LIBERO GRASSI Cara mafia, Io ti sfido di Laura Biffi, Raffaele Lupoli e Riccardo Innocenti

Graphic Novel
Editore: Round Robin Editrice
Collana: Libeccio

“Non sono pazzo, non mi piace pagare. Io non divido le mie scelte con i mafiosi”. È l’11 aprile 1991 e in diretta tv Libero Grassi, industriale tessile proprietario della Sigma di Palermo, racconta la sua vicenda d’imprenditore che rifiuta di pagare il pizzo alla mafia. Il caso varca i confini della Sicilia e diventa di dominio nazionale. Il 29 agosto alle 7.30 muore in un agguato per mano di Salvo Madonia, figlio del boss del quartiere San Lorenzo. Lo ammazza perché può essere un “cattivo esempio” per gli altri commercianti. Potrebbero alzare la testa anche loro. Libero Grassi quella mattina di vent’anni fa viene ucciso due volte: da Cosa nostra e dall’indifferenza dei suoi colleghi imprenditori. Lo hanno lasciato solo e sopportato con fastidio. Poi arriva il 1992, con le stragi di Capaci e via D’Amelio. L’indignazione popolare divampa. Per un po’ la reazione sembra sopita ma gradualmente i commercianti palermitani escono dall’angolo, si alleano e seguendo l’esempio di Libero Grassi denunciano gli estortori. Nasce Addio Pizzo e poi l’associazione antiracket Libero Futuro. Ci sono i processi e le condanne. La strada è in salita, ma ormai non si può più tornare indietro.

 

nota da: palermo.repubblica.it
A vent’anni dal delitto di Libero Grassi
un fumetto racconta la sua lotta al racket
di Adriana Falsone

Educare alla legalità attraverso il fumetto. Raccontare storie di uomini che loro malgrado sono diventati eroi. In occasione dei vent’anni dal delitto di Libero Grassi, avvenuto a Palermo il 29 agosto 1991, la Round Robin editrice pubblica il fumetto “Libero Grassi (Cara mafia, io ti sfido)” di Laura Biffi, Raffaele Lupoli e Riccardo Innocenti. Una graphic novel che ripercorre la storia  dell’imprenditore ucciso dalla mafia dopo aver intrapreso una guerra solitaria contro una richiesta di pizzo. “Raccontiamo la normalità di una lotta straordinaria  –  spiega Lupoli, curatore della collana che si è occupata anche del fumetto su Pippo Fava  –  Ricostruiamo la memoria dal basso, attraverso la testimonianza di chi l’ha conosciuto”. La vedova Pina Misano Grassi, il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, il fondatore della prima associazione antiracket della Sicilia Tano Grasso e i ragazzi di Addio Pizzo: un libro inchiesta frutto di oltre trenta interviste sul campo e più di un anno di lavoro. “Siamo stati molto precisi oltre che nella ricostruzione della sceneggiatura anche nei disegni, raccontando la Sicilia e Palermo di allora  –  spiega lo sceneggiatore – Inserendo degli episodi divertenti che rendono l’idea della normalità di un uomo che come tutti, aveva i suoi vezzi, tra cui mangiare i cannoli prima di cena e non a fine pasto. Insomma un modo per spiegare ai ragazzi che si può essere straordinari nella normalità”.

 

 

Articolo da Antimafia Duemila dell’11 Agosto 2011
Libero Grassi: Cara mafia, io ti sfido

“Non sono pazzo, non mi piace pagare. Io non divido le mie scelte con i mafiosi”. È l’11 aprile 1991 e in diretta tv Libero Grassi, industriale tessile proprietario della Sigma di Palermo, racconta la sua vicenda d’imprenditore che rifiuta di pagare il pizzo alla mafia.

Il caso varca i confini della Sicilia e diventa di dominio nazionale. Il 29 agosto alle 7.30 muore in un agguato a pochi passi del portone di casa. Il killer è Salvo Madonia, figlio del boss del quartiere San Lorenzo.
Lo ammazza perché può essere un “cattivo esempio” per gli altri commercianti. Potrebbero alzare la testa anche loro. Così invece se ne
stanno tranquilli.
Libero Grassi quella mattina di vent’anni fa viene ucciso due volte: da Cosa nostra e  dall’indifferenza dei suoi colleghi imprenditori. Lo hanno lasciato solo e sopportato con fastidio. Perché fa “tammuriate”. Non è uno che paga e sta zitto. Come fanno gli altri.
Ma poi arriva il 1992, con le stragi di Capaci e Via D’Amelio. La misura è colma. L’indignazione popolare divampa. Per un po’ la reazione sembra sopita ma gradualmente i commercianti palermitani escono dall’angolo, si alleano e seguendo l’esempio di Libero Grassi denunciano gli estortori. Nasce Addio Pizzo e poi l’associazione antiracket Libero Futuro. Ci sono i processi e le condanne. La strada è in salita, ma ormai non si può più tornare indietro.
Nessuno ha dimenticato Libero Grassi. Perché il seme della sua ribellione è germogliato. Perché se “un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, un popolo che ritrova la sua dignità è più forte di qualsiasi mafia.
Questo fumetto civile, scritto con il prezioso aiuto dei familiari e degli amici di Libero, racconta la sua storia e la sua eredità a chi non la conosce.

Testi e sceneggiatura di Laura Biffi e Raffaele Lupoli, disegni di Riccardo Innocenti, illustrazioni di Beatrice Gozzo.
Con i contributi di: Felice Cavallaro, Enrico Colajanni, Tano Grasso, Ivanhoe Lo Bello, Sandro Ruotolo, Umberto Santino

*Il libro “Cara mafia io ti sfido” uscirà in libreria a fine agosto in concomitanza con il ventennale dell’omicidio di Libero Grassi.

 

 

 

Dal libro, fonte: tolinoreader.ibs.it

Raccontare le storie dimenticate, diffondere i temi della giustizia e dell’impegno contro le mafie ricorrendo a un linguaggio immediato e trasversale. Nasce con questa ambizione il progetto “Libeccio” dell’associazione daSud con la casa editrice Round Robin. Questa collana di fumetti raccoglie e restituisce alla collettività testimonianze spesso dimenticate, frammenti della vita di persone che hanno deciso di non abbassare la testa di fronte alle cosche e che hanno combattuto e combattono per l’affermazione dei diritti sociali e civili. E lo fa con gli strumenti del giornalismo grafico, della diffusione della cultura antimafia, con un lavoro partecipato di ricerca.

Ricostruire memoria condivisa dal basso e non riconciliata dall’alto, mettere in rete le competenze del Sud e per il Sud, elaborare idee innovative al servizio di una nuova e originale identità meridionale: questi i principi guida dell’attività dell’associazione che, dal 2005, realizza percorsi di comunicazione, arte, cultura, memoria e ricerca, attorno a progetti concreti, ricercando alleanze possibili sul terreno dell’antimafia e dei diritti sociali e civili tra cittadini, associazioni, intellettuali, artisti e buona politica.

Con il progetto “Memorie estorte” daSud lavora per tenere insieme il tessuto sociale dell’antimafia e ricordarne le storie esemplari. I libri Il sangue dei giusti (Città del Sole, 2007) sulla storia delle vittime di ’ndrangheta Ciccio Vinci e Rocco Gatto, Il caso Valarioti (Round Robin Editrice, 2010) e Dimenticati. Vittime della ’ndrangheta (Castelvecchi, 2010) sono parte di questo percorso.

“La Lunga marcia della Memoria per il Quarto Stato dell’anti-’ndrangheta” (2007-2008) è l’evento promosso per il restauro del murales antimafia di Gioiosa Ionica in Calabria. Nel 2009 “La lunga marcia della memoria” è stata dedicata alle “strade e piazze antimafia”: centinaia di intitolazioni simboliche in tutta Italia per raccontare storie di vittime innocenti e costruire un mosaico della memoria. Nel 2010 la manifestazione è stata dedicata ai nuovi linguaggi antimafie e alla libertà di espressione. Nel 2011 il linguaggio scelto è invece quello della fotografia con il premio “L’ultima foto alle mafie”.

“Le mafie ci uniscono” (marzo 2011) è la campagna-evento pensata per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, che denuncia la presenza dei clan in tutto il Paese, che vuole un’Italia senza mafie.

L’associazione daSud ha contribuito al progetto “Stopndrangheta.it” – vincitore del bando “Giovani idee cambiano l’Italia” del ministro delle Politiche giovanili – per la creazione di un archivio multimediale sulla ’ndrangheta e l’antimafia.

“Arance insanguinate” (febbraio 2010) è il dossier di Stopndrangheta e daSud sui fatti di Rosarno.

Con il progetto “e-migranti” daSud lavora sulla nuova emigrazione intellettuale Sud-Nord indagandone le cause e provando a capire chi sono, come vivono e cosa fanno i tanti giovani del Mezzogiorno costretti a lasciare il proprio territorio.

Donne daSud è il percorso avviato contro la violenza sulle donne e per le questioni di genere.

L’associazione produce documentari e spettacoli di teatro civile. Nel 2011 ha collaborato con il Goethe Institut, l’Istituto di cultura tedesca a Roma, contribuendo alla realizzazione del ciclo di incontri “La responsabilità degli eroi: combattere la mafia”. In particolare, l’associazione ha curato la rassegna di teatro civile “La Calabria vuole diventare Italia e chiama l’Europa”.

Spazio daSud è la sede dell’associazione a Roma: un luogo aperto alla sperimentazione dei linguaggi e delle creatività per i diritti e contro le mafie.

www.dasud.it, info@dasud.it, telefono 0683603427

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