Otto morti nella guerra tra famiglie. La storia della faida di Noragugume di Anthony Muroni

Otto morti nella guerra tra famiglie. La storia della faida di Noragugume
di Anthony Muroni
Pubblicato il 19 gennaio 2014 in  unionesarda.it


Nell’articolo di Anthony Muroni, pubblicato sull’Unione Sarda del 16 novembre 2005, la storia della faida e la conclusione della vicenda processuale.

Tutta la faida di Noragugume e i suoi retroscena in oltre 70 udienze. Dopo tre anni di processi i giudici della Cassazione hanno messo la parola fine a una vicenda giudiziaria tremenda, che consegna tre giovani (Bruno Acquas, Luca Falchi e Gianfranco Pinna) al carcere a vita e regala a una ragazza già segnata da anni di dolore (Giuseppina Pinna) una nuova speranza nel futuro. Con l’aggiunta di un quarto ergastolano (Giulio Cherchi) condannato a un’esistenza da latitante. Sullo sfondo restano sei omicidi (su un totale di otto ricondotti alla faida di Noragugume) ancora senza colpevole. Una circostanza che rende ancora più amaro il day-after per i parenti di vittime e carnefici che, come ampiamente previsto, preferiscono non commentare.

LA RICOSTRUZIONE – Seguendo il filo rosso tracciato dai tre gradi di giudizio, la ricostruzione della faida ricalca quasi pedissequamente l’impostazione data dagli allora pm della Procura di Oristano (oggi passati ad altro incarico) Emanuele Secci ed Elisabetta Murru: esistevano due gruppi di fuoco e due distinte fazioni. Gli otto omicidi avvenuti fra il 1998 e il 2000 fra Noragugume (7) e Dualchi (1) sono ascrivibili a un’unica lotta fra famiglie e fazioni. Gli schieramenti (sia nelle sentenza di primo grado, richiamata dalla Cassazione, che in quella d’Appello) vengono disegnati con nettezza: da una parte i Cherchi, gli Spada e i Nieddu, dall’altra i Corda, gli Argiolas, i Pinna, i Marongiu, i Falchi. I due gruppi registreranno nelle rispettive fila, in modo quasi simmetrico, una serie di uccisioni efferate e alternate: all’omicidio dei due Cherchi (nella prima parte del 1998) seguirà quello dei due Corda e il primo tentativo d’omicidio dei Marongiu; all’omicidio di Aldo Spada seguirà quello di Tonino Pinna e il secondo tentativo verso i Marongiu; all’omicidio Nieddu seguirà quello di Robertino Pinna.

I MOVENTI – Quale sia stato quello originario è difficile da dire: si è parlato di lotta per i pascoli comunali ma le conferme definitive non sono mai arrivate.

IL DELITTO CORDA – L’allevatore, ucciso nelle campagne di S’Ingrari il 25 agosto del 1998, venne assassinato da Giulio Cherchi. Questo dice la sentenza definitiva. Il movente? Vendicare i fratelli Peppino e Salvatore, uccisi pochi mesi prima. I Cherchi sospettavano di Francesco Corda e di suo cugino Luca Falchi. La mattina del delitto Giulio Cherchi attese Francesco Corda nel suo podere e lo colpì con un primo colpo alla schiena; quindi gli si avvicinò ed esplose da brevissima distanza un colpo di grazia. Poi si dileguò.

L’OMICIDIO SPADA – Aldo Spada, giovane allevatore amico e parente dei Cherchi, venne ucciso il 7 agosto del 1999 a S’Ingrari, a poche centinaia di metri dal luogo dell’esecuzione di Francesco Corda. Del suo delitto erano imputati i fra loro cognati Luca Falchi e Franco Pinna, entrambi assolti in primo grado, condannati all’ergastolo in Appello, e definitivamente scagionati in Cassazione. Principale teste dell’accusa è stato Antonello Spada, fratello della vittima, che disse di aver saputo dallo zio Gonario che un suo amico (il pastore Pietro Rosas) aveva assistito al delitto e aveva riconosciuto gli imputati come gli assassini. Dichiarazioni che i due hanno però smentito in aula. La versione di Antonello Spada è stata dichiarata attendibile sia dai giudici di primo che di secondo grado ma per quelli della Cassazione non è sufficiente per condannare Falchi e Pinna.

IL DELITTO NIEDDU – Assolti dall’imputazione di aver ucciso Aldo Spada, Luca Falchi e Franco Pinna sono stati invece condannati all’ergastolo come mandanti dell’assassinio di Antonello Nieddu. Massima pena che dovranno dividere con Bruno Acquas, considerato l’esecutore materiale. Per questo delitto sono stati, invece, assolti Giuseppe Marongiu e Giampietro Argiolas, anch’essi accusati di essere fra i mandanti, mentre Giuseppina Pinna (assolta in primo grado, condannata a 21 in Appello) dopo l’annullamento deciso dalla Cassazione dovrà affrontare un nuovo processo. Il movente? Sempre lo stesso: la vendetta, la risposta a uno sgarbo, la paura di essere nel mirino, la voglia di anticipare le mosse della fazione opposta. L’uccisione di Antonello Nieddu avviene un mese dopo quella di Tonino Pinna e un mese e mezzo dopo l’attentato al quale scamparono Giuseppe e Salvatore Marongiu. Antonello Nieddu venne ucciso in quanto fortemente sospettato di avere partecipato all’omicidio Pinna.

 

 

 

 

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