• 27 Novembre 2007 San Giorgio a Cremano (NA). Umberto Improta, 25 anni, resta ucciso durante una rissa per futili motivi.

    Umberto Improta viene colpito da un proiettile vagante mentre esce dal Caffè del Presidente a San Giorgio a Cremano. Umberto è coinvolto in una rissa sebbene sia completamente estraneo alle dinamiche del fatto. A dover essere colpito un altro Umberto che aveva osato schiaffeggiare Luigi di Sarno alias “Topolino”, rampollo della famiglia di Ponticelli, nipote di Salvatore Di Perna. I tre ragazzi che hanno partecipato alla sparatoria si sono presentati al commissariato di Ponticelli, accompagnati dai loro avvocati. Si tratta di Luigi Sarno, 19 anni, detto ‘Topolino’, Salvatore Di Perna di 18 anni, detto “o Nerone’, e un minore di 17 anni. Sarno e Di Perna sono stati rinchiusi nel…

  • 17 Dicembre 2005 Capodichino (NA). Ucciso Giuseppe Riccio, 25 anni, in un raid contro il proprietario della pizzera dove lavorava.

    Giuseppe Riccio, 26 anni, padre di un bambino di pochi mesi Nicola, è il pizzaiolo ucciso per errore sabato 18 dicembre 2005 a calata Capodichino durante la «spedizione punitiva» organizzata nel ristorante dove il giovane stava lavorando. “Obiettivo del gruppo di persone che sabato sera hanno fatto irruzione nella pizzeria «Donn’Amalia» era il titolare del ristorante. Il «branco» voleva impartire «una lezione» al proprietario del locale con il quale la sera prima aveva avuto un alterco. Sembra che quel venerdì i balordi fossero arrivati con un’auto e due moto davanti al locale. Ripresi  dal titolare, che era uscito fuori perchè i veicoli parcheggiati davanti all’ingresso ostruivano il passaggio – sempre…

  • 6 Novembre 2004 Scampia (NA). Ucciso Antonio Landieri, 25enne disabile non riesce a sfuggire ad un fuoco incrociato tra camorristi.

    Antonio Landieri, ragazzo disabile di 25 anni, muore il 6 Novembre 2004 in seguito ad una sparatoria in via Labriola, ai confini tra i quartieri Scampia e Secondigliano. Altre cinque persone, tutte incensurate, restano ferite. I sicari sono giunti all’improvviso, facendo fuoco sui ragazzi che stavano giocando a biliardino sotto una struttura in lamiera, utilizzata per la vendita di frutta e verdura. Antonio Landieri ha tentato a fatica di scappare e di  ripararsi nell’androne del palazzo di via Labriola, ma è stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco: sul posto sono stati ritrovati, in tutto, 16 bossoli, alcuni dei quali di calibro 9. Da questo tragico evento nasce il…

  • 13 Luglio 1996 Locri (RC). Giosafatte (Giosuè) Carpentieri, 25 anni, resta ucciso in un incidente con un’auto di scorta del magistrato Nicola Gratteri.

    Giosuè Carpentieri, 25 anni, primogenito di una modesta famiglia di Locri morì il 13 luglio 1996, investito dalla “Croma” blindata che scortava il magistrato Nicola Gratteri, sostituto procuratore distrettuale di Reggio Calabria, mentre percorreva con la sua Vespa il corso Vittorio Emanuele, la principale arteria della cittadina. nell’urto, violentissimo, il giovane fu catapultato in aria e nella ricaduta batté la testa contro il marciapiede. Morì all’istante. “Non sono stati i killer , questa volta, a seminare morte. È stato quel micidiale impasto di casualità e perenne «stato di guerra» nel quale ormai non vive solo più la Sicilia ma, fatte le debite proporzioni, ogni pezzo del nostro territorio nazionale. Dunque,…

  • 19 Gennaio 1995 a Teverola (CE), ucciso Genovese Pagliuca, 25 anni, garzone di macelleria

    Genovese Pagliuca il 19 gennaio 1995 viene ucciso da esponenti del clan dei casalesi perché si ribella alle violenze subite dalla fidanzata Carla. Tutto comincia nell’estate del ’93. Carla, un’avvenente parrucchiera di 24 anni, lavora sodo perché spera di sposare presto Genovese. Non sa, però, che Angela Barra – amante del boss Francesco Bidognetti, numero uno della mala nell’entroterra casertano – l’ha adocchiata da tempo: attraverso la vetrina della sua gelateria, la donna segue i movimenti di quella ragazza. La scruta, l’avvicina e alla fine riesce a farsela amica. È settembre, quando Carla bussa alla porta di Angela: ha litigato con i genitori, è andata via di casa e chiede…

  • 23 settembre 1983 Palermo. Rosalia Pipitone, madre di un bimbo di quattro anni, venne fatta uccidere dal padre. Colpevole di voler dividersi dal marito, fu uccisa nel corso di quella che apparve come una rapina compiuta da balordi.

    Il 23 settembre 1983 Rosalia Pipitone, Lia, una ragazza di Palermo di 25 anni, madre di un bambino di 4 anni, entra in una sanitaria e si dirige verso il telefono a gettoni. Finita la telefonata si ritrova davanti due malviventi col volto coperto che si sono fatti consegnare dal titolare 250mila lire, l’incasso della giornata. Ma anziché andarsene col bottino, aspettano che la giovane si avvicini al bancone. Uno dei due le spara alle gambe. Fa per andarsene, poi torna sui suoi passi. «Mi ha riconosciuto», urla due volte, prima di sparare altri quattro proiettili che uccidono Lia. La rapina è solo una messinscena, racconteranno nel 2003 i pentiti…