25 Settembre 1998 Gioia Tauro (RC). Ucciso Luigi Ioculano, presidente di un’associazione e fondatore di un periodico locale, aveva preso posizione contro il nuovo piano regolatore e gli interessi della ‘ndrangheta.

foto da: ammazzatecitutti.org

Luigi Ioculano nasce a Seminara (RC) il 27 aprile del 1941 e trascorre la maggior parte della sua vita a Gioia Tauro, dove esercita la sua professione di Medico e dimostra tutto il suo attaccamento alla gente gioiese cominciando ad interessarsi della vita pubblica. Fonda insieme a degli amici l’associazione “Agorà” e dal periodico di questa associazione inizia, il suo tentativo di valorizzare la cultura della legalità che si concretizza con la continua proposta di iniziative sociali e culturali convinto che attraverso questa sarebbe stato possibile fare riemergere i valori di giustizia e legalità tra la gente della sua città.
Contemporaneamente non perde occasione per denunciare pubblicamente le irregolarità che riscontra nella vita pubblica. Non si esprime sottovoce ma scrive ed esprime il suo pensiero senza alcuna paura. Le sue denunce si scontrano, nella maggior parte dei casi, con gli interessi delle organizzazioni malavitose che controllano il territorio di Gioia Tauro.
Si interessa delle questioni inerenti l’ospedale, alcuni appalti pubblici, il piano regolatore comunale e si oppone con forza alla costruzione del termovalorizzatore.
Fu ucciso la mattina del 25 Settembre 1998, mentre esce per andare a lavorare nel suo studio, a pochi passi dalla sua casa di Gioia Tauro, quattro colpi di pistola, due al petto e due alla testa.
Il 20 Aprile del 2007, nel processo di primo grado, vengono condannati all’ergastolo Peppe Piromalli, il boss della Piana e Rocco Pasqualone ritenuti rispettivamente mandante ed esecutore dell’omicidio.
La sentenza viene però ribaltata dalla Corte d’Assise d’Appello che il 19 giugno 2009 li assolve entrambi, e definitivamente affossata dopo che la Corte di Cassazione respinge il ricorso della Procura della Repubblica di Palmi dichiarando con una sentenza contraddittoria che erano giuste la causale e la richiesta per la imputabilità del Piromalli ma valutando troppo fragili gli ulteriori elementi che avrebbero dovuto dimostrare la partecipazione concreta del boss all’omicidio. (Fonte Libera Presidio Cuorghè “Luigi Ioculano”)

 

 

 

Fonte:  archiviolastampa.it
articolo del 26 settembre 1998
Tre colpi di revolver al medico della mutua
di Rocco Valenti
Ucciso nell’ambulatorio, mistero a Gioia Tauro

Tre colpi di revolver sparati quasi certamente da brevissima distanza. Uno all’altezza di un orecchio, a bruciapelo, che sa tanto di colpo di grazia, per un «lavoro» pulito, costato ieri mattina la vita ad un medico della mutua di Gioia Tauro. Luigi loculano aveva 57 anni. È stato ammazzato nel pianerottolo davanti al suo ambulatorio, in pieno centro, a Gioia Tauro. Tre colpi di revolver di grosso calibro per un delitto ancora indecifrabile. Un omicidio consumato nel giro di pochi istanti, sullo sfondo di una cittadina in quasi perenne emergenza ‘ndrangheta. Eppure un delitto che pare non avere quelle modalità mafiose che avrebbero consentito, comunque, di privilegiare da subito alcune ipotesi rispetto alle tantissime che adesso gli investigatori stanno invece valutando.

Medico della mutua da sempre, impegnato nel sociale, ma anche in politica: prima nelle fila della democrazia cristiana, poi aveva contribuito a fondare il Ppi nella Piana e, poco più di due anni fa, la richiesta di passare con il pds. Era stato anche consulente del Comune per le questioni sanitarie.
Un delitto nella capitale delle cosche del Tirreno, eppure non necessariamente un delitto di ‘ndrangheta.

«Gigi» loculano era una persona irreprensibile, e lo stesso procuratore di Palmi, Elio Costa, che dirige l’inchiesta sul misterioso delitto, ieri si è detto convinto che il medico potrebbe essere stato ucciso «perché era una persona per bene». Essere una persona per bene, da queste parti, ha inteso Costa, può diventare un difetto, fino a costare la vita. Un favore non concesso a chi non tollera rifiuti? Tutto è possibile, per spiegare la morte di un professionista che lo stesso sindaco di Gioia Tauro, Aldo Alessio, ricorda come una persona incapace di fare del male, «mite, chiaro nelle scelte e che aborriva la violenza e i sopraffattori». E allora si fa fatica perfino a ipotizzare che Gigi loculano – sposato, con due figlie laureate e un fratello titolare di una grossa farmacia, giusto sotto il pianerottolo che ieri si è imbrattato di sangue possa essere stato ucciso magari perché si era rifiutato di curare un latitante.

È difficile ipotizzare, cioè, che qualcuno a lui si sia rivolto per chiedergli certe cose. E si ripiomba nel buio delle «tante ipotesi». Buio fitto. Dodici ore prima dell’agguato il Consiglio comunale di Gioia Tauro aveva discusso di legalità, a distanza di pochi giorni da un attentato che aveva mandato in fumo otto pullman. Il medico, negli anni passati, alla guida di un’associazione, si era schierato in prima linea in battaglie sociali: una delle più recenti, poco meno di un anno fa, l’avversione alla costruzione di un inceneritore alle porte di Gioia Tauro. Secondo il pds della Piana sarebbe da escludere l’ipotesi di un movente politico. Il buio.

 

 

 

Articolo da:  ammazzatecitutti.org
Il sacrificio di Ioculano medico dimenticato

di Lucio Rodinò

Luigi Ioculano era un gioiese che amava profondamente la sua città, ne conosceva i difetti e le piaghe che cercava di curare alla luce del sole. Faceva il medico e si impegnava ogni giorno per promuovere iniziative sociali e culturali con la certezza che queste potessero far emergere i valori della giustizia e della legalità nella sua città. Scrisse infatti sul primo numero del periodico Agorà che prendeva il nome dall’omonima associazione culturale fondata insieme ad alcuni amici: “Abbiamo individuato quindi nella cultura una delle terapie più utili per contribuire a guarire la società gioiese dai malanni e dai veleni che l’appestano convinti come eravamo che più l’uomo è istruito e colto, più sa servirsi con discernimento di tutto ciò che conosce, usandolo per il bene e per l’uomo, certamente non per il male e contro l’uomo”.

Ioculano parlava chiaro e non aveva paura di esprimersi in modo netto e palese anche su questioni considerate molto delicate. Non criticava sottovoce ma scriveva ed esprimeva il suo pensiero senza paura. Le sue denunce cozzavano quasi sempre con gli interessi delle organizzazioni malavitose che controllano il territorio di Gioia Tauro. Si interessò delle questioni inerenti l’ospedale, alcuni appalti pubblici, il piano regolatore comunale e si oppose con forza alla costruzione del termovalorizzatore. Era un uomo libero e coraggioso, un esempio per molti. Probabilmente per questo alle sette di mattina del 25 settembre 1998, in pieno centro a Gioia Tauro a pochi metri dalla porta del suo studio medico, un killer lo uccise in modo barbaro. La notizia sconvolse l’intera città, ma pochi giorni dopo il funerale la figura di Luigi Ioculano cadde nel dimenticatoio.

Aldilà di qualche rarissima eccezione, in questi nove anni, nessuno ha inteso ricordare un uomo che con il suo modo di vivere dovrebbe costituire un esempio per le giovani generazioni gioiesi. Rosaria Muratori è la moglie del medico gioiese, lasciò Gioia Tauro pochi mesi dopo l’omicidio per stare vicino alle due figlie che vivono e lavorano a Roma, nei giorni scorsi in una intervista ci ha espresso il suo pessimismo sulla possibilità che sul nostro territorio si affermino in maniera salda la legalità e la giustizia.

Come descriverebbe con poche parole suo marito?
“Era molto generoso, un grande idealista e soprattutto era una persona pulita nell’animo e nella mente”

Ho letto che sua figlia ha detto “Mio padre stava convincendo la gente che la forza della cultura e dell’onestà uniti al coraggio della denuncia avrebbero sconfitto l’illegalità”. Lei ritiene che la ndrangheta nel nostro territorio possa essere sconfitta?
“Non lo so, dopo quello che mi è capitato sono pessimista perchè non c’è la volontà di sconfiggerla. Da soli non si può, da soli si fa la fine che ha fatto mio marito. C’è troppa omertà, troppa paura. So che è sbagliato soprattutto per i giovani ma l’esperienza mi porta a essere pessimista”.

Lo scorso anno dopo l’uccisione di Franco Fortugno, i ragazzi della locride scesero in piazza per far sentire la loro voce. Dopo l’omicidio di suo marito non ci furono reazioni imponenti. A più di otto anni di distanza Gioia Tauro come ricorda suo marito?
“Era solo, l’hanno lasciato solo. Dopo la sua morte hanno fatto solo parole. Di tutto quello che aveva fatto non è rimasto niente. E’ stato tutto gettato al vento, anche l’associazione si è disgregata subito. Purtroppo non è rimasto niente”

Lei ha insegnato per molti anni in una scuola superiore di Gioia Tauro, venendo a contatto con migliaia di ragazzi, alla luce della sua esperienza ritiene che nelle giovani generazioni gioiesi possa radicarsi la cultura della legalità?
“Il tentativo si deve fare, bisogna tentare perchè è giusto ed è doveroso. La speranza è che col tempo arrivino i risultati. Anche se io sinceramente vedo tutto nero”.

 

 

 

Fonte: cuorgne.liberapiemonte.it
Luigi Ioculano

Luigi Ioculano  nasce  a Seminara ( RC )  il 27 Aprile del 1941 e trascorre la maggior parte della sua vita a GioiaTauro, dove esercita la sua professione di Medico  e dimostra tutto il suo attaccamento alla gente gioiese cominciando ad interessarsi della vita pubblica, fonda insieme a degli amici l’ associazione “Agorà” e dal periodico di questa associazione inizia, il suo tentativo di valorizzare  la  cultura della legalità che si concretizza con  la continua proposta di  iniziative sociali e culturali convinto che attraverso questa sarebbe stato possibile fare riemergere i valori di giustizia e legalità tra la gente della sua città.

Contemporaneamente non perde occasione per denunciare pubblicamente le irregolarita’ che riscontra nella vita pubblica. Non si esprime  sottovoce ma scrive ed esprime il suo pensiero senza alcuna paura. Le sue denunce si scontrano, nella maggior parte dei casi,  con gli interessi delle organizzazioni malavitose che controllano il territorio di Gioia Tauro.

Si interessa  delle questioni inerenti l’ospedale, alcuni appalti pubblici, il piano regolatore comunale e si oppone con forza alla costruzione del termovalorizzatore.

Come tutti i ragazzi che vivono nei paesi del reggitano, la convivenza con i figli degli ‘ndranghetisti, nella giovinezza è una cosa normale e anche Ioculano ha  con Peppe Piromalli, il futuro boss della piana di Gioia Tauro,  una amicizia che arriva dall’ epoca giovanile ma ad un certo punto si trova a dover prendere una scelta drastica. Quando l’ amicizia personale si  tramuta nella richiesta di qualcosa di più e la mafiosità del suo interlocutore tende a insinuarsi nel rapporto personale, Ioculano ha il coraggio di dire  “io non ci sto”.

In un’ occasione, per evitare che Ioculano appoggiasse il candidato sindaco che si opponeva a quello delle cosche, Piromalli chiede a Ioculano stesso di candidarsi a sindaco, ma Luigi , convocato nel rifugio del Piromalli quando questi era ancora latitante risponde in malo modo, mandando letteralmente a stendere il boss della Piana e continuando la sua battaglia per cercare di riportare la cultura della legalità tra la gente di Gioia Tauro diventando un esempio, un esempio pericoloso per la ‘ndrangheta..

E cosi la mattina del 25 Settembre 1998 , mentre esce  per andare a lavorare nel suo studio   viene ucciso a pochi passi dalla sua casa di Gioia Tauro, quattro colpi di pistola , due al petto e due alla testa, per cui il 20 Aprile del 2007 , nel processo di primo grado, vengono  condannati all’ ergastolo Peppe Piromalli,, il boss della Piana e Rocco Pasqualone ritenuti rispettivamente mandante ed esecutore dell’ omicidio.

La sentenza viene però ribaltata dalla Corte d’Assise d’ Appello che il 19 giugno 2009 li assolve entrambi, e definitivamente affossata dopo che la Corte di Cassazione respinge il ricorso della Procura della Repubblica di Palmi dichiarando con una sentenza contraddittoria che erano giuste la causale e la richiesta per  la  imputabilita’ del Piromalli ma valutando troppo fragili gli ulteriori elementi che avrebbero dovuto dimostrare la partecipazione concreta del boss all’ omicidio.

E cosi dopo 12 anni l’ omicidio ritorna ad essere senza mandante e senza esecutore materiale e la sentenza oltre ad uccidere per la seconda volta Luigi Ioculano  getta nuovamente nello sconforto la moglie Rosaria Muratori e le due figlie Ilaria e Simona, che nel frattempo si erano trasferite a Roma.

“Abbiamo individuato nella cultura una delle terapie più utili per contribuire a guarire la società dai malanni e dai veleni che l’appestano, convinti come eravamo che più l’uomo è istruito e colto, più sa servirsi con discernimento di tutto ciò che conosce, usandolo per il bene e per l’uomo, certamente non per il male e contro l’uomo”.

 

 

 

Articolo del 25 Settembre 2012 da cuorgne.liberapiemonte.it
25 Settembre 1998 – Il percorso di speranza portato a Gioia Tauro da “Gigi, il medico gentile” viene barbaramente interrotto …. 
di Stefano Musolino

Il 25 Settembre di 14 anni fa, alle 7,10, Luigi Ioculano, “il medico gentile” come lo definisce Francesco Forgione ( uomo politico e scrittore da sempre impegnato nella lotta alla Mafia ) nel suo ultimo libro “Porto Franco”, viene barbaramente ucciso al piano terra del palazzo in cui abitava, nel corridoio che portava dallo studio medico all’ascensore; il killer era proprio dietro la porta del corridoio, vicino all’ascensore, forse ad aspettarlo. Quattro colpi di pistola calibro 38: i primi due al torace, gli altri due alla testa

Fra le mani un sacchetto di fagiolini. Forse un falso dono, probabilmente per attirarlo fuori dal suo studio portato proprio da un contadino che lavorava a casa del Piromalli, il boss della piana di Gioia Tauro accusato di essere il mandante dell’ omicidio e poi prosciolto assieme al presunto esecutore materiale dell’ omicidio Rocco Pasqualone per insufficienza di prove, con una discussa sentenza della Corte d’ Assise d’ Appello, il 18 Giugno 2009 .

La sentenza verrà poi confermata il 31 Marzo 2010 con una decisione della Cassazione che rigetta il ricorso presentato dall’accusa e conferma l’assoluzione degli imputati.

L’ estensore del ricorso contro la sentenza d’ appello è stato un , allora, giovane Sostituto Procuratore della Procura di Palmi : Stefano Musolino che, dovendo studiare gli incartamenti del caso ha avuto  la possibilità di conoscere a fondo sia Luigi Ioculano che la sua famiglia.

Quest’ anno, per ricordare Luigi Ioculano, vogliamo usare proprio le parole di Stefano Musolino, giunteci attraverso un messaggio che il magistrato calabrese ci ha, gentilmente fatto pervenire , in occasione della presentazione ufficiale del nostro Presidio avvenuta il 5 Luglio di quest’ anno.

Ha scritto  il Sostituto Procuratore Stefano Musolino :

“Provo sempre un senso di rabbia ed inadeguatezza quando mi si chiede di dire qualcosa a proposito del dott. Ioculano e del suo barbaro assassinio. E’ un sentimento che non nasce solo per via dell’esito assolutorio del processo che lo ha riguardato, ma soprattutto e assai di più, per l’assordante silenzio che continua a circondare la sua figura, il suo stile e tratto umano, la sua storia politica e sociale. Poteva diventare un modello il medico Ioculano; un vero modello, rappresentativo della migliore intelligenza e classe dirigente reggina; un modello di vita vissuta senza grandi eroismi, senza clamori, ma con l’ostinata, quotidiana, irrinunciabile rivendicazione della propria dignità e libertà personale. E come se stessimo sprecando il suo sacrificio, la sua voglia di non cedere all’arroganza della ndrangheta, di non abbassare mai la testa, di guardare dritto in faccia i suoi interlocutori e le cangianti e gattopardesche situazioni politiche che si dipanavano davanti al suo sguardo, troppo lucido ed intelligente per fare finta di non capire. Aveva la passione per la verità il dott. Ioculano e questo gli impediva di accettare i facili compromessi e le blandizie della vanità, con cui pure cercavano – da ogni parte – di indurlo a più miti consigli.

E’ bello e paradossale che lo ricordiate in Piemonte, intestandogli persino un presidio di “Libera”, mentre qui perniciosi interessi che si nutrono della nostra atavica pigrizia ed indolenza, hanno fatto di tutto perché fosse dimenticato, perché non potesse diventare un modello, uno dei punti di riferimento di cui abbiamo tanto bisogno. Ma forse un giorno riusciremo a cambiare questa stanca, provinciale dimensione culturale; ci prenderemo cura della memoria dei nostri martiri e ne faremo il punto di partenza per un futuro diverso, più aperto e libero. Scopriremo allora il sorriso e la passione di Luigi Ioculano, in arte medico, ma per vocazione e, quindi, per passione, politico e prima ancora uomo vero di questo nostro pezzo di terra.”

Auguro alla manifestazione un grande successo, buon lavoro a tutti.

 

 

 

Fonte:  vivi.libera.it
Articolo del 24 settembre 2018
Luigi Ioculano, un uomo libero e coraggioso

A 20 anni di distanza dall’omicidio di Luigi Ioculano vogliamo ricordarlo attraverso le parole dei ragazzi e delle ragazze del presidio di Cuorgnè, a lui intitolato, unendoci alla loro richiesta di verità e giustizia per Luigi e per tutte quelle vittime innocenti delle mafie per le quali i familiari attendono ancora risposte.

Sono trascorsi 20 anni dal giorno in cui il dottor Luigi Ioculano venne freddato sotto casa dai killer della ‘ndrangheta, una mattina come tante mentre si accingeva ad aprire il suo studio medico a Gioia Tauro. Era il 25 Settembre 1998.

Come abbiamo conosciuto Luigi Ioculano, detto “Gigi”?

Era il settembre del 2011 ed era da poco accaduto che un’operazione investigativa, denominata “Minotauro” avesse svelato quanto la ‘ndrangheta fosse mostruosamente radicata nel nostro Canavese, in Piemonte, nel profondo Nord; così un gruppo di persone iniziò un percorso che avrebbe portato nell’Aprile del 2012 alla nascita di un Presidio di Libera, a Cuorgnè, in provincia di Torino.

Nessuno aveva particolare idea di come funzionasse un presidio, come si agiva, quale fosse il suo scopo… per iniziare ci fu detto che i presidi portano il nome di una vittima innocente di mafia, pertanto quello fu il nostro primo compito: a chi intitolare il presidio.

Fare memoria, entrare nelle tante storie di vita spezzate dai mafiosi, oltre 900, spaccati di vita che ti fanno contorcere lo stomaco. La condivisione poi, ci ha portati a Luigi Ioculano, un uomo “normale” che svolgeva con passione la sua professione di medico a Gioia Tauro, un uomo che amava la sua terra e la sua città tanto da impegnarsi in ogni momento libero a promuovere iniziative sociali e culturali con le certezze che si potesse far emergere i valori di giustizia e di legalità troppo spesso dimenticati. Così, con alcuni amici “Gigi” fondò un’associazione culturale ed un periodico, chiamato AGORA’.

Lui vedeva, analizzava, rifletteva e infine scriveva, scriveva molto bene e questo uno dei suoi passaggi che ci ha particolarmente toccati e ci ha fatto capire il valore del suo grande impegno, ad esempio sosteneva:

“Abbiamo individuato quindi nella cultura una delle terapie più utili per contribuire a guarire la società gioiese dai malanni e dai veleni che l’appestano, convinti come eravamo che più l’uomo è istruito e colto, più sa servirsi con discernimento di tutto ciò che conosce, usandolo per il bene e per l’uomo, certamente non per il male e contro l’uomo”.

Luigi parlava chiaro e non aveva paura di esprimersi in modo netto e palese anche su temi considerati molto delicati. Le sue denunce contrastavano gli interessi delle organizzazioni malavitose che controllano ancora oggi il territorio di Gioia Tauro, questioni inerenti l’ospedale, appalti pubblici, il piano regolatore comunale, gli interessi che gravitavano intorno alla costruzione del termovalorizzatore.

Scriveva infatti su Agorà invitando i Gioiesi “a non desistere nell’interesse superiore della nostra città!”.

E’ per noi un onore ed una grande responsabilità chiamarci Presidio Luigi Ioculano, dedicarlo ad un uomo libero e coraggioso, che sua figlia Ilaria, con il suo ricordo, ci ha fatto conoscere ancora meglio permettendoci di approfondire la resistenza quotidiana all’ndrangheta, fatta di semplici no e di una volontà di scuotere i concittadini con la cultura. Questo è stato il suo esempio, che cerchiamo di perseguire anche nel nostro territorio, che ci accompagna quando facciamo i laboratori nelle scuole con i ragazzi delle medie e superiori, che ci sprona quando incontriamo amministratori pubblici e cittadini.

Questo valoroso signore calabrese agiva secondo una cultura del rispetto delle persone e delle regole civili, indipendente da qualsiasi connotazione sociale o politica, perseguendo un’idea di società che stenta ancora a consolidarsi non solo in Calabria, non solo al Sud ma ormai in tutto il nostro paese.

 

 

 

 

VENT’ANNI FA L’OMICIDIO DI LUIGI IOCULANO
LaC 25 settembre 2018

 

Fonte: lacnews24.it
Articolo del 25 settembre 2018
Lottò contro la ‘ndrangheta e fu ucciso, Gioia Tauro ricorda Luigi Ioculano
di Francesco Altomonte
È stato definito il Peppino Impastato calabrese. Un killer lo freddò mentre stava uscendo dal suo studio il 25 settembre di 20 anni fa. Il suo delitto ancora oggi rimane senza giustizia.

È stato definito il Peppino Impastato calabrese Luigi Ioculano, ucciso dalla ‘ndrangheta la sera del 25 settembre di 20 anni fa. Un killer gli sparò e lo uccise mentre il medico di Gioia Tauro stava uscendo dal suo studio. Morì sul colpo e con lui la speranza di una città che aveva creduto di potere cambiare con l’impegno civico il corso della sua storia recente. Dopo 20 anni la città del porto annaspa nello stesso fango, con i clan che continuano dettare legge e a incutere paura, con il Comune in mano a una commissione antimafia. E allora il ricordo di Gigi Ioculano, il pensiero di quel sangue innocente che macchia l’androne di quel palazzone di via Roma, dovrebbe indurre a una riflessione seria, che vada al di là dell’esercizio retorico e stantio dell’antimafia da salotto.

Gigi Ioculano, usando un’espressione ormai abusata, era un uomo con la schiena dritta che, come moltissimi calabresi, aveva avuto amicizie con uomini della ‘ndrangheta. La sua forza è stata proprio quella di abbandonare quelle amicizie, proteggendo a costo della vita la sua libertà, il suo essere uomo libero. Impegnato in politica e strenuo animatore culturale attraverso l’associazione “Agorà”, Gigi Ioculano lascerà un vuoto incolmabile nella sua città e, soprattutto, nella sua famiglia.

È difficile dimenticare la voce tremante di sua moglie, Rosaria Muratori, dopo la sentenza di primo grado della Corte d’assise di Palmi che condannava, il suo ex amico e boss, Pino Piromalli e Rocco Pasqualone all’ergastolo: «Non siamo capaci di parlare e rendere pubblici i nostri sentimenti; non so se per riservatezza o pudore». Quella sentenza fu annullata in appello e killer e mandante rimasero senza volto. Così il ricordo di Gigi Ioculano sbiadì per la maggior parte dei suoi concittadini e dei calabresi. Ecco perché oggi più che mai serve uno sforzo per preservare la memoria di un uomo libero, per ribadire che questa terra non ha bisogno di eroi, ma di punti di riferimento, di una bussola morale che indichi un percorso comune che porti Calabria fuori dal fango e dalla paura.

 

 

 

Leggee anche: mafie.blogautore.repubblica.it

Luigi, un medico contro la ‘Ndrangheta

di Enza Marrazzo

 

 

 

 

 

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