31 Dicembre 1991 Strage di Palma di Montechiaro (AG) al “Bar 2000”. Tra gli avventori resta ucciso Giuseppe Aliotto.

Giuseppe Aliotto stava probabilmente bevendo un caffè al bancone del bar 2000 di Palma di Montechiaro (AG) poco dopo le 20 del 31 dicembre 1991. All’improvviso un uomo armato di una mitraglietta fece irruzione nel bar e sparando all’impazzata, incurante della presenza di altra gente oltre al suo obiettivo, Felice Allegro. Sette feriti e tre morti, tra cui lo stesso killer, in quella che le cronache definirono la Strage di Capodanno nel paese agrigentino in cui da sette anni era in corso una sanguinosa faida. Tra queste tre persone rimaste uccise dall’agguato anche Giuseppe, di soli 30 anni. (Fonte: vivi.libera.it )

 

 

(Filippo Alotto o Filippo Allotto o Giuseppe Alotto nei giornali dell’epoca)

 

Articolo da L’Unità del 2 Gennaio 1991
Strage di San Silvestro ad Agrigento
Di Wladimiro Settimelli

Commando fa irruzione in un bar, tre morti e sette feriti – Terrificante sparatoria, la sera di fine d’anno, in un bar di Palma di Montechiaro in provincia di Agrigento. Il bilancio è terribile tre morti e sette feriti. Tra loro un bambino di nove anni che ora si trova in gravi condizioni all’ospedale. Si tratterebbe di una spedizione punitiva mafiosa nell’ambito dello scontro tra i clan Ribisi-Allegro di Palma e Iocolano di Gela. Scotti invia sul posto il prefetto Finocchiaro

Il «Bar 2000» è un piccolo locale lungo il corso principale di Palma di Montechiaro. Dentro la sera della fine dell’anno mentre un gruppo di avventori stavano scambiandosi gli auguri è arrivata una spedizione punitiva mafiosa che ha fatto strage a raffiche di mitraglietta e di pistola. Il bilancio è terribile, tre morti e sette feriti tra i quali un bambino di nove anni.  Anche uno degli uomini del commando assassino è rimasto ferito dai colpi di pistola di una guardia carceraria che si trovava nel bar e che ha reagito prontamente. L’uomo più tardi dopo essere stato interrogato dalla polizia è morto nonostante un lungo intervento operatorio. Prima di cedere alle gravi ferite riportate ha fatto in tempo a raccontare di essere entrato casualmente nel bar per un caffè e di essere stato coinvolto nella sparatoria.

Non è stato creduto. Anzi cosi affermano i carabinieri era stato proprio lui a sparare con la mitraglietta che ha seminato la morte nel bar.

Il regolamento di conti sarebbe scaturito dalla lunga faida che contrappone da tempo il clan Ribisi-Allegro (questi ultimi proprietari del bar della strage a Palma) e quello degli Iocolano di Gela. La ricostruzione della sparatoria e della strage è ancora ai primi passi e passerà del tempo prima di capirne le varie fasi.

Da quello che si è potuto sapere comunque le cose sarebbero andate cosi. La sera di San Silvestro alle 20 circa nel Bar 2000» si trovava un gruppo di persone che stavano scambiandosi gli auguri per il nuovo anno. Alcuni avventori invece si trovavano vicino al bancone dopo avere ordinato il caffè. Palma di Montechiaro uno dei paesi più poveri della Sicilia negli anni Cinquanta era stato teatro di grandi lotte civili per lo sviluppo della zona (un concentrato di analfabetismo e di miseria). Poi c’era stato un po’ di decollo nell’ occupazione e nello sviluppo. Con la ricostruzione di parte del paese e delle zone limitrofe si era sviluppata purtroppo anche la mafia e la prepotenza di chi voleva arricchirsi rapidamente alle spalle del prossimo. In queste condizioni erano subito esplose faide terribili per spartirsi  la torta degli appalti e dei lavori pubblici della costruzione di strade e di scuole. Dagli anni Settanta e Ottanta il paese era poi piombato totalmente nelle mani della delinquenza organizzata con conseguenze terribili.

Già il 1 novembre 1989, nella piazza principale del paese era stato assassinato Rosario Allegro di 51 anni parente dei proprietari del «Bar 2000» contigui ai Ribisi  considerati «perdenti». Con lui era stato finito dai killer anche Traspadano Anzalone, di 54 anni. Il 20 marzo scorso con due colpi di fucile venne ucciso un altro degli Allegro Pietro di 19 anni. Ancora il 2 maggio 1991 era toccato ad un altro Allegro a cadere sotto ì colpi degli assassini Carmelo di 29 anni che passeggiava insieme a Giovanni Lombardo di 36 anni rimasto fulminato all’istante da una scarica. In provincia di Agrigento nel 1991, gli uccisi di mafia sono stati ben 76.

L’ altra sera dunque, nel bar degli Allegro si trovava un mucchio di gente. All’improvviso con alcune «sgommate» allarmanti davanti al bar, era arrivata un auto con alcune persone a bordo (quattro secondo certe testimonianze). Il commando aveva guadagnato di un balzo l’ingresso del bar e uno dei killer con una mitraglietta in mano aveva cominciato a sparare raffiche terribili all’interno. Un altro degli uomini del commando con una pistola in pugno, aveva fatto ugualmente fuoco. Filippo Alotto di trent’anni, si era subito accasciato vicino al banco. Un istante dopo anche Felice Allegro, di 60 anni padre del gestore del bar era caduto, ferito a morte in un angolo. In mezzo alla feroce sparatoria al rumore rabbioso delle raffiche e al fumo, anche gli altri avventori si erano ritrovati per terra tra i tavolini e sedie, feriti e sanguinanti. Tra di loro c’era anche il piccolo Felice Allegro di nove anni figlio di Ignazio Allegro proprietario del locale. Mentre all’interno avveniva il finimondo fuori era un fuggi fuggi generale. Nel bar comunque l’unico a non perdersi d’animo è stato un agente di custodia che si trovava in attesa di un caffè. Il giovane riparandosi dietro il bancone dopo avere estratto la pistola d’ordinanza apriva il fuoco contro il killer che  impugnava la mitraglietta della strage. Lo aveva colpito a più riprese tanto che lo sconosciuto aveva mollato l’arma e si era diretto trascinandosi a malapena verso l’auto dei complici che era subito ripartita a grande velocità. I feriti nel locale ad uno ad uno venivano intanto soccorsi e trasportati all’ospedale di Licata dove rimanevano ricoverati i tre Allegro il «patriarca» Felice suo figlio Ignazio e il nipotino Felice. Il vecchio moriva poco dopo. Il corpo di Filippo Alotto invece non veniva neanche rimosso. Il trasporto in ospedale infatti era del tutto inutile.  Il totale dei feriti ad un primo conteggio risultava essere di sette persone. Pare che qualcuno però si sia allontanato con mezzi propri. Poco dopo la svolta. Davanti all’ospedale di Camastra veniva abbandonato ferito Salvatore Caniolo di 20 anni. Dopo l’ospedale di Canicattl finiva a quello di Enna. I carabinieri lo interrogavano subito. Poi il decesso. Secondo i militari era proprio lui il killer della mitraglietta ferito dai colpi dell’agente di custodia.

Caniolo era già stato inquisito per la strage del 27 novembre del 1990 a Gela. Quel giorno sulla piazza del paese, colpite dalle raffiche di un’altra mitraglietta erano morte otto persone e sette erano rimaste ferite. Sulla strage di Palma ovviamente le indagini continuano. Saranno difficilissime.

Il ministro dell’Interno Vincenzo Scotti di fronte alla nuova strage di mafia ha inviato in Sicilia l’Alto commissario per la lotta contro la criminalità prefetto Finocchiaro che sarà accompagnato dai vertici operativi della Dia forza di polizia unificata.

 

 

 

Articolo dal Corriere della Sera del 2 gennaio 1992 
Il killer assassinato dopo la strage a colpi di mitra in un bar, 2 morti e 7 feriti; una guardia carceraria ha sparato al sicario, Caniolo Salvatore 20 anni   
di Enzo Mignosi

l’ agguato la sera di San Silvestro: le vittime sono Allegro Felice 61 anni e Alotto Giuseppe 30 anni.
La violenza esplode a San Silvestro, la Superprocura palermitana avvia le indagini

PALMA DI MONTECHIARO (Agrigento) . L’ anno delle stragi di mafia si chiude con i botti di un nuovo massacro. A Palma di Montechiaro, terra di vecchi nobili e di boss rampanti, i fuochi esplodono con quattro ore d’ anticipo rispetto alla mezzanotte. Alle 8 della sera, sulla soglia del bar “2000” in via Roma, a un passo dal palazzo del Gattopardo, un giovane killer armato di mitraglietta apre i festeggiamenti con una raffica di colpi che lasciano a terra due cadaveri e sette feriti. Una guardia carceraria replica uccidendo l’ assassino con cinque pallottole partite dalla pistola d’ ordinanza. In Sicilia il ‘ 92 arriva sugli echi dell’ ennesimo eccidio, un’ esecuzione spietata che riporta sotto i riflettori questo frammento d’ Italia flagellato dalla violenza mafiosa e fa calare a Palma i giudici della Superprocura di Palermo, mentre l’ arcivescovo Salvatore Pappalardo, informato della strage poco prima della rituale celebrazione della messa di Capodanno al Comune, sfoga davanti ai giornalisti la sua amarezza. Speranza “L’ odio continua a prevalere sulla ragione . commenta il cardinale . ma non bisogna scoraggiarsi. Abbiamo, anzi, il dovere di sperare proprio per loro, per questa gente dal cuore cosi’ duro e oscurato”. Le sequenze del massacro di San Silvestro sono da Oscar della cinematografia sulla mafia. Lo squadrone di killer arriva da Gela, altra roccaforte dei boss teatro di sanguinose sparatorie tra la folla. Sono in quattro stipati dentro una Fiat Uno bianca rubata ad Agrigento un paio di settimane fa. L’ utilitaria si ferma intorno alle 20 davanti al bar “2000”. Due sicari restano in auto, gli altri due scendono e mentre il piu’ giovane, Salvatore Caniolo, vent’ anni, irrompe nel locale con il mitra in pugno, l’ altro resta di guardia per strada tenendo una pistola nascosta sotto il giubbotto. Nel locale ci sono pochi avventori. In fondo alla sala, attorno a un tavolo, discutono una decina di persone. Un summit di mafia, sospettano gli investigatori, una riunione che vede insieme i superstiti della “famiglia” Ribisi, clan decimato dalla guerra tra le cosche. L’ inferno scoppia in pochi secondi. Le sventagliate sembrano innocui petardi, ma dentro il bar si muore. Cadono Felice Allegro, 61 anni, e Giuseppe Alotto, 30. L’ assassino spara all’ impazzata. La mitraglietta, una Cobra calibro 9, vomita duecento pallottole. Rimangono feriti in maniera non grave il fratello di Allegro, Ignazio, 39 anni, gestore del locale, il figlio Felice, 9, i cugini Angelo e Gioachino Castronovo, 34 e 38 anni, Pasquale Bordino, 27, Calogero Martinello, 37, Francesco Vinci, 29. Mentre la gente cerca scampo sotto i tavolini e si rintana nel bagno, un agente di custodia estrae la sua 7,65 e risponde al fuoco. Centrato al torace, Caniolo getta l’ arma e fugge lasciandosi dietro una scia di sangue. I complici che lo raccolgono sulla Fiat Uno fanno presto ad accorgersi delle sue disperate condizioni. Lo abbandonano mezz’ ora piu’ tardi in fin di vita davanti alla guardia medica di Camastra, a venti chilometri. Bugie Da qui il killer viene portato in ambulanza prima all’ ospedale di Canicatti’ , poi a quello di Enna. All’ agente in servizio al pronto soccorso farfuglia poche parole: “Ero andato a Palma per un appuntamento con un amico. Mentre aspettavo al bar, e’ entrato un tizio che ha cominciato a sparare…”. Il poliziotto insiste, vorrebbe saperne di piu’ , ma Caniolo muore proprio mentre dice l’ ultima bugia. I magistrati sono certi che il ragazzo ha partecipato alla mattanza di Gela, la sera del 27 novembre del ‘ 90. Una spedizione con otto morti e sette feriti. Durante una perquisizione compiuta all’ alba di ieri nella sua casa, la polizia ha trovato una Magnum 357. Un killer in missione per conto delle cosche agrigentine, sostiene il sostituto procuratore Stefano Manduzio, il magistrato che ha diretto le prime indagini e che stamane passera’ l’ inchiesta al procuratore di Palermo, Pietro Giammanco, capo della nuova struttura investigativa che si occupera’ anche della mafia di Agrigento.

 

 

 

Da La Stampa del 2 Gennaio 1991
San Silvestro non ferma la faida
di Antonio Ravidà
Palma di Montechiaro: muore uno dei killer, colpito anche un bambino di nove anni . Agguato nel bar, tre vittime e sette feriti

AGRIGENTO I sicari della mafia hanno insanguinato anche la notte di San Silvestro. Prima del bri