“Testimoni di giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie” di Paolo De Chiara

Fonte: giulioperroneditore.com

In un Paese ben lontano dall’aver sconfitto le mafie esistono ancora cittadini che hanno il coraggio di diffondere la voce della legalità e credono che denunciare sia segno di civiltà e premessa di libertà. sono i testimoni di giustizia, figura introdotta legalmente nel 2001 per permetterne una coerente giurisdizione e soprattutto per differenziarne la natura e la disciplina rispetto ai collaboratori di giustizia, meglio noti come “pentiti”.
Il testimone di giustizia sceglie, per dovere civico, di non abbassare la testa di fronte alle prepotenze, è un testimone oculare, un imprenditore piegato dagli estorsori o, in alcuni casi, un cittadino che rivendica la propria onestà pur appartenendo a contesti mafiosi, come Lea Garofalo e Maria concetta cacciola.

Lo stato opera un’azione di ascolto e utilizzo delle informazioni fornite dai testimoni di giustizia e garantisce loro misure speciali di protezione: allontanamento dal paese di origine, trasferimento in località protette, identità false e sussidi che dovrebbero assicurare una vita dignitosa. Ma molti testimoni lamentano l’inadeguatezza di queste misure, il peggioramento del loro tenore di vita e l’abbandono in cui versano. isolati, privi di un sostegno psicologico adeguato, costantemente alle prese con i limiti dei servizi assistenziali e sanitari, e con i problemi legati ai numerosi trasferimenti: solitudine, spaesamento, distacco dagli affetti e impossibilità di trovare un lavoro.

Paolo De Chiara ripercorre alcune di queste storie attraverso una ricostruzione puntuale dei fatti, grazie a dichiarazioni, atti processuali, intercettazioni rese pubbliche, interviste e testimonianze, creando uno spettro il più possibile esaustivo di una realtà – quella del testimone di giustizia – che ancora vive, invece, in uno stato di ingiustizia.

Paolo De Chiara, nato a isernia nel 1979, collabora con il quotidiano online nazionale «Resto al Sud» (restoalsud.it) e ha diretto un mensile di informazione, cultura e politica del Molise, dove si dedica alla diffusione della cultura della legalità all’interno delle scuole. nel 2012 ha pubblicato Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ’Ndrangheta (Falco editore).
Blog: paolodechiara.com

Articolo del 26 Novembre 2014 da panorama.it

Testimoni di giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie’

di Andrea Bressa

Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola, Rocco Mangiardi, Luigi Coppola, Valeria Grasso, Carmelina Prisco. Sono solo alcuni nomi di semplici cittadini che a un certo punto della loro vita hanno voluto testimoniare contro la mafia o la ‘ndangheta o la camorra. Non sono pentiti, o meglio, non sono collaboratori di giustizia. Sono testimoni di giustizia. Individui che hanno sentito il dovere civico e morale di rivendicare la propria onestà e combattere le prevaricazioni criminali con la sola arma a disposizione: la denuncia.

Con il saggio Testimoni di giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Giulio Perrone Editore), il giornalista Paolo De Chiara prova a far conoscere meglio queste figure e le loro scelte, i motivi che li hanno spinti a fare un passo così semplice quanto pericoloso, e lo stato dell’arte nella legislazione che li riguarda, ancora da perfezionare. Molti sono infatti ancora gli ostacoli che i testimoni di giustizia sono costretti ad affrontare, buona parte dei quali arrivano proprio dalle istituzioni, da uno Stato che è apparso e appare talvolta poco attento.

Legalmente la figura di “testimone di giustizia” è stata introdotta nel 2001, sia per consentire una più precisa giurisdizione, sia per realizzare una distinzione rispetto al pentito di mafia. I primi sono cittadini liberi che scelgono in piena autonomia di denunciare. I secondi invece sono ex appartenenti ad associazioni criminali, colpevoli di reati anche molto gravi, che hanno stipulato una sorta di “contratto” con lo Stato: informazioni in cambio di benefici, come riduzioni di pena, protezione e sostegno economico.

De Chiara ci racconta alcune storie di testimoni di giustizia attraverso gli atti processuali, intercettazioni e interviste, restituendo in modo efficace la difficile situazione di queste persone e del ruolo fondamentale che rivestono sia come armi contro la criminalità, sia come esempio di comportamento per la società civile.

L’autore classe ’79, originario di Isernia, collabora con il quotidiano online nazionale Resto al Sud ed è impegnato, tra le altre cose, nella diffusione della cultura della legalità nelle scuole. Ha all’attivo un altro libro, Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta, pubblicato nel 2012 da Falco Editore.

Articolo del 28 Marzo 2015 da ricerca.repubblica.it

“Testimoni di giustizia” reportage di De Chiara su dieci storie di coraggio

di CRISTINA ZAGARIA

OGGI come vive Carmelina Prisco?

Con i suoi cani e i gatti che le fanno compagnia, con sua madre invalida e suo padre che è sempre stato orgoglioso di lei, come Annamaria, sua sorella. Oggi Carmelina Prisco, l’eroina campana antimafia, la donna che nell’agosto 2003 ha assistito a un omicidio a Mondragone e ha denunciato il killer Salvatore Cefariello, vive abbandonata dallo Stato. La storia di Carmelina assieme a quelle di Domenico Noviello, Gennaro C. e Luigi Coppola, uomini e donne che hanno sfidato la camorra, sono state raccolte da Paolo De Chiara in un libro edito da Perrone (330 pagine, 16 euro): “Testimoni di giustizia”. Dieci storie di coraggio, dieci vite di comuni cittadini che hanno fronteggiato le mafie senza abbassare la testa ma poi sono stati dimenticati. Un libro semplice e amaro.

De Chiara, attraverso una serie di interviste e reportage (aggiornati al 2014) racconta la vita di chi è entrato nel programma di protezione tra burocrazia, fondi sempre più scarsi, disattenzioni.

«Ci sono tanti testimoni senza diritti — denuncia Coppola, portavoce dei testimoni di giustizia campani — La maggior parte dei testimoni, quelli che facevano gli imprenditori, oggi non fanno più impresa. Questo è un fallimento, c’è qualcosa che non va». Gennaro C., testimone oculare in fuga dalla camorra, si chiede: «Le persone che ho denunciato continuano a vivere nel lusso. Questo mi fa molto male.

Io e la mia compagna invece non riusciamo neanche a fare il battesimo a mio figlio». De Chiara descrive la vita dei testimoni, la paura, le difficoltà, la morte (come con la storia di Noviello), ma cerca anche di analizzare le carenze del sistema. Un’analisi che non vuole solo registrare una sconfitta, ma tenta di essere un punto di partenza per migliorare il sistema giustizia. Il libro è stato presentato al Suor Orsola Benincasa durante gli incontri “Dialoghi sulle mafie” e le attività didattiche del Master in scienze criminologiche diretto da Silvio Lugnano.

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