2 Marzo 2000 Isola Capo Rizzuto (Crotone). Francesco Scerbo, 29 anni, vittima innocente.

Francesco Scerbo, 29 anni, era in una pizzeria di Isola Capo Rizzuto (Crotone) con degli amici quando quattro killer entrarono nel locale e spararono all’impazzata sui presenti. Oltre alla vittima designata, cadde sotto i colpi anche Francesco, un bravo ragazzo, impegnato anche nel volontariato, che lasciò la moglie, incinta, ed una bambina di cinque anni.

 

 

Articolo di La Repubblica del 3.03.2000
Ancora sangue in Calabria – Ucciso un altro innocente
di Pantaleone Sergi

ISOLA CAPO RIZZUTO – Altri due morti per mano mafiosa, uno di essi ancora una vittima innocente, un “bravo ragazzo”, come viene definito, impegnato nel volontariato, padre di una bambina di cinque anni, la moglie in attesa di un altro bambino. E’ scatenata la ‘ndrangheta del Crotonese che, dopo essere stata falcidiata da processi e faide, tenta di riorganizzarsi per controllare i ricchi mercati della droga.

Dopo l’agguato di sabato scorso a Strongoli che ha lasciato sul selciato quattro vittime tra cui un anziano passante, un commando è entrato in azione ieri sera nella pizzeria Euro 2000, a Isola Capo Rizzuto, roccaforte di un clan “storico”, quello degli Arena, leader nel traffico di stupefacenti, da anni nel mirino delle forze dell’ordine ma anche di clan emergenti che intendono scalzarli. Obiettivo dei sicari era Franco Arena, 39 anni, elemento di spicco della famiglia.

Stava in una pizzeria quando un gruppo di fuoco mascherato ha fatto irruzione con le armi in pugno. Neppure il tempo di rendersi conto di quanto stava accadendo e Arena, vittima designata, mesi fa coinvolto in una indagine sulla cosca omonima, è stato “fucilato”. All’ingresso del commando nel locale avrebbe lanciato un urlo, ma non ha avuto scampo. Come non l’ha avuto una seconda persona, Francesco Scerbo, 29 anni, che si è trovato sulla traiettoria di tiro dei sicari mafiosi. Scerbo, spiegano gli inquirenti, era incensurato. E’ stato ucciso dai colpi dei killer solo perché si trovava poco distante da Franco Arena. Il giovane non era morto molto sul colpo. I soccorritori lo hanno caricato su un’auto per condurlo in ospedale. Ma non c’è stato nulla da fare: è morto durante il tragitto di pochi chilometri per raggiungere Crotone.

Scerbo era un giovane stimato e molto conosciuto a Isola Capo Rizzuto, anche perché lavorava con l’Unitalsi, una associazione di volontariato impegnata spesso con l’emergenza profughi. Gli amici lo descrivono come un ragazzo d’oro: la sua unica “colpa” è stata quella di attardarsi a parlare con loro nel bar pizzeria Euro 2000 dove ha fatto irruzzione il gruppo di fuoco dei clan.

Il bilancio dell’irruzione armata nella pizzeria avrebbe potuto avere un bilancio ancora più pesante. E’ rimasto ferito alla gamba destra, mentre cercava di ripararasi dalla furia dei killer, infatti, anche Pasquale Arena (soltanto omonimo del morto), dirigente al Comune di Isola Capo Rizzuto. Anche lui subito soccorso, si trova adesso ricoverato all’ospedale di Crotone: è un testimone a rischio e due carabinieri stanno con lui per proteggerlo. L’uomo potrebbe avere visto gli assassini e quindi essere in pericolo.

“Siamo sconcertati da tanta violenza e ci sentiamo impotenti e inermi di fronte a eventi che vanificano ogni nostro sforzo per agganciarci all’Europa. Sono episodi che ci riportano indietro di anni luce”, afferma il sindaco di Isola, Damiano Milone. Stamani in Prefettura a Crotone, ci sarà un vertice per fare il punto sulla situazione. La strage di Strongoli e i due morti di Isola riportano il Crotonese in piena emergenza criminalità.

 

 

Articolo da L’Unità del 3 Marzo 2000
Isola Capo Rizzuto: agguato in pizzeria – Ucciso un giovane – È emergenza

ISOLA CAPO RIZZUTO Cinque giorni fa Strongoli, ieri sera Isola Capo Rizzuto. La ferocia delle cosche della ‘n drangheta del crotonese sembra non avere tregua. I killer non esitano a sparare decine e diecine di colpi di fucile, pistola e mitra. E anche ieri sera, così come cinque giorni fa, c’è andato dimezzo un innocente,morto per la sola colpa di essersi attardato con gli amici, proprio nel momento e nel posto in cui i killer entravano in azione. Francesco Scerbo, di 29 anni, èmorto dopo essere stato colpito dai proiettili diretti a Francesco Arena, di 39 anni. Era lui, secondo le prime indicazioni, l’obbiettivo del commando di quattro persone armate di pistole, fucile e forse di un mitra che nella serata di ieri ha fatto irruzione nel bar pizzeria Euro 2000. Pochi secondi ed è stato un inferno di proiettili sparati contro tutto quello che si trovava nelle vicinanze di Arena.
Scerbo, ferito gravemen te, è morto duran te il trasporto verso l’ospedale di Crotone. Un altro avventore, un funzionario comunale, Pasquale Arena (che ha solo per caso lo stesso cognome della vittima designata), è rimasto ferito ad una gamba e si trova adesso ricoverato nell’ospedale crotonese, guardato a vista dai carabinieri.
Un provvedimento preso, da quel che si è saputo, a protezione della sua in columità, visto che da adesso è un potenziale testimone.
Scerbo viene descritto da tutti coloro che lo conoscevano come un bravo ragazzo. Frequentava la parrocchia e svolgeva attività presso l’associazione di volontariato Unitalsi. Sposato (lamoglie è in attesa del secondo figlio) e padre di una bambina di cinque anni, Scerbo pare non avesse un lavoro stabile. Era di buona famiglia: il padre,morto per un infarto tre mesi fa, era uno stimato medico.
Francesco Arena, l’obbiettivo per il quale i killer, armati di pistola, fucili e anche di un mitra, non hanno esitato a sparare tra la gente (numerosi gli avventori presenti nel momento dell’agguato), secondo quanto trapelato dal riserbo investigativo, pare che fosse rimasto coinvolto in una indagine su presunti affiliati alla cosca Arena, considerata dagli investigatori una delle più potenti in Calabria. I killer, dunque, sono entrati in un bar pieno di gente ed hanno sparato all’impazzata.
Per stamattina, dopo la strage di sabato scorso, la Direzione nazionale antimafia aveva convocato un vertice proprio a Strongoli dei responsabili delle forze dell’ordine. Da ieri, c’ è una nuova emergenza. «Siamo sconcertati da tanta violenza e ci sentiamo impotenti, inermi di fronte ad eventi che vanificano ogni nostro sforzo per agganciarci all’Europa, episodi che ci riportano indietro di anni  luce» dice il sindaco di Isola Capo Rizzuto, Damiano Milon e, confermando anche una riunione d’urgenza, questa mattina, alla Prefettura di Crotone.

 

 

Fonte:gazzettadireggio
Articolo del 22 marzo 2004
Nella rete dell’operazione Scacco Matto

Era il dicembre del 2000 quando la maxi operazione Scacco Matto colpi al cuore nuove e vecchie cosche mafiose sull’asse Reggio-Cutro. Ben 34 persone, che nelle settimane successive diventarono 40, finirono in carcere al termine di una vasta operazione dei carabinieri di Reggio Emilia e di Crotone: tre arresti erano stati effettuati nel Reggiano. Nella stessa operazione, era finito in manette Grande Aracri Ernesto, arrestato in Calabria. L’attività investigativa era stata coordinata dalla procura di Crotone e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

L’operazione aveva colpito soprattutto la cosca di Cutro, capeggiata dall’allora 41enne Nicolino Grande Aracri («Mano di gomma») che aveva vissuto tre anni a Reggio, raccogliendo l’eredità dei Dragone. Un duro colpo era stato inferto anche alla cosca di Isola Capo Rizzuto, capeggiata dal detenuto Pasquale Nicoscia e retta in sua assenza da Giuseppe Iannone. Tra le accuse una serie di estorsioni e attentati incendiari nei confronti di imprenditori e commercianti reggiani e crotonesi, attentati intimidatori nei confronti dei carabinieri, traffico d’armi e stupefacenti. A Reggio si erano registrati estorsioni, attentati incendiari, furti, truffe, evasioni fiscali.

Tra gli omicidi contestati alle due cosche figuravano quelli di Antonio Simbari – che aveva tre fratelli nel Reggiano – ucciso il 21 agosto ’99 al bivio Caravà di Santa Severina; di Raffaele Dragone e Tommaso De Mare, del 30 agosto ’99, due detenuti in semi libertà uccisi nella stessa località; di Francesco Arena e Francesco Scerbo, uccisi in un bar di Isola Capo Rizzuto nel marzo 2000. Nell’operazione erano stati impegnati 300 carabinieri e 200 agenti della polizia di Stato di Crotone, gli elicotteri dell’8º Elinucleo carabinieri di Vibo Valentia e del 5º reparto volo polizia di Stato di Crotone. I carabinieri di Reggio avevano impiegato decine di uomini del comando provinciale e operativo.

 

 

Articolo del 19 Luglio 2012 da  crotone24news.it
Scacco Matto, 2 ergastoli e 3 assoluzioni nel processo d’appello
Tra gli assolti Nicolino Grande Aracri ritenuto il boss dell’omonima cosca di Cutro

Si è concluso con 2 condanne all’ergastolo e 3 assoluzioni il processo d’appello scaturito dall’operazione Scacco Matto del dicembre 2000, e che vedeva alla sbarra 5 imputati ritenuti colpevoli di una serie di omicidi di mafia avvenuti alla fine degli anni ’90 nel Crotonese. I giudici di Catanzaro hanno inflitto la condanna all’ergastolo a Vito Martino, 42 enne di Cutro e Salvatore Nicoscia, 40 enne di Isola Capo Rizzuto.

L’omicidio per il quale è stato condannato Vito Martino è quello di Antonio Simbari (avvenuto il 22 settembre 1999 a San Mauro Marchesato); lo stesso Martino insieme a Salvatore Nicoscia è stato ritenuto colpevole del duplice omicidio di Franco Arena e Francesco Scerbo (avvenuto il 2 marzo 2000 a Isola Capo Rizzuto). Assolti Nicolino Grande Aracri, 53 anni ritenuto il boss dell’omonima cosca di Cutro, Ernesto Grande Aracri, 43 anni fratello di Nicolino, e Francesco Frontera 38 anni, tutti di Cutro. Rimangono quindi senza colpevoli gli omicidi di Antonio Macrì (sparito il 21 aprile 2000 a Cutro), di Rosario Sorrentino (sparito il 16 agosto 2000 a Cutro), di Raffaele Dragone e Tommaso De Mare (uccisi il 31 agosto 1999 nelle campagne di Santa Severina). Il Pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, che condusse l’operazione Scacco Matto quando era magistrato presso il Tribunale di Crotone, aveva chiesto invece 5 ergastoli per tutti gli imputati. Secondo la ricostruzione fatta dal Pm dell’antimafia, Nicolino Grande Aracri sarebbe in particolare il mandante del duplice omicidio di Raffaele Dragone e Tommaso De Mare (uccisi nelle campagne di S. Severina, il 31 agosto 1999), dell’omicidio di Antonio Simbari (ucciso il 22 settembre 1999 S. Severina), dell’uccisione di Rosario Sorrentino (scomparso da Cutro il 16 agosto 2000), della lupara bianca di cui sarebbe rimasto vittima Antonio Macrì (scomparso da Cutro il 21 aprile 2000) e del duplice omicidio di Francesco Arena e Francesco Scerbo (uccisi a Isola il 2 marzo del 2000). Del duplice omicidio di Arena e Scerbo erano inoltre accusati Salvatore Nicoscia e Vito Martino, condannati oggi all’ergastolo. Martino per l’accusa sarebbe stato l’esecutore del delitto Simbari ed avrebbe partecipato con Francesco Frontera (34 anni) ed Ernesto Grande Aracri (39 anni), anche all’uccisione di Rosario Sorrentino e all’occultamento del cadavere. Ernesto Grande Aracri e Vito Martino per l’accusa, sarebbero inoltre coinvolti anche nel caso di lupara bianca di cui sarebbe stato vittima Antonio Macrì. Nicolino Grande Aracri si è sempre proclamato innocente e totalmente estraneo ai fatti.

 

 

 

Fonte:  lameziaoggi.it
Articolo del 3 luglio 2015
‘Ndrangheta: 30 anni in appello al boss Grande Aracri

Catanzaro – Trent’anni di carcere per Nicolino Grande Aracri, ritenuto il boss di Cutro. E’ quanto deciso oggi dalla Corte d’Assise d’appello di Catanzaro presieduta dal giudice Palma Talerico. In primo grado l’uomo, soprannominato “mano di gomma”, era stato assolto assieme al fratello Ernesto. Per quest’ultimo la pronuncia di non colpevolezza e’ stata confermata. La corte catanzarese ha inoltre ridotto le pene per Salvatore Nicoscia, 25 anni e 6 mesi, e Vito Martino, 30 anni. Entrambi in primo grado erano stati condannati all’ergastolo. Gli imputati erano chiamati a rispondere, a seguito dell’inchiesta “Scacco matto”, dell’accusa di aver ideato ed eseguito alcuni omicidi di mafia avvenuti alla fine degli anni Novanta nel territorio crotonese e, in particolare, l’uccisione di Antonio Simbari (avvenuto il 22 settembre 1999 a San Mauro Marchesato) e il duplice omicidio di Franco Arena e Francesco Scerbo (avvenuto il 2 marzo 2000 a Isola Capo Rizzuto). Secondo quanto stabilito dalla Corte d’assise d’appello, inoltre, Nicolino Grande Aracri, che per gli inquirenti sarebbe a capo della nuova “Provincia” di ‘ndrangheta, sara’ interdetto in perpetuo dai pubblici uffici.

 

 

 

Fonte:  gazzettadireggio.gelocal.it
Articolo del 11 giugno 2017
Scacco Matto, processo da rifare per il boss
Omicidi: la Cassazione rimanda in Appello gli atti relativi a Grande Aracri e al “borettese” Martino

REGGIO EMILIA. Con grande fatica a livello giudiziario sta arrivando a definizione il procedimento scaturito dal filone-omicidi dell’inchiesta “Scacco Matto” di ben 17 anni fa, in cui la Dda di Catanzaro aveva ricostruito un contesto mafioso che aveva già profonde radici dal Crotonese (in specie Cutro) sino a Reggio.

E in Cassazione non sono mancati i colpi di scena, specie per due imputati che con la nostra provincia hanno avuto parecchio a che fare. Dopo essere stato condannato in secondo grado a trent’anni di reclusione, per il 58enne Nicolino Grande Aracri – considerato da tempo il boss dell’omonima cosca – il processo d’appello è da rifare. La Suprema Corte ha infatti accolto sia il ricorso della difesa (i legali Giancarlo Pittelli e Salvatore Staiano) che quello del procuratore generale per Grande Aracri, condannato in appello per il duplice omicidio di Raffaele Dragone e Tommaso De Mare (uccisi a San Severina il 31 agosto 1999) e per due casi di lupara bianca (Rosario Sorrentino ed Antonio Macrì, il primo scomparso il 16 agosto e il secondo il 21 aprile 2000). Mentre il capoclan era stato assolto dal concorso nel duplice omicidio di Francesco Arena e Francesco Scerbo e del tentato omicidio di Pasquale Arena (agguato avvenuto ad Isola Capo Rizzuto il 2 marzo 2000). La Cassazione ha annullato con rinvio condanna ed assoluzione, il che significa che il boss dovrà affrontare un nuovo processo davanti alla Corte d’assise d’appello di Catanzaro.

Novità anche per il secondo “reggiano”, cioè il 46enne Vito Martino (difeso sempre da Staiano e Gregorio Viscomi) che per diverso tempo aveva abitato a Boretto, o meglio i carabinieri di Reggio dopo il suo arresto nel dicembre 2000 l’avevano descritto come un uomo che si spostava in continuazione fra la nostra provincia e Cutro. Dovrà nuovamente comparire davanti ai giudici d’appello anche Martino, condannato a 30 anni in secondo grado, per l’uccisione di Antonio Simbari (a San Severina il 22 settembre 1999) e per un caso di lupara bianca. La Cassazione ha confermato la responsabilità di Martino per l’omicidio Simbari, annullando però con rinvio la parte della sentenza relativa alla condanna per il caso di lupara bianca (Antonio Macrì). Confermata – sempre per Martino – l’assoluzione dall’accusa di concorso nel duplice omicidio Arena-Scerbo e nel tentato omicidio di Pasquale Arena.

 

 

 

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