• 29 Novembre 1996 Palizzi (RC). Antonino Moio e Celestino Fava, trucidati senza pietà.

    Antonino Moio e Celestino Fava sono stati uccisi la mattina del 29 novembre del 1996 nelle campagne intorno a Palizzi (RC). Antonino (Nino) Moio, 27 anni, era un contadino e ogni giorno andava ad accudire gli animali in contrada Guni. Quella mattina cerca compagnia, suona a casa Fava e chiede di Antonino. Il ragazzo non c’è ma trova Celestino, il fratello gemello, che si offre di accompagnarlo. Celestino Fava era uno studente universitario impegnato nel volontariato. Aveva 22 anni. Antonino Moio era la vittima designata di una vendetta trasversale e, secondo gli inquirenti, Celestino sarebbe stato eliminato proprio perché testimone oculare dell’agguato. Le famiglie attendono ancora giustizia.      …

  • 31 Luglio 1979 Limbadi (VV). Assassinato Orlando (Nando) Legname, agricoltore, 31 anni. Non sottostava alla legge della ‘ndrangheta.

    Orlando “Nando” Legname aveva 31 anni, era sposato e aveva un figlio piccolo. È stato assassinato con una azione di vera guerra nel suo podere di Limbadi (VV) il 31 luglio 1979. Si era riscattato dal lavoro di bracciante con il suo tormentato vagare da emigrante, prima in Germania e poi in Argentina, diventando un coltivatore diretto, impegnato nel lavoro e nella lotta politica contro la mafia, per una agricoltura rinnovata. Per questo, per l’attaccamento al lavoro e alla terra, alle bestie che allevava, era da tutti stimato. ” Da qualche tempo la situazione, però, è diventata invivibile. Si respira un’aria strana. E non è soltanto un’impressione: le richieste delle…

  • 2 Luglio 1962 Bagheria (PA) Ucciso il bracciante agricolo Giacinto Puleo.

    2 luglio 1962 a Bagheria (PA): “Giacinto Puleo era bracciante. Come tanti era emigrato in Germania. Con una idea fissa in testa. Risparmiare abbastanza per tornare al paese, comprare un pezzo di terra e mettersi per conto suo. C’era quasi riuscito. Con un amico aveva preso un pezzo di limoneto a mezzadria. Era mancato anni. Non sapeva che in quel limoneto non raccoglieva più il padrone, ma un mafioso. Non glielo dissero subito, ma solo alla vigilia del raccolto. Vattene! Gli consigliarono. Giacinto non ci volle sentire: troppi sacrifici gli era costato quel pezzetto di giardino. Lo aspettarono di primo mattino, mentre andava a lavorarci e gli spararono due colpi…

  • 13 Agosto 1955 Cattolica Eraclea (AG). Assassinato Giuseppe Spagnolo, contadino, presidente della cooperativa La Proletaria e segretario della Camera del lavoro.

    Giuseppe Spagnolo, dirigente politico e primo sindaco di Cattolica Eraclea dalla fondazione della Repubblica, fu ucciso con sette colpi di lupara sparati da distanza ravvicinata da tre o quattro sicari della mafia locale, in contrada Bissana, tra Cattolica Eraclea e Cianciana, la notte tra il 13 e 14 agosto 1955. Nel 1945, insieme all’allora studente universitario Francesco Renda, fondò la cooperativa La Proletaria con la quale gestivano le terre incolte dei nobili latifondisti dopo averle conquistate con le occupazione delle terre e aspri scontri con i gabellotti e i campieri della mafia al servizio dei padroni. Spagnolo fu attivista e segretario del Partito comunista locale e della Camera del Lavoro…

  • 7 Agosto 1952 Caccamo (PA). Ucciso a colpi d’accetta il contadino Filippo Intili. Voleva dividere il prodotto dei campi, che aveva a mezzadria, secondo il decreto del ministro Gullo del 1944.

    Filippo Intili è nato a Montemaggiore di Belsito (PA) il 10 febbraio del 1901. Lavorava a Caccamo ed era un contadino che militava nel partito comunista. Intili, quando fu ucciso aveva 51 anni. Moglie e tre figli alla sua morte vendettero la terra e gli animali, la moglie morì e i figli si trasferirono a Pisa. Per l’omicidio vennero arrestati due uomini che al processo vennero assolti. I familiari hanno chiesto il risarcimento come vittime della mafia, ma non è stato concesso. Intili coltivava la terra. Oltre a svolgere il suo lavoro nei campi prendeva parte alle proteste dei contadini che rivendicavano l’applicazione della riforma agraria. Lo ricordiamo perché ha avuto…

  • 3 Novembre 1947 San Giuseppe Jato. Uccisione di Calogero Caiola, un testimone del processo sulla Strage di Portella della Ginestra.

    Ucciso a San Giuseppe Jato il 3 novembre 1947, Calogero Caiola era un piccolo proprietario terriero della zona e il giorno della Strage di Portella della Ginestra del 1 maggio, aveva probabilmente riconosciuto dei suoi compaesani che tornavano verso casa armati di lupara e mitragliatrice. Avrebbe dovuto testimoniare al processo come testimone oculare, ma fu ucciso sei mesi dopo. Fonte:  vivi.libera.it   Scheda in costruzione. Si cercano notizie.

  • 2 Novembre 1946 Belmonte Mezzagno (PA). Uccisi i fratelli Giovanni, Vincenzo e Giuseppe Santangelo. Contadini che facevano parte di una Cooperativa in attesa dell’assegnazione di un feudo.

    2 Novembre 1946, Belmonte Mezzagno (Palermo),  trucidati con un colpo alla nuca i fratelli Giovanni, Vincenzo e Giuseppe Santangelo, contadini. Il triplice omicidio è compiuto, su mandato degli agrari, da tredici banditi, a scopo intimidatorio e, di fatto, pone fine alle rivendicazioni contadine nella zona. Fonte: sites.google.com     Fonte: mnemonia.altervista.org Storia del movimento antimafia lo sbarco alleato La fine della guerra è segnata dallo sbarco in Sicilia delle truppe alleate (10 luglio 1943). La mafia ricopre subito un ruolo importante per quanto riguarda il controllo dell’isola. Il capitano Scotten, vice console a Palermo, in un Memorandum parla delle possibili direzioni da prendere davanti allo scenario del potere mafioso degli…

  • 22 Ottobre 1946 Santa Ninfa (TP). Ucciso il mezzadro Giuseppe Biondo.

    Giuseppe Biondo fu ucciso a rivoltellate dal suo padrone. Rivendicava la ripartizione dei prodotti agricoli secondo il decreto Gullo. Alla memoria di Giuseppe Biondo fu poi intitolata la Cooperativa agricola di Santa Ninfa.     A Santa Ninfa (Trapani) viene ucciso Giuseppe Biondo a rivoltellate dal suo padrone, il 22 ottobre 1946. Rivendicava la ripartizione dei prodotti agricoli secondo il decreto Gullo. Giuseppe Biondo, mezzadro iscritto alla Federterra, che lottava per l’applicazione del decreto Gullo per la ripartizione dei prodotti agricoli (60% per il mezzadro e al 40% per il proprietario). Era stato sfrattato illegalmente dal proprietario del terreno ma era tornato a lavorarvi. Fonte:  vivi.libera.it        

  • 22 Settembre 1946 Alia (PA). I contadini Girolamo Scaccia e Giovanni Castiglione restarono uccisi a seguito di un attentato alla Camera del Lavoro.

    22 Settembre 1946 Alia (PA). I contadini Girolamo Scaccia e Giovanni Castiglione restarono uccisi a seguito di un attentato alla Camera del Lavoro. “Nel 1946, esattamente il 22 settembre, mentre era in corso una riunione di contadini, nella casa del segretario della Camera del Lavoro ad Alia (Pa), per discutere delle possibilità di assegnare i feudi “Raciura” e “Vacco” alle cooperative di contadini, in seguito ai decreti Gullo, ignoti lanciarono bombe a mano all’interno della casa e poi spararono colpi di lupara. I contadini Girolamo Scaccia e Giovanni Castiglione morirono sul colpo, mentre altri 13 rimasero feriti. I contadini stavano preparando l’occupazione dei feudi gestiti da gabellotti mafiosi. ” Fonte…

  • 5 Novembre 1945 Caccamo (PA). Giorgio Comparetto era un contadino. Fu ucciso mentre era sulla mula insieme al suo figlioletto di 5 anni.

    Giorgio Comparetto Era un contadino. Fu ucciso a Caccamo il 5 novembre del 1945 mentre era sulla mula insieme al suo figlioletto di 5 anni. Per il suo omicidio, grazie alla collaborazione di un testimone, finì sul banco degli imputati Salvatore La Corte, poi condannato all’ergastolo nel 1969. Insieme a suo fratello, dichiarò di avere ammazzato Giorgio Comparetto dopo averlo sorpreso a rubare del frumento. In realtà quelli erano gli anni delle lotte per la terra e la mafia aveva da tempo deciso di fermare i contadini. È in questo contesto dunque che va inserito l’omicidio di Giorgio Comparetto. Fonte liberanet.org