• 5 Luglio 1998 Catania. Enrico Chiarenza, 18 anni. Suicidio per mafia.

    Enrico Chiarenza.  Si è suicidato a soli 18 anni il 5 luglio del 1998 a Catania, sconvolto dalla morte del padre, ucciso in un agguato mafioso nel 1995. Era il nipote di un ex collaboratore di giustizia. Fonte: liberanet.org   Morto a Catania Enrico Chiarenza, nipote diciottenne di un ex collaboratore di giustizia e figlio di Clemente, ucciso nel 1995 in un agguato mafioso. Il giovane, sconvolto per l’uccisione del padre, nel marzo scorso aveva tentato il suicidio ingerendo dell’acido muriatico che gli aveva provocato danni irreparabili. Fonte: centroimpastato.it    

  • 10 Aprile 1998 Catania. Trovato il corpo di Annalisa Isaia, 20 anni. “La sua colpa era di andare a ballare con persone non gradite allo zio”

    Annalisa Isaia è una ragazza di 20 anni. Merita di morire solo perché frequenta il “giro” sbagliato. Ad ammazzarla è lo zio materno, Luciano Daniele Trovato: non sopporta di essere deriso dagli affiliati della cosca mafiosa di cui faceva parte, gli Sciuto, perché la ragazza frequenta un gruppo di coetanei di un clan rivale, i Laudani. Questi ultimi sono ritenuti colpevoli della morte del padre di Annalisa avvenuta nel 1993. Il cadavere di Annalisa Isaia viene rinvenuto sepolto dopo diversi giorni. (sdisonorate.it)     Articolo da La Stampa del 19 Aprile 1998 Punita con la morte dai killer di Nico di Fabio Albanese Uccisa a 20 anni: frequentava i ragazzi…

  • 27 Agosto 1996 Catania. Uccisa Santa Puglisi, 22 anni e il nipote Salvatore Botta, 14 anni, mentre erano in visita alla tomba del marito di lei.

    Santa Puglisi aveva ventidue anni ed era la figlia di Antonino Puglisi, capo della cosiddetta cosca “Da Savasta”. È stata uccisa il 27 agosto del 1996 davanti alla tomba del marito. Insieme a lei, al cimitero quella mattina, c’erano anche i suoi nipoti di 12 e 14 anni. Salvatore Botta, il più grande dei due, è stato colpito mentre cercava di scappare, forse perché aveva riconosciuto il killer e preso a calci prima del colpo decisivo. (liberanet.org)     Articolo del Corriere della Sera del28 Agosto 1996 Massacrata sulla tomba del marito di Alfio Sciacca Era figlia di un boss, ucciso anche il cugino della donna. Risparmiata dodicenne CATANIA .…

  • 9 Novembre 1995 Catania: Ucciso Serafino Famà, avvocato penalista, perché si era rifiutato di assecondare le richieste di un mafioso.

    Serafino Famà era un avvocato penalista, che considerava la sua funzione non semplicemente come un lavoro, lui ci credeva, indossava la toga e la onorava ogni giorno. Serafino Famà credeva nella giustizia, nel diritto di ogni uomo ad essere difeso, nella legalità. “Onestà e coraggio. Se ti comporti con onestà e coraggio non devi avere paura di nulla”. Per quel suo rifiuto ad una richiesta di un mafioso venne condannato a morte da quel boss che oggi collabora con la giustizia. Serafino Famà fu ucciso a Catania il 9 novembre 1995.   Articolo da 19luglio1992.com Onestà e coraggio: Serafino Famà di Marco Bruno 9 novembre 2010. Sono trascorsi 15 anni…

  • 10 Luglio 1994 Catania. Assassinate Liliana Caruso, 28 anni, e Agata Zucchero, moglie e madre di un collaboratore di giustizia.

    Liliana Caruso ha 28 anni, suo marito è Riccardo Messina, membro del clan Savasta. Quando l’uomo decide di pentirsi, Liliana non ha dubbi: non lo disconoscerà come tante hanno già fatto in questi casi con i loro compagni, decidendo di rimanergli accanto nel suo percorso di collaboratore. Pagherà con la vita questa scelta. Il 10 luglio 1994 viene uccisa nel pieno centro di Catania: due killer le sparano al volto. Altri due criminali uccidono sua madre Agata Zucchero, poco distante da lei. Per gli investigatori non è difficile trovare un movente: per fare desistere Messina, il clan Savasta aveva inviato degli emissari da Liliana con lo scopo di convincerla a…

  • 27 Luglio 1992 Catania. Ucciso Giovanni Lizzio, 47 anni, Ispettore Capo della Polizia di Stato Questura Catania, per la pressante attività contro il racket delle estorsioni.

      Giovanni Lizzio era ispettore capo della Squadra mobile della questura di Catania – responsabile della sezione anti-racket. Aveva iniziato nella sezione omicidi, per poi passare al nucleo anticrimine e, infine, da qualche anno, era diventato responsabile della sezione anti-racket: una sezione particolarmente importante visto che il 90% dei commercianti catanesi pagava il pizzo. L’ispettore non solo dirigeva la sezione antiestorsioni con grandi risultati, ma era un vero e proprio simbolo della questura etnea. Lizzio, sposato e padre di due figlie, era il poliziotto più conosciuto della città, la memoria storica; era colui che conosceva le dinamiche di Cosa Nostra, le vecchie leve e gli esponenti emergenti. Aveva rapporti con…

  • 13 Giugno 1991 Catania. Uccisione di Vincenzo Leonardi, rappresentante sindacale del consorzio agro – alimentare.

    13 giugno 1991 a Catania omicidio di Vincenzo Leonardi. Lavorava al mercato ortofrutticolo, “nel consorzio, la vittima era un rappresentante sindacale”, ed era titolare di un’impresa di trasporti.     Fonte: Centro siciliano di documentazione G. Impastato Lavorava al mercato ortofrutticolo ed era titolare di un’impresa di trasporti.     Fonte: Fondazione Cipriani A Catania, viene ucciso Vincenzo Leonardi, rappresentante sindacale del consorzio agro – alimentare.     Tratto dal blog di Sebastiano Gulisano Il vizio della memoria “Consorzio a delinquere” Un altro morto Nei giorni delle mazzette, i carabinieri rispolverano un dossier vecchio di due anni e mezzo prima, quello sull’omicidio di Vincenzo Leonardi, ucciso a Catania il 13…

  • 13 marzo 1991 Catania. Muore in ospedale Antonino Ludovico Bruno, 50 anni, direttore della Banca popolare di Belpasso.

    Antonino Ludovico Bruno era direttore della Banca popolare di Belpasso ucciso il 13 marzo 1991, al termine di una spedizione punitiva voluta dalla cosca Pulvirenti. I due esecutori, incaricati del pestaggio, erano due tossicodipendenti che dovevano convincere il direttore a piegarsi alle richieste di denaro facile senza garanzie. Le cose sfuggirono di mano ai due uomini e Antonino Bruno morì durante il pestaggio. I due furono uccisi poco tempo dopo. Fonte:  vivi.libera.it       Fonte: ricerca.repubblica.it  Articolo del 15 gennaio 1992 IN OTTO RAPINANO LA BANCA FORSE SONO DEL CLAN PULVIRENTI CATANIA – Otto persone, tutte armate di fucili con le canne mozzate e pistole, hanno fatto irruzione dopo…

  • 31 ottobre 1990 Catania. Uccisi Francesco Vecchio e Alessandro Rovetta. Due colpi in testa posero fine alle esistenze del capo del personale e dell’amministratore delegato delle Acciaierie Megara di Catania.

    31 ottobre 1990. Uccisi in un agguato Francesco Vecchio, 52 anni, Direttore del Personale e Alessandro Rovetta, 33 anni, Amministratore Delegato dell’Acciaieria Megara, importante industria di Catania, che all’inizio degli anni ’90 occupava in via diretta oltre 300 dipendenti, e un centinaio di lavoratori tra le aziende dell’indotto. Fino a poco prima dell’estate del 1990 Francesco Vecchio si occupava della gestione del solo personale che era alle dipendenze dirette dell’azienda. La gestione delle maestranze e delle aziende dell’indotto (impegnate nella ristrutturazione dei reparti) era compito affidato alla Direzione Tecnica. Nel mese di agosto 1990, con l’uscita dall’azienda del Direttore Tecnico, la gestione di questi rapporti passò alla Direzione del Personale.…

  • 22 Gennaio 1988 Catania. Ucciso Angelo Randelli, un operaio di 31 anni. Vendetta Trasversale contro il fratello Pietro, collaboratore di giustizia.

    A Catania, il 22 gennaio del 1980, i sicari delle cosche hanno assassinato Angelo Randelli, 31 anni, operaio. Sposato, un bambino di 6 anni, incensurato, Angelo ha pagato con la vita la colpa, di essere fratello di Pietro, uno dei pentiti del clan dei catanesi, reo confesso di quattro omicidi.   Articolo da La Stampa del 23 Gennaio 1988 Ucciso il fratello d’un pentito di Claudio Giacchino A Catania, vendetta trasversale della mafia processata alle Vallette La settima vittima innocente caduta sotto i colpi dei sicari è Angelo Randelli – Si ripropone la necessità di proteggere meglio i familiari di chi collabora con la giustizia Altro sangue Innocente sul maxiprocesso…