò una spedizione in Sicilia. Il 12 aprile del 1860 i due sbarcarono a Messina a bordo della tartana viareggina Madonna del Soccorso, e successivamente si recarono a Palermo, attendendo l’arrivo di Giuseppe Garibaldi organizzando gruppi di volontari.
Dopo lo sbarco dei Mille, combatté per l’intera durata della campagna. Fu nominato generale dallo stesso Garibaldi, con il quale combatté anche in Aspromonte.
Dopo l’Unità d’Italia assunse il grado di colonnello dell’esercito, dal quale si dimise poco tempo dopo in coerenza con la sua avversione verso la politica del governo in Sicilia.
Tornato successivamente a Palermo, venne assassinato dalla mafia il 3 agosto 1863. Il delitto è rimasto sempre impunito, ma negli atti di indagine venne usato per la prima volta nella storia del Regno d’Italia il termine mafia. (culturatrapani.altervista.org)

 

3 Agosto 1981 Godrano (PA). Ucciso in un agguato mafioso Giuseppe Cuttitta. Vittima del racket.
Cuttitta Giuseppe è nato a Godrano il 22 luglio 1943. E’ morto in seguito ad un agguato mafioso il 3 agosto 1981 a Godrano (PA). Giuseppe Cuttitta era socio amministratore della cooperativa San Leone, l’omicidio è avvenuto a causa del mancato pagamento di somme di denaro indebitamente richieste.
È stato riconosciuto vittima innocente della mafia con decreto n.1326 del 09/11/1998. (familiarivittimedimafia.com )

 

3 agosto 1991 Orta di Atella (CE). Ucciso in un agguato Antonio Belardo, imprenditore. Vittima del racket delle estorsioni.
Il 3 agosto del 1991, Antonio Belardo, mentre percorreva il corso Atella a bordo della sua auto Golf, veniva raggiunto da numerosi colpi da arma da fuoco, esplosi presumibilmente da individui a bordo di un’altra autovettura non identificata. Le indagini furono archiviate perché gli autori del reato rimasero sconosciuti. Antonio Belardo era un imprenditore e poche settimane prima del suo omicidio, insieme ad alcuni altri imprenditori, aveva denunciato alcuni episodi estorsivi, per cui l’omicidio potrebbe essere stato commesso per punire la sua ribellione al pizzo. Il 14 marzo 2018 i familiari della vittima hanno presentato richiesta di riapertura delle indagini presso la Dda di Napoli, dalle quali potrebbero emergere novità sugli autori del reato e sul movente.
Fonte: casertace.net

 

Gaetano Montanino

4 Agosto 2009 Napoli. Ucciso Gaetano Montanino, guardia giurata, in una agguato per rubargli la pistola d’ordinanza.
Il 04/08/2009 Gaetano Montanino, 45 anni, guardia giurata, è stato ucciso durante una sparatoria avvenuta in piazza Mercato, a Napoli.Montanino e un collega , Fabio De Rosa ,25 anni, sono nella macchina di servizio dell’istituto per cui lavorano, “la Vigilante”, per il loro giro abituale di controllo delle attività commerciali. Tutto sembra in ordine, la zona è pressocché deserta.Le due guardie vengono improvvisamente avvicinate da due delinquenti che intimano la consegna delle armi. Gaetano e Fabio resistono. Scoppia il conflitto a fuoco.Gaetano viene colpito da 8 colpi di pistola, il compagno è più fortunato,i sei proiettili che lo colpiscono non ledono parti vitali.Gaetano Montanino lascia la moglie e una giovane figlia.
La sera stessa dell’omicidio viene fermato uno dei due delinquenti, Davide Cella, rimasto ferito durante la sparatoria. La testimonianza del vigilante De Rosa permette ai poliziotti della Squadra Mobile di ricostruire la dinamica dei fatti.
Successivamente le serrate indagini e la confessione del pentito De Feo, portano al fermo degli altri responsabili, Salvatore Panepinto ed un ragazzo minorenne.
Nell’aprile del 2012 la sentenza di secondo grado condanna i responsabili dell’omicidio di Montanino a 20 anni di reclusione. (Fondazione Pol.i.s.)

 

4 agosto 2018 Ascoli Satriano (FG). Morti 4 braccianti, Amadou Balde 20 anni, Aladjie Ceesay 23 anni, Moussa Kande 27 anni e Ali Dembele 30 anni, in un incidente stradale.
Quattro braccianti a bordo di un pulmino sono morti nell’impatto con un tir carico di pomodori, sulla strada provinciale 105 tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri. A loro si aggiungono quattro feriti, sempre migranti, ricoverati in gravi condizioni in ospedale. I quattro braccianti Amadou Balde (Guinea Bissau) aveva 20 anni; Aladjie Ceesay (Gambia) 23; Moussa Kande (Guinea Bissau) 27; Ali Dembele (Mali), il più vecchio, 30 al bordo del furgone tornavano dalle campagne dove avevano raccolto i pomodori sin dalle prime luci dell’alba. Dopo una giornata nei campi a spaccarsi la schiena, hanno così trovato crudelmente la morte. Ai soccorritori giunti sul posto si è presentata una scena davvero impressionante, con il carico di pomodori completamente riversato sull’asfalto, il furgone ridotto a un ammasso di lamiere e i cadaveri dilaniati al suo interno.
Fonte: vivi.libera.it

 

5 agosto 1981 Gela (CL). Angelo Di Bartolo, 56 anni, vittima innocente di una guerra di mafia
Angelo Di Bartolo, 56 anni.
Gela (CL), 5 agosto 1981
Una sparatoria tra le strade di Gela tra due clan e Angelo Di Bartolo, 56 anni e due figli, rimane ucciso il 5 agosto del 1981.
Fonte: vivi.libera.it

 

Nino Agostino e Ida Castelluccio

5 Agosto 1989 Palermo. Uccisi Antonino (Nino) Agostino, agente di polizia, e sua moglie Ida Castelluccio che aspettava un bambino.
Il 5 agosto 1989 Antonino Agostino, agente di Polizia alla questura di Palermo, era a Villagrazia di Carini con la moglie Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima. La sua consorte era incinta di cinque mesi di quello che sarebbe stato il loro primo figlio. Mentre entravano nella villa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella di lui, un gruppo di sicari in motocicletta arrivarono all’improvviso e cominciarono a sparare sui due. Agostino venne colpito da vari proiettili, mentre la Castelluccio venne raggiunta da un solo colpo e cominciò a strisciare per terra per avvicinarsi al marito morente. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora ma non c’era più niente da fare: erano entrambi già morti. Quel giorno, Agostino non portava armi addosso. La squadra mobile di Palermo seguì inutilmente per mesi un’improbabile “pista passionale”.
La notte della morte di Antonino Agostino e della moglie, alcuni ignoti “uomini dello Stato” riuscirono ad entrare nell’abitazione dei coniugi defunti e fecero sparire degli appunti che riguardavano delle importanti indagini che stava conducendo Agostino. Ai funerali di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, tenutisi il 10 agosto 1989, erano presenti i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone disse ad un amico commissario, pure presente al funerale:
«Io a quel ragazzo gli devo la vita».
Antonino Agostino stava indagando sul fallito attentato dell’Addaura: il 21 giugno 1989 alcuni agenti di scorta trovarono su una spiaggia dell’Addaura un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. In quella stessa spiaggia si trovava la villa di Giovanni Falcone, obiettivo del fallito attentato. Sicuramente Agostino aveva scoperto qualcosa di importante su quel borsone-bomba dell’Addaura e per questo è stato eliminato. Attualmente i mandanti e gli esecutori dell’omicidio di Agostino e Ida Castelluccio sono ignoti. Vincenzo Agostino, il padre di Antonino, ha giurato di non tagliarsi più la barba finché non verrà scoperta la verità sulla morte del figlio e della nuora.
Il 5 agosto 2011 una lapide commemorativa è stata installata sul lungomare Cristoforo Colombo di Villagrazia di Carini (Palermo), per ricordare l’omicidio dell’agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio. (Wikipedia)

 

Andrea Raia

6 Agosto 1944 Casteldaccia (PA). Ucciso Andrea Raja, sindacalista. “Si oppose alla mafia in nome dei diritti dei contadini”.
Il 6 agosto 1944, a Casteldaccia, in provincia di Palermo, viene assassinato Andrea Raia, 28 anni, sindacalista definito dalla Voce Comunista «un organizzatore comunista» e un «membro attivo e intelligente del comitato di controllo ai granai del popolo».I mandanti, secondo lo stesso giornale, erano «da ricercare nei grossi proprietari fascisti e separatisti di Casteldaccia», mentre gli esecutori materiali «tra i maffiosi locali». Raja si oppose alla mafia in nome dei diritti dei contadini.
Il coraggio dei tanti sindacalisti ammazzati durante quegli anni risalta immensamente se si considera quanto allora la mafia tenesse fermamente nelle sue mani le redini del potere e della ricchezza siciliani. (informarexresistere.fr)

 

Gaetano Costa

6 Agosto 1980 Palermo. Assassinato Gaetano Costa, magistrato Procuratore capo di Palermo
Gaetano Costa, Procuratore Capo di Palermo all’inizio degli anni ottanta, fu assassinato dalla mafia il 6 agosto 1980, mentre sfogliava dei libri su una bancarella, sita in un marciapiede di via Cavour a Palermo, a due passi da casa sua, freddato da tre colpi di pistola sparatigli alle spalle da due killer in moto. Causa di quella spietata esecuzione, il fatto che egli avesse firmato personalmente dei mandati di cattura nei confronti del boss Rosario Spatola ed alcuni dei suoi uomini che altri suoi colleghi si erano rifiutato di firmare. Di lui scrisse un suo sostituto che era un uomo “di cui si poteva comperare solo la morte”. Al funerale parteciparono poche persone soprattutto pochi magistrati. Non va dimenticato che, pur essendo l’unico magistrato a Palermo al quale, in quel momento, erano state assegnate un’auto blindata ed una scorta, non ne usufruiva ritenendo che la sua protezione avrebbe messo in pericolo altri e che lui era uno di quelli che “aveva il dovere di avere coraggio”.
Nessuno è stato condannato per la sua morte ancorché la Corte di assise di Catania ne abbia accertato il contesto individuandolo nella zona grigia tra affari, politica e crimine organizzato. Da molti settori, compresa la Magistratura, si è cercato di farlo dimenticare anche, forse, per nascondere le colpe di coloro che lo lasciarono solo e, come disse Sciascia, lo additarono alla vendetta mafiosa. Il suo impegno fu continuato da Rocco Chinnici, allora tra i pochi che lo capirono e ne condivisero gli intenti e l’azione. E a cui, per questo, toccò la stessa la sorte. (Wikipedia)

 

Antonino Cassarà e Roberto Antiochia

6 Agosto 1985 Palermo. Uccisi Antonino (Ninni) Cassarà e Roberto Antiochia, Agente P.S. . Ninni Cassarà era il Vicequestore della Polizia di Stato.
Ninni Cassarà fu ucciso insieme al collega Roberto Antiochia il 6 Agosto 1985 in un agguato mafioso in viale Croce Rossa a Palermo. Ninni Cassarà era il vicedirigente della Squadra mobile di Palermo ed era riconosciuto come uno dei migliori investigatori della Polizia del capoluogo siciliano . Aveva guidato insieme ai colleghi americani l’operazione denominata “Pizza Connection” che aveva portato all’arresto di decine di mafiosi  tra Italia e Stati Uniti e guidato molte operazioni contro la mafia, insieme al suo amico e stretto collaboratore Beppe Montana ( assassinato dalla mafia il 28 Luglio ), sotto il coordinamento del pool antimafia della procura di Palermo.
Intorno alle 14,30 del 6 Agosto il vicequestore Cassarà stava facendo rientro a casa, in Viale Croce  Rossa a Palermo, insieme a tre collaboratori della propria sezione,  uno dei quali era l’agente Roberto Antiochia, il quale, pur prossimo al  trasferimento per Roma, dopo l’omicidio del commissario Montana aveva deciso di rimanere accanto al proprio dirigente. Quando l’Alfetta blindata con i quattro poliziotti entrò nel cortile del palazzo dove abitava il vicequestore Cassarà, dall’ammezzato di un edificio vicino, le cui finestre  davano sul cortile interno una decina di mafiosi armati di Kalashnikov fecero fuoco. Il vicequestore Cassarà e l’agente Antiochia morirono sul colpo, falciati da decine di proiettili. Un terzo agente venne gravemente ferito. Il quarto agente, l’assistente Natale Mondo, si salvò per miracolo riparandosi sotto alla vettura.
Almeno tre degli assassini vennero eliminati dalla mafia negli anni successivi, altri vennero arrestati e condannati all’ergastolo per l’assassinio di Ninni Cassarà e Roberto Antiochia.I mandanti del delitto vennero arrestati negli anni successivi ed attualmente stanno scontando l’ergastolo. L’Assistente Natale Mondo, sfuggito alla morte insieme a Cassarà e Antiochia venne assassinato dalla mafia il 14 Gennaio 1988. Il vicequestore Ninni Cassarà era sposato e padre di due figli. L’agente Roberto Antiochia avrebbe dovuto sposarsi pochi mesi dopo. Per onorarne la memoria la Scuola POL.G.A.I di Pescara è stata intitolata al suo nome. (“Da cosa nasce cosa” di Alfio Caruso, ed. Longanesi &c)

 

Francesco Oliviero

6 Agosto 1990 Ercolano (NA). Ucciso Francesco Oliviero “mentre faceva due passi sotto casa” da un proiettile esploso nel corso di una sparatoria tra due clan avversi.
Il 6 agosto 1990 è stato ucciso per errore Francesco Oliviero, raggiunto alla nuca mentre faceva due passi sotto casa da un proiettile esploso nel corso di una sparatoria tra due clan avversi di Ercolano.
Oliviero, un manovale senza precedenti penali, invalido civile, è stato spettatore di uno scontro tra il pregiudicato Michele Beato, che era a bordo di una moto, ed alcuni sconosciuti che si trovavano su un’ auto. Oliviero e’ stato ucciso da un proiettile calibro 7.65. (Fond. Pol.i.s.)

 

Antonio Di Bona

6 Agosto 1992 Villa Literno (CE) Ucciso Antonio Di Bona, agricoltore di 56 anni, vittima innocente, ucciso dalla camorra presso un’officina meccanica dove attendeva la riparazione del proprio trattore.
Il giorno 6 agosto 1992  quattro sicari con il volto coperto da passamontagna hanno ucciso a Villa Literno Antonio Diana, titolare di un’ officina, Nicola Palumbo, anch’egli meccanico, e Antonio Di Bona, un contadino che al momento dell’agguato si trovava nel locale.
All’origine del triplice omicidio vi sarebbe una “vendetta” nell’ambito dello scontro in atto tra due clan camorristici rivali, quello capeggiato dal “boss” Francesco Schiavone, soprannominato “Sandokan”, e quello che fa capo alla famiglia Venosa. La polizia ritiene che il principale obiettivo dei sicari fosse il titolare dell’officina, Antonio Diana, imparentato con il “boss” Raffaele Diana, a sua volta affiliato al clan Schiavone. Sia il cliente che il dipendente del meccanico, sarebbero stati eliminati dal “commando” perché ritenuti dai killer scomodi testimoni. Gli inquirenti ritengono che l’episodio si inquadri nella lotta tra le due bande, di cui Raffaele Venosa e’ rimasto indirettamente vittima poche settimane fa: un “gruppo di fuoco” uccise la sua convivente, Carolina Maresca, mentre la donna stava facendo la spesa in un supermercato sulla statale domiziana. (Fond. Pol.i.s.)

 

6 agosto 2018 Foggia. Morti in un incidente 12 braccianti: Lhassan Goultaine (39 anni), Anane Kwase (34 anni), Mousse Toure (21 anni), Lahcen Haddouch (41 anni), Awuku Joseph (24 anni), Ebere Ujunwa (21 anni), Bafoudi Camarra (22 anni), Alagie Ceesay (24 anni), Alasanna Darboe (28 anni), Eric Kwarteng (32 anni), Romanus Mbeke (28 anni) e Djoumana Djire (36 anni)
Lunedì 6 agosto 2018: 12 braccianti immigrati sono morti, dopo una dura giornata di lavoro nelle campagne pugliesi. Erano in 14, probabilmente viaggiavano in piedi, stipati in un furgoncino con targa bulgara che poteva trasportare al massimo otto persone e che si è capovolto sull’asfalto dopo lo schianto: una scena apocalittica, con i corpi straziati tra le lamiere. I loro nomi Lhassan Goultaine (Marocco, 39 anni), Anane Kwase (Ghana, 34 anni), Mousse Toure (Mali, 21 anni), Lahcen Haddouch (Marocco, 41 anni), Awuku Joseph (Ghana, 24 anni), Ebere Ujunwa (Nigeria, 21 anni), Bafoudi Camarra (Guinea, 22 anni), Alagie Ceesay (Gambia, 24 anni), Alasanna Darboe (Gambia, 28 anni), Eric Kwarteng (Ghana, 32 anni), Romanus Mbeke (Nigeria, 28 anni) e Djoumana Djire (Mali, 36 anni). «Le condizioni di trasporto, i soldi trovati addosso al conducente, e una serie di elementi tra cui le dichiarazioni dei due braccianti sopravvissuti che hanno detto quante ore lavoravano e quanto erano pagati – spiega il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro – rimandano a condizioni di caporalato e sfruttamento, e vogliamo verificare se ci sia stato questo fenomeno».
Fonte: vivi.libera.it

 

Filippo Intili

7 Agosto 1952 Caccamo (PA). Ucciso a colpi d’accetta il contadino Filippo Intili. Voleva dividere il prodotto dei campi, che aveva a mezzadria, secondo il decreto del ministro Gullo del 1944.
Filippo Intili è nato a Montemaggiore di Belsito (PA) il 10 febbraio del 1901. Lavorava a Caccamo ed era un contadino che militava nel partito comunista. Intile, quando fu ucciso, il 7 agosto del 1952, aveva 51 anni.
Moglie e tre figli alla sua morte vendettero la terra e gli animali, la moglie morì e i figli si trasferirono a Pisa. Per l’omicidio vennero arrestati due uomini che al processo vennero assolti. I familiari hanno chiesto il risarcimento come vittime della mafia, ma non è stato concesso. Intili coltivava la terra. Oltre a svolgere il suo lavoro nei campi prendeva parte alle proteste dei contadini che rivendicavano l’applicazione della riforma agraria. Lo ricordiamo perché ha avuto il coraggio di battersi contro le ingiustizie e la prepotenza della mafia che non permetteva l’applicazione della riforma agraria. Anche a Caccamo si usava dare la terra a mezzadria condizioni di gran lunga più sfavorevole di quelle previste dalla legge regionale siciliana. Intili cercò di cambiare le cose e per questo si dice fu ucciso per mano della mafia. i lavoratori non devono essere sfruttati e devono poter protestare per il rispetto dei propri diritti senza subire ritorsioni. (liberanet.org)

 

Giuseppe Quadrano

7 agosto 1996 San Cipriano D’Aversa (CE). Assassinato Giuseppe Quadrano, postino di 43 anni. Si era rifiutato di sottostare agli ordini della camorra.
Giuseppe Quadrano faceva il postino, presso le poste di San Cipriano D’Aversa, e aveva solo 43 anni quando lo uccisero nei pressi del bar Orientale di San Cipriano D’Aversa, con dodici colpi di pistola il 7 luglio del 1996. Era il cugino del killer, omonimo, di don Giuseppe Diana, che dopo l’arresto iniziò a collaborare con la giustizia. Giuseppe Quadrano, il postino, era colpevole secondo i camorristi di non aver voluto sottostare agli ordini del clan dei Casalesi che gli chiedeva di convincere il cugino a ritrattare la collaborazione con la giustizia. La vittima Quadrano si rifiutò categoricamente e a più riprese, nonostante le violente, in alcuni casi, insistenze degli affiliati al clan. «Per 22 anni non abbiamo saputo niente e nessuno ci ha mai chiamati per capire cosa e chi poteva aver ucciso mio padre. Tutto è avvenuto come se fosse stato ucciso solo un cane», ha detto, Pasquale Quadrano, figlio della vittima che fu il primo ad arrivare sul luogo dell’omicidio.
Giuseppe Quadrano non è stato riconosciuto “vittima innocente” dallo Stato italiano in quanto parente di un appartenente alla criminalità organizzata.
Fonte: ireporters.it

 

Gregorio Fenghi – Foto da Gazzetta del Sud

8 agosto 1986 Messina. Ucciso Gregorio Fenghi, 28 anni impiegato delle ferrovie dello Stato in servizio a Cuneo, era in vacanza a Messina da qualche giorno. Fu ucciso perché in compagnia del cognato, vero obiettivo dell’omicida.
Gregorio Fenghi, 28 anni impiegato delle ferrovie dello Stato in servizio a Cuneo, era in vacanza a Messina da qualche giorno. Fu ucciso perché in compagnia del cognato, vero obiettivo dell’omicida.

Venne ucciso l’8 agosto del 1986 nei pressi della chiesa di San Clemente insieme al cognato ed ex poliziotto Corrado Parisi, che era uno dei 95 imputati nel maxiprocesso alle quattro cosche mafiose messinesi, il vero obiettivo del killer, affiliato al clan Costa, all’epoca rimesso in libertà da appena una settimana per decorrenza del termini di custodia cautelare. Fenghi aveva appena 28 anni e non c’entrava nulla con la criminalità organizzata, era un onesto impiegato delle Ferrovie dello Stato in servizio a Cuneo, e da qualche giorno era in ferie a Messina, perché da appena tre giorni era diventato padre. A sparare probabilmente fu un killer che era in auto con le due vittime, sulla vettura di Fenghi. Il duplice omicidio si consumò intorno alle 19, all’incrocio tra via Centonze e via Citarella, in pieno centro cittadino, di fronte alla chiesa di S. Clemente, a pochi metri dal viale Europa. Il sicario probabilmente adoperò una pistola munita di silenziatore, perché nessuna delle persone che si trovavano nei paraggi al momento del delitto sentì esplodere colpi di pistola. I due cognati viaggiavano a bordo di una Fiat Regata 70 di colore marrone. Suo figlio aveva appena 3 giorni di vita quando Fenghi morì. Non l’ha mai conosciuto.

Fonte: messina.gazzettadelsud.it

 

 

Antonino Scopelliti

9 Agosto 1991 Campo Calabro (RC). Assassinato il magistrato Antonino Scopelliti.
Antonino Scopelliti, Magistrato di Cassazione, stava lavorando al maxiprocesso a Cosa nostra.
Lo hanno finito con una P38, il colpo di grazia sparato a bruciapelo, sulla provinciale tra Villa San Giovanni e Campo Calabro (RC), il 9 agosto del 1991. Un omicidio eccellente, che pose fine alla seconda guerra di ‘ndrangheta.
Scopelliti era al lavoro sui faldoni del maxiprocesso a Cosa nostra, istruito negli anni ’80 da Giovanni Falcone. È sulla pista siciliana che si sono sempre indirizzate le indagini: un accordo tra mafia e ‘ndrine, uno scambio di favori che portò alla pax tra le cosche reggine in guerra. Scopelliti ricevette pressioni per “ammorbidire” le sentenze di condanna ai boss siciliani, ma rifiutò con fermezza ogni ingerenza.
Come mandante fu condannato in primo grado Pietro Aglieri, assolto nel 1999 dalla Cassazione. Ad oggi il delitto Scopelliti è senza colpevoli.
Alla memoria del giudice è dedicata la Fondazione Scopelliti, animata dalla figlia Rosanna.

 

Francesco Pagliuso

9 agosto 2016 Lamezia Terme (CZ). Assassinato Francesco Pagliuso, 43 anni, avvocato penalista. Ucciso per aver difeso due presunti omicidi.
L’avvocato Francesco Pagliuso, è stato ucciso la sera del 9 agosto del 2016, al rientro nella sua abitazione, freddato a colpi di pistola, da un killer che lo ha atteso nel giardino di casa.
L’inchiesta Reventinum ha consentito di ricostruire e identificare i presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Francesco Pagliuso. Secondo la ricostruzione della Procura sarebbero stati Giuseppe e Luciano Scalise a sentenziare la morte del penalista lametino poi nei fatti eseguito dal killer a pagamento Marco Gallo. Entrambi i procedimenti sono ancora in corso.
L’avvocato Pagliuso avrebbe “pagato” il fatto di essere il legale difensore di Domenico Mezzatesta, fratello di Gregorio, ucciso a Catanzaro, e autore insieme al figlio Giovanni dell’omicidio in cui vennero uccisi i lametini Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo. Secondo gli Scalise, l’avvocato Pagliuso avrebbe in qualche modo favorito la latitanza di Domenico Mezzatesta, arrestato alcuni mesi dopo il duplice delitto.
Fonte: quotidianodelsud.it

 

Aurelio e Luigi Luciani

9 agosto 2017 San Marco in Lamis (FG). Aurelio e Luigi Luciani furono barbaramente assassinati, in quanto testimoni di un agguato ad un boss.
Aurelio Luciani, 43 anni, due figli ed uno in arrivo, ed il fratello Luigi Luciani, 47 anni, un bimbo piccolo, insieme agli altri tre fratelli, coltivavano la terra che possiedono in San Marco in Lamis (FG).
Come ogni giorno, anche il 9 agosto del 2017, in auto si stavano recando sul posto di lavoro quando si sono trovati ad assistere ad un agguato mafioso contro un boss che stava percorrendo lo stesso tragitto.
Sono stati inseguiti e barbaramente uccisi perché probabilmente hanno assistito all’assassinio.

 

 

10 Agosto 1976 Siculiana (AG). Muoiono Annalisa Angotti, 4 anni, e la mamma Carmela Milazzo, 36 anni, nell’incendio provocato dall’esplosione di un’auto bomba. Vittime innocenti di una vendetta contro un’altra persona.
Annalisa Angotti, 4 anni, e la mamma Carmela Milazzo, 36 anni, stavano dormendo, nella casa presa in affitto per le vacanze, presso Siculiana (AG), insieme al papà ed ai tre fratellini. Erano circa le due di notte del 10 agosto del 1976 quando una ford 2000 con targa tedesca, parcheggiata davanti all’abitazione, di proprietà di un emigrato appena rientrato dalla Germania, fu fatta saltare in aria. Si dice per vendetta.
La deflagrazione sfondò la porta d’ingresso portandosi dietro pezzi di automobile e anche le fiamme che in un baleno trasformarono quell’abitazione in un inferno. I due genitori, svegliati di soprassalto, ebbero appena il tempo di intuire il pericolo, prendere i figli per mano e cercare di conquistare disperatamente l’uscita. Ci riuscì con difficoltà l’uomo che portò in salvo tre dei quattro figli. Ma Carmela e la piccola Annalisa ebbero meno fortuna. La piccola morì dopo una straziante agonia, per le tremende ustioni in tutto il corpo, la mattina dopo; la mamma ha lottato per altri sei giorni ma non ce l’ha fatta.

 

 

Luigi Sequino e Paolo Castaldi

10 Agosto 2000 Pianura (NA). Uccisi Paolo Castaldi e Luigi Sequino, mentre erano in macchina a programmare le vacanze. Si erano fermati sotto il portone sbagliato.
Gigi Sequino e Paolo Castaldi, poco più che ventenni, amici da sempre, sono due vittime innocenti della camorra, ammazzati il 10 agosto del 2000 a Pianura (NA).
L’omicidio di Paolo e Luigi fu causato, secondo gli investigatori, da uno scambio di persona. I due si trovavano in auto per caso, mentre discutevano di vacanze e del loro futuro. Due ragazzi come tanti, con sogni, speranze e voglia di riscatto. Furono scambiati per i guardaspalle di un capo camorra della zona, Rosario Marra.
“Dopo cinque anni condanne per il mandante e gli esecutori. Intanto l’associazione “Le voci di Gigi e Paolo”, presidente Vincenzo Sequino, è attivissima. Un concorso annuale intitolato ai due ragazzi è bandito annualmente dalla regione Campania e dalla Confesercenti. Una scuola ed un parco di Pianura sono stati intitolati a loro.” (Fondazione Pol.i.s.)

 

 

11 agosto 1981 Spezzano Sila (CS). Assassinato Salvatore Serpa, 27 anni, funzionario CGIL, per vendetta trasversale.
Salvatore Serpa, sindacalista della CGIL, di 27 anni,

merita di essere ricordato. Di provenienza da una famiglia dell’omonimo clan paolano, da giovanissimo mostrava interesse per la politica e la volontà di staccarsi dalle tradizioni del clan di appartenenza.
Ed infatti Salvatore (Tuturu) dopo una esperienza nella nascente “Servire il Popolo”, scelse di aderire al Pci e poi alla fine degli anni 70, anche per staccarsi più decisamente dal contesto di origine e dalla guerra tra clan scoppiata a Paola e sul Tirreno in quell’epoca, decise di andare a continuare la sua esperienza politica nella Fillea Cgil di Cosenza. Ma non fu sufficiente. L’11 agosto del 1981, nel corso di quella terribile guerra tra bande, fu assassinato a casa sua, a Spezzano Sila dove si era trasferito. Vittima di un omicidio trasversale della guerra in corso tra il clan paolano della sua famiglia di origine ed altri clan in lotta per il predominio in quel quadro di cambiamento di sistema sopra richiamato. Un episodio trascurato e derubricato ad “omicidio trasversale” nelle logiche delle guerre tra bande e stralciato, a torto, dallo scenario generale, anche politico.

da left.it , articolo di Mimmo Rizzuti
Nome da archivio.unita.news

 

Paolo Giaccone

11 Agosto 1982 Palermo. Assassinato il Prof. Paolo Giaccone, esperto in medicina legale e consigliere nel palazzo di giustizia.
L’11 agosto del 1982 a Palermo venne assassinato Paolo Giaccone, uno dei più grandi esperti di medicina legale. Divideva il suo impegno tra l’istituto di medicina legale che dirigeva e le consulenze per il palazzo di giustizia.
Aveva ricevuto l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata dai killer che nel dicembre 1981 avevano scatenato una sparatoria tra le vie di Bagheria con quattro morti come risultato. L’impronta era di un killer della cosca di Corso dei Mille ed era l’unica prova che poteva incastrare gli assassini. Il medico ricevette delle pressioni perché aggiustasse le conclusioni della perizia dattiloscopica. Giaccone rifiutò ad ogni invito e ogni minaccia e il killer fu condannato all’ergastolo.
In seguito il pentito Vincenzo Sinagra rivelò i dettagli del delitto incolpando Salvatore Rotolo che venne condannato all’ergastolo al primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Per le minacce a Paolo Giaccone fu arrestato un avvocato che al telefono lo avrebbe invitato a cambiare i risultati della perizia dattiloscopica. (Wikipedia)

 

Francesco Longo

11 Agosto 1989 Cittanova (RC). Ucciso Francesco Longo, operaio di 38 anni. Vittima innocente di una faida.
L’operaio Francesco Longo, 38 anni, venne ucciso l’11 agosto del 1989 nel cortile della sua casa a Cittanova. L’uomo era appena uscito per andare a lavorare. Sua moglie Concetta Piromalli racconterà agli investigatori di aver sentito il marito parlare con qualcuno e po aver udito in sequnza cinque colpi di pistola. Uscita sulla porta vide solo il corpo del marito a terra mentre con il braccio tentava di proteggersi il viso. L’uomo morì sul colpo. Le indagini non portarono all’individuazione dei responsabili dell’omicidio. Gli investigatori compresero fin da subito che la morte di Longo era da collegarsi alla terribile faida che negli anni tra il 1987 e il 1991 lasciò sul campo moltissimi morti e che vedeva contrapposte le famiglie dei Facchineri, i Raso, gli Albanese, i Gullace e i De Raco. (foto ed articolo da quotidianodelsud.it)

 

 

Salvatora Tieni e Nicola Guerriero

11 agosto 1991 Torre Santa Susanna (BR). Salvatora Tieni e Nicola Guerriero cercavano la verità sulla sparizione del figlio, tutti vittime di lupara bianca.
Salvatora Tieni e Nicola Guerriero furono uccisi a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, l’11 agosto del 1991. Nel corso di una faida per i possedimenti agricoli nel paese di Torre Santa Susanna, che avviene tra i Bruno e i Persano, il loro figlio Romolo (che era autista di Cosimo Persano) scompare, vittima di lupara bianca. Solo nel 1990, nel Comune di Torre Santa Susanna nove persone erano scomparse, vittime di lupara bianca. Salvatora e Nicola, suo marito, decidono di testimoniare contro i fratelli Bruno, ritenendoli responsabili della morte del figlio. Ma l’11 Agosto 1991 la coppia, che si stava recando a portare il cibo ai cani in un podere di contrada Monticelli, scompare nel nulla con il loro motoape. I due genitori cercavano la verità sulla scomparsa del loro figlio, Romolo, fatto poi ritrovare dopo la loro scomparsa, grazie alle rivelazioni di un pentito, ucciso e sepolto proprio vicino al podere di contrada Monticelli. Con la morte dei genitori, Cosima, loro figlia, diventa testimone di giustizia, entrando nel programma di protezione testimoni ed è grazie a lei se sono stati condannati gli assassini dei suoi genitori.
Fonte: memoriaeimpegno.it

 

Giuseppe Spagnolo

13 Agosto 1955 Cattolica Eraclea (AG). Assassinato Giuseppe Spagnolo, contadino, presidente della cooperativa La Proletaria e segretario della Camera del lavoro.
Giuseppe Spagnolo, dirigente politico e primo sindaco di Cattolica Eraclea dalla fondazione della Repubblica, fu ucciso con sette colpi di lupara sparati da distanza ravvicinata da tre o quattro sicari della mafia locale, in contrada Bissana, tra Cattolica Eraclea e Cianciana, la notte tra il 13 e 14 agosto 1955.
Nel 1945, insieme all’allora studente universitario Francesco Renda, fondò la cooperativa La Proletaria con la quale gestivano le terre incolte dei nobili latifondisti dopo averle conquistate con le occupazione delle terre e aspri scontri con i gabelloti e i campieri della mafia al servizio dei padroni. Spagnolo fu attivista e segretario del Partito comunista locale e della Camera del Lavoro e stimato leader del movimento contadino.

 

13 Agosto 1980 Castelvetrano (TP). Ucciso Vito Lipari. Sindaco DC.
Vito Lipari era il sindaco di Castelvetrano, città in provincia di Trapani. È stato ucciso il 13 agosto 1980 dai mafiosi Mariano Agate, Francesco Mangione, Rosario Romeo e Nitto Santapaola, su ordine di Nitto Santapaola. Si sarebbe scoperto, poi, che Lipari era stato ucciso perché aveva cercato di smascherare gli imbrogli che avvolgevano la ricostruzione della valle del Belice, dopo il terremoto del 1968.

 

Vincenzo Truocchi

13 Agosto 1982 Capodichino (NA) Muore l’appuntato di PS Vincenzo Truocchio, 36 Anni, a seguito delle ferite riportate il 4, durante uno scontro a fuoco con dei rapinatori.
Il 4 agosto del 1982, in via Marco Aurelio a Capodichino, si compie una tragica rapina ai danni del titolare di un’agenzia di pratiche automobilistiche  che   riesce ad  attirare l’attenzione di una pattuglia della Questura di Napoli, salvandosi così la vita. A bordo della vettura l’appuntato Vincenzo Truocchio, di 36 anni, originario di Montefalcione, in provincia di Avellino, arrivato sette anni prima negli uffici di via Medina dopo dieci anni di servizio a Roma. .
Truocchio e i due colleghi, in macchina con lui, cercano di intervenire per bloccare i rapinatori, tre giovani. Da questo tentativo nasce un conflitto a fuoco nel quale rimane ferito proprio Truocchio. Trasportato all’ospedale Nuovi Pellegrini, Truocchio è operato d’urgenza all’addome e al torace, ma ciononostante le sue condizioni peggiorano e il 13 agosto muore. Alla famiglia è consegnata, dopo qualche tempo, la medaglia al valor civile.
A distanza di trent’anni è stato arrestato a Londra l’assassino di Truocchio. Si tratta di Gianfranco Techegné . L’uomo si trovava a Londra sotto falso nome, insospettabile marito di una donna boliviana.  Lo hanno trovato gli uomini della Squadra Mobile di Napoli che sono riusciti ad individuarlo con precisione grazie alla collaborazione dell’Interpol, della Seriuos Organized Crime Agency e di Scotland Yard. L’accelerazione finale è arrivata da un’indagine antimafia, coordinata dalla Dda napoletana e dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo. Di Gianfranco Techegné, cognato di Maria  Licciardi,  non esistevamo più foto recenti, e di conseguenza gli investigatori  non sapevano chi cercare perché il volto era ignoto. L’uomo è stato incastrato perché gli investigatori hanno seguito i movimenti della moglie. Techegnè era in possesso di documenti falsi, mille sterline e di due carte di credito e sicuramente a breve sarebbe partito per la Bolivia. (Fond. Pol.i.s.)

 

 

Renato Vettrice

13 Agosto 2005 Sant’Ilario dello Ionio (RC). Scompare Renato Vettrice, operaio presso un’azienda vivaistica.
Renato Vettrice, di 40 anni, dipendente presso l’azienda florovivaistica di S.Ilario dello Jonio (RC), scomparve nel nulla il 13 agosto 2005; intorno a mezzogiorno telefonò alla moglie Antonella per avvisarla che da lì a poco avrebbe fatto rientro a casa per il pranzo ma di lui sono rimaste solo alcune gocce di sangue rinvenute nel suo ufficio, all’interno dell’azienda, e sulla sua macchina, ritrovata il giorno seguente alla scomparsa nei pressi della stazione di Locri.
Antonella, la moglie, e i suoi tre figli, Giovanni, Gabriele ed Emanuele, nato dopo la sua scomparsa, stanno ancora aspettando, nel dolore, di conoscere la verità sulla sua scomparsa.

 

Gennaro Cotumaccio

13 Agosto 2008 Marano (NA). Muore, dopo due mesi di agonia, Gennaro Cotumaccio, 41 anni, guardia giurata ferita in un assalto a un portavalori avvenuto il 16 giugno.
Gennaro COTUMACCIO dI 41 anni, guardia giurata della Europol, originario di Portici, il 16 Giugno insieme ad un collega stava prelevando con l’auto di servizio I soldi da alcuni supermercati. In località Marano l’auto della vigilanza fu assaltata da dei rapinatori che spararono nel tentativo di impossessarsi degli incassi prelevati, circa 60 mila euro. Le guardie giurate reagirono ed anche un ispettore della Polizia che vide la scena non esitò a qualificarsi e ad aprire il fuoco. Caddero a terra Gennaro COTUMACCIO gravemente ferito ed un rapinatore che morì sul colpo. Cotumaccio morì il 13 Agosto 2008 dopo due mesi dalla sparatoria all’ospedale Cardarelli di Napoli. (inricordo.eu)

 

Mauro Maniglio

14 Agosto 1992 Casalabate (LE). Mauro Maniglio, studente liceale di 18 anni, vittima innocente della guerra tra cosche mafiose.
Mauro Maniglio, diciottenne brindisino, morì prima di cominciare il quinto ed ultimo anno al Liceo scientifico Monticelli, ucciso da una pallottola che gli tranciò l’aorta poco dopo la mezzanotte tra il 13 ed il 14 agosto 1992.
Mauro era assieme al cugino a bordo di una Honda 1000 che percorreva a bassa velocità il lungomare di Casalabate, per divertirsi e incontrare amici e ragazze. Quattro ore prima circa, in un’altra località del Salento, Leverano, un commando armato di fucili d’assalto aveva ammazzato un 19enne appartenente ad un altro clan, e aveva ferito gravemente il ragazzo che era con lui. I killer poi si erano dispersi. Uno di loro si era spostato con la sua auto a Casalabate. E stava percorrendo il lungomare quando si accorse che dietro aveva una moto con due giovani a bordo che seguiva esattamente il suo percorso.
Dopo alcuni minuti, il killer si era convinto che si trattava di due sicari come lui, che lo avevano cercato e raggiunto per vendicare l’agguato di Leverano, e decise di agire per primo: fermò l’auto, scese velocemente e fece fuoco due volte contro i due sulla moto. Mauro Maniglio fu colpito alla gola e giunse cadavere in ospedale. Grazie anche alle rivelazioni di un pentito, meno di un anno dopo l’assassino fu incriminato, e poi a cinque anni dall’omicidio di Mauro Maniglio, condannato all’ergastolo in primo grado. (Fonte:  brindisireport.it)

 

18 Agosto 1945 Palermo. Ucciso Calcedonio Catalano, 13 anni, Viene ucciso durante un conflitto a fuoco tra carabinieri e banditi .
Calcedonio Catalano restò ucciso il 18 agosto del 1945 in contrada San Filippo di Roccapalumba (Palermo), in uno scontro tra carabinieri e banditi. I banditi lo credevano una spia.

 

18 Agosto 1991 Castellammare del Golfo (TP). Ucciso Felice Dara, 20 anni, perché sospettato di essere in rapporti con Filippo Massimiliano Pirrone, quest’ultimo appartenente al gruppo degli stiddari.
Felice Dara, 20 anni, venne ucciso il 18 agosto 1991, a Castellammare del Golfo, perché sospettato di essere in rapporti con Filippo Massimiliano Pirrone, quest’ultimo appartenente al gruppo degli stiddari.

 

18 agosto 1994 Martone (RC). Ucciso Antonio Novella, operaio forestale di 39 anni.
Antonio Novella era un operaio forestale. Fu ucciso in un agguato il 18 agosto del 1994 a Martone, in provincia di Reggio Calabria. Aveva 39 anni. Con lui furono ammazzati altri due forestali, uno dei quali ritenuto appartenente ad ambienti di mafia. (memoriaeimpegno.it)

 

Fabio Nunneri

18 Agosto 2004 Bacoli (NA). Ucciso Fabio Nunneri, 20 anni, per aver cercato di fare da paciere in una lite per futili motivi.
Fabio Nunneri, giovane di 20 anni, è stato ucciso a Bacoli (NA), il 18 agosto del 2004, con una coltellata al petto, per aver tentato di dirimere una rissa scoppiata per motivi di viabilità. L’omicida, identificato subito dai carabinieri, si è presentato negli uffici della questura di Napoli, accompagnato dal padre e dal suo legale, e si è costituito. Ai funzionari della polizia, il ragazzo ha fornito ulteriori dettagli sulla dinamica del litigio, scattato per motivi di viabilità e conclusosi con la morte di Fabio Nunneri.
Durante i funerali, che si sono svolti nella chiesa di Santa Marla degll Angeli a Napoli, il sacerdote ha lanciato un appello ai giovani: “Non andate via da Napoli: nessuno uccida i vostri sogni”.
Fabio e’ stato definito “guaglione napoletano, scugnizzo della bontà”.
Gli alunni della scuola media “Salvatore Di Giacomo” hanno dedicato un libro a Fabio, “Morire a vent’anni”. Il libro contiene i racconti e le riflessioni degli alunni sull’episodio, sul valore della vita e sull’atrocità dell’assassinio che ha rubato i sogni del giovane Fabio. (Fond. Pol.i.s.)

 

19 Agosto 1949 Palermo. Strage di Passo di Rigano – Bellolampo. Restarono uccisi i Carabinieri: Giovan Battista Aloe, Armando Loddo, Sergio Mancini, Pasquale Antonio Marcone, Gabriele Palandrani, Carlo Antonio Pabusa e Ilario Russo.
19 Agosto 1949 Palermo. Strage di Passo di Rigano – Bellolampo.
In quella che allora era una piccola borgata alle porte di Palermo, posta sulla strada provinciale SP1 di accesso alla città provenendo da Partinico e Montelepre, di obbligato passaggio, il bandito Salvatore GIULIANO, detto “Turiddu”, fece esplodere una potente mina anticarro, collocata subdolamente lungo la strada. La deflagrazione investi l’ultimo mezzo, con a bordo 18 Carabinieri, di una colonna composta da 5 autocarri pesanti e da due autoblindo che trasportavano complessivamente 60 unità del “XII Battaglione Mobile Carabinieri” di Palermo. L’esplosione dilaniò il mezzo e provocò la morte di sette giovani Carabinieri, di umili origini, provenienti da varie città italiane:
Giovan Battista ALOE classe 1926 da Cosenza (Lago),
Armando LODDO classe 1927 da Reggio Calabria,
Sergio MANCINI classe 1925 da Roma,
Pasquale Antonio MARCONE classe 1922 da Napoli,
Gabriele PALANDRANI classe 1926 da Ascoli Piceno,
Carlo Antonio PABUSA classe 1926 da Cagliari
Ilario RUSSO classe 1928 da Caserta.
Altri 10 carabinieri rimasero feriti, alcuni subendo gravi mutilazioni.
(Antimafiaduemila.com)

 

Giovanni Gambino

 

19 Agosto 1982 Palermo. Assassinato Giovanni Gambino, 36 anni, imprenditore nel settore alimentare, voleva denunciare una richiesta estorsiva. Vittima del racket.
Giovanni Gambino, proprietario di una azienda di imbottigliamento di bibite a Brancaccio (Palermo), ucciso il 19 Agosto del 1982 perché deciso a non cedere a una richiesta estorsiva. Aveva 36 anni.

 

Antonio Coppola

19 Agosto 2010 Casoria (NA). Ucciso Antonio Coppola, edicolante di 40 anni, probabilmente per una vendetta dopo un banale litigio.
Antonio Coppola, edicolante di 40 anni, viene ucciso il 19 agosto el 2010 a Casoria, popoloso comune dell’area nord di Napoli, raggiunto da tre proiettili calibro 9. Alle 6.30 del mattino, l’edicolante apre la saracinesca della sua rivendita in via Pietro Nenni e comincia a sistemare i giornali esposti all’esterno. La moglie è dentro l’edicola quando sente alcuni colpi di pistola. Subito dopo vede una persona che fugge a piedi con la pistola ancora in mano e, a terra, il marito riverso in una pozza di sangue. La vittima, padre di tre gemelli di 14 anni, è stata sorpresa alle spalle. Il primo proiettile lo ha centrato alla schiena, gli altri due al volto e alla nuca. L’omicidio potrebbe rintracciare un movente in una vendetta per un banale rimprovero. La sera prima del delitto, il giornalaio aveva sgridato aspramente un giovane che si era introdotto nella vigna di un conoscente, che si trova di fronte al suo chiosco, per rubare dei grappoli d’uva. Ne era scaturita una lite, terminata con la fuga del ladro. Alla riapertura dell’edicola, l’uomo potrebbe essere tornato con l’intento di vendicare l’affronto subito.
La signora Rita Scialò è stata costretta a vendere l’edicola. Queste le sue parole da un’intervista per “Il Mattino” nell’anniversario della morte di don Peppe Diana: “Non l’ho fatto perché in quel posto il mio Antonio ha vissuto i suoi ultimi istanti. Su quel marciapiede, c’è l’impronta dell’anima di mio marito, ma tanti sono i conti da pagare e molte le cure da dare ai tre gemelli. Non si può vivere, o anzi, sopravvivere solo con il cuore. La vita è dura e da quel 19 agosto, lo è ancora più». (Fond. Pol.i.s.)

 

Giuseppe Russo e Filippo Costa

20 Agosto 1977 Corleone (PA). Uccisi Giuseppe Russo, Tenente colonnello dei Carabinieri e Filippo Costa, insegnante, mentre passeggiavano nella frazione di Ficuzza.
La sera del 20 agosto 1977, il tenente colonnello dei Carabinieri, Giuseppe Russo, 47 anni stava passeggiando per Ficuzza, piccola frazione di Corleone, insieme all’insegnante e suo intimo amico Filippo Costa, che di anni ne aveva 57, quando da una Fiat 128 scesero tre o quattro uomini che, a viso scoperto, spararono ed uccisero i due amici.
Il tenente colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo, che al momento del fatto era in congedo da alcuni mesi, venne ucciso perché “scomodo”, in quanto essendo stato comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Palermo, conosceva approfonditamente la mafia ed i suoi capi e perché le sue inchieste avevano portato nella patrie galere molti boss e loro gregari.
Del duplice ed efferato omicidio, fino al 1994, furono incolpati tre poveri pastori siciliani, i quali sono rimasti in carcere, ingiustamente, per ben 16 anni.Successivamente, le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui e soprattutto quella di Gaspare Mutolo, svelarono la verità “vera”. Il 29 ottobre 1997, cioè vent’anni dopo, la II sezione della Corte di Assise di Appello di Palermo ha condannato definitivamente all’ergastolo Leonluca Bagarella, Totò Riina e Bernardo Provenzano.

 

Renato Lio

20 Agosto 1991 Soverato (CZ). Ucciso Renato Lio, appuntato dei Carabinieri, in un posto di blocco.
Il 20 Agosto 1991 a Soverato, località “Russomanno”, Renato Lio, appuntato dei Carabinieri, restava ucciso in un posto di blocco, durante un servizio di perlustrazione.
Intorno alle ore 2,30 la pattuglia del Nucleo Radiomobile del Comando Compagnia Carabinieri, composta dagli Appuntati Renato Lio e Francesco Baita, procedeva al controllo di un’autovettura con a bordo tre persone che era giunta a velocità elevata. Mentre l’Appuntato Baita controllava via radio i documenti dei tre, l’Appuntato Lio perquisiva l’autovettura ma, nell’atto di chinarsi, per controllare la parte sottostante del sedile anteriore destro, veniva spinto dal guidatore, Massimiliano Sestito, che si impossessava di una pistola occultata sotto il medesimo sedile  e a brucia pelo gli esplodeva contro tre colpi di pistola. Dopo aver sparato anche contro l’Appuntato Baita, che fortunatamente restava illeso, il Sestito risaliva in auto e fuggiva.
Gli altri due occupanti, i cugini Grattà, incensurati, si costituirono ai Carabinieri, dimostreranno l’estraneità per l’omicidio del militare, collaborando col magistrato inquirente.
Sestito restò latitante fino al 4 luglio del 1992, quando venne localizzato ed arrestato dai Carabinieri. Il processo di primo grado, celebrato in Corte d’Assise di Catanzaro, si concluse il 15 marzo del 1993 con la sentenza di condanna all’ergastolo che in appello, a dicembre, verrà ridotta a trent’anni.

 

Maria Concetta Cacciola

20 Agosto 2011 Rosarno (RC). Muore, dopo aver ingerito acido muriatico, Maria Concetta Cacciola, 31 anni. Testimone di giustizia perché voleva “una vita migliore” per i suoi tre figli.
Questa storia non può essere riassunta in poche righe. Questa è la storia di Maria Concetta Cacciola, divisa tra famiglia e giustizia, tra i figli, tenuti ostaggio dai famigliari, ed il desiderio di dare loro un futuro migliore del suo.
Scrive il giornalista Antonio Nicola Pezzuto nell’articolo conclusivo di questa scheda “Giustizia per Maria Concetta Cacciola: ultimo atto”:
“Ci sono storie speciali che toccano il cuore e coinvolgono emotivamente anche chi le racconta: quella di Maria Concetta Cacciola è una di queste. Una storia simbolo di opposizione alla ‘ndrangheta sulla quale non deve mai calare l’oblio. Lo dobbiamo a Maria Concetta Cacciola, al suo coraggio, al suo esempio e alla sua immensa voglia di vivere.”

 

Francesco Paolo Chiaramonte

21 Agosto 1976 Palermo. Ucciso Francesco Paolo Chiaramonte, 29 anni, gestiva una macelleria. Vittima del racket.
Francesco Paolo Chiaramonte, nato a Palermo il 6 marzo del 1947, era un piccolo imprenditore. Gestiva una macelleria in via San Filippo a Palermo, nel quartiere di Borgo Ulivia. Fu ucciso perché non si piegò alle richieste estorsive subite da alcuni mafiosi della zona. Il 21 agosto del 1976 quattro uomini entrarono nella macelleria, armati di pistole e fucili, forse per spaventarlo e indurlo a cedere ai loro ricatti. Chiaramonte stava lavorando al banco e impugnava un coltello. Quando vide entrare i malviventi chiese loro cosa volessero. Ma i quattro lo crivellarono di colpi. Aveva 29 anni. Lasciò moglie e due figli. Mandanti ed esecutori materiali sono stati assicurati alla giustizia. (memoriaeimpegno.it)

 

Fortunato Furore

 

21 Agosto 1978 Platì (RC). Ucciso Fortunato Furore, commerciante. Vittima del racket.
Fortunato Furore, commerciante di Platì (RC) di sessantatre anni, fu ucciso il 21 agosto del 1978. Le indagini andarono subito verso la pista delle estorsioni: ucciso per non aver pagato la “mazzetta”. Per questa ragione aveva già subito numerose intimidazioni.

 

Diego Passafiume

22 Agosto 1993 Cianciana AG. Assassinato Diego Passafiume, piccolo imprenditore nella movimentazione terra. Non si piegò alle richieste estorsive della mafia locale.
Diego Passafiume era un piccolo imprenditore di movimento terra nella zona di Cianciana. Rinomato per la sua bravura, era diventato un concorrente scomodo per i grandi appalti che in quegli anni interessavano tutta la bassa Quisquina, zona delle colline dove nascevano lavori di grande entità. Dal 1993 al 1997 tutta la zona della bassa Quisquina, era assediata da ricatti e richieste di pizzo. In quel periodo vennero uccisi diversi imprenditori di tutta la provincia di Agrigento, perché ritenuti scomodi e nello stesso tempo si rifiutavano di pagare tangenti. Nel luglio 2018, grazie alle dichiarazione di alcuni collaboratori, è stato arrestato il killer dell’imprenditore legato alla famiglia mafiosa di Siculiana e condannato per altri omicidi. Passafiume fu ucciso il 22 agosto del 1993, secondo i collaboratori, perché ritenuto un imprenditore scomodo.
Fonte: /vivi.libera.it

 

Giuseppe D’Angelo

22 Agosto 2006 Palermo. Ucciso Giuseppe D’Angelo, un pensionato di 63 anni, ex-titolare di un bar, perché scambiato per un capomafia.
Giuseppe D’Angelo, un pensionato di 63 anni, venne ucciso il 22 agosto del 2006, colpito da una pioggia di proiettili nella piazza della borgata di Tommaso Natale (PA), perché scambiato per il boss Lino Spatola.
A raccontare la verità sull’omicidio sono stati i collaboratori di giustizia Gaspare Pulizzi e Francesco Briguglio, che facevano parte del commando di killer, i quali hanno ricostruito movente e dinamica del delitto i cui mandanti erano Salvatore e Sandro Lo Piccolo, boss del mandamento locale.
Il killer, Gaspare Di Maggio, è stato condannato all’ergastolo. A dieci anni e 6 mesi di carcere, ciascuno, sono stati condannati, invece, i pentiti Pulizzi e Briguglio.

 

Ciro Esposito foto da Fondazione Pol.i.s.

23 agosto 1978 Ercolano (NA). Muore Ciro Esposito, 22 anni, colpito da un proiettile vagante.
Ciro Esposito, 22 anni, viene ucciso per errore da un proiettile il 23 agosto 1978 ad Ercolano.
Cammina sul marciapiede con la figlia di due anni ed alcuni parenti quando tre malviventi esplodono un colpo di pistola diretto ad un furgone che transita in quel momento. Il proiettile però colpisce Ciro al petto.
Il ragazzo viene immediatamente soccorso e portato all’ospedale di Torre del Greco, dove giunge privo di vita.
La Corte di Assise, il 29 maggio 1980, Presidente Marino Lo Schiavo, condanna per l’omicidio di Ciro Esposito i tre imputati a 7 anni e 8 mesi, 8 anni e 9 anni di reclusione.
Ciro era un giovane elettricista. Lascia due figli piccoli, di 5 mesi e di 23 mesi, e la giovanissima moglie.
Nel processo la famiglia di Ciro si costituisce parte civile.
La famiglia di Ciro Esposito, i figli in particolare, a distanza di più di 40 anni dal barbaro omicidio, non si rassegnano al suo oblio e sono impegnati a mantenere viva la memoria del giovane padre, affinché Ciro sia ricordato dalla città, dalla regione e dai cittadini tutti come vittima innocente della violenza criminale. Un atto criminale ha infatti impedito a Ciro di crescere i suoi figli, ai figli di avere un padre e alla giovane moglie di avere un compagno che potesse sostenerla e accompagnarla nel percorso di vita che ha dovuto affrontare da sola.
fondazionepolis.regione.campania.it

 

23 agosto 1984 Polignano a Mare (BA). Mure Michele Brescia, 42 anni, appuntato della Guardia di Finanza, in un incidente stradale.
Il finanziere Michele Brescia era nato a Fasano il 7 aprile 1942. Michele morì il 23 agosto 1984 mentre era in servizio di perlustrazione anticontrabbando, a seguito di un incidente stradale sulla Statale 16 in corrispondenza dello svincolo sud per Polignano a Mare.
Fonte: vivi.libera.it

 

23 Agosto 1998 Niscemi (CL). Ucciso Giuseppe Iacona, il suo corpo dato alle fiamme.
Ucciso e dato alle fiamme nelle campagne di Niscemi (Cl) il giovane Giuseppe Iacona, conosciuto dalla polizia come tossicodipendente. Il 6 settembre verrà arrestato il pregiudicato per traffico di droga Rocco Ferrera, con l’accusa di concorso in omicidio.

 

24 Agosto 1989 Agropoli (SA). Resta uccisa Carmela Pannone di 5 anni, in un raid contro lo zio.
Carmela Pannone è una bambina di 5 anni. E’ in vacanza con gli zii ad Agropoli (SA) quando, il 25 agosto 1989, mentre si trova in auto con tre cuginetti e lo zio Giuseppe Pannone, 32enne pregiudicato di Afragola, centro della provincia di Napoli, tre malviventi a bordo di una Renault 19 si affiancano alla vettura e sparano con una calibro 9  incuranti della presenza dei bambini. Carmela muore sul colpo, insieme allo zio; un cuginetto di sei anni, colpito alla testa, rimane ferito in maniera molto grave.

 

Giuseppe Fiorenza e Giovanni Calabrese

 

25 Agosto 1949 Sancipirello (Palermo) la banda Giuliano uccide i carabinieri Giovanni Calabrese e Giuseppe Fiorenza.
Il 25 agosto del 1949, a Sancipirello (Palermo), la banda Giuliano uccide i carabinieri Giovanni Calabrese, 23 anni, e Giuseppe Fiorenza, 22 anni, sulla porta della caserma, mentre uscivano per la perlustrazione serale del paese.

 

Luigi Pierozzi – L’Unità del 30 maggio 1979

25 agosto 1975 Sesto Fiorentino (FI). Rapito Luigi Pierozzi, pensionato, padre di piccoli imprenditori. Il suo corpo fu gettato in un pozzo.
Luigi Pierozzi, pensionato, sparisce il 25 agosto del 1975, poco dopo essere uscito dal bar dopo la consueta partita a carte con gli amici. Di lui non si ebbero notizie per alcuni giorni poi i figli, proprietari di alcuni piccoli stabilimenti, ricevettero una richiesta di riscatto di mezzo miliardo. Le trattative però non sono mai giunte in porto.
Uno degli arrestati indicherà agli inquirenti il luogo dove è stato «sepolto». Il suo corpo fu gettato nel pozzo di una cascina nei pressi di Calenzano (FI).
Fonte: archivio.unita.news

 

 

Jerry Essan Masslo

25 Agosto 1989 Villa Literno (NA). Jerry Essan Masslo, ucciso tra i pomodori mentre cercava il riscatto dalla schiavitù.
Jerry Essan Masslo (Umtata, 1959 – Villa Literno, 25 agosto 1989) è stato un rifugiato sudafricano in Italia, assassinato da una banda di criminali, la cui vicenda personale emozionò profondamente l’opinione pubblica e portò ad una riforma della normativa per il riconoscimento dello status di rifugiato.
La morte di Jerry Essan Masslo rappresentò per l’Italia la presa d’atto della necessità di garantire adeguati diritti e doveri agli immigrati, che nel corso degli anni ottanta erano cresciuti considerevolmente di numero fino a seicentomila nel 1990. Poco dopo la sua tragica scomparsa ebbe luogo a Roma la prima manifestazione antirazzista mai organizzata in Italia sino ad allora, con la partecipazione di oltre 200.000 persone, italiani e stranieri.[1] La vicenda del mancato riconoscimento dello status di rifugiato a Jerry Masslo, in quanto non cittadino dell’Europa dell’est, portò il governo a varare, in tempi record, il Decreto legge 30 dicembre 1989 n. 416, recante norme urgenti sulla condizione dello straniero, convertito poi nella Legge 28 febbraio 1990 n. 39: la legge Martelli.
La legge Martelli, all’articolo 1, riconobbe agli stranieri extraeuropei sotto mandato dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, lo status di rifugiato, eliminando la “limitazione geografica” per i richiedenti asilo politico, stabilita in base alla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, ratificata in Italia con la legge 24 luglio 1954 n.722. Furono inoltre riconosciuti e garantiti i diritti dei lavoratori stranieri. La morte di Jerry Essan Masslo segnò l’inizio d’una nuova stagione della convivenza multietnica in Italia.(Wikipedia)

 

25 Agosto 1991 Condofuri (RC) Ucciso l’allevatore Domenico Mafrici
La ‘ndrangheta si è accanita sulla famiglia Mafrici. L’angoscia di un sequestro, la gioia temporanea dopo la liberazione e dopo le nuove minacce, le richieste della mazzetta e il sangue a chiudere la partita.
Il commerciante di bestiame Bruno Mafrici viene rapito il 2 settembre 1986 a Condufori (RC), e rilasciato nel dicembre successivo, dopo il pagamento di un riscatto di 450 milioni. […]
Le cosche tornano alla carica nell’88 incendiando a Condufori Marina un camion della ditta di Domenico Mafrici, fratello di Bruno. L’azienda di allevamento di bestiame è tra le principali della provincia. E’ il segnale che le cosche vogliono imporre la legge del racket dopo aver imposto quella dell’Anonima.
L’epilogo arriva il 25 agosto del ’91: Domenico Mafrici viene ucciso a fucilate vicino alle stalle del suo allevamento. (Tratto da Dimenticati – Vittime della ‘ndrangheta di D. Chirico e A. Magro)

 

25 agosto 1993 Oria (BR). Decedute Maria Dell’Aquila, Antonia Carbone e Maria Marsella in un incidente; erano in 18 su un furgone omologato per 9 persone.
Maria Dell’Aquila, 31 anni, Antonia Carbone, 39 e Maria Marsella di 25 – erano tutte di Oria, piccolo centro del Brindisino, dove il fenomeno del caporalato è diffusissimo. Quando avvenne l’incidente, albeggiava appena. Il pulmino, stipato di braccianti cui era stata promessa una paga di 23mila lire per lavorare nei campi un’intera giornata, uscì di strada dopo l’urto con il braccio-gru di un camion. Altre dieci donne rimasero ferite e finì in ospedale anche l’autista-caporale, con una prognosi di quindici giorni. Saltò fuori, poi, che il furgone era abilitato al trasporto di nove persone: al momento dell’incidente, invece, ne ospitava diciotto, esattamente il doppio.
Fonte: archivio.unita.news

 

Ennio Petrosino e Rosa Zaza

25 Agosto 1999 Candela (FG). Restano uccisi Ennio Petrosino e Rosa Zaza, giovane coppia, da un’auto di contrabbandieri che viaggiava contromano.
La sera del 25 agosto 1999, sull’autostrada Bari-Napoli (A16), nei pressi di Candela (FG), Ennio Petrosino, 33 anni, e Rosa Zaza, 31 anni, sposi da meno di un anno, di Pozzuoli (NA), mentre in moto rientravano dalle vacanze trascorse in Croazia, sono stati travolti ed uccisi da una macchina di contrabbandieri carica di sigarette che ha invertito il senso di marcia a fari spenti attraversando uno dei tanti varchi aperti.

 

Giuseppe Manfreda

25 Agosto 2000 Mesoraca (KR). Ucciso Giuseppe Manfreda mentre era in auto con la sua famiglia.
Nella tarda serata del 24 agosto 2000 un commando entra in azione in pieno centro di Mesoraca (KR), davanti a numerosi testimoni. Hanno un fucile da guerra e devono uccidere Armando Ferrazzo, un pregiudicato della zona. Lo trovano in piazza, proprio davanti al municipio. L’agguato non riesce, il giovane è solo ferito e se la caverà con poco. Durante la fuga, a qualche chilometro di distanza, un fuoristrada sbarra la strada all’Alfa 33 del commando. Il muratore Giuseppe Manfreda sta tornando a casa, a Petilia Policastro, è con la moglie e i due figli gemelli, di appena due mesi. Una raffica di kalashnikov lo falcia e l’auto finisce in una scarpata. solo per un caso la donna e i due neonati si salvano. ( Dimenticati – Vittime della ‘ndrangheta di D. Chirico e A. Magro)

 

26 agosto 1984 Torre Annunziata (NA). Strage di Sant’Alessandro. Resta ucciso Francesco Fabbrizzi, 54 anni, vittima innocente.
Francesco Fabbrizzi era un padre di famiglia completamente estraneo agli ambienti della criminalità. Il 26 agosto 1984, il giorno di Sant’Alessandro, verso mezzogiorno, un autobus turistico giunge a Torre Annunziata nei pressi del Circolo dei pescatori. È domenica e nella chiesa della piazza si sta celebrando messa. L’autobus si ferma proprio al centro della piazza e a scendere dal veicolo non sono turisti in gita, ma un commando di killer della camorra.
I sicari cominciano a sparare alla cieca; perdono la vita otto persone e sette sono feriti. È un atto di guerra nei confronti del boss di Torre Annunziata, Valentino Gionta, da parte dei gruppi rivali delle famiglie Bardellino, Alfieri e Fabbrocino. Dell’accaduto si occupa anche il giornalista Giancarlo Siani in un articolo dedicato ai rapporti tra i Nuvoletta e i Bardellino che segnerà la condanna a morte del cronista.
Tra le vittime della strage c’è anche Francesco. L’uomo aveva 54 anni, una moglie e un figlio appena ventenne. Francesco è riconosciuto “vittima innocente della criminalità organizzata” dal Ministero dell’Interno. Nell’agosto 2010 Francesco è stato inoltre ricordato dall’amministrazione comunale di Torre Annunziata e dalla associazione “Alilacco-Casa della solidarietà” nell’ambito di una commemorazione pubblica in ricordo del terribile fatto di sangue.
Nel mese di agosto 2016, in occasione del 32° anniversario di Francesco Fabbrizzi, vittima innocente della camorra, il presidio oplontino di Libera “Pastore e Staiano” lo ricorda – attraverso le parole del suo referente cittadino, Michele Del Gaudio – che, con grande commozione, promette un impegno concreto per lo sviluppo civile e sociale del Rione Carceri.
Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

 

26 Agosto 1986 Palermo. Ucciso Salvatore Benigno, aveva visto due mafiosi dare alle fiamme un’auto.
Salvatore Benigno, cassiere presso un cinema di Palermo viene ucciso il 26 agosto del 1986. Mentre tornava a casa aveva visto due persone che stavano bruciando un’auto che era servita per andare a compiere un altro omicidio.

 

iuseppe Cutruneo e Rosario Montalto

27 Agosto 1987 Niscemi (CL). Giuseppe Cutroneo e Rosario Montalto, bambini di 8 e 11 anni, restano uccisi, mentre giocano per strada, da una sventagliata di proiettili. Vittime di uno scontro a fuoco tra boss su due auto nel centro del paese.
Giuseppe Cutroneo, 8 anni, e Rosario Montalto, 11 anni, stavano giocando per strada, vicino le proprie abitazioni nel centro di Niscemi (CL). All’improvviso da un’auto che ne insegue un’altra parte una sventagliata di proiettili. Per i due bambini non c’è scampo. Giuseppe muore all’istante; Rosario, raggiunto a sua volta da quattro colpi, che gli hanno spappolato i polmoni, il fegato e il colon, muore dopo 56 ore di sofferenza.

 

27 Agosto 1996 Catania. Uccisa Santa Puglisi, 22 anni e il nipote Salvatore Botta, 14 anni, mentre erano in visita alla tomba del marito di lei.
Santa Puglisi veva ventidue anni ed era la figlia di Antonino Puglisi, capo della cosiddetta cosca “Da Savasta”. E’ stata uccisa il 27 agosto del 1996 davanti alla tomba del marito. Insieme a lei, al cimitero quella mattina, c’erano anche i suoi nipoti di 12 e 14 anni. Salvatore Botta, il più grande dei due, è stato colpito mentre cercava di scappare, forse perché aveva riconosciuto il killer e preso a calci prima del colpo decisivo. (liberanet.org)

 

 

Mariangela Passiatore

28 Agosto 1977 Brancaleone (RC). Rapita Mariangela Passiatore, moglie di un industriale di Cinisello Balsamo, in vacanza nel paese.
Mariangela Passiatore, 44 anni, madre di due figlie, moglie di un imprenditore di Cinisello Balsamo, il 28 agosto del 1977 fu vittima di un rapimento mentre trascorreva le vacanze in Calabria, a Brancaleone (RC), con suo marito. Il suo corpo non fu mai trovato. A un anno dal rapimento, l’industriale, persa ogni speranza di rivedere viva la moglie, per poter fare un funerale come si deve, pubblicò un’inserzione su diversi quotidiani, offrendo 30 milioni in cambio di notizie. Ricevette solo le telefonate di sciacalli.

 

Calogero Di Bona

28 Agosto 1979 Palermo. Sparisce Calogero Di Bona, maresciallo presso la Casa Circondariale Ucciardone.
Calogero Di Bona, 35 anni, maresciallo presso la Casa Circondariale Ucciardone di Palermo, sparisce il 28 Agosto del 1979. Vittima di “lupara bianca”.
“Dopo 33 anni la Dia di Palermo fa luce sull’omicidio del maresciallo Calogero di Bona, maresciallo delle guardie carcerarie nel carcere palermitano. Fu la cosca capeggiata dal capomafia Rosario Riccobono a volere quell’omicidio. Calogero Di Bona, fu sequestrato e strangolato il 28 agosto del 1979, al termine del suo turno di lavoro perché ritenuto responsabile di un ipotetico pestaggio subito in cella da un uomo d’onore, Michele Micalizzi, fidanzato con la figlia di Riccobono. Il maresciallo Di Bona era nato a Villarosa il 29 agosto del 1944. Il giorno dopo avrebbe compiuto trentacinque anni. Per molti anni su questo delitto è calato il silenzio come tanti delitti di mafia, ma le indagini condotte dalla Dia e coordinate dalla Procura di Palermo hanno permesso di fare luce sui molti lati oscuri dell’omicidio Di Bona. …” (dallapartedellevittime.blogspot.it)

 

Carmelo Iannì

28 Agosto 1980 Punta Raisi (PA). Ucciso Carmelo Iannì, albergatore. Aveva collaborato con le forze dell’ordine all’arresto di mafiosi.
Carmelo Iannì, albergatore di Punta Raisi (PA) fu ucciso il 28 Agosto 1980. Aveva collaborato con le forze dell’ordine all’arresto di mafiosi.
Dal racconto della figlia: ” … Un giorno la polizia gli chiese aiuto. Erano sulle tracce per arrestare dei marsigliesi che vennero ad alloggiare in albergo ma non avevano ancora le prove. Nostro padre, idealista ed ottimista, disse di si. Ovviamente, a noi non disse nulla per non farci preoccupare. Così, camuffati da portiere d’albergo e camerieri, gli uomini della polizia si infiltrarono nel nostro albergo per intercettare telefonate e conversazioni importanti per le loro indagini. Dopo una ventina di giorni di soggiorno nel nostro albergo i volti dei tre clienti marsigliesi li abbiamo visti al telegiornale mentre li arrestavano: li hanno presi mentre stavano insegnando ai siciliani il metodo di raffinazione dell’eroina. Erano dei chimici professionisti francesi e stavano facendo formazione in Sicilia. I poliziotti che fecero irruzione nella villa, sede operativa della raffinazione, arrestarono i tre marsigliesi e, insieme a loro, un importante latitante Gerlando Alberti detto “ u paccarrè” . La polizia commise un grave errore: gli agenti che fecero gli arresti erano gli stessi che si infiltrarono in albergo camuffati da dipendenti. Quindi, non dovettero nemmeno perdere tempo ed energie per capire quanto papà avesse avuto un ruolo importante nell’indagine. …” (familiarivittimedimafia.com)

 

 

Luca Cottarelli

28 agosto 2006 Urano Mella (BS). Ucciso Luca Cottarelli, 17 anni, insieme al padre e alla madre. Il padre era implicato in un giro di fatture false.
Luca Cottarelli aveva solo 17 anni quando fu ucciso insieme al padre, Angelo, e alla madre, Marzenne Topr, la sera del 28 agosto del 2006. La strage della famiglia Cottarelli avvenne nella loro casa a Urago Mella, in provincia di Brescia. Una discussione, degenerata nel triplice omicidio tra Angelo, coinvolto in un giro di false fatture ai danni dello Stato e della Regione Sicilia e i suoi soci in affari. Una strage commissionata e compiuta dalla mafia del Trapanese.
Fonte: vivi.libera.it

 

Libero Grassi

29 Agosto 1991 Palermo. Assassinato Libero Grassi ”imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omerta’ dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti e dall’assenza dello Stato”
Libero Grassi, imprenditore di Palermo, fu ucciso il 29 agosto 1991 da cosa nostra per aver intrapreso un’azione solitaria contro una richiesta di pizzo. Aveva avuto il coraggio di opporsi alle richieste del racket uscendo allo scoperto, denunciando gli estorsori.
La sua condanna a morte arrivò con la pubblicazione sul Giornale di Sicilia di una lettera sul suo rifiuto a cedere ai ricatti e proseguì in televisione, intervistato da Michele Santoro a Samarcanda su Rai 3, e anche dalla giornalista tedesca Katharina Burgi della svizzera Neue Zürcher Zeitung (NZZ Folio) colpita dal suo comportamento positivo volto a denunciare i mafiosi. Libero Grassi fu lasciato solo nella sua lotta contro la mafia, senza alcun appoggio da parte dei suoi colleghi imprenditori.  Il 26 settembre successivo Michele Santoro e Maurizio Costanzo gli dedicarono una serata televisiva a reti unificate (Rai 3 e Canale 5).
Per il suo omicidio sono stati condannati nel 1997 Marco Favaloro, mentre nel 2004 vari boss, tra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pietro Aglieri. (Wikipedia)

 

Flori Mesuti

 

29 agosto 2014 Bari. Ucciso Flori Mesuti, per uno schiaffo al ragazzino “sbagliato”
Flori Mesuti, Florian aveva 25 anni. Originario dell’Albania, venne ucciso a Bari, nelle vicinanze del Redentore, il 29 agosto 2014 per aver cercato di sedare una lite tra ragazzini. Nel tentativo di placare gli animi, diede uno schiaffo al ragazzino ‘sbagliato’, figlio di un boss del quartiere. (Fonte: pugliain.net )

 

Anatolij Korov

29 Agosto 2015 Castello di Cisterna (NA). Anatolij Korov, 38 anni, ucraino, operaio edile precario, tre figli. Ucciso mentre in un supermercato, disarmato contro uomini armati, tentava di sventare una rapina.
Anatolij Korov, 38 anni, viene ucciso il ventinove agosto 2015 a Castello di Cisterna (NA) mentre si oppone ad un tentativo di rapina da parte di una banda armata nel supermercato ove si era recato quale cliente.
Anatolij esce dal supermercato in compagnia della figlia di un anno e mezzo, quando nota due uomini con il volto coperto da maschere e caschi integrali fare irruzione nel negozio. Anatolij lascia la figlia nel carrello della spesa all’esterno dell’esercizio commerciale e rientra per cercare di bloccare i malviventi. Si avventa su uno dei due rapinatori che minaccia armato di pistola la cassiera. L’altro rapinatore fa fuoco contro Anatolij che viene colpito da proiettili alla gamba e al fianco, e, a sangue freddo, alla nuca. Anatolij viene anche trafitto con un corpo contundente. (Coordinamento campano familiari vittime innocenti della criminalità)

 

 

Antonio Esposito Ferraioli

30 Agosto 1978 Pagani (SA) ucciso Antonio Esposito Ferraioli Sindacalista, 27 anni
Antonio Esposito Ferraioli lavorava come chef nelle cucine della FATME-ERICSSON, un grande stabilimento gestito dalla multinazionale a Pagani, nel cuore dell’Agro Nocerino Sarnese. La FATME-ERICSSON, fabbrica di componenti elettrici, era affidata in appalto esterno ad alcuni imprenditori locali legati alla DC.
Ferraioli era anche un sindacalista che denunciava la gestione di subforniture  (aveva scoperto un mercato parallelo di macellazione non regolare) e organizzava l’attività politica in fabbrica, lavorando sulle coscienze degli altri operai e spingendoli a far valere i loro diritti (aveva costretto i titolari dell’impresa a pagare la tredicesima a tutti i lavoratori della mensa, anche se era stato avvertito di non dare troppo fastidio).
Il 30 agosto 1978 ha pagato con la vita il suo essersi ribellato; è stato freddato a soli 27 anni da un commando dicamorristi mentre stava per raggiungere la sua auto, dopo aver lasciato la casa della  fidanzata.
L’omicidio di Antonio Esposito Ferraioli, secondo quanto stabilito nel dibattimento alla Camera il 14 luglio del 1980, è imputabile al pregiudicato Salvatore Serra e alla sua banda, noti per aver imposto con minacce e attentati dinamitardi il controllo sulle aziende della zona. Anni dopo la sua morte, il sostituto procuratore Nicola Giacumbi avviò un processo a carico di Giuseppe De Vivo e Aldo Mancino, che furono però prosciolti negli anni ’90. Ad oggi sono ancora impuniti i mandanti e gli esecutori materiali dell’omicidio del Ferraioli. (Fond. Pol.i.s.)

 

Vincenzo Spinelli

 

30 Agosto 1982 Palermo. Ucciso il commerciante Vincenzo Spinelli, perché avevar riconosciuto e denunciato una persona che l’aveva rapinato.
A Palermo, il 30 agosto del 1982, veniva ucciso il giovane commerciante Vincenzo Spinelli. Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Onorato, aveva fatto arrestare l’autore di una rapina avvenuta nel suo negozio, un giovane parente dei capimafia Giuseppe Savoca e Masino Spadaro. (centroimpastato.it)

 

 

Tobia Andreozzi


30 Agosto 1990 Trentola Ducenta (CE) Ucciso Tobia Andreozzi, per il solo fatto di trovarsi in compagni del vero obiettivo dei sicari.
Tobia Andreozzi, un ragioniere incensurato, estraneo alla camorra, fu eliminato il 30 agosto 1990 per il solo fatto di trovarsi in compagnia del vero obiettivo dei sicari, Francesco Di Chiara, che fu ucciso con 15 colpi di pistola.

 

 

30 Agosto 1991 Lamezia Terme. Ucciso Antonio Costantino, 42 anni, insegnante di religione.
30 Agosto 1991 Lamezia Terme. Ucciso Antonio Costantino, 42 anni, insegnante di religione.
“La personalità della vittima non offre appigli a possibili moventi. Si pensa anche ad un omicidio per errore.”

 

30 Agosto 1995 Nicolosi (CT). Ucciso Antonino Longo, commerciante di formaggi.
Ucciso con 4 colpi di pistola Antonino Longo, commerciante di formaggi di Nicolosi (Ct).
Fonte:  centroimpastato.it

30 agosto 1996 Palermo. Assassinata Girolama “Mimma” Ferrante, architetto di 48 anni; rapinata della paga settimanale degli operai.
Girolama “Mimma” Ferrante, 48 anni, architetto, molto conosciuta anche per il suo impegno politico, è stata uccisa da due giovani rapinatori a Palermo il 30 agosto 1996.
Era appena tornata dal Messico per coronare il suo sogno: voleva aprire un centro sociale e occuparsi di anziani e disadattati. Per questo aveva deciso di ristrutturare Villa Nicolosi, un complesso di case ottocentesche a ridosso del vecchio castello della Zisa, di cui era proprietaria.
Era appena andata al cantiere dopo aver ritirato il denaro per gli stipendi degli operai, una decina di milioni. I banditi si sono presentati chiedendo di poter lavorare, ma sono stati mandati via dall’architetto. Dopo qualche minuto sono tornati impugnando una pistola. A Mimma Ferrante hanno chiesto i soldi che teneva nel marsupio. La donna ha tentato di opporre resistenza, ma i rapinatori hanno sparato. Un solo colpo che ha raggiunto la vittima all’addome. Poi, dopo aver preso il denaro, sono fuggiti a piedi. Nella sparatoria è rimasto ferito anche uno dei dipendenti.(La Repubblica del 31 agosto 1996)

 

Domenico Macrì

30 Agosto 1997 Soriano Calabro (VV). Ucciso Domenico Macrì, 20enne universitario, per aver osato chiedere la restituzione di un’auto rubata, ai presunti ladri.
Ha osato chiedere la restituzione dell’auto del padre ai presunti autori del furto. È stato ucciso per questo Domenico Macrì, universitario di vent’anni, assassinato nella piazza di Soriano Calabro (VV) il 30 agosto del 1997. Pur di portare a termine la loro azione di morte, i killer non hanno esitato a sparare tra la folla: un centinaio di persone che in quel momento stavano assistendo ad una partita di calcetto. Nell’agguato sono rimasti feriti altri due giovani.

 

30 Agosto 1997 Napoli. Assassinato Giovanni Arpa, era uno zio del pentito Rosario Privato
Giovanni Arpa era lo zio più vulnerabile e indifeso di Rosario Privato, il pentito di camorra che, con le sue confessioni, ha mandato in carcere il mandante dell’omicidio di Silvia Ruotolo e scardinato un clan potentissimo. Bastava uno spintone per mettergli paura, ma a loro non bastava. Ne hanno fatto carne da macello. I vendicatori della camorra lo hanno prima sgozzato e poi impiccato. Un taglio di gola per ‘punire’ una gola profonda del clan. Un commando di sicari aveva intercettato Giovanni Arpa,  68 anni, operaio in pensione senza nessun conto in sospeso con la legge, giovedì sera e lo aveva costretto a salire su una “Punto”. Inutile la ‘caccia’ della polizia, le perquisizioni in decine di casali e palazzi bunker. Alle 11.30 di ieri, nelle campagne alla periferia nord di Napoli, il corpo sfigurato di Giovanni ‘ o Pazzo dondolava dallo stipite di una masseria abbandonata, con la gola tagliata.
(Articolo di Conchita Sannino del 31 agosto 1997)

 

 

 

e tutti gli altri di cui non conosciamo i nomi.

 

 

 

 

“Si usa portare un fiore sulla tomba dei propri defunti, ma a volte quella lastra ci fa sentire ancora più grande il dolore,
a volte non ci sono tombe su cui piangere, tante altre non ci sono più lacrime da versare.
 
Ricordiamo. Chi abbiamo amato non svanirà nel nulla, vivrà finché non svanirà l’ultimo pensiero dentro di noi.”
 
Rosanna
 
 

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