9 Novembre 1978 Meda (MI). Rapito Paolo Giorgetti, 16 anni, lo ritrovano morto dentro un’auto che sta bruciando.

Foto da  comitatoclaudiomiccoli.it

Paolo Giorgetti ha 16 anni, il 9 novembre del 1978, quando viene rapito; è figlio di un noto mobiliere della Brianza, vive a Meda (MI).
Sta andando a scuola a piedi, come ogni mattina, quando tre persone lo hanno circondato, lo caricano a forza su un’auto, dopo averlo stordito; lo raccontano i macchinisti di un treno in transito nelle vicinanze, che assistono alla drammatica scena ed avvertono i carabinieri.
Il corpo di Paolo fu ritrovato alcuni giorni dopo in un’auto che stava bruciando. Era stato ucciso dal cloroformio. I rapitori sono stati arrestati, alcuni sono fratelli, appartenenti a “famiglie” calabresi.

 

 

 

Articolo di La Stampa del 9 Novembre 1978
Sedicenne figlio di un mobiliere sequestrato stamane in Brianza
Il rapimento mentre il ragazzo si recava a scuola

MILANO — Uno studente di 16 anni, Paolo Giorgetti, figlio di Luigi Giorgetti, uno dei più noti industriali mobilieri della Brianza, è stato rapito questa mattina mentre si recava a scuola, al liceo scientifico di Meda. Il sequestro non ha avuto testimoni diretti, in quanto esso è avvenuto in una stradina a breve distanza dalla sede della scuola, strada che il Giorgetti, come ogni mattina, percorreva a piedi. Sono stati alcuni passeggeri di un convoglio delle Ferrovie Nord della linea Milano-Asso, che hanno potuto assistere dai finestrini alle drammatiche sequenze del rapimento, a dare l’allarme. Secondo quanto dichiarato da questi testimoni, il ragazzo sarebbe stato avvicinato e circondato da alcune persone le quali, dopo averlo stordito, sono riuscite a caricarlo a viva forza su un’auto che poi si è rapidamente allontanata. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Milano, nonché quelli della tenenza di Desio. Il Giorgetti, la cui industria di mobili sorge nella centrale via Manzoni, non temeva assolutamente di andare incontro ad un sequestro, tanto che era abituato ad uscire tranquillamente ogni mattina dalla propria abitazione per compiere a piedi le poche centinaia di metri che lo dividevano dalla scuola. Secondo una prima ricostruzione fatta dai carabinieri, Paolo Giorgetti aveva da poco lasciato la sua abitazione in viale Francia e stava andando a scuola a piedi, come ogni mattina, quando tre uomini si sarebbero avvicinati al ragazzo, l’avrebbero aggredito alle spalle cercando di trascinarlo dentro un’auto ferma accanto al marciapiede. Il giovane avrebbe tentato di reagire, lanciando anche la cartella contro i malviventi (la cartella è stata trovata in mezzo alla strada). Nel giro di pochi secondi, i banditi sarebbero però riusciti a trascinare il ragazzo dentro la macchina, una «128». Al rapimento ha assistito un testimone, probabilmente un uomo, che stava viaggiando a bordo di un treno locale diretto a Milano. Dal finestrino della carrozza ferroviaria il teste ha assistito alle veloci fasi del sequestro ed è stato lo stesso teste ad avvertire, una volta giunto a Milano, i carabinieri della locale stazione di Meda.

 

 

 

Articolo di La Stampa del 10 Novembre 1978
Liceale sedicenne lotta invano per sottrarsi ai suoi rapitori
A Meda (Milano), mentre si recava a scuola Liceale sedicenne lotta invano per sottrarsi ai suoi rapitori – Portato via da due banditi a bordo di una «128» – Il giovane studente è figlio del proprietario del mobilificio «Giorgetti »

MONZA — Un ragazzo di 16 anni. Paolo Giorgetti, residente in viale Francia a Meda, è stato rapito ieri mattina mentre stava andando a scuola. Il fatto è avvenuto alle 8,05. Paolo era appena uscito di casa per recarsi al liceo scientifico «Curie» dove frequenta la 3″-B, quando da una 128 verde, posteggiata nei pressi della sua abitazione, ha visto scendere due giovani a viso scoperto che si sono diretti verso di lui con l’evidente intenzione di aggredirlo. Paolo si è messo a correre disperatamente ma nella fretta ha inciampato ed è caduto. Gli inseguitori lo hanno raggiunto, sollevato di peso e caricato sull’auto dove si trovava un terzo complice. La scena è stata vista dal macchinista di un convoglio delle Ferrovie Nord, Ambrogio Pagani, che in quel momento transitava diretto a Milano. Il ferroviere, giunto alla stazione di Seveso, ha dato l’allarme facendo accorrere sul posto le «gazzelle» dei carabinieri che hanno subito setacciato la zona. Poco più tardi i militi hanno infatti ritrovato l’auto dei rapitori, abbandonata in un bosco nei pressi del laghetto Imperatori, nel comune di Figino Serenza, a cinque chilometri circa dal luogo del rapimento. Paolo Giorgetti abita coi genitori, il padre Carlo di 45 anni, la mamma Augusta Orsenigo, 44 anni e la sorella Roberta, di 19. Il padre è uno dei quattro soci della «Giorgetti Mobili», un’azienda con due stabilimenti a Meda e con un centinaio di dipendenti la cui produzione è diretta soprattutto all’esportazione. Proprio per questo motivo attualmente Carlo Giorgetti sì trova a Bruxelles per la Fiera del Mobile e la notizia del rapimento del figlio lo ha raggiunto nella capitale belga. Quello del Giorgetti è il terzo rapimento a Meda. Il primo avvenne nel febbraio 74, vittima fu lo studente Fazio Longhi; il secondo ebbe per protagonista il dentista Gianfranco Lanzani. La famiglia di Paolo Giorgetti ha incaricato delle trattative con i rapitori l’avvocato Arnaldo Borgonovo che ha dato lettura ai giornalisti di un comunicato nel quale i congiunti sottolineano come il sequestrato sia allergico a ogni medicinale, compresa l’aspirina, e presenta difficoltà respiratorie a causa di una disfunzione al setto nasale. Per ogni evenienza, la famiglia ha indicato il numero telefonico del medico curante dottor Bergamaschini, di Meda. g. n.

 

 

 

Articolo di La Stampa del 12 Novembre 1978
Assassinato e bruciato dentro un’auto il liceale sedicenne sequestrato a Meda
di Susanna Marzolla
Terribile fine per il ragazzo rapito giovedì scorso mentre stava recandosi a scuola – Assassinato e bruciato dentro un’auto il liceale sedicenne sequestrato a Meda – È Paolo Giorgetti, figlio del proprietario di un mobilificio milanese – I miseri resti rinvenuti nel bagagliaio della vettura nei pressi di Cesate

MILANO — Paolo Giorgetti. 16 anni, il liceale rapito giovedì scorso a Meda mentre andava a scuola, è stato ucciso dai suoi rapitori. Il suo corpo, bruciato e carbonizzato, è stato rinvenuto nel bagagliaio di un’auto a Cesate, all’estrema periferia nord di Milano. La tragica conferma che il cadavere nell’auto era quello del ragazzo rapito si è avuta ieri a tarda ora dai carabinieri di Monza. Sono stati compiuti otto arresti: sei uomini e due donne, quasi tutti di Palmate, in Brianza. Non sono stati resi noti i loro nomi. L’allarme era scattato l’altra notte. Una telefonata anonima avverte i carabinieri che un’auto sta bruciando in una radura del Parco delle Groane. Sul posto arrivano i militari ed i Vigili del Fuoco, che spengono le fiamme. Si esamina l’auto. Nel bagagliaio ci sono i resti di un corpo, carbonizzato. Pochissimi sono gli elementi che possono aiutare l’identificazione: una fibbia, un brandello di stoffa, il fatto che sulla testa ci sia uno strato di cenere maggiore del normale, da cui si presume che la vittima sia stata incapucciata. Neppure l’auto offre molti elementi: la targa è stata in buona parte distrutta dalle fiamme; forse — dicono gli inquirenti — è una vettura rubata tre giorni fa a Saronno. L’inchiesta, in un primo momento’, si indirizza su un regolamento di conti nella malavita. La zona in cui è stata trovata l’auto, infatti, è chiamata «cimitero della ma- la»: questa è la quinta vittima trovata nel Parco delle Groane. L’ultima, in ordine di tempo, era la madre di un pregiudicato, pugnalata e poi bruciata. Ma, nella tarda mattinata le indagini prendono un’altra piega. All’obitorio di Garbagnate, dove è stato portato il cadavere, arriva il Sostituto Procuratore milanese Emilio Alessandrini, che si occupa di sequestri di persona. «Non possiamo escludere che il cadavere sia quello di una persona rapita-, dichiara il magistrato. L’inchiesta viene coordinata dal Procuratore capo di Monza, Luigi Recupero, che ha in mano anche quella sul sequestro di Giorgetti. S’inizia una vasta operazione dei carabinieri in Brianza e nel Varesotto: ci sono voci di arresti, ma non vengono confermate. L’ipotesi che la vittima sia un rapito prende sempre più consistenza: però non si sa chi. I periti non sono in grado di stabilire se la vittima sia un uomo o una donna”;” dicono solo che si tratta, molto probabilmente, di una persona molto giovane. Poi a tarda sera, la conferma: il morto è Paolo Giorgetti, rapito giovedì. La fibbia e il brandello di stoffa appartenevano al ragazzo; nell’auto sono trovate le chiavi del cancello della sua villa. C’è anche la conferma degli arresti, ma gli inquirenti non fanno i nomi né specificano le accuse. Paolo Giorgetti aveva 16 anni, viveva a Meda con la famiglia: il padre, Carlo, titolare di un mobilificio, la madre, Augusta, e la sorella Roberta, 19 anni. Una famiglia agiata ma non particolarmente ricca: la loro attività (due stabilimenti con un centinaio di dipendenti in tutto) si tramandava di padre in figlio. Il ragazzo frequentava il liceo scientifico «Maria Curie» a Meda. Giovedì mattina Paolo stava andando a scuola quando due uomini sono scesi da un’auto posteggiata vicino a casa sua e lo hanno rapito. Il ragazzo si era accorto di essere seguito: un attimo di esitazione; poi aveva compreso le intenzioni dei due. Aveva gettato loro addosso la cartella con i libri ed era fuggito, ma era inciampato e i suoi rapitori (la strada, in quel momento, era deserta) gli  erano saltati addosso e lo avevano caricato di forza sull’auto. La scena era stata vista da due macchinisti delle Ferrovie Nord che avevano subito dato l’allarme: troppo tardi, però. I rapitori del ragazzo erano riusciti a far perdere le proprie tracce. Il rapimento aveva”gettato nella disperazione la famiglia Giorgetti, che non sospettava minimamente di poter essere nel mirino dell’«Anonima sequestri». I familiari del ragazzo, tramite il loro legale, avv. Borgonovo, avevano mandato un appello ai rapitori: «Paolo è allergico ad ogni tipo di medicinale. Soffre di difficoltà respiratorie. Mettetevi In contatto con il medico curante-. Ma i banditi avevano taciuto, non si erano fatti sentire dal medico, né avevano chiamato i familiari per chiedere il riscatto. Il telefono di casa Giorgetti, per due giorni, è rimasto muto. Due giorni, quanti il ragazzo di 16 anni è’ rimasto nelle mani dei suoi rapitori. Poi, dopo neppure quarantotto ore, il suo corpo è stato trovato distrutto dal fuoco in un’auto: i rapitori avevano cercato in ogni modo di fare sparire le tracce del loro delitto.

 

 

 

Articolo di La Stampa del 16 Novembre 1978
Vive in Calabria il “cervello” della banda che rapì e assassinò lo studente di Meda
di Marzio Fabbri
Arrestate otto persone, le indagini estese anche al Sud – Vive in Calabria il “cervello” della banda che rapì e assassinò lo studente di Meda – Per organizzare il sequestro, avevano sborsato 50 milioni – Il denaro è servito per preparare le prigioni, pagare i custodi, – Forse quello di Paolo Giorgetti non era il primo rapimento

MONZA — Le indagini dei carabinieri per mettere le mani sull’organizzazione che ha rapito e ucciso il sedicenne Paolo Giorgetti, di Meda, si sono spostate al Sud. E’ in Calabria, dove si era rifugiato Giuseppe Loielo, poche ore prima che gli investigatori arrivassero alla sua famiglia, che bisogna cercare la testa di questa «anonima sequestri» operante a cavallo tra la Brìanza e il Varesotto. Mettere le mani sui boss sarà però molto difficile, se come sembra, 1 capi del gruppo sarebbero nientemeno che Saverio Mammoliti, detto «don Saro» e Gerlando Alberti, soprannominato «zù Paccare». A informare sarebbero stati, nell’ambiente della malavita brianzola, alcuni confidenti: la prima indicazione che hanno dato, è quella di cercare qualcuno che amava i cani. E cosi i militari sono subito arrivati ad uno dei fratelli Loielo che ha un allevamento di dobermann. Uno alla volta tutti sono caduti nella rete e per adesso gli arrestati sono otto. Oltre ai cinque fratelli (anche per Rinaldo il fermo si è tramutato in arresto), e a Romano Santoro, l’accusa di sequestro a scopo di estorsione con cagionamento della morte dell’ostaggio, c’è stata anche per Francesco Iannicelli, 22 anni, foggiano, e per Salvatore Isgrò, 36 anni, messinese. Chi sia stato a rivelare anche i particolari dell’operazione non si sa. ma è probabile che si tratti di uno dei manovali del crimine, uno di quelli che spera di cavarsela a buon mercato. Cosi ha detto che per il complesso dell’operazione erano già stati sborsati 50 milioni. Sono serviti a preparare tutto l’occorrente e a pagare il «personale» addetto ai compiti più semplici, ad esempio la custodia dell’ostaggio, la preparazione delle celle, I magistrati, giunti i primi risultati dell’autopsia, li hanno contestati agli indiziati: «Non potete dire che Paolo è morto per una dose eccessiva di cloroformio, gli avete spaccato la testa». Cosi, uno della banda, per alleggerire la sua posizione, ha accusato qual- cun altro. Ha raccontato che l’ostaggio, quando si è trovato davanti i banditi, ha tentato di tutto per non farsi prendere: si è dibattuto, ha scagliato i libri di scuola contro gli aggressori. Una botta alla nuca nelle intenzioni dei rapitori doveva servire a stordirlo. Invece lo ha ucciso. Poi il batuf¬ folo imbevuto di cloroformio è stato premuto sul viso di un morto, ma i banditi non se ne sono accorti fino a quando non hanno fatto una sosta in un garage alla periferia di Meda. A questo punto hanno avuto paura forse della reazione dei capi, o forse hanno fatto il calcolo disgustoso che facendo sparire il corpo si poteva ancora «rimediare» qualcosa di riscatto, almeno a sufficienza per le spese. Invece li hanno presi e a loro gli investigatori sono arrivati a conclusione di un lavoro lunghissimo e durato anni dopo le decine di sequestri che la Brianza e il basso Varesotto hanno conosciuto. In particolare gli inquirenti sospettano questo gruppo ora sgominato, di avere in passato preso parte ai rapimenti di Giovanni Belloli, figlio del «re dell’olio» sequestrato poco più di un anno fa e di Emanuele Riboli, mai più tornato a casa.

 

 

 

Fonte: archiviolastampa.it
Articolo del 2 dicembre 1981
Milano: sei condanne per lo studente morto durante il sequestro
Tre assoluzioni al processo d’appello.
Paolo Giorgetti fu trovato carbonizzato in un’auto.

MILANO — Tre condanne confermate, tre diminuite e tre assoluzioni: questa la sentenza d’appello per il sequestro a scopo di estorsione e la morte dello studente Paolo Giorgetti, di Meda, avvenuti tre anni fa. I giudici hanno condannato come in primo grado i fratelli Giovanni Giuseppe e Tonino Loielo a 36 anni di carcere. Hanno inflitto a Romeo Santoro 14 anni (21 in primo grado), a Vincenzo Loielo 22 anni (36), a Salvatore Isgrò 20 anni (36). Gli assolti sono Giuseppe Mirabella (31 anni in tribunale), per non aver commesso il fatto, Andrea Mainardi e Antonio Ruzzaniti per insufficienza di prove (entrambi in primo grado condannati a 36 anni).

Il procuratore generale Ovilio Urbisci aveva chiesto, al termine del processo, la conferma di sette condanne, inflitte in primo grado dai giudici di Monza (Antonio Bruzzaniti, Salvatore Isgrò, Giovanni, Vincenzo e Giuseppe Loielo a 30 anni di carcere: Tonino Loielo, 24 anni, Ro¬ meo Santoro, 21 anni) e due assoluzioni per insufficienza di prove per Giuseppe Mira bella e Andrea Mainardi, a suo tempo condannati a 30 anni.

Mirabella è stato scagionato da un superteste che con le sue rivelazioni aveva consentito ai carabinieri di individuare la banda che aveva messo a segno il tragico sequestro.

Paolo Giorgetti, 16 anni, sequestrato mentre andava a scuola, fu trovato carbonizzato nel baule di un’auto abbandonata. Secondo l’inchiesta Paolo, che era sofferente di asma, fu soffocato da un tampone di narcotico.

In questo processo d’appello è emerso che lo stesso superteste, che poi consentì di arrestare la banda, aveva informato i carabinieri dell’imminente sequestro dopo essere stato contattato per fare il carceriere. Un sottufficiale gli consigliò di fingere di accettare perché poi gli inquirenti potessero prendere la banda al completo.

 

 

 

 

Un bell’articolo:   http://issuu.com/giornaledellamemoria/docs/gdm082010unico

 

 

 

 

Articolo del 16 luglio 2014 da quibrianza.it
Meda: libero il boss Loielo, era in carcere per il sequestro di Giorgetti
Rimesso in libertà dopo 23 anni di carcere: non ci sono più le esigenze cautelari. Si è pronunciata così la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro su Vincenzo Loielo, boss della ‘Ndrangheta di Gerocame (Vibo Valentia). Un nome che qui dice poco a molti e che, tuttavia, è il protagonista di una della pagine più brutte della storia della città: era infatti finito in carcere nel 1991 per scontare le condanne definitive relative al sequestro del giovane Paolo Giorgetti

Rimesso in libertà dopo 23 anni di carcere: non ci sono più le esigenze cautelari. Si è pronunciata così la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro su Vincenzo Loielo, boss della ‘Ndrangheta di Gerocame (Vibo Valentia). Un nome che qui dice poco a molti e che, tuttavia, è il protagonista di una della pagine più brutte della storia della città: era infatti finito in carcere nel 1991 per scontare le condanne definitive relative al sequestro del giovane Paolo Giorgetti nel 1978 e di un imprenditore di Massafra nel tarantino nel 1989. Giorgetti era stato rapito nella mattinata del 9 novembre 1978. Sedicenne, stava andando a scuola a piedi al liceo scientifico “Marie Curie”, quando all’improvviso era stato aggredito da tre uomini. Inutile il tentativo di difendersi scagliando i libri contro di loro. Immobilizzato, era stato colpito alla testa per stordirlo: in realtà quel colpo l’aveva involontariamente ucciso. Caricato di corsa su una Fiat 128 sotto gli occhi di un macchinista delle Ferrovie Nord che, giunto in stazione, aveva dato invano l’allarme chiamando i Carabinieri. Giorgetti era stato poi ritrovato carbonizzato pochi giorni più tardi a bordo di un’auto in fiamme a Cesate nel Parco delle Groane. Una settimana più tardi l’arresto dei componenti di questa Anonima Sequestri che operava tra la Brianza e il varesotto e che aveva permesso di risalire al nome di Loielo. La scarcerazione è avvenuta ieri su richiesta dell’avvocato difensore, Francesco Sabatino, accolta dal tribunale che ha deciso di restituire la libertà al boss oggi sessantasettenne.

 

 

 

Fonte: giornaledimonza.it
Articolo del 11 novembre 2018
Paolo Giorgetti rivive grazie agli studenti del liceo Curie
Toccante cerimonia a 40 anni dal rapimento e dall’uccisione del 16enne, il padre Carlo Giorgetti ai giovani: “Il futuro è vostro, dovete combattere affinché cose di questo genere non capitino più”.

Paolo Giorgetti rivive grazie agli studenti del liceo “Marie Curie” di Meda. Toccante cerimonia per il 40esimo anniversario del rapimento e dell’uccisione del 16enne di Meda, sequestrato il 9 novembre 1978 mentre stava andando a scuola.
Paolo Giorgetti rivive grazie al video degli studenti

Durante la commemorazione, nell’aula di chimica del liceo intitolata proprio a Paolo Giorgetti, è stato presentato il progetto realizzato dagli studenti del laboratorio di giornalismo nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro: i ragazzi, dopo aver ricostruito la tragica storia del medese che frequentava proprio il liceo “Curie”, hanno realizzato un video a cui è possibile accedere attraverso un QR code posizionato proprio all’ingresso dell’aula, accanto alla targa. “Questo progetto rappresenta quello che deve essere la scuola: fa analisi storica, valorizza quello che emerge e suscita nei ragazzi una presa di consapevolezza – il commento del dirigente scolastico Bortolino Brunelli – Questo lavoro dimostra come una vita, seppur breve, non si perde, si recupera”.

Carlo Giorgetti ai ragazzi: “Voi siete il futuro”
Alla cerimonia era presente anche il padre di Paolo, Carlo Giorgetti, che ha ringraziato gli studenti per il lavoro realizzato in memoria del figlio e ha lasciato un messaggio: «Sono passati 40 anni, ma ancora oggi parlo con mio figlio e lo sento vicino. La cosa che mi fa soffrire di più è sapere cosa è successo e come è morto. Voi giovani dovete sapere, perché il futuro è vostro, e dovete combattere perché cose di questo genere non accadano più».

 

 

 

MEMENTO – Paolo Giorgetti – Uno Studente come Noi – Liceo Marie Curie Meda
Stile Italia Tv – Pubblicato il 8 nov 2018
Il 9 novembre 1978, Paolo Giorgetti, 16 anni, è rapito mentre si sta recando a scuola. Vive a Meda e frequenta la 3B del Liceo Scientifico Marie Curie di Meda. Per la famiglia Giorgetti sono ore di angoscia. Nessuna notizia, nessuna telefonata da parte dei rapitori. Sono ore d’angoscia per la famiglia Giorgetti.
Dopo tre giorni, il 12 novembre, una telefonata anonima avverte i Carabinieri che un’auto sta bruciando vicino al Parco delle Groane. Intervengono i Vigili del Fuoco, che scoprono, all’interno del baule, i resti carbonizzati di un corpo umano. Pochi gli indizi utili per scoprire la sua identità. Tra di essi, un mazzo di chiavi che, dopo qualche ora, si scoprirà essere quelle del portone della Villa Giorgetti. Quel corpo carbonizzato è ciò che resta di Paolo Giorgetti.

 

 

 

Fonte: ricerca.repubblica.it
Articolo del 9 novembre 2018
Storia di Paolo, ” morto di violenza” e 40 anni dopo si saprà perché

Al primo piano del liceo Marie Curie di Meda, istituto di quaranta classi nel placido cuore della Brianza, l’aula di chimica è intitolata da decine d’anni a “Paolo Giorgetti. Morto di violenza”. Di quel nome inciso sulla targa che ricorda un ragazzo di appena 16 anni, nessuno sapeva ormai dire nulla. Una memoria scomparsa, inghiottita dal sonnolento andirivieni di lezioni uguali da generazioni dove lì per lì il solfato di potassio pare fondamentale, oppure sparita nelle distratte attese dell’intervallo. Se la vicenda di Giorgetti oggi alle 9,30 tornerà nel patrimonio della storia collettiva è grazie a un laboratorio giornalistico di venti studenti.

Era il 9 novembre del 1978, quarant’anni fa esatti, quando Paolo, figlio di Carlo Giorgetti, veniva rapito mentre, come ogni mattina, percorreva i pochi passi che separavano casa dal Liceo Marie Curie. Frequentava la terza B, scientifico, aveva l’unica colpa di appartenere a una famiglia benestante di mobilieri e di essere nato negli anni in cui i sequestri di persona si contavano a decine. Lui non aveva la scorta, non erano così ricchi i parenti, soprattutto qualcosa andò storto. Forse perché allergico al cloroformio, forse perché afferrato con troppa forza, Paolo finì per soffocare, morendo quella stessa mattina.

I rapitori, otto di cui cinque fratelli, tutti calabresi, tutti membri della ‘ndrangheta, tutti catturati e processati nel ‘78, non chiesero neppure il riscatto. Bruciarono l’auto e il cadavere di Paolo chiuso nel bagagliaio, facendolo ritrovare nel Parco delle Groane. Il corpo era irriconoscibile, e siccome la zona era un cimitero della mala, all’inizio si pensò potesse trattarsi di un regolamento di conti. Venne identificato grazie alle chiavi del cancello di casa, che aveva in tasca.

«Sono molto contento del lavoro, nato per caso, rendendoci conto di come nessuno sapesse chi fosse stato Paolo Giorgetti» racconta Danilo della Mura, giornalista e tutor del laboratorio dei venti che si sono appassionati al caso. «Quel che presenteremo oggi è un video, come un servizio da tg. E accanto alla targa verrà posto un Qr code da inquadrare per avere il link del video». Un progetto che è piaciuto alla famiglia Giorgetti. «Sì, al padre di Paolo, Carlo, che oggi ha detto di voler essere presente» prosegue Danilo della Mura.

La presenza di Carlo Giorgetti, che in quarant’anni non aveva mai voluto dire una sola parola sull’accaduto, è il miglior premio al senso del laboratorio, che sottolinea l’importanza della memoria. «Meda oggi è diversa ma abbiamo tutti più o meno l’età di Paolo allora» racconta Gioele Giussani, 18 anni, che ha fatto parte della redazione del progetto.

«Rimane impressa la violenza diversa di quegli anni. Nel ‘75 a Eupilio, che non è lontana, era stata rapita ad esempio Cristina Mazzotti, che morì di stenti durante la prigionia. A colpirmi di più però è l’idea che né Paolo né Cristina avevano fatto nulla di sbagliato…».

Oltre al padre e agli studenti, alla cerimonia di oggi saranno presenti anche alcuni dei compagni di classe di Paolo, oggi hanno 56 anni. «Fu certamente uno shock per noi» ricorda Giovanna Frare, vice preside del Curie. Nel ‘78 aveva 17 anni, studentessa nell’istituto di cui oggi è dirigente. «Non frequentavo la stessa compagnia di Paolo, ero tra l’altro di un anno più vecchia, però la scuola contava appena sedici classi e ci conoscevamo tutti. Sembrano sempre frasi banali, ricordo un ragazzo tranquillo, come tanti, che girava in Vespa, sorrideva, e gli è toccata questa fine».

Al Curie pare esserci una certa sensibilità per gli studenti vittime di un destino tragico.

Un’altra aula è infatti dedicata a due alunni travolti nel 1985 dall’onda di fango che in Val di Stava, in Trentino, uccise 268 persone: «I danée non sono tutto, c’è grande attenzione da parte dei brianzoli ai temi della cultura e dell’istruzione. E non è più il 1978. La crisi — aggiunge la vicepreside — si è fatta sentire tanto, forse ce la passiamo meglio di tanti, ma più che problemi di immigrazione abbiamo problemi di occupazione».

 

 

 

 

 

 

 

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