9 Gennaio 1989 Bova Marina (RC). Francesco Crisopulli, manovale di 50 anni, viene ucciso davanti al figlio di 3 anni..

Francesco Crisopulli      –     Foto da memoriaeimpegno.blogspot.it

[…] È un caso atipico quello che ha visto morire il manovale di cinquant’anni Francesco Crisopulli. Il fatto è avvenuto il 9 gennaio dell’89 a Bova Marina. L’operaio, che era separato dalla moglie, è stato trucidato da tre killer a colpi di fucile e di pistola, mentre è in auto in compagnia del figlioletto Carmelo, di appena tre anni. Lo hanno freddato con quattro colpi di fucile e tre di pistola mentre sta parcheggiando la sua Renault 5 a due passi da casa. L’uomo si è accasciato sul figlio, che è rimasto intrappolato fino all’arrivo dei soccorsi.

In questo caso era il carnefice ad avere una relazione con la moglie della vittima, e i due avevano avuto contrasti per tale motivo. A finire in cella per aver ordinato la morte di Crisopulli è Carmelo Vadalà, di sessantotto anni, che gli inquirenti ritengono accoscato. […]

Fonte: Dimenticati Vittime della ‘ndrangheta di Danilo Chirico e Alessio Magro
Cap. VII – Onore e Disonore – Pag. 167

 

 

Fonte: stopndrangheta.it

Il manovale Francesco Crisopulli Viene ucciso davanti al suo figlioletto a Bova Marina. Aveva 50 anni.

 

 

Fonte:  vivi.libera.it

Francesco Crisopulli lavorava come manovale. Venne ucciso all’età di 50 anni dalla ‘ndrangheta il 9 gennaio 1989 a Bova Marina. Al momento dell’agguato era in auto con accanto il figlioletto Carmelo, di appena 3 anni. Lo hanno freddato con quattro colpi di fucile e tre di pistola mentre stava parcheggiando la sua Renault 5 a due passi da casa.

 

 

Fonte: memoriaeimpegno.blogspot.com

Ucciso nella sua automobile, a pochi metri dalla sua abitazione, mentre era in compagnia del suo bambino di soli 5 anni che è stato testimone dell’omicidio. E’ successo a Francesco Crisopulli, manovale incensurato di 39 anni, freddato da numerosi colpi di pistola e fucile il 9 gennaio 1989 a Bova Marina.
Erano le 22,15 quando Francesco Crisopulli aveva appena parcheggiato la sua Renault 5 nera in via San Rocco ed era pronto a rientrare a casa insieme al suo bambino. Ad attenderlo però c’erano due killer, armati uno di fucile e l’altro di pistola che non gli hanno dato il tempo di scendere dall’auto. Lo hanno raggiunto e gli hanno sparato contro ben sette colpi, avendo cura di non colpire il figlio, e dileguandosi in fretta per le vie del paese. La vittima, colpita al cuore da 3 colpi di fucile e 3 di pistola si è accasciata sul figlioletto che è stato estratto in lacrime dall’auto, da un vicino di casa.

Francesco Crisopulli era descritto come un un uomo introverso, era senza un lavoro fisso e per questo con risorse economiche limitate, non risultava collegato alla criminalità, tutte caratteristiche che hanno imposto subito di allargare il raggio delle indagini ad altri aspetti della sua vita privata.
Da circa un anno, Crisopulli era separato dalla moglie Fortunata Martelli, dalla quale aveva tre figli piccoli, due femmine ospiti di un collegio di suore di Bova Marina e il piccolo Carmelo, che era in macchina con lui al momento del delitto e che, con l’assistenza di uno psicologo, è stato sentito dagli investigatori per ricostruire la dinamica del delitto.
Le indagini hanno posto particolare attenzione ai motivi dell’improvvisa rottura con la moglie. Dopo la separazione consensuale, la moglie aveva rinunciato agli alimenti e all’affidamento dei figli e Francesco Crisopulli si era trasferito in un primo momento a Verona, dove aveva lavorato come portiere di albergo. Dopo circa un anno era ritornato a Bova Marina, nell’estate del 1988. Neanche un anno dopo il suo rientro, nel gennaio 1989 è rimasto vittima dell’agguato che non gli ha lasciato scampo.

Dalle indagini è emerso che il movente dell’omicidio era legato proprio alla fine del matrimonio di Crisopulli: il mandante dell’omicidio è stato individuato in Carmelo Vadalà, 68 anni, appartenente a una cosca, che intratteneva una relazione con la moglie e con il quale Crisopulli aveva avuto più volte contrasti. Una morte assurda perché la ‘ndrangheta conosce solo la regola della prevaricazione e della violenza.

 

 

 

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