• 18 aprile 2011 Nicotera (VV). Santa Tita Buccafusca (37 anni), moglie di un capomafia di ‘ndrangheta, muore, apparentemente suicida, dopo aver ingerito acido muriatico. Aveva manifestato l’intenzione di collaborare con la giustizia.

    Santa Tita Buccafusca, 37 anni, morì il 18 aprile del 2011 all’ospedale di Polistena, dove era stata ricoverata due giorni prima dopo aver ingerito dell’acido muriatico. Madre di un bambino di 16 mesi, era la moglie di uno dei più potenti capimafia della ‘ndrangheta calabrese, Pantalone Mancuso dello “Luni Scarpuni”. L’arresto del marito e una serie di tremendi lutti familiari la fecero cadere in uno stato di profonda depressione dal quale sembrò uscire con la nascita di suo figlio. Ma la presenza asfissiante della malavita, alla vigilia di una tremenda stagione di omicidi che sconvolse il Vibonese, le toglieva il respiro. La donna si decise così a collaborare con la…

  • 10 Aprile 2009 Villaricca (NA) Vittorio Maglione, suicida a 13 anni. Nella lettera al padre: «non voglio diventare come te».

    Vittorio Maglione era un ragazzo di Villaricca (NA). Venerdì 10 aprile 2009, nel tardo pomeriggio, mentre lungo le strade della cittadina si svolgeva la via Crucis, il 13enne, che frequentava la seconda media nella scuola dedicata a Giancarlo Siani, ha pubblicato il suo annuncio di morte sul suo profilo Messenger, dicendosi stanco, senza speranza per il futuro, e poi si è tolto la vita, impiccandosi. Un biglietto per salutare tutti, una frase di rancore verso il padre camorrista, ”non voglio diventare come te” ma mandandogli un bacio dicendogli addio. Il suo futuro nella delinquenza sembrava segnato e per lui questo era inaccettabile. Suo padre era finito in prigione giovanissimo con…

  • 2 Ottobre 2008 Patti (ME). Si suicida Adolfo Parmaliana. Suicidio per mafia ma non solo.

    Il 2 ottobre 2008 si ammazza in Sicilia Adolfo Parmaliana, cinquantenne professore di chimica industriale all’università di Messina, considerato uno dei massimi esperti internazionali nella ricerca delle nuove fonti di energia rinnovabile. All’impegno accademico Adolfo Parmaliana ha unito per trent’anni un accanito impegno civile. Iscritto giovanissimo al Pci, ha difeso le ragioni della legalità, della correttezza, del buongoverno nella sua piccola patria, Terme Vigliatore, un paesino che si trova a pochissimi chilometri da Barcellona Pozzo di Gotto, zona franca dei grandi boss di Cosa Nostra, da Santapaola a Provenzano, fondamentale snodo del Gioco Grande, lì dove confluiscono e s’intrecciano mafia, massoneria, alta finanza, pezzi rilevanti delle Istituzioni. Così il piccolo…

  • 3 Settembre 2002 Palermo. Pone fine alla sua giovane vita Giuseppe Francese, 35 anni, figlio del giornalista Mario, ucciso dalla mafia il 26 Gennaio 1979.

    Pone fine alla sua giovane vita Giuseppe Francese, 35 anni, figlio di una vittima di mafia, del giornalista Mario ucciso il 26 gennaio 1979. “Era ancora un bambino Giuseppe quella sera, aveva dodici anni. Era un bambino che cominciò presto a conoscere quella Sicilia feroce che aveva sconvolto lui e che avrebbe sconvolto poi tanti ragazzi come lui. Suo padre Mario, giornalista coraggioso che scriveva su un giornale troppo attento a non infastidire i potenti e anche i boss, Giuseppe lo conobbe davvero dopo. Dopo l’agguato. Cominciò a raccogliere tutti i suoi appunti e poi tutti i suoi articoli, cominciò a leggere e a rileggere tutte le sue inchieste, cominciò…

  • 5 Luglio 1998 Catania. Enrico Chiarenza, 18 anni. Suicidio per mafia.

    Enrico Chiarenza.  Si è suicidato a soli 18 anni il 5 luglio del 1998 a Catania, sconvolto dalla morte del padre, ucciso in un agguato mafioso nel 1995. Era il nipote di un ex collaboratore di giustizia. Fonte: liberanet.org   Morto a Catania Enrico Chiarenza, nipote diciottenne di un ex collaboratore di giustizia e figlio di Clemente, ucciso nel 1995 in un agguato mafioso. Il giovane, sconvolto per l’uccisione del padre, nel marzo scorso aveva tentato il suicidio ingerendo dell’acido muriatico che gli aveva provocato danni irreparabili. Fonte: centroimpastato.it    

  • 21 aprile 1997 Desio (MB). Morto suicida Ambrogio Mauri, uno dei simboli della lotta alla corruzione in Italia.

    Ambrogio Mauri, imprenditore italiano, uno dei simboli della lotta alla corruzione in Italia. Alla fine degli anni Ottanta, la sua azienda attraversò un periodo di grande crisi, restando per tre anni senza commesse, crisi che si ripeté poi nuovamente negli anni tra il 1993 e il 1995: il motivo principale di questi problemi fu il costante rifiuto da parte di Mauri di pagare tangenti ai politici milanesi dell’epoca. Negli anni di Tangentopoli appoggiò l’attività del pool Mani Pulite, andando a testimoniare volontariamente. Tuttavia, al termine di quella stagione, deluso dal fatto che, come prima, gli venivano negati appalti (in ultimo nel 1996 per l’ATM), perché non accettava di pagare tangenti,…

  • 22 Marzo 1997 Niscemi (CL). Agata Azzolina, morta suicida per mafia. Il 16 ottobre 1996 le erano stati uccisi, sotto i suoi occhi, il marito, Salvatore Frazzetto, e il figlio Giacomo.

    Trovata morta suicida, nella sua casa a Niscemi (Cl), Agata Azzolina, proprietaria di una gioielleria. Il 16 ottobre 1996 nel negozio erano stati uccisi sotto i suoi occhi il marito, Salvatore Frazzetto, e il figlio Giacomo da due pregiudicati che, come era avvenuto altre volte, pretendevano di avere a credito dei gioielli. Agata Azzolina, che aveva avuto come protezione due soldati alla porta di casa, era stata oggetto di altri tentativi di estorsione e aveva ricevuto minacce di morte, rivolte anche alla figlia ventenne. Il 21 marzo non aveva voluto partecipare alla manifestazione di Libera. I nomi del marito e del figlio non erano stati inclusi tra quelli delle vittime…

  • 26 Luglio 1992 Roma. Si suicida Rita Atria, testimone di giustizia. “Con la morte di Paolo Borsellino era di nuovo orfana di padre e non lo sopportò”.

    Nel 1985, all’età di undici anni Rita Atria perde il padre Vito Atria, mafioso della locale cosca ucciso in un agguato. Alla morte del padre Rita si lega ancora di più al fratello Nicola ed alla cognata Piera Aiello. Da Nicola, anch’egli mafioso, Rita raccoglie le più intime confidenze sugli affari e sulle dinamiche mafiose a Partanna. Nel giugno 1991 Nicola Atria venne ucciso e sua moglie Piera Aiello, che era presente all’omicidio del marito, denuncia i due assassini e collabora con la polizia. Rita Atria, a soli 17 anni, nel novembre 1991, decide di seguire le orme della cognata, cercando, nella magistratura, giustizia per quegli omicidi. Il primo a…

  • 15 Maggio 1985 Verona. Si è suicidato Marco Padovani, 28 anni. Era stato rapito il 13 Dicembre del 1982 e tenuto segregato, al buio, fino al 23 Maggio del 1983, in una grotta sull’Aspromonte. Suicidio per mafia.

    Marco Padovani aveva 26 anni, quando il 13 Dicembre del 1982 era stato rapito da un commando a Brendola (VI), davanti all’industria di laterizi del padre, e portato in Calabria, tenuto in prigionia in una grotta sull’Aspromonte, senza poter parlare con qualcuno o vedere la luce, se non quella di un flash per una foto poi fatta recapitare ai genitori. Era stato liberato il 23 Maggio dell’anno successivo. Aveva cercato di riprendere a vivere ma non ce l’ha fatta. A pochi giorni dall’anniversario della sua liberazione, il 15 Maggio 1985, si è tolto la vita lasciando questo messaggio: “Non credevo che l’esaurimento nervoso fosse una bestia così brutta. Vado a…

  • 23 Febbraio 1889 Castelbuono (PA). Stanislao Rampolla, Delegato di Pubblica Sicurezza a Marineo aveva scoperto il malaffare ma non fu creduto. “Suicidio per mafia”

    Stanislao Rampolla “Delegato di Pubblica Sicurezza a Marineo aveva scoperto il malaffare ma non fu creduto. Si tolse la vita nel febbraio 1889. La vedova denunciò con sobria fermezza la vicenda che riguardava il marito chiedendo a Crispi di «fare giustizia»”     Articolo di La Sicilia del 15/02/2009 Il poliziotto «suicida per mafia» di Dino Paternostro «Quando un funzionario pubblico, dopo 40 anni d’intemerato servizio, pone termine in modo violento, malgrado i legami santi della famiglia, ai propri giorni – e ciò per motivi dipendenti dal suo ufficio – conviene ammettere che cause ben gravi abbiano potuto spingerlo a siffatto eccesso…», scrisse nel 1889 Giovannina Cirillo al ministro dell’Interno…