3 Novembre 1915 Corleone (PA). Ucciso Bernardino Verro, Sindaco del Paese. Uno dei principali organizzatori del movimento contadino.

Foto da Wikipedia

Il 3 novembre 1915 nell’allora Via Tribuna fu assassinato il Sindaco di Corleone (PA) Bernardino Verro. Era tardo pomeriggio, piovigginava ed era accompagnato dai vigili urbani che lo scortavano. Quella sera perché stava per arrivare a casa, gli disse potete andare, ma lo aspettavano i suoi assassini che lo freddarono. Lui aveva una pistola ma che fatalmente si inceppò. Nessuno ha mai pagato per quest’omicidio. Bernardino Verro fu uno dei dirigenti regionali di quel movimento contadino dei Fasci Siciliani che nacque in Sicilia nel 1892 e fu represso dallo Stato Italiano nel 1894. Questo movimento non era un movimento rivoluzionario ma chiedeva una miglioria delle condizioni dei contratti agrari. Era la Sicilia dove se il feudo era stato abolito nel 1812 il latifondo era il sistema produttivo in mano agli agrari siciliani. Ma tra agrari e contadini vi era una figura che aveva un enorme potere, questi erano i gabelloti. Questi erano una borghesia imprenditoriale che prendevano in affitto enormi distese di terreni dagli agrari e li subaffittavano ai contadini. Vi era un vero e proprio sfruttamento dei contadini che a fine raccolto non avevano nulla per sfamare le proprie famiglie. Ma il gabellato oltre ad essere un intermediario era anche colui il quale aveva una forza militare, controllava le campagne, era la mafia di allora. (Corleonedialogos.it)

 

 

Articolo del 18 Giugno 2010 da: corleonedialogos.it
Bernardino Verro
di  Giuseppe Crapisi

Il 3 novembre 1915 nell’allora Via Tribuna fu assassinato il Sindaco di Corleone Bernardino Verro. Era tardo pomeriggio, piovigginava ed era accompagnato dai vigili urbani che lo scortavano. Quella sera perché stava per arrivare a casa, gli disse potete andare, ma lo aspettavano i suoi assassini che lo freddarono. Lui aveva una pistola ma che fatalmente si inceppò. Nessuno ha mai pagato per quest’omicidio. Chi era Bernardino Verro. Verro fu uno dei dirigenti regionali di quel movimento contadino dei Fasci Siciliani che nacque in Sicilia nel 1892 e fu represso dallo Stato Italiano nel 1894. Questo movimento non era un movimento rivoluzionario ma chiedeva una miglioria delle condizioni dei contratti agrari. Era la Sicilia dove se il feudo era stato abolito nel 1812 il latifondo era il sistema produttivo in mano agli agrari siciliani. Ma tra agrari e contadini vi era una figura che aveva un enorme potere, questi erano i gabelloti. Questi erano una borghesia imprenditoriale che prendevano in affitto enormi distese di terreni dagli agrari e li subaffittavano ai contadini. Vi era un vero e proprio sfruttamento deicontadini che a fine raccolto non avevano nulla per sfamare le proprie famiglie. Ma il gabellato oltre ad essere un intermediario era anche colui il quale aveva una forza militare, controllava le campagne, era la mafia di allora. Era quella che Sonnino e Franchetti nella loro inchiesta di fine 800 sulla questione meridionale chiamarono, con lungimiranza, borghesia mafiosa.

Bernardino Verro a Corleone e i Fasci siciliani in tutta la Sicilia lottarono contro questo potere. I Fasci Siciliani nascono nel periodo più liberale di Giolitti, quando per la prima volta in Italia il diritto di sciopero non è un reato ed infatti i contadini scioperarono per mesi e mesi per ottenere le loro rivendicazioni. Infine questo movimento fu represso dal nostro siciliano allora Presidente del Consiglio Francesco Crispi. Verro come tanti dirigenti finì in carcere. Dopo essere uscito e dopo essere andato fuori dalla Sicilia ritornò nei primi del 900. Crea una cooperativa agricola l’Unione Agricola in quanto ha un’idea geniale. Costituire cooperative di contadini con le quali ottenere direttamente i terreni dagli agrari senza avere come intermediario il gabelloto. Lotta alla mafia attraverso la cooperazione, Verro ci aveva pensato cento anni fa, cosa sono oggi le cooperative che lavorano i terreni confiscati se non l’esempio pratico di quella genialità. La cooperazione serviva anche da mutuo soccorso. Ottengono ottimi risultati e Verro riesce a divenire primo sindaco di Corleone socialista. Nel momento in cui ha potere sindacale e potere politico allora la mafia lo elimina. Importante è Verro perché lui all’inizio fece parte della mafia, non si sa bene il perché. Forse all’inizio cercò protezione contro gli agrari, poi capi che non era una strada possibile e ne uscì. Questo ci fa acpire come in un paese come Corleone tutti ci si conosce, non puoi fare a meno di avere contatti con persone apparteneti alla mafia. Certo tu sai chi sono loro e loro sanno chi sei tu. E’ strano ma è così. Importante per noi è la figura di Verro perchè anche lui utilizzava l’informazione con un giornale il Viddanu che veniva scritto a mano, pensate cosa significava. Con questo strumento parlava ai cittadini di Corleone ed è una cosa che ci unisce. Verro fu un grande uomo per i suoi tempi e che aveva delle proposte ancora oggi valide, contestualizzate. Per questo bisogna rircordarlo e rivalutarlo.

 

 

 

Articolo da La Stampa del 3 Dicembre 1915
L’assassinio di Bernardino Verro
nel racconto dell’on. Caroti 

L’arresto del favoreggiatore del delitto

Firenze, 2, mattino.
Reduce dalla Sicilia, ove sì era recato chiamatovi dai socialisti del posto subito dopo il tragico assassinio di Bernardino Verro, ho incontrato l’on. Arturo Caroti, il quale, dopo aver salutata la famiglia, stava per ripartire per Roma, per la ripresa dei lavori parlamentari. Ho sfruttato l’amicizia del deputato del I Collegio per chiedergli notizie sui risultati dell’inchiesta socialista intorno a quel fosco delitto, che ha percosso tutti, perché Bernardino Verro era un vero apostolo della sua fede, un galantuomo, che i contadini della sua Corleone adoravano come una divinità. «Veramente — mi ha detto l’on. Caroti — io non ho eseguito l’Inchiesta per conto della Direzione del partito. L’incarico fu affidato a Morgari, che già trovai sul posto quando vi giunsi, chiamato dai socialisti di Corleone e dei paesi vicini. Io mi sono occupato più specialmente delle provvidenze alla vedova ed alla bambina» e di seguire da vicino le indagini della Polizia. Sento il dovere di dichiarare subito che queste sono state veramente attive, febbrili, serie e sopratutto scrupolose. Ciò si deve all’opera intelligente di colui che ha la direzione di queste indagini, il cavaliere Battione, funzionario integro ed energico, il commissario di pubblica sicurezza comandante le squadre mobili che fanno il servizio dell’interno dell’Isola. Si deve all’energia di quel funzionario se alcuni dei colpevoli hanno potuto già essere assicurati alla giustizia e se la buona pista che si segue porterà all’arresto degli altri, che già pare siano stati identificati. L’opera della Polizia e tanto più ammirevole in quanto che essa si svolge in un ambiente difficilissimo. Purtroppo in Sicilia l’omertà non è un parto della fantasia degli scrittori, ma una realtà. Si pensò subito alla ricostituzione del fatto. Nel pomeriggio del 3 novembre, alle 15, Bernardino Verro uscì dal palazzo Municipale e si diresse verso la propria abitazione. Fatti pochi passi all’angolo di una via, mentre egli stava per imboccare in questa strada, da una casa posta all’angolo, alla distanza di tre metri, furono sparati ben quattordici colpi di rivoltella! Il Verro fu aggredito alle spalle, perchè gli assassini spararono quando egli aveva appena svoltato. I proiettili partirono dalla porta d’ingresso di quella casa indicata, da dove il povero Verro fu altre volte aggredito con colpi di rivoltella, che andarono a vuoto. Il Verro conosceva i suoi nemici e la loro audacia, e aveva quindi già preveduto di dover fare quella fine ed aveva presentito anche la località. «Da quel balcone — indicando la casa, dove l’aggressione fu consumata disse più volte il Verro agli amici — partiranno i colpi che mi uccideranno. Cosi sarà fatta la vendetta dei miei nemici». Di quattordici colpi, sette passarono da parte a parte il corpo dì Bernardino Verro. Un proiettile gli traverò il torace da fianco a fianco, forandogli il portafoglio ed il polmone: uno gli si ficcò nel ventre; un terzo gli traversò braccio e coscia; un quarto gli penetrò per la tempia e ne uscì fra le ciglia; altri tre lo colpirono alla nuca quando già egli era caduto con la faccia contro terra, ed uscirono per la gola. Evidentemente gli aggressori lo avevano voluto morto e così ben morto che non vi fossa più dubbio alcuno che egli potesse ancora alzarsi In piedi una volta e parlare. Il numero dei proiettili e le altre circostanze provano che gli esecutori material! del delitto sono due; la Polizia pare li abbia già identificati. Per il modo come il delittto fu consumato e per tutte le circostanze in cui esso avvenne, la Polizia pensò subito che l’assassinio potesse essere stato preparato da una combriccola di persone che aveva interesse alla soppressione immediata del povero Verro. La combriccola cospiratrice doveva essere, secondo la Polizia, cosi composta : uno o più mandanti, il favoreggiatore e gli esecutori materiali. Il favoreggiatore fu subito arrestato nella persona di certo Leuloca Cutrera. Egli appartiene alla mafia. Dagli indizi e dalle prove raccolte risulta che egli favorì gli assassini facilitandone la fuga. Pare che gli esecutori materiali dei delitto siano stati identificati e si annunzia prossimo il loro arresto. La figura di quell’Angelo Palazzo, arrestato come mandante del delitto, comincia ora a mostrarsi nella sua vera luce. Sul Palazzo gravava l’accusa dell’opinione pubblica, che lo indicava come mandante del tentato assassinio, in persona del Verro, avvenuto nel 1910. Il Palazzo, in Francia e in Tunisia, aveva saputo diventare capo delle leghe dei contadini; egli consigliò tali leghe a tentare delle speculazioni, che si risolvettero in un vero disastro. Per ripararvi, il Palazzo ricorse a cambiali false. Di questo affare il Palazzo accusò il Verro, che fu arrestato, ma dal corso della istruttoria risultò che il solo colpevole era il Palazzo, e l’istruttoria fu proseguita contro lui solo. Il Verro anzi possedeva elementi e dati di fatto per accusare il Palazzo, da ciò l’interesse a sopprimere l’accusatore. La mafia ha tentato di sviare le ricerche della polizia, indicando come autori del delitto due guardie campestri che erano state licenziate pochi giorni prima del delitto, dal Verro. Ma risultò che esse, nell’ora del delitto, si trovavano a Palermo, presso il prefetto, a protestare contro il loro licenziamento.

 

 

 

foto da cosedafareinsicilia.it

Fonte:  cittanuove-corleone.net
Cinema: ciak su sindaco Corleone ucciso 100 anni fa. Film del regista Castiglione racconta la storia di Bernardino Verro

(ANSA) – PALERMO, 8 GEN – Cento anni dopo il cinema racconta la storia di Bernardino Verro, uno dei capi del movimento contadino dei Fasci siciliani di fine Ottocento e primo sindaco socialista di Corleone ucciso nel 1915. Il regista Alberto Castiglione lo scorso 17 dicembre ha cominciato le riprese di un docu-film con Salvo Piparo nella parte di Verro, che si sono concluse ieri a Corleone. Le ultime scene sono state girate nella Casa del Popolo, costruita ai primi del ‘900 con le pietre portate una ad una a dorso di mulo dai contadini di Bernardino Verro. L’ultima giornata di lavoro è stata seguita dalla Rai Sicilia, che al film di Castiglione dedicherà un ampio servizio sulla testata “Mediterraneo”, che va in onda ogni domenica. La produzione si è avvalsa della consulenza storica del corleonese Dino Paternostro, sindacalista della Cgil e autore di saggi sul movimento contadino corleonese.
Per la sua partecipazione alle rivolte dei Fasci, duramente represse per ordine di Francesco Crispi, Verro venne più volte incarcerato e costretto all’esilio. Tornato nel 1914, fu eletto sindaco e un anno dopo ucciso mentre rientrava a casa. Alcune scene sono state girate alla cascata delle due rocche, davanti al palazzo municipale, e nella casa del popolo costruita “pietra su pietra” ai primi del Novecento dai contadini che appoggiavano Verro. Il docu-film è coprodotto da Koinè con il sostegno di Sicilia Film Commission e della Cgil. (ANSA).

 

 

 

Fonte: ricerca.repubblica.it
Articolo del 4 novembre 2015
Il corleonese che sfidò la mafia. Bernardino Verro il sindaco dei contadini.
di Umberto Santino

“Picciotti, andate a casa… Fra poco piove e questi due passi li faccio da soli”.

Siamo a Corleone, è il 3 novembre del 1915, sono passate le 15, il sindaco socialista Bernardino Verro è uscito dal municipio, lo accompagnano due guardie municipali che gli fanno da scorta poiché è da molti anni nel mirino della mafia. A pochi metri dalla sua abitazione lo raggiungono dei colpi di rivoltella. Cade e un sicario per finirlo gli spara alla nuca. Così muore uno dei protagonisti delle lotte contadine in Sicilia, avviate con i Fasci siciliani e continuate negli anni successivi.

Verro, che ha 49 anni, essendo nato nel 1866, ha avuto una vita avventurosa. Da ragazzo è stato espulso dalle scuole del Regno, dopo ha trovato un posticino all’ufficio anagrafe bestiame del Comune ma è stato licenziato per aver fondato nel 1892 un circolo radicale, “La Nuova Età”. Stringe rapporti con i socialisti e nel settembre dello stesso anno fonda il Fascio dei lavoratori. Viene a sapere che agrari e mafiosi vogliono ucciderlo. Un mafioso lo rassicura: a volerlo morto sono gli agrari, non i mafiosi.

Nell’aprile del 1893 ha accolto l’invito di un “fratuzzo”, così si chiamavano i membri della mafia corleonese, di far parte dell’organizzazione mafiosa. E in un suo memoriale descrive la cerimonia di iniziazione: il giuramento, la puntura del dito, il sangue asciugato con un foglio di carta con il disegno di un teschio, che viene bruciato, lo scambio del bacio con i presenti.

Ma la ragione che lo ha spinto a diventare “fratuzzo” è solo il desiderio di aver salva la vita o c’è dell’altro? Pensa di tirare dalla sua parte i mafiosi, che i nemici dei contadini alla loro prima esperienza significativa di lotta organizzata sono i proprietari terrieri e che la mafia sia una sorta di società di mutuo soccorso, anch’essa schierata contro gli agrari? Il Fascio e i fratuzzi hanno la stessa base sociale, formata soprattutto da contadini, e quindi è possibile mettere in campo un fronte comune? Ha voluto vedere con i suoi occhi cos’è la mafia del suo paese?

Quel che è certo è che nel corso del 1893, il grande sciopero agrario, cominciato ad agosto e che durerà fino a novembre, vede Bernardino Verro alla testa delle lotte, mentre i fratuzzi boicottano lo sciopero, organizzano il crumiraggio e le strade si dividono. I mafiosi se la legheranno al dito: lo considerano un traditore ma temono soprattutto le sue doti di organizzatore e meditano una vendetta che prima o poi troverà l’occasione per essere eseguita.

Verro intanto assume un ruolo di primo piano nel movimento contadino e nella vita politica. Lo sciopero agrario che raccolse più di 50 mila persone, viene dopo il congresso del 31 luglio che deliberò i patti di Corleone, l’atto di nascita del sindacalismo contadino: per la prima volta si regola il rapporto tra datori di lavoro e lavoratori. Ma alla fine del 1893 e nei primi giorni del ’94 il movimento dei Fasci si conclude nel sangue, con più di 100 morti per mano delle forze dell’ordine. I Fasci vengono sciolti, Verro e gli altri dirigenti vengono processati e condannati.

Rientra a Corleone dopo l’amnistia, costituisce la Federazione della terra che viene sciolta. Subisce un’altra condanna e si reca in America a predicare il verbo socialista. Al ritorno a Corleone fonda una cooperativa di consumo. Viene eletto al consiglio comunale. In seguito a una condanna per alcuni articoli pubblicati sul foglio “Lu Viddanu” va in esilio in Tunisia e a Marsiglia. Ritorna nei primi mesi del 1905. Nel giugno del 1906 fonda l’Unione agricola per gestire l’affittanza collettiva, che sostituisce il gabelloto mafioso con la cooperativa contadina.

Intanto la mafia ha impugnato di nuovo le armi: nell’ottobre 1905 ha ucciso il contadino socialista Luciano Nicoletti, nel gennaio del 1906 Andrea Orlando, medico socialista, nel 1911 a S. Stefano Quisquina cadrà Lorenzo Panepinto, dirigente socialista. Ma i mafiosi non usano solo la violenza, fanno politica, controllano l’amministrazione di Corleone e la cassa rurale cattolica S. Leoluca.Verro denuncia le collusioni e il 6 novembre 1910 subisce un attentato. Successivamente, su accusa del cassiere dell’Unione, Angelo Palazzo, un personaggio borderline, Verro viene incriminato per aver falsificato delle cambiali e deve fare dieci mesi di carcere.

Nel luglio del 1913 rientra in paese e nel giugno del 1914 viene eletto consigliere comunale e sindaco. Per i mafiosi Verro sindaco è molto più pericoloso del Verro organizzatore delle lotte contadine e che il clima sia cambiato è evidente: dietro gli arresti e le proposte di ammonizione che cominciano a fioccare dev’esserci la sua mano. La reazione mafiosa arriverà il 3 novembre del 1915.

Tredici persone, tra cui Palazzo, vengono rinviate a giudizio come mandanti dell’assassinio, ma il processo, iniziato il 4 maggio del 1918, si conclude con la loro assoluzione, grazie anche al comportamento dell’accusa. Il pubblico ministero Edoardo Wancolle dichiara di condividere le tesi dei difensori degli imputati e abbandona l’accusa. Si replica il copione del processo agli imputati dell’assassinio di Panepinto.

La memoria di Verro ha stentato a farsi strada. Un busto collocato nel 1917 scomparve nel 1925: ieri nella piazza principale di Corleone è stato collocato un nuovo busto per il centenario dell’omicidio.

Ancora oggi gran parte di questa storia dell’antimafia sconosciuta (titolo di un libro di Dino Paternostro) rimane sepolta dallo stereotipo secondo cui tutto sarebbe cominciato alcuni decenni fa e si sono formate graduatorie, con vittime di serie A e di serie B. Corleone, nonostante le lotte contadine siano continuate nel secondo dopoguerra con una grande partecipazione e hanno visto il sacrificio di Placido Rizzotto, negli ultimi anni è diventata solo o soprattutto la patria di Riina e Provenzano. Per fortuna i giovani delle cooperative per l’uso sociale dei beni confiscati hanno dato nuove gambe alla memoria.

 

 

 

 

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