Nel labirinto delle mafie a cura di Attilio Bolzoni ed Enrico Bellavia

2 Agosto 2017
La Falange Armata, agenzia del terrore

Nel summit che ha dato il via libera alle stragi decise l’anno prima, deviando solo sui magistrati i piani impellenti e abbandonando ogni proposito di vendetta sui politici dopo Salvo Lima, Cosa Nostra ha preso anche una decisione di non poco conto. Rivendicherà gli attentati, marchierà con il fuoco di una sigla farlocca le proprie gesta. La sigla è la Falange Armata.
Fa la sua comparsa per l’omicidio di un educatore penitenziario del carcere di Opera, Umberto Mormile. E’ il 1990. Crede nella rieducazione Umberto e si dà molto da fare. I mammasantissima della ‘Ndrangheta ritengono che sia uno di cui approfittarsi ma lui dice no. E così lo ammazzano e firmano il delitto.
La sua compagna, Armida Miserere, impiegherà buona parte della sua breve vita a onorare la memoria del compagno. Minuta e con un cane lupo al seguito, lascito di Umberto, si fa perfino trasferire all’Ucciardone dove, da direttore, rimette in riga quello che era conosciuto come il Grand Hotel. Poi la mandano a Sulmona dove morirà suicida.
Ma cos’è questa sigla, da dove viene e a quali scopi serve?
Un’agenzia del terrore, una sigla della disinformazione, un bollo che serve a orientarsi nel mondo del crimine per distinguere da delitto a delitto, da strage a strage. Così ipotizza per prima la Dia. Molti pentiti ne parleranno, diranno che l’idea è dei calabresi, passata ai catanesi e accolta di buon grado ai corleonesi. Evidentemente distinguersi serve e poco importa che verrà utilizzata anche da mitomani e pazzoidi. Chi deve sapere saprà. Chi sa distinguere distinguerà. Così la Falange Armata diventa anche il bollo da mettere sulle bombe al Nord per recapitare a distanza il messaggio: siamo noi, siamo sempre noi, se volete che smettiamo dateci quel che chiediamo. Quanta raffinata strategia, quante necessità ulteriori nella programmazione della stagione delle bombe. Perché mai se non per comunicare con un interlocutore la mafia aveva bisogno di rivendicare le bombe?
Studiare i codici e le mosse della Falange Armata equivale ad addentrarsi in una sorta di codice non del tutto intellegibile che segna però una evoluzione della strategia, la necessità di rimarcare un’essenza terroristica, di sovvertimento. Di sicuro, in ogni messaggio c’è un riferimento preciso al mondo delle carceri, alle restrizioni, all’ordinamento e perfino agli uomini che sono i protagonisti dei passaggi normativi più delicati. In questo modo le bombe sono anche plichi in busta chiusa per l’interno delle celle, dove mafiosi e terroristi hanno imparato a decodificare gli avvenimenti. (18 continua)

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