16 Aprile 1972 Polistena (RC). Domenico Cannata ucciso “per errore”

 

 

foto e articolo da  drive.google.com

Fonte Il Quotidiano del Sud

Un attentato senza colpevoli

Domenico Cannata era nato a Polistena il 15 gennaio del 1925. E’ stato ucciso la notte del 16 aprile del 1972, in seguito a un attentato dinamitardo che ne ha dilaniato il corpo. La causa è sicuramente legata al rifiuto del pagamento da parte del suocero, proprietario

di terre e di frantoi, di una mazzetta di 250 milioni, che veniva chiesta con insistenza. Le lettere di minacce e le continue richieste estorsive

furono anche portate all’attenzione delle forze dell’ordine.
Cannata di mestiere faceva l’elettricista come suo padre. E in un secondo momento ha iniziato a fare il marmista. Era padre di quattro figli. Per la sua morte non ci sono mai stati indagati.
E’ stato riconosciuto vittima innocente della ‘ndrangheta solo nel 2005.
La sua famiglia ha sempre atteso invano che si facesse luce sull’attentato che ha causato la sua morte.
La figlia Teresa, nel 2006, ha costituito insieme ad altri familiari di vittima di mafia, l’associazione “Piana Libera” con l’intento di aiutare e assistere in un percorso di legalità tutti coloro che hanno perso un proprio caro per mano della ‘ndrangheta.
A tale scopo è stato aperto anche uno sportello di ascolto per favorire la condivisione dell’esperienza e la sensibilizzazione soprattutto dei giovani, al valore della memoria.

 

 

 

 

 

 

Fonte e foto da: Dimenticati – Vittime della ‘ndrangheta – di Danilo Chirico ed Alessio Magro.

Domenico Cannata ucciso “per errore”
16 Aprile 1972 Polistena (RC).

Domenico Cannata di mestiere faceva l’elettricista. Era padre di quattro figli.

Nella notte sente uno scoppio, si alza dal letto , controlla che moglie e figli siano tranquilli, si avvicina all’interruttore centrale, prova a staccarlo per evitare un incendio. Un altro scoppio, un ordigno.

La famiglia trova il suo corpo dilaniato.

Viene riconosciuto vittima innocente della ‘ndrangheta solo nel 2005.

 

 

 

Articolo da L’Unità del 17 Aprile 1972

Un marmista ucciso in attentato mafioso

Due bombe fatte esplodere a Gioia Tauro

POLISTENA, 16 aprile
Due attentati dinamitardi di pretta marca mafiosa sono avvenuti questa notte a Polistena, un grosso centro della piana di Gioia Tauro, distante circa 75 chilometri da Reggio Calabria. Le due esplosioni, oltre agli ingenti danni causati agli edifici, hanno provocato la morte di un marmista di 47 anni, Domenico Cannata, nato e residente a Polistena, in via Matrice 26.
La prima esplosione è avvenuta alle ore 1,30. Una bomba ad alto potenziale è esplosa nella centralissima piazza della Repubblica presso la saracinesca di un bar di proprietà dei fratelli Andriello, un’agiata famiglia del luogo. L’esplosione ha mandato in frantumi tutta l’attrezzatura del bar.
Cinque minuti dopo scoppiava una seconda bomba sul davanzale di una finestra della casa in cui viveva Domenico Cannata. La deflagrazione investiva in pieno il Cannata che decedeva alle 4.39 all’ospedale Santa Maria degli ungheresi dove era stato ricoverato. I fratelli Andriello e Espedito, quest’ultimo suocero del Cannata, tempo addietro avevano ricevuto delle lettere con la richiesta di trenta milioni che avrebbero dovuto pagare per essere
«protetti».
La giunta di Polistena, convocata in seduta straordinaria dal sindaco, compagno Tripodi, ha deciso di assumere a proprio carico le spese per il funerale del Cannata e, indire il lutto cittadino per il giorno in cui si svolgeranno le esequie.

 

 

Articolo da La Stampa del 17 Aprile 1972

S’affaccia dopo uno scoppio e un’altra esplosione l’uccide

Misterioso attentato di notte in Calabria
Le due cariche di tritolo poste una sotto l’abitazione e l’altra sul balcone della vittima: un marmista di quarantasette anni.

Reggio Calabria, lunedi mattina.
All’alba di ieri, due cariche di tritolo sono state fatte esplodere a Polistena, in uno stabile di piazza della Repubblica. La seconda ha ferito gravemente Domenico Cannata, un marmista di 47 anni, che poche ore dopo è deceduto all’ospedale. Il Cannata si trovava a letto quando è esplosa la prima carica davanti alla porta d’ingresso del bar Andriello, proprio sotto la sua abitazione. Si è alzato e ha aperto la finestra per chiamare aiuto, ma una seconda carica esplosiva, che era stata collocata sul davanzale, lo ha colpito in pieno, Il Cann

ata è stato subito soccorso ed accompagnato all’ospedale, Il suo corpo era orribilmente straziato. E’ morto alle 5 di ieri mattina.
Degli attentatori nessuna traccia. Secondo gli inquirenti, la prima carica di tritolo è stata un tranello per far uscire il Cannata ch

e abitava al primo piano dello stabile. Appena il marmista si è affacciato alla finestra, infatti, è esplosa la seconda carica, alla quale era stata attaccata una mioccia più lunga. Gli attentatori hanno collocato i tempi delle due esplosioni con la massima precisione. Molto probabilmente si è trattato di un regolamento di conti.
Polistena è il paese nel quale il 5 luglio 1971 la banda di Giuseppe Scriva, il mafioso evaso la sera di mercoledi scorso dal carcere di Messina ed ora nuovamente latitante nella zona di Rosarno-Gioia Tauro, compì la tragica rapina alla Banca Popolare. I banditi uccisero l’anziano direttore dell’istituto di credito, Valenzise, che riuscì a disarmarne uno ed affrontò i rapinatori alla maniera di uno sceriffo del vecchio West.
Gli inquirenti stanno indagando nel passato di Domenico Cannata: tra l’attentato del quale è rimasto vittima ieri ed alcuni episodi, criminosi avvenuti in questa zona negli ultimi tempi potrebbe esservi una relazione, ma può anche darsi che il Cannata sia stato ucciso da una banda di taglieggiatori ai quali forse non aveva voluto versare una eventuale “tangente”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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