• 21 ottobre 1992 Caserta. Assassinato Vincenzo Feola, 58 anni, imprenditore. Vittima del racket delle estorsioni.

    Vincenzo Feola fu ucciso il 21 ottobre 1992 dentro la sua azienda perché non voleva restare nel consorzio Cedic, creato da Antonio Bardellino, il primo boss dei Casalesi, per gestire in regime di monopolio la fornitura del calcestruzzo nel territorio. Nel consorzio erano confluiti tutti i produttori di calcestruzzo casertani, i titolari di cave e quelli di impianti di produzione. Feola in un primo momento aveva aderito al raggruppamento di imprese, poi aveva deciso di uscire perché non era disposto a pagare al clan 2mila lire per ogni metro cubo di calcestruzzo venduto, il ‘pizzo’ imposto alle ditte per lavorare. […] Per gli investigatori, la sua decisione poteva anche essere…

  • 5 ottobre 1992 Taurianova (RC). Rocco Corica, 53 anni, e Antonio Corica, 29 anni, padre e figlio, titolari di una attività commerciale, sono stati assassinati per non aver ceduto al ricatto del racket delle estorsioni

    Rocco Corica, 53 anni, e Antonio Corica, 29 anni, padre e figlio, titolari di una attività commerciale a Taurianova (RC), sono stati assassinati il 5 ottobre del 1992 per non aver ceduto al ricatto del racket delle estorsioni     Fonte: archiviolastampa.it Articolo del 6 ottobre 1992 Non pagavano il «pizzo», uccisi. Padre e figlio ammazzati nel loro negozio di Diego Minuti Taurianova, il racket aveva già bruciato un deposito ai due commercianti ribelli La legge violenta e sanguinaria del racket continua a pretendere e ad ottenere le sue vittime in Calabria, dove pure, per qualcuno, vige una «pax» tra cosche. Ieri è stata la volta di due commercianti, padre…

  • 31 Luglio 1992 San Marcellino (CE). Ucciso Giorgio Villan, commerciante, vittima del racket.

    Giorgio Villan, commerciante di abbigliamento originario della provincia di Venezia, a San Marcellino aveva trovato moglie e successo nel lavoro: gestiva, infatti, un grande negozio sempre pieno di clienti, lungo la provinciale per Villa Literno. Al Prezzaccio con pochi soldi si vestiva tutta una famiglia. Probabilmente, come molti suoi colleghi, finché operava in Veneto si sarà lamentato delle tasse e del fisco, ma al sud pagava regolarmente il “pizzo”, come fosse una cosa normale, una specie di assicurazione sul negozio e sulla vita. Si è trovato invece stritolato nella guerra tra due bande rivali di taglieggiatori, finendo ucciso nel mese di luglio del 1992. (Storia tratta dal libro Ragazzi della…

  • Lucca Sicula (AG). Il 21 aprile 1992 fu ucciso l’imprenditore Paolo Borsellino e il 17 Dicembre suo padre Giuseppe Borsellino che stava collaborando per l’arresto degli assassini del figlio.

    Il 21 aprile del 1992 Paolo Borsellino, imprenditore di Lucca Sicula (AG), venne ucciso dai killer di Cosa nostra che non erano riusciti a piegarlo alle proprie richieste. Il padre, Giuseppe, si presentò davanti ai magistrati e fece nomi e cognomi dei mandanti e degli assassini di suo figlio, facendo così anche in modo che gli inquirenti potessero ricostruire gli intrecci tra mafia, affari e politica nell’area lucchese in quel periodo; ma il coraggio di Giuseppe non venne ripagato dallo Stato che non era lì a difenderlo il 17 dicembre del 1992, quando venne assassinato. Meno di otto mesi dopo la scomparsa del figlio.     Fonte 19luglio1992.com Giuseppe Borsellino:…

  • 22 Febbraio 1992 Bagheria (PA). Ucciso Salvatore Mineo, commerciante.

    Salvatore Mineo, ucciso perché ribellatosi al racket.   Fonte C.D.S. Centro Siciliano di Documentazione “Giuseppe Impastato” 5.05.1997 Arrestate 12 persone accusate di far parte di una cosca mafiosa di Bagheria (Pa). Tra i reati contestati l’omicidio di Salvatore Mineo, un commerciante ucciso nel febbraio del ’92 perché si sarebbe ribellato al racket. I capi della cosca sarebbero Pietro e Tony Bartolo Lo Coco e Pietro Granà, anch’essi arrestati.    

  • 29 Agosto 1991 Palermo. Assassinato Libero Grassi ”imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omerta’ dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti e dall’assenza dello Stato”

    Libero Grassi, imprenditore di Palermo, fu ucciso il 29 agosto 1991 da cosa nostra per aver intrapreso un’azione solitaria contro una richiesta di pizzo. Aveva avuto il coraggio di opporsi alle richieste del racket uscendo allo scoperto, denunciando gli estorsori. La sua condanna a morte arrivò con la pubblicazione sul Giornale di Sicilia di una lettera sul suo rifiuto a cedere ai ricatti e proseguì in televisione, intervistato da Michele Santoro a Samarcanda su Rai 3, e anche dalla giornalista tedesca Katharina Burgi della svizzera Neue Zürcher Zeitung (NZZ Folio) colpita dal suo comportamento positivo volto a denunciare i mafiosi. Libero Grassi fu lasciato solo nella sua lotta contro la…

  • 25 Agosto 1991 Condofuri (RC) Ucciso l’allevatore Domenico Mafrici

    La ‘ndrangheta si è accanita sulla famiglia Mafrici. L’angoscia di un sequestro, la gioia temporanea dopo la liberazione e dopo le nuove minacce, le richieste della mazzetta e il sangue a chiudere la partita. Il commerciante di bestiame Bruno Mafrici viene rapito il 2 settembre 1986 a Condfori, e rilasciato nel dicembre successivo, dopo il pagamento di un riscatto di 450 milioni. […] Le cosche tornano alla carica nell’88 incendiando a Condufori Marina un camion della dita di Domenico Mafrici, fratello di Bruno. L’azienda di allevamento di bestiame è tra le principali della provincia. E’ il segnale che le cosche vogliono imporre la legge del racket dopo aver imposto quella…

  • 24 Luglio 1991 Sessa Aurunca (CE). Assassinato Alberto Varone , commerciante di 49 anni con 5 figli. Non si era piegato alle richieste della camorra.

    L’imprenditore Alberto Varone è stato ucciso a Francolise, in provincia di Caserta, dal clan camorrista Muzzoni di Sessa Aurunca il 24 luglio del 1991. Alberto non aveva voluto cedere le sue attività di mobiliere e distributore di giornali, oltre ad un locale che interessava al capoclan Mario Esposito. Alberto era un gran lavoratore. Padre di 5 figli, si alzava ogni mattina alle 3 e con la sua Kadett rossa si spostava da Sessa Aurunca fino a San Nicola La Strada. Andava a prendere i giornali e poi li distribuiva in una trentina di edicole della zona. Verso le 8, era infine con la moglie presso il negozio di mobili che gestivano insieme.…

  • 10 Luglio 1991 Reggio Calabria. Assassinato Antonino Cordopatri. Si era rifiutato di cedere le terre ai capi della ‘ndrangheta.

    A Reggio Calabria ucciso il propietario terriero Antonino Cordopatri. Si era rifiutato di cedere le terre ai capi della ‘ndrangheta. La sorella dell’ucciso, Teresa, che ha denunciato Francesco Mammoliti, poi condannato all’ergastolo, è stata costretta a svolgere personalmente i lavori agricoli, aiutata da volontari delle associazioni antimafia, perché non riusciva a trovare manodopera per le intimidazioni dei mafiosi. Nel 2004 le è stata inviata una richiesta di risarcimento danni in seguito ad un suo esposto a Csm in cui chiedeva spiegazioni su “disattenzioni”, che a suo avviso c’erano state, da parte degli inquirenti nel periodo precedente alla morte del fratello, quando erano stati denunciati i Mammoliti. L’esposto che doveva rimanere…

  • 19 Giugno 1991 Capaci (PA). I fratelli Giuseppe e Salvatore Sceusa, piccoli impreditori Edili, uccisi e sciolti nell’acido

    I fratelli Giuseppe e Salvatore Sceusa, imprenditori di Cerda (PA), vennero uccisi e poi sciolti nell’acido il 19 giugno del 1991 perché si erano ribellati al pagamento del pizzo che gli veniva imposto dalla cosca mafiosa di Nino Giuffrè .     Articolo di La Repubblica sez. Palermo dell’8 Aprile 2001 Sciolti nell’ acido per gli appalti di Enrico Bellavia Sparirono nel nulla un pomeriggio di giugno di dieci anni fa. Attirati in un tranello, uccisi e sciolti nell’ acido. A due anni e mezzo dalla prima udienza, un verdetto nel cuore della notte racconta che a volere quel duplice omicidio fu il boss di Caccamo, Nino Giuffrè. Le vittime,…