• 4 Luglio 1986 Torre Annunziata (NA). Ucciso Luigi Staiano, giovane imprenditore, titolare di una impresa di costruzioni. Vittima del racket.

    Luigi Staiano, giovane imprenditore edile di Torre Annunziata (NA), venne ucciso il 4 luglio 1986, quando aveva 35 anni, mentre andava dal fruttivendolo. A sparare due giovani su una moto, i volti coperti dai caschi. Luigi Staiano era sposato, padre di una bambina che all’epoca aveva tre anni. Fu il primo che ebbe il coraggio di dire no alla camorra delle estorsioni presentando denuncia in Questura. La storia di Luigi Staiano è raccontate nel libro di Emanuele Boccianti e Sabrina Ramacci “Italia giallo e nera” edito da Newton Compton nel 2013. La vicenda di Luigi è anche ricordata nel “Dizionario Enciclopedico delle Mafie in Italia” pubblicato da Castelvecchi nel 2013.…

  • 13 Maggio 1986 Palermo. Uccisione di Francesco Paolo Semilia, imprenditore edile

    Nel pomeriggio del 13 maggio 1986 due killer pronti hanno massacrato a pistolettate l’imprenditore edile Francesco Paolo Semilia, 47 anni, che con il padre Antonino ed i fratelli maggiori Ottavio e Michele apparteneva al gruppo di testa dei costruttori palermitani. La mafia delle tangenti a Palermo ha assassinato un altro imprenditore. I Semilia hanno innalzato numerosi tra i più eleganti e vasti edifici della città in quasi 40 anni di un’attività che mai ha dato adito a dubbi ed insinuazioni. Francesco Paolo Semilia è giunto in cantiere verso le 15,30 con la sua Renault-4 che utilizzava giornalmente. Appresso a lui due giovani su una Ritmo bianca che, scesi gli hanno…

  • 13 Marzo 1985 Palermo. Ucciso Giovanni Carbone, 56 anni, imprenditore edile. Rifiutava di pagare tangenti.

    Giovanni Carbone, 56 anni, titolare della Sicilsolai di Palermo, venne ucciso il 13 marzo 1985 per non aver accettato le richieste di estorsione da  parte di Cosa Nostra.       Fonte:  archivio.unita.news Articolo del 15 marzo 1985 Ucciso un imprenditore a Palermo Rifiutava di pagare la tangente di Saverio Lodato È il terzo in meno di un mese a cadere sotto i colpi della delinquenza organizzata L’agguato  mentre  usciva  dall’azienda  –  Aveva  sempre  respinto  le  minacce  mafiose PALERMO – Per la terza volta, in meno di un mese, un imprenditore è stato assassinato. Ormai, a Palermo, c’è un’intera categoria che sa di essere entrata nel mirino. Poco importa se…

  • 9 Novembre 1983 Prizzi (PA). Scompare il piccolo imprenditore Sebastiano Alongi. La moglie, Anna Pecoraro, costituitasi parte civile nel procedimento contro ignoti, ha denunciato i favoritismi e gli interessi mafiosi nella concessione degli appalti.

    A Prizzi (Palermo) scompare il piccolo imprenditore Sebastiano Alongi. La moglie, Anna Pecoraro, costituitasi parte civile nel procedimento contro ignoti, ha denunciato i favoritismi e gli interessi mafiosi nella concessione degli appalti, che avrebbero portato all’isolamento e all’uccisione del marito. Fonte: centroimpastato.it Scheda in aggiornamento.     Fonte:  archivio.unita.news Articolo del 13 novembre 1983 Il racket aveva già deciso. L’ordine era: «uccideteli» Armellini e la moglie sarebbero stati uccisi se non pagavano di Valeria Parboni Il piano è emerso durante gli interrogatori degli estorsori arrestati in questi ultimi giorni La  maxinchiesta  sul  taglieggiamento condotta dal giudice Infelisi sta per spostarsi in Sicilia – La strana scomparsa di un imprenditore siciliano…

  • 11 Marzo 1983 Palermo. Ucciso l’imprenditore edile Salvatore Pollara

    Salvatore Pollara era un costruttore edile di Palermo. Aveva collaborato con la giustizia per fare processare i responsabili dell’omicidio del fratello Giovanni, scomparso nel 1979, e aveva denunciato i tentativi di richiesta del pizzo. L’11 Marzo 1983 fu assassinato, in Via Montuoro, mentre rientrava a casa a bordo di una Renault guidata da un amico. La vettura fu bloccata da due killer che fecero fuoco ripetutamente. Salvatore Pollara morì sul colpo. Il conducente della vettura rimase ferito.         Si ringrazia per la nota Giovanni Perna di dedicatoallevittimedellemafie 11 Marzo 1983 Palermo. Ucciso il costruttore edile Salvatore Pollara, la cui impresa stava realizzando il restauro della monumentale Cattedrale…

  • 8 Giugno 1982 Isola Delle Femmine (PA). Ucciso l’imprenditore Vincenzo Enea. Non aveva voluto “un socio occulto” nella sua impresa edile.

     L’8 Giugno del 1982, a Isola Delle Femmine (PA), fu ucciso l’imprenditore edile Vincenzo Enea. “Il movente dell’omicidio, secondo la testimonianza di Pietro, è legato all’attività imprenditoriale del padre, il quale era stato avvicinato da Francesco Bruno per proporgli di diventare socio occulto della sua impresa edile, in quanto aveva soldi da investire, ma Vincenzo Enea si era rifiutato. Un’altra ragione di attrito fra i due era dovuta alla lite per il frazionamento di un terreno con la società BBP (dei Bruno e del loro socio Pomiero), proprietaria della “Costa Corsara”, terreno limitrofo alle palazzine costruite dalla ditta di Enea. A causa di questa lite Vincenzo Enea subì l’incendio di…

  • 23 Maggio 1975 Cuorgné (TO). Rapito Mario Ceretto, impresario edile. Sarà trovato morto cinque giorni più tardi con la testa spaccata a pietrate.

    Per la giustizia italiana non esiste ancora un responsabile per il rapimento e l’omicidio dell’imprenditore Mario Ceretto, sequestrato il 23 maggio ’75 a Cuorgnè e ritrovato morto cinque giorni dopo, nelle campagne vicine a Orbassano, nel Torinese. Contitolare di due fornaci per laterizi, di un’industria di materiali per l’arredamento, come dello storico negozio di famiglia, all’epoca Mario Ceretto non è solo un noto imprenditore della zona, ma soprattutto uno dei maggiori esponenti politici di Cuorgnè, paesino della Val di Susa (Torino), dove da tempo le ’ndrine hanno iniziato un’opera di progressiva colonizzazione. Nella zona, da almeno un decennio hanno messo radici gli Ursino e i Mazzaferro, che direttamente, o grazie…

  • 21 Maggio 1971 Delianuova (RC) Ferito gravemente, durante un tentativo di rapimento l’imprenditore Domenico Ietto morirà in ospedale dopo 52 giorni.

      È il 21 maggio del ’71 e Domenico Ietto, imprenditore edile, viaggia in auto in compagnia del fratello Emilio. Ietto ha già subito qualche settimana prima un tentativo di sequestro e ha preso precauzioni: nel cruscotto dell’auto tiene una pistola. Quando i quattro banditi lo bloccano al bivio Brandano, all’altezza di Delianuova, compie il gesto fatale. È una provocazione quella pistola impugnata dal bersaglio, già sfuggito una volta alla banda. Lo feriscono gravemente. Morirà dopo qualche mese in una clinica romana. Saranno indagati uomini del clan Raso di Cittanova. (“Dimenticati – Vittime della ‘ndrangheta” di Danilo Chirico e Alessio Magro pag. 87)       Articolo della Stampa del…