“IL GRIDO E L’IMPEGNO La storia spezzata di Michele Fazio” di Francesco Minervini

Fotocopertina e recensione da stiloeditrice.it

Michele Fazio è un ragazzo barese di quindici anni, pieno di vita e di entusiasmo, che una sera di luglio sta tornando a casa per cenare con la propria famiglia. All’improvviso viene strattonato; non ha il tempo di voltarsi indietro, sente degli spari, sono attimi: un proiettile gli perfora il cranio e lui cade riverso per terra. Tutti scappano, lasciandolo solo. Nell’aria si avverte, lancinante, un solo grido: ‘Aveme accise u uagnune buenn’ (‘Abbiamo ucciso il bravo ragazzo’). Con l’aiuto dei genitori Lella e Pinuccio Fazio la storia spezzata di Michele e l’assurdità della sua morte innocente tornano a ricomporsi per diventare quella memoria collettiva di cui non solo Bari, ma ogni città che protegge i propri figli deve riappropriarsi: nella consapevolezza che occorre sempre volere, pretendere, provocare una giustizia e un impegno a volte troppo difficili per gli onesti.

12 Luglio 2001 Bari. Michele Fazio, 16 anni, vittima innocente di un commando che voleva colpire un boss del clan barese Strisciuglio.

Michele Fazio morì a soli 16 anni, il 12 luglio del 2001, nei pressi della sua abitazione nel centro storico di Bari. Vittima innocente di una guerra di mafia.
Stava tornando a casa dopo una serata con gli amici, quando si trovò in mezzo ad uno scontro a fuoco tra i clan rivali Capriati e Strisciuglio.

 

 

 

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