6 ottobre 1989 Vittoria (RG). Claudio Volpicelli, agronomo, ucciso perché scambiato per un altro.

Claudio Volpicelli fu ucciso a Vittoria (RG) il 6 ottobre del 1989.

Verso le 19.20 del 6 ottobre 1989, alcuni ignoti fecero irruzione nel deposito di plastica della ditta Donzelli, a Vittoria (RG) e uccisero l’agronomo Claudio Volpicelli, in quel momento seduto al posto solitamente occupato da Giovanni Donzelli. Quei colpi di pistola sparati dai killer non erano per Claudio, da tutti ritenuta persona onesta. La sua colpa è stata quella di essere seduto per un giorno al posto di Donzelli, titolare dell’azienda omonima, sospettato di far parte degli ambienti criminali locali e che nell’ultimo periodo aveva subito minacce da imprenditori concorrenti.

Fonte: vivi.libera.it

 

 

 

Tratto da: archivioantimafia.org/dossier/paliovittoria

6 ottobre 1989. Presso un deposito di plastica per serre, su mandato dei Carbonaro viene ucciso l’agronomo Claudio Volpicelli, poco più che trentenne. Dopo qualche giorno viene appurato dai carabinieri che si è trattato d’uno scambio di persona, e che il giovane era del tutto estraneo alle mafie. Nessuna presa di posizione da parte dei poteri municipali.

 

 

Tratto dal libro Un morto ogni tanto  di Paolo Borrometi

Il mito dell’altra Sicilia si infrange dinanzi all’evidenza di un nuovo ingranaggio della filiera, quello legato allo smaltimento della plastica. Nel vittoriese ci sono così tanti chilometri di terreni impiegati a serre che è difficile persino darne un numero certo. I teloni che fanno da copertura, ai quali abbiamo già accennato, vanno sostituiti almeno una volta l’anno. Un giro d’affari enorme, da milioni di euro per chi si occupa di raccoglierli, riciclarli, smaltirli, rivenderli. Il materiale dei teloni è un rifiuto speciale altamente tossico, e richiede trattamenti di smaltimento in impianti specifici, che trattino il materiale con diversi cicli di lavaggio in modo da bonificarlo. Un’impresa molto complessa e costosa, oltre che delicata, che i servizi “offerti” dalla mafia sono in grado di rendere molto più semplice ed economica. Sulla piazza locale, poche imprese si spartiscono il mercato.

Quando me ne interessai, a farla da padrone era anzitutto il gruppo Donzelli. al vertice Giovanni, il capofamiglia (condannato per mafia negli anni Novanta), da sempre persona di riferimento per il clan “stiddaro” dei Carbonaro-Dominante. Grazie a una costellazione di società di comodo intestate ai figli e alla moglie, Donzelli esercitò un lungo monopolio nel business della plastica, soffocando l’iniziativa imprenditoriale di chiunque volesse inserirsi nel settore. Un volume di affari che già nel 2010 si aggirava attorno ai 10 milioni di euro, con società che si allungavano da Vittoria a Niscemi fino a Novara, dove poi se ne perdevano le tracce. Il sistema messo in atto, in assoluto, è molto più complesso a spiegarsi che a realizzarsi: si aprono diverse linee di credito (molte a “pagherò”) e vengono emesse fatture che rimbalzano da una società all’altra fino ad azzerare i proventi di quella maggiore e a iscriverli nel passivo.

Le società che fanno capo al gruppo Donzelli non riguardano soltanto la plastica: del suo smaltimento si occupa solo la capofila, la Sidi Srl, dove si realizzano i maggiori introiti, stornati dal bilancio con le fatture girate alle altre società. Arrivai a ricostruirne almeno una ventina, fra cui quella intestata alla moglie di Giovanni Donzelli, Giovanna Marceca, a cui la Sidi Srl pagava l’affitto del terreno.

Stranezze, se tali si possono definire. A quelle società se ne affiancavano altre, su cui finivano i capitali: da quelle immobiliari, che permettevano una vera e propria rete di acquisti e di vendite continue, a quelle ricettive, con villaggi turistici e bar molto in voga, fino a quelle che commerciano marche prestigiose di abbigliamento (con i negozi Belli e ribelli).

L’attività economica più spinosa e delicata, oltre che più redditizia e carica di conseguenze, è quella legata allo smaltimento della plastica, che può comportare un danno ambientale enorme. Nel marzo del 2016, i militari della guardia di finanza hanno accertato che la Sidi Srl smaltiva i suoi rifiuti in una cava di sabbia dismessa davanti a uno splendido specchio d’acqua che lambisce il mare non lontano da Scoglitti. Rifiuti tossici e scarti pericolosi, introiti milionari per chi li gestiva e una vera e propria bomba per l’ambiente che Giovanni Donzelli definì, senza usare troppi eufemismi, «minchiate», in una memorabile intervista che rilasciò nel corso del programma Cose Nostre di Rai1. «Minchiate» che in quel mondo fatto di rifiuti hanno una capacità di attrazione enorme. Del resto, come ben mostra l’ultimo Rapporto Ecomafia presentato a luglio del 2018 da Legambiente, è proprio nel settore dei rifiuti che si conta la percentuale più alta di illeciti che vengono commessi su scala nazionale.

Come a dire che se il piatto è ricco sono ricchi anche gli avanzi del piatto in cui si è mangiato.

Nel business della plastica non mancò di fare il suo ingresso anche un nome dal sapore di altri tempo. I “favolosi” anni Ottanta che abbiamo raccontato, tra faide e spargimenti di sangue, ci riportano ai capi storici degli “stiddari”. Nel 1989 alcuni killer fecero irruzione nel deposito di plastica della ditta Donzelli e uccisero l’agronomo Claudio Volpicelli, seduto per caso al posto in cui era solito sedersi il titolare Giovanni.

Un clamoroso errore di persona, confermato agli inquirenti dallo stesso Donzelli, poi – una volta pentiti – dai fratelli Carbonaro. Ebbene, sarà proprio uno di questi fratelli, Claudio, a rimettersi in affari nel settore. A differenza degli altri due, Silvio e Bruno, che concluso il programma di protezione per i collaboratori di giustizia si guardarono bene di rientrare in città, lui tornò sulla scena del delitto, a Vittoria, senza temere ritorsioni.
Come se Giovanni Brusca o Angelo Siino tornassero a Palermo, Vincenzo Sinacori a Mazzara del Vallo o Maurizio Di Gati ad Agrigento. Inimmaginabile.

Invece a Vittoria tutto è possibile. Con l’aiuto di altri membri storici dei clan, anche Carbonaro si ritagliò un suo spazio nel settore della plastica e cominciò a fare lucrosi affari. Ironia della sorte: persino con lo stesso Donzelli che anni prima aveva in mente di uccidere.