Nel labirinto delle mafie a cura di Attilio Bolzoni ed Enrico Bellavia

20 Luglio 2017
Un mistero chiamato Faccia da Mostro

E’ un killer di Stato o un uomo scovato apposta per ingarbugliare le indagini? E’ l’assassino in divisa che ha manovrato mafiosi di strage in strage o è un altro nome per coprire i veri colpevoli? Per una deformazione del viso, tutti ormai lo conoscono come “Faccia da Mostro”. Ma il suo nome è Giovanni Aiello, ha settant’anni, ufficialmente è un poliziotto in pensione, ufficialmente è residente a Montauro, un paesino sullo Jonio in provincia di Catanzaro.
L’hanno avvistato sulla scogliera dell’Addaura, l’hanno segnalato sull’autostrada di Capaci e poi in via D’Amelio, l’hanno accusato di avere partecipato all’assassino di un bambino (Claudio Domino) e del commissario Ninni Cassarà («Era lì con un fucile di precisione»), di avere avuto un ruolo nel delitto dell’agente Nino Agostino, di avere messo bombe sui treni e di avere dato assalto a caserme. E di stringere rapporti con la ‘Ndrangheta calabrese, con i boss catanesi, con ambienti della destra eversiva e con la Cupola di Palermo. E’ sospettato di tutto. Ed è sempre a piede libero.
Su di lui indagano quattro procure della Repubblica e pure l’Antiterrorismo, inchieste che si aprono e si chiudono, ipotesi che si accavallano e che si scontrano, che si confondono. Magistrati che credono che sia il personaggio chiave per condurli fuori dal labirinto delle stragi e magistrati che credono che sia solo un falso obiettivo. E poi una mezza dozzina di pentiti, che ricordano e non ricordano, che spariscono e ricompaiono.
Negli elenchi ufficiali dei servizi segreti il nome di Giovanni Aiello non risulta. Seguendone le tracce qualcuno è arrivato al centro di addestramento guastatori di Capo Marrargiu, base militare nel Nord della Sardegna, base di trame e di Gladio.
Raccontano di averlo visto più volte anche in compagnia di una donna, addestrata anche lei a Capo Marrurgiu e segnalata a Milano nei giorni dell’attentato nel luglio del 1993 in via Palestro.
Giovanni Aiello collegato a “mandanti di Stato” o vittima di elucubrazioni e dietrologie? Le investigazioni ufficiali propendono per la seconda ipotesi, ma ci sono piste ancora inesplorate.
Non c’è certezza neanche sullo sfregio che porta in volto Giovanni Aiello. Lui dice che è una cicatrice ricordo di uno scontro a fuoco con alcuni sequestratori di persona in Sardegna, nel suo foglio matricolare risulta una ferita provocata «da un colpo partito accidentalmente dal suo fucile».
Quattro anni fa, Attilio Bolzoni e Salvo Palazzolo, andarono a intervistarlo a Montauro, nella sua casa in riva al mare. Lui negò ogni cosa ma almeno per la prima volta di quella faccia si ebbe una foto. E il padre di Nino Agostino lo riconobbe.
In aula lo indicò puntando il dito prima di avere un collasso. (5 continua)

 

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