• Le condanne del processo “Filottete”, l’inchiesta avviata anche grazie alle dichiarazioni di Lea Garofalo – di Marika Demaria

    Articolo del 23 luglio 2015  da narcomafie.it “Quell’uomo non voleva morire. Aveva il diavolo in corpo”. 1995, viale Montello 6, Milano. È notte fonda quando Giuseppe Cosco rientra in casa e riporta questa frase alla cognata, Lea Garofalo. Una frase che la donna, qualche anno dopo, nel 2002, racconterà ai Carabinieri, quando inizierà il suo tortuoso cammino come testimone di giustizia. Cosco aveva così apostrofato Antonio Comberiati, pluripregiudicato, “socio in affari” dei Cosco per quanto riguardava la piazza di spaccio di quella zona milanese. Un omicidio per il quale non si è mai aperto alcun processo, non si è mai individuato il responsabile. Lea Garofalo sarà uccisa la sera del…