• 27 Aprile 1983 Palermo. Ucciso Gioacchino Crisafulli, appuntato dei Carabinieri in pensione. “Aveva dedicato 40 anni della sua vita a combattere la mafia e la malavita organizzata”

    27 Aprile 1983 Palermo. Ucciso Gioacchino Crisafulli, appuntato dei Carabinieri in pensione. “Aveva dedicato 40 anni della sua vita a combattere la mafia e la malavita organizzata”. Sembra che il suo fu un omicidio “preventivo”, era “colpevole” di essersi insospettito per le manovre di un camion guidato da un “picciotto” e che trasportava casseforti piene di soldi provenienti dal traffico di droga.       Articolo del Corriere della Sera del 4.07.1998   Il codice di morte dei corleonesi Uccidevano anche per punire un furto a casa del boss o la pedofilia di Giorgio Petta PALERMO – Luce su un quarto di secolo di storia della mafia palermitana. Scandita da cinquanta…

  • 2 Luglio 1982 Marano di Napoli. Assassinato Salvatore Nuvoletta, 20 anni. Carabiniere.

    Salvatore Nuvoletta aveva compiuto da qualche giorno 20 anni. Era nato a Marano (Napoli) il 22 giugno del 1962. Viene ucciso dalla barbarie della camorra il 2 luglio del 1982, mentre stava seduto, tenendo un bambino in braccio, davanti all’esercizio commerciale di un parente nella sua città natale. Carabiniere a soli 17 anni, Salvatore era stato destinato alla caserma di Casal di Principe. I killer lo avevano chiamato per nome e cognome per accertarsi che fosse proprio lui, Salvatore intuì che qualcosa stava per accadere e lanciò il bambino che aveva in braccio distante da lui, fu colpito da una pioggia di colpi mortali. Questa morte inspiegabile viene chiarita anni…

  • 16 Giugno 1982 Palermo. “Strage della Circonvallazione” in cui perirono i carabinieri Salvatore Raiti, Silvano Franzolin e Luigi Di Barca, e Giuseppe di Lavore, autista del furgone.

    È definito strage della circonvallazione l’attentato mafioso che venne messo in atto il 16 giugno 1982 sulla circonvallazione di Palermo. L’attentato era diretto contro il il boss catanese Alfio Ferlito, che veniva trasferito da Enna al carcere di Trapani e che morì nell’agguato insieme ai tre carabinieri della scorta, Salvatore Raiti, Silvano Franzolin e Luigi Di Barca, e al ventisettenne Giuseppe Di Lavore, autista della ditta privata che aveva in appalto il trasporto dei detenuti, il quale aveva sostituito il padre. Di Lavore ebbe la medaglia d’oro al valor civile. Il mandante di questa strage era Nitto Santapaola, che da anni combatteva contro Ferlito una guerra per il predominio sul…

  • 1 Giugno 1982 Lucito (CB). Colpito a morte Giovanni Pepe, appuntato dei Carabinieri di 41 anni.

    Appuntato Carabinieri Giovanni Pepe nato a Pastorano (CE) il 4 Luglio 1940 deceduto in Lucito (CB) il 1 Giugno 1982 Durante un posto di blocco nella notte del 1 Giugno 1982, i carabinieri della locale stazione di Lucito (CB), intercettarono un’autovettura rubata con quattro passeggeri a bordo. All’atto del fermo, tre dei quattro occupanti si diedero alla fuga, mentre i carabinieri riuscirono ad acciuffare il quarto uomo e lo accompagnarono alla vicina caserma, dove prestava servizio Giovanni Pepe che incitò i suoi due colleghi a continuare la ricerca degli altri tre malviventi che si erano dati alla fuga. “Andate che forse riusciamo a bloccarli tutti!A questo ci penso io…” L’arrestato,…

  • 23 Febbraio 1982 San Giorgio a Cremano (NA). Ucciso Antonio Salzano, Maresciallo dei Carabinieri

    Antonio Salzano Maresciallo dei Carabinieri, ucciso in casa sua la notte del 23 febbraio 1982 a San Giorgio a Cremano. La moglie racconta che i killer hanno bussato alla porta e sparato a raffica con due pistole, colpendolo al petto, al collo, allo stomaco ed alla tempia sinistra con una rivoltella 38 special. Subito dopo si sono dileguati in automobile. Dodici ore prima Salzano si trova nel Palazzo di Giustizia, quando nelle camere di sicurezza è ucciso il boss Antonio Giaccio, detto “Scialò” ed è ferito Gennaro Liccardi, capo della “Nuova Famiglia” di Forcella, entrambi ritenuti anti-cutoliani. Una telefonata anonima al quotidiano Il Mattino cerca di gettare fango sul Maresciallo,…

  • 8 Gennaio 1982 Torre Annunziata (NA). Restano uccisi Luigi D’Alessio, maresciallo dei Carabinieri, e Rosa Visone, 16 anni, una passante, sotto i colpi sparati da alcuni camorristi.

    Il Maresciallo dei Carabinieri Luigi D’Alessio, 41 anni, è assassinato a Torre Annunziata l’8 gennaio del 1982. Il maresciallo si trovava in una “500” con il capitano Sensales e un altro sottufficiale. Stavano tornando da un servizio di perlustrazione quando intercettarono un’auto con quattro persone a bordo, riconoscendo tra questi due pericolosi camorristi, latitanti, legati al clan Cutolo. Dopo averli seguiti e fermati, D’Alessio scese dall’utilitaria per controllare i documenti, ma contro i tutori dell’ordine i pregiudicati spararono numerosi colpi di pistola uccidendo il maresciallo. A cento metri di distanza fu ritrovato il corpo senza vita di una sedicenne, Rosa Visone, la quale, mentre era in atto la sparatoria,  stava…

  • 10 Settembre 1981 Palermo. Ucciso Vito Ievolella, Maresciallo dei Carabinieri.

    Vito Ievolella, sottufficiale dei carabinieri, fu ucciso a Palermo in Piazza Principe di Camporeale il 10 settembre 1981 da sicari mafiosi. Si trovava nella sua auto, una Fiat 128, in cui aspettava insieme alla moglie la figlia Lucia, impegnata in una lezione di scuola-guida. Gli assassini lo affiancarono con un’altra vettura esplodendo numerosi colpi di fucile e pistola. Vito Ievolella era di stanza dal 1965 presso la Caserma Carini, in Piazza Giuseppe Verdi, dove lavorò a fianco del colonnello Giuseppe Russo, ucciso dalla mafia il 20 agosto del 1977. I risultati ottenuti grazie alle sue tecniche investigative furono ricompensati da 7 encomi solenni e da 27 apprezzamenti del Comandante generale…

  • 4 Maggio 1980 Monreale (PA) Ucciso il Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, impegnato in indagini sulla mafia della zona, soprattutto attraverso accertamenti bancari.

    Emanuele Basile, 30 anni, capitano dei Carabinieri, sposato e padre di una bimba di quattro anni fu ucciso dalla mafia il 4 maggio del 1980 mentre passeggiava con la moglie e la sua piccola tra le braccia. Si era impegnato in indagini sulla mafia della zona, soprattutto attraverso accertamenti bancari. Subito dopo l’omicidio furono arrestati i mafiosi Armando Bonanno, Giuseppe Madonia, figlio del capomafia Francesco, e Vincenzo Puccio, che dichiararono di trovarsi nelle campagne di Monreale per un appuntamento galante. Prima assolti, poi condannati all’ergastolo, dopo vari annullamenti da parte della Cassazione, la sentenza definitiva arrivò dopo nove anni dal delitto. Nel frattempo sia Puccio che Bonanno furono uccisi.  …

  • 10 Novembre 1979 San Gregorio (CT). Uccisi in un agguato i carabinieri Giovanni Bellissima, 24 anni, Salvatore Bologna, 41 anni, e Domenico Marrara, 50 anni. Erano di scorta ad un boss che doveva essere trasferito al carcere di Bologna.

    I Carabinieri Giovanni Bellissima, 24 anni, Salvatore Bologna, 41 anni, e Domenico Marrara, 50 anni, in servizio al Comando provinciale di Catania, il 10 novembre del 1979 erano di scorta ad un boss che doveva essere trasferito al carcere di Bologna. Al casello autostradale di San Gregorio di Catania furono assaliti e uccisi da un commando mafioso che prelevarono il detenuto, che undici giorni dopo fu ritrovato cadavere in una discarica vicino alle falde dell’Etna.       Nota da: ancispettoratosicilia.it Capo scorta vice brigadiere Giovanni Bellissima, 24 anni, e gli appuntati Salvatore Bologna, 41 anni, e Domenico Marrara, 50 anni, in servizio al Comando provinciale di Catania. Il commando…

  • 4 Giugno 1979 Montevago (AG). Ucciso da dei rapinatori il Brigadiere Baldassare Nastasi.

    Brigadiere dei Carabinieri Baldassare Nastasi, 40 anni, fu ucciso da dei rapinatori a Montevago (AG) il 4 giugno del 1979. Medaglia d’argento al valor Militare con la seguente motivazione: “Addetto a Nucleo operativo e radio­mobile di compagnia, in occasione di rapina perpetrata in Istituto di Credito della zona, si poneva con militare dipendente alla ricerca di autori e mentre si accingeva ad identificare due individui, successivamente risultati responsabili del crimine, veniva fatto segno a numerosi colpi di pistola esplosi da brevis­sima distanza, benché mortalmente ferito, trovava la forza di reagire con la pistola in do­tazione fino a quando si accasciava al suolo esanime. Luminoso esempio di attaccamento al dovere spinto…