25 Gennaio 1980 Afragola (NA). Antonio Esposito, 25 anni, agente di polizia, viene ucciso nella tabaccheria del padre presa d’assalto da due malviventi armati e mascherati.

Foto da noninvano.it

Antonio Esposito, agente di polizia medaglia d’oro al valor civile, fu ucciso il venticinque gennaio del 1980 nella tabaccheria del padre, in corso Garibaldi ad Afragola, presa d’assalto da due malviventi armati e mascherati. Il poliziotto, che prestava servizio nella sezione della polizia stradale di Benevento, libero dal servizio, intervenne a difesa del genitore. Riuscì a disarmare e a bloccare uno dei malviventi, a cui aveva strappato anche il passamontagna. La reazione del complice fu spietata. Antonio Esposito fu colpito alle spalle da due proiettili esplosi dal bandito, morendo sotto gli occhi del genitore.

Fonte: fondazionepolis.regione.campania.it

 

 

Articolo da L’Unità del 27 gennaio 1980

 

 

Ricordato nel libro Come Nuvole Nere di Raffaele Sardo

Antonio Esposito
Ucciso il 26 Gennaio del 1980

Nel nome del padre

“Caccia i soldi e fai presto!” Due giovani col volto coperto da passamontagna urlano in faccia al titolare una tabaccheria di via Garibaldi 74 ad Afragola, in provincia di Napoli, minacciandolo con una pistola. Sono le 13,30 di sabato 26 gennaio 1980. Dietro al bancone del negozio gestito dalla famiglia Esposito c’è il capofamiglia, Domenico, “Mimì ‘o cusutore”, 63 anni. Lo conoscono tutti con questo appellativo perché cuciva i vestiti, faceva il sarto, come la moglie, Carmela Setola, di tre anni più giovane. Ha sgobbato sui vestiti giorno e notte per crescere i quattro figli maschi.

Mimì sbianca in volto e si sente mancare. Non è la prima volta che subisce una rapina, anzi: negli ultimi due anni sono state cinque. E succede sempre in particolari momenti della giornata: all’ora di pranzo o alla sera, in orario di chiusura. Dovrebbe averci fatto l’abitudine, ma non è così. Anche perché da queste parti la vita umana non vale molto, soprattutto per chi non ha niente da perdere, basta poco per trasformare una rapina in una tragedia; Mimì è cresciuto con questa consapevolezza.

Nel retrobottega, già seduto a tavola con la moglie Carmela, c’è il primogenito Antonio. Ha 25 anni e fa il poliziotto nella Stradale a Benevento. Ci sono anche Ciro, il figlio sedicenne che va ancora a scuola, ma che lo aiuta quando c’è bisogno, e Giuseppe, di vent’anni. Manca solo Gennaro, ilo secondo figlio, che è a Padova. È un novizio, vuole diventare prete.

I due rapinatori sono scesi poco prima da una Fiat 128 parcheggiata una decina di metri più avanti. Non c’è quasi nessuno a quell’ora per strada, il traffico si è diradato. Hanno aspettato che uscisse l’ultimo cliente e poi sono entrati nella tabaccheria. Con un gesto rapido si sono calati il passamontagna sul volto. Sono esperti, di rapine ne hanno già fatte. Quello che entra per rimo tira fuori una pistola 7,65 dalla cintola. “Presto! Fai presto, caccia i soldi!”, continua a urlare nervosamente. Sono attimi di tensione. Il giovane rapinatore si agita, ha fretta. Continua a puntare la pistola in faccia a Domenico, che è sempre più impaurito. Mimì alza le mani, ma non urla, non dice niente. Pensa che lo vogliono uccidere e si accascia a terra; così facendo cerca di prendere tempo, perché sa che nel retrobottega c’è tutta la sua famiglia riunita. Teme il peggio.

Ad accorgersi che qualcosa non va è Antonio, il poliziotto, che dalla porta semichiusa scorge la scena che si sta consumando nel negozio. Non ci pensa due volte ed esce di corsa da una porta laterale nell’androne del palazzo. Dopo pochi metri è fuori, in strada. Entra anche lui nella tabaccheria e sorprende uno dei due malviventi alle spalle. Ne nasce una colluttazione. Antonio ha la meglio e lo blocca. Con un gesto rapido gli toglie il passamontagna e riesce anche a disarmarlo. La rapina ormai è fallita. Il giovane con il passamontagna sai gira verso Antonio e, senza dire una parola, gli punta addosso la pistola. “Lascialo!”, gli grida. Antonio si vede costretto a mollare la presa e così i due riescono a scappare e corrono verso l’auto. Antonio li rincorre e riesce a bloccare ancora una volta quello senza passamontagna. Ma il complice punta di nuovo la pistola verso il poliziotto. È a circa cinque metri di distanza, stavolta però prende la mira e spara un colpo senza dire una parola. Uno solo, che colpisce un braccio. La pallottola fuoriesce dall’altra parte del braccio ed entra proprio all’altezza del cuore. Antonio cade a terra.

Nel frattempo arriva Domenico, poi gli altri due fratelli, Ciro e Giuseppe, e infine anche la mamma. C’è confusione. Le persone che passano sentono le urla del padre e della madre di Antonio che cercano di soccorrere il figlio ferito. I rapinatori ormai sono saliti in auto e hanno guadagnato la fuga, sfrecciando a tutta velocità verso l’hinterland napoletano. Mimì si accorge che il figlio è grave e perde molto sangue. Con l’aiuto degli altri familiari lo carica nella sua auto e si avvia di corsa verso l’ospedale Nuovo dei Pellegrini di Napoli. Antonio, però, ci arriverà in fin di vita. Morirà tra le braccia del padre, dissanguato.

[…]

 

 

 

Fonte: cadutipolizia.it

Morì il 25 Gennaio 1980 ad Afragola (NA), assassinato durante un tentativo di rapina da parte di due criminali alla tabaccheria del padre.

Alle 13,15 del 25 gennaio l’agente Esposito si trovava libero dal servizio ed a pranzo con i propri familiari nel retrobottega del negozio del padre, in Corso Garibaldi ad Afragola, quando due rapinatori armati di pistola e mascherati con dei passamontagna fecero irruzione nella tabaccheria, minacciando i presenti. Dopo avere rapinato le appena settantamila lire dell’incasso della mattina, i due criminali tentarono di fuggire, ma si trovarono la strada sbarrata dall’agente Antonio Esposito, il quale cercò di disarmare i rapinatori. Nel corso della colluttazione strappò il passamontagna dal volto di uno dei banditi, il quale gli sparò a bruciapelo un colpo al torace per poi fuggire insieme al complice, dopo avere gettato il bottino a terra.

La guardia Esposito morì prima di giungere in ospedale, dove era stato trasportato dal padre e da uno dei fratelli.

Antonio Esposito lasciò i genitori e due fratelli.

Fonte: “la Nazione” del 26 Gennaio 1980.

 

 

 

 

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