• 4 Aprile 1992 Agrigento. Assassinato il Maresciallo dei Carabinieri Giuliano Guazzelli, l’Investigatore Puro.

    Giuliano Guazzelli (Gallicano, 6 aprile 1933 – Agrigento, 4 aprile 1992) è stato un militare italiano, vittima della mafia. Era soprannominato il mastino. Giuliano Guazzelli fu assassinato il 4 aprile 1992 sulla strada Agrigento-Menfi sulla sua auto Fiat Ritmo, gli assassini a bordo di un Fiat Fiorino, lo sorpassarono su un viadotto, spalancarono il portellone posteriore e lo uccisero a colpi di mitra e fucili a pompa. A Menfi, cittadina d’adozione del maresciallo, fu proclamato il lutto cittadino. Giuliano Guazzelli all’epoca dell’omicidio aveva già maturato l’età pensionabile, ma aveva deciso di restare in servizio, nonostante avesse subito numerosi intimidazioni ed era già riuscito a sfuggire ad un altro agguato. Inizialmente…

  • 27 Giugno 1991 Agrigento. Ucciso Vincenzo Salvatori, metronotte, durante un tentativo di rapina al furgone portavalori di cui era alla guida.

    Vincenzo Salvatori era un metronotte di 38 anni. La mattina del 27 giugno del 1991 insieme a due colleghi era partito dalla Banca d’Italia di Agrigento con il furgone della ditta di trasporto valori per cui lavorava. Gli agenti avevano preso in consegna i plichi con i soldi e avevano imboccato la strada per Favara. Giunti nei pressi di contrada Petrusa, da una traversa sbucò fuori un autocarro che si mise davanti al furgone blindato. Salvatori, che era alla guida del portavalori, tentò invano la fuga. La strada gli venne sbarrata da una Citroen Bx bianca. Dal camion scesero quattro malviventi col volto coperto, si avvicinarono al furgone e spararono…

  • 21 settembre 1990, sulla statale tra Canicattì e Agrigento viene ucciso il giudice Rosario Livatino.

    Erano passate da poco le 8,30 quella mattina del 21 settembre 1990. Il giudice Rosario Livatino, che il 3 ottobre avrebbe compiuto 38 anni, da Canicattì, dove abitava, con la propria auto si stava recando al tribunale di Agrigento, quando una Fiat Uno e una motocicletta di grossa cilindrata lo affiancano costringendolo a fermarsi sulla barriera di protezione della strada statale. I sicari sparano numerosi colpi di pistola. Rosario Livatino tenta una disperata fuga, ma viene bloccato. Sceso dal mezzo, cerca scampo nella scarpata sottostante, ma viene finito con una scarica di colpi. Sul posto arrivano i colleghi del giudice assassinato; da Palermo anche l’allora procuratore aggiunto Giovanni Falcone, e…

  • 29 Settembre 1981 Agrigento. Strage di San Giovanni Gemini. Restano uccisi Michele Ciminnisi e Vincenzo Romano. Erano seduti in un bar vicino al vero obiettivo dell’agguato.

    29 settembre del 1981 a San Giovanni Gemini (Agrigento), i killer che dovevano uccidere Calogero “Gigino” Pizzuto (l’uomo che secondo i pentiti era il numero 3 di Cosa Nostra dell’epoca, dopo Bontate ed Inzerillo), all’interno del bar Reina, colpiscono a morte anche due innocenti, Michele Ciminnisi e Vincenzo Romano. Quella sera, il gruppo di fuoco composto Gigi Garofano, Calogero Sala, Rosario Corsi, e Lillo Lauria (successivamente morti ammazzati), accompagnati in auto da Ciro Vara (divenuto poi collaboratore di giustizia), dovevano portare a termine la loro missione di morte, uccidendo quel Calogero Pizzuto, capo mandamento di Castronovo di Sicilia, che dopo la morte di Stefano Bontate, non si era presentato alla…

  • 30 Marzo 1960 Agrigento. Assieme al commissario Cataldo Tandoj viene ucciso un giovane passante, Antonio Damanti.

    Antonio “Ninni” Damanti era uno studente liceale di 17 anni. Morì il 30 marzo del 1960 ad Agrigento. Si trovava sulla linea di fuoco che uccise il commissario Cataldo Tandoj.     Tratto dal libro:  Delitto alle elezioni – Paolo Bongiorno sindacalista ucciso dalla mafia di Calogero Giuffrida (scaricabile) Pag. 78, 79, 80, 81 Il «caso Tandoy» «La sera del 30 marzo del 1960 al numero civico 211 del viale della Vittoria dei killer si avvicinarono al commissario di polizia Cataldo Tandoy e spararono a bruciapelo. Tre proiettili raggiunsero il poliziotto che si accasciò a terra trascinando con sé la moglie Leila Motta che teneva per mano. Il commando colpì…