4 Luglio 1990 Strongoli (KR). Resta ucciso in una sparatoria, il giovane Arturo Caputo, 16 anni, mentre era in pizzeria con gli amici.

Foto da video Youtube

Sembra che il destino si accanisca coi sedicenni in quel 1990. Il 4 luglio è il giorno della semifinale Inghilterra-Germania e a Strongoli, nell’alto Cotronese, la pizzeria è piena di gente. Sul grande televisore piazzato a un lato della sala vanno in onda le prodesse di “Gazza” Gascoigne, inutili contro gli imbattibili tedeschi. Arturo Caputo mangia una pizza con gli amici e beve tranquillamente una birra. Il killer comincia a sparare appena messo piede nel locale. Ha un grosso fucile a pompa, e lo fa vibrare a ripetizione. Sei colpi per uccidere il bersaglio, il pregiudicato Salvatore Scalise. Si gettano tutti a terra, per scampare il pericolo e per non vedere. L’uomo col fucile insegue la sua vittima fino all’ingresso del bagno e lì pone fine alla sua fuga disperata. Poi scappa insieme al complice che gli copre le spalle fuori dalla pizzeria.

La scena è raccapricciante. La gente che affolla il locale si ritrova in una confusione di tavoli e sedie, stoviglie e posate. Non si rialzano da terra tre sedicenni. I pallettoni sono volati in ogni direzione e hanno colpito in tre tavoli diversi. Due ragazzi sono solo feriti, ma per Arturo non c’è niente da fare.

È la guerra tra i Dima e i Castiglione e delle venti persone che hanno assistito all’agguato nessuno sarà disposto a testimoniare.   […]

Tratto da Dimenticati – Vittime della ‘ndrangheta di Danilo Chirico ed Alessio Magro
Cap. XIX Troppo piccoli per morire pag. 431

 

 

 

Fonte:  archivio.unita.news
Articolo del 6 luglio 1990
Strage di ragazzi al bar per uccidere il capomafia
di Aldo Varano
A Strangoli, in Calabria, killer armato di lupara irrompe in un locale. Obiettivo il boss Scalise. Ammazzato anche Arturo, un avventore di 16 anni, feriti due amici coetanei Ignari guardavano la partita.

Ormai è la barbarie con agguati e regolamenti a colpi di lupara tra la folla. A Strongoli 2 morti e 2 feriti, quasi una strage di ragazzi, pur di ammazzare il boss Salvatore Scalise. I pallettoni hanno fulminato Arturo Caputo, 16 anni.  Due suoi coetanei, Vincenzo Persiano e Giuseppe De Tursi, sono stati feriti. I tre, entrati nel bar-pizzeria per un gelato, stavano seguendo Inghilterra-Germania. Nessuno di loro conosceva il boss.

STRONGOLI (Catanzaro). Arturo Caputo è morto senza neanche capire cosa stesse accadendo. Gli hanno spappolato il cranio ammazzandolo sul colpo. Anche Vincenzo Persiano e Giuseppe De Tursi, amici e coetanei di Arturo, hanno faticato a capire cosa stesse succedendo quando si sono sentiti piantare addosso i colpi dei rosoni della lupara.

Chi ha potuto s’è rannicchiato a terra in preda al terrore, aspettando che l’incubo di quel diluvio di piombo coi terribili boati che l’accompagnavano si interrompesse. Vincenzo, dopo pochissimi ma interminabili secondi, ha urlato agli altri due: «Via o ci ammazzano». Ma Arturo, studente di ragioneria col papà commerciante, non poteva più sentirlo: una scarica di lupara lo aveva investito in pieno.

A capire immediatamente che gli avevano teso una trappola per ucciderlo, invece, è stato Salvatore Scalise, braccio destro di Bruno Dima. Scalise era un boss in ascesa: rampante, prepotente ed ambizioso tanto da impensierire lo stato maggiore del clan nemico dei Castiglione o, addirittura, come qualcuno insinua, perfino i suoi stessi amici di cordata.

Braccato e ferito ha tentato una sortita per salvarsi. Ma è stato raggiunto sulla porta della toilette dove il killer l’ha impietosamente finito con un colpo a bruciapelo. Il terrore è durato una manciata di secondi. I tre ragazzi erano arrivati al bar di Strongoli Marina, una selva di case abusive, per comprarsi un gelato, il locale è un grande stanzone rettangolare. Entrando dalla strada c’è iI bar, diviso dalla pizzeria, che si trova più all’interno, da un grande porta.

Lì Arturo, Vincenzo e Giuseppe si sono fermati, irretiti dalla televisione su cui scorrevano le immagini di una prodezza di Mathaeus, l’attaccante della Germania, durante le ultime battute dell’incontro con l’Inghilterra. Ai tavoli, una ventina di clienti che mangiavano la pizza senza staccare gli occhi dallo spettacolo.

Il killer ha inizialo a sparare, appena entrato nel locale (praticamente da dietro le spalle dei tre ragazzi),  in direzione del tavolo di Salvatore Scalise.

Vincenzo e Giuseppe sono vivi per miracolo (le loro prognosi sono di 40 e 25 giorni). Il killer ha sparato con un fucile a pompa: sei micidiali pallettoni in rapida successione. Un volume di fuoco impressionante.  Non a caso le testimonianze sono discordi. La ricostruzione ufficiale per ora parla di un solo killer, con una base d’appoggio fuori dal bar. Ma alcuni tra i sopravvissuti dicono di aver sentito almeno dieci colpi il che   porterebbe necessariamente a 2 killer.

Nessuno tra i presenti, comunque, ha voluto fornire indicazioni utili agli investigatori. Tra i clan Dima e Castiglione è in atto una guerra che ha per posta i traffici illeciti dell’intera zona, ma soprattutto il controllo sul transito dell’eroina.

 

 

 

 

 

Nel nome di Arturo Caputo
Pubblicato il 4 mar 2017

 

 

Foto da: crotonenews.com

Fonte: crotonenews.com
Articolo del 21 dicembre 2018
La biblioteca del “Lucifero” intitolata ad Arturo Caputo, vittima innocente della ‘ndrangheta di Strongoli

Arturo Caputo sarà ricordato per sempre nella sua scuola. Questa mattina l’Istituto “Lucifero” di Crotone, con una cerimonia molto commovente e partecipata, ha intitolato la biblioteca della scuola ad Arturo Caputo, vittima innocente in un agguato di ‘ndrangheta, ucciso a 16 anni in un bar di Strongoli marina il 4 luglio 1990.

“Grazie al mio amico giornalista e scrittore Bruno Palermo – ha detto il dirigente scolastico Girolamo Arcuri – che ci ha subito suggerito, anche e soprattutto col suo libro Al posto sbagliato – storie di bambini vittime di mafia – l’intitolazione della biblioteca ad un nostro alunno, Arturo Caputo. Suggerimento che abbiamo subito abbracciato e fatto nostro tanto da avere nostro ospite lo scorso anno don Luigi Ciotti. E come annunciato allora, oggi abbiamo finalmente chiuso un percorso e aperto una nuova strada di memoria e di diffusione del senso di cittadinanza”. Alla scopertura della targa e all’intitolazione della biblioteca c’erano anche i genitori Francesco e Francesca, e i famigliari di Arturo Caputo che hanno voluto suggellare questo riconoscimento al loro amato figlio istituendo, insieme alla dirigenza del “Lucifero” una borsa di studio per gli studenti e intitolata ad Arturo.

Nel corso della cerimonia gli studenti delle classi 3A e 3C che, insieme al vero motore della manifestazione, la professoressa Teresa Marangolo hanno approfondito le tematiche sulle vittime innocenti di mafia, hanno letto alcune storie tratte dal libro di Bruno Palermo “Al posto sbagliato – storie di bambini vittime di mafia”. Particolarmente commoventi le letture della storie di Arturo Caputo e Dodò Gabriele. Alla cerimonia erano presenti anche il coordinatore provinciale di Libera, Antonio Tata, l’autore del libro Bruno Palermo, il sostituto procuratore della Repubblica, Alfredo Manca, e il presidente dell’ordine degli avvocati di Crotone, Giuseppe Gallo. A nome di tutta la famiglia Maria Teresa Zito, la cognata di Arturo, ha inteso ringraziare quanti si sono prodigati perché il nome di Arturo non finisse dimenticato. “Ora invece, – ha detto Zito riprendendo le parole di Antonio Tata – chiunque passando da questo corridoio leggerà il nome di Arturo Caputo e magari si chiederà chi era questo ragazzo e cosa gli è capitato”. Arturo Caputo non sarà più dimenticato.

 

 

 

 

 

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