7 Luglio 1976 Catania. Giovanni La Greca, Riccardo Cristaldi, Lorenzo Pace e Benedetto Zuccaro vennero trucidati come dei boss. Il più grande aveva 15 anni.

È una afosa mattinata d’estate, il 7 luglio del 1976, e quattro ragazzini di San Cristoforo (Catania) scompaiono misteriosamente. Qualche giorno prima, uno di loro, aveva scippato la borsa alla madre di Benedetto Santapaola. I loro nomi: Giovanni La Greca, Lorenzo Pace, Riccardo Cristaldi e Benedetto Zuccaro. Erano tutti giovanissimi, tra i tredici e quindici anni, erano poco più che bambini.
“Ricorda Antonino Calderone: Quando arrivai in quella specie di stalla di Ciccio Cinardo, a Mazzarino, quei quattro ragazzini erano legati come salami in mezzo al fango. Cinardo era arrabbiato perché non voleva tenerli lì… poi nella stalla entrò Salvatore Santapaola e, in quello stesso momento, si prese la decisione di uccidere i quattro bambini. Antonino Calderone spiega perché: Uno di loro riconobbe Santapaola e, sperando in un suo intervento, gridò: Guardate, guardate c’è Turi di San Cristoforo…. Un’ora dopo i quattro ragazzini erano sulle colline di San Cono, morti”. (Fonte: La Repubblica)

 

 

Tratto dall’articolo di La Repubblica del 13 marzo 1988
“UCCIDETE MIO FIGLIO, È COMUNISTA” COSÌ ORDINÒ QUELL’ UOMO D’ ONORE

PALERMO Un mafioso, per difendere Cosa nostra, può arrivare ad uccidere suo figlio. Gli orrori degli uomini d’ onore raccontati da un protagonista. Parla Antonino Calderone:

[…]

Dall’ uccisione di un figlio al massacro dei picciriddi del popolare quartiere San Cristoforo di Catania. Erano quattro adolescenti e, uno di loro, ricorda Antonino Calderone era talmente basso da non arrivare nemmeno al finestrino dell’ automobile che lo trasportava verso la morte. Un racconto macabro che il pentito narra in una cella del carcere della Bouvette di Marsiglia davanti a tre poliziotti e un giudice paralizzati dalla sorpresa e dall’ orrore. E’ una afosa mattinata d’ estate, il 7 luglio del 1976, e quattro ragazzini di San Cristoforo scompaiono misteriosamente. Qualche giorno prima, uno di loro, aveva scippato la borsa alla madre di Benedetto Santapaola. I loro nomi: Giovanni La Greca, Lorenzo Pace, Riccardo Cristaldi e Benedetto Zuccaro. Erano tutti giovanissimi, tra i tredici e quindici anni, erano poco più che bambini.

Ricorda Antonino Calderone: Quando arrivai in quella specie di stalla di Ciccio Cinardo, a Mazzarino, quei quattro ragazzini erano legati come salami in mezzo al fango. Cinardo era arrabbiato perché non voleva tenerli lì… poi nella stalla entrò Salvatore Santapaola e, in quello stesso momento, si prese la decisione di uccidere i quattro bambini. Antonino Calderone spiega perché: Uno di loro riconobbe Santapaola e, sperando in un suo intervento, gridò: Guardate, guardate c’ è Turi di San Cristoforo…. Un’ ora dopo i quattro ragazzini erano sulle colline di San Cono, morti. Con me c’ erano Giuseppe Di Cristina, i due Cammarata padre e figlio, Luigi Annaloro, ricorda ancora Calderone. E continua il pentito nella sua confessione: No, io non saprei ritornare oggi in quel posto. I soli che potrebbero arrivare in quella zona impervia vicino a Monte Formaggio, a qualche chilometro da Mazzarino, sono i due Cammarata. In quel posto forse ci sono altri morti sepolti…. Nelle colline che circondano Riesi e Mazzarino decine di poliziotti cercano da un giorno e una notte un cimitero della mafia e la fossa dove, secondo il pentito catanese, sarebbero stati gettati i quattro ragazzini di San Cristoforo. Una cantata che ha svelato particolari raccapriccianti sul clan di Catania, una famiglia della quale nessuno, fino a pochi anni fa, conosceva nemmeno l’ esistenza. Nemmeno le madri di quei quattro picciriddi scomparsi a San Cristoforo sapevano nulla della mafia e della fine che avevano fatto i loro figli. Maria Giuffrida, la madre di Riccardo Cristaldi, ha saputo tutto dodici anni dopo quella mattina di luglio. Una vicina è corsa nella sua vecchia casa di San Cristoforo l’ altra sera dopo il Tg delle 19.45: Signora Maria, signora Maria ha sentito la televisione?. Dice la donna, stravolta, incredula, tra i singhiozzi: Quella mattina, era domenica, Riccardo mi disse che stava andando a giocare con i suoi compagni. Da allora non l’ ho più visto. La stessa frase la ripetono altre madri, altre donne sconvolte, Vincenza Di Bella, Calogera Cucè, Nunzia Di Tommaso. Erano così piccoli dice ancora Maria Giuffrida perché? Perché una morte così atroce?

 

 

 

Gli uomini del disonore
di Pino Arlacchi

Ed. Il Saggiatore

Gli uomini del disonore è il racconto-confessione del grande pentito che negli anni ottanta, con Tommaso Buscetta, diede il contributo più determinante alla lotta contro la mafia. Antonino Calderone, all’epoca del suo pentimento, era un elemento di spicco della mafia siciliana, braccio destro del fratello Giuseppe, capo della Commissione regionale di Cosa Nostra. La sua testimonianza è perciò in assoluto il primo spaccato della mafia in Sicilia proveniente dai vertici dell’organizzazione. Una testimonianza preziosa, non solo dal punto di vista investigativo, ma anche ai fini di una conoscenza approfondita di Cosa Nostra, dei suoi codici, delle sue feroci lotte intestine. Da oltre quaranta ore di colloqui nel convento di clausura dove Calderone viveva nascosto, è nato questo libro-documento in cui, come in un grande thriller, tutti sono, allo stesso tempo, amici e nemici, professano lealtà e sono pronti all’inganno più astuto, progettano congiure, tradiscono e uccidono.

 

 

 

Fonte:  stampacritica.org
Articolo del 30 aprile 2018
Le piccole vittime della mafia
di Maria De Laurentiis

Il valore della vita è qualcosa di grande e prezioso e non ci vuole una grandissima capacità per percepire il grado di illiceità che sottende un omicidio.

Vittime di esecuzioni. Ma perché tanta ferocia? Uccidere per non lasciare testimoni, uccidere per compiere la propria vendetta, sfogare il proprio odio, rendere moltiplicato il danno e l’offesa che si presume aver subito. Immuni alla pietà, uccidere dà un senso di potenza, di poter decidere il destino degli altri, ci si sente come un dio del male che passa dove vuole e porta via chi vuole. Si uccide e basta. Per quanto assurdo e senza senso, per quanto efferato e ingiustificatamente crudele, si vede davanti solo il proprio scopo, per cui ogni ostacolo va eliminato senza esitazione, niente conta fuorché il raggiungimento del proprio obiettivo. Nessuna moralità. Tutti loro sono una manica di malviventi e un ricettacolo di malvagità.

Vittime, piccole vittime. Alcune appena si affacciavano alla vita, le più vecchie hanno 17 anni. Ammazzati per sbaglio, per vendette trasversali, per ragioni mai chiarite. Delitti intrecciati con i misteri più fitti di Cosa Nostra. Bambini vittime delle mafie in Italia. La maggior parte tra Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, qualcuno anche nel resto d’Italia. Storie di vite di bambini interrotte dalla violenza criminale. Storie di tante vittime innocenti che ci hanno scandalizzato in questi anni. Vite, emozioni, sogni spezzati di questi uccisi senza nessuna colpa. Quei volti allegri, spesso giovanissimi, vogliono essere un richiamo per tutti i cittadini onesti a scegliere sempre la strada della legalità. Quei volti, tutti sorridenti, ci devono far riflettere.

La mafia non uccide i bambini? Falso. Si racconta che le mafie non tocchino i bambini, ma è solo un falso mito. Ci sono anche neonati, bambini e ragazzini tra le vittime innocenti delle mafie. Uccisi a freddo con un colpo di pistola, colpiti da esplosioni e proiettili per la sola colpa di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma anche sequestrati, dati in pasto ai maiali, sciolti nell’acido e bruciati. Ci sono anche le bare bianche seminate dalle mafie da Nord a Sud. La regola secondo la quale i bambini non vanno toccati è solo un falso mito. Le mafie hanno sempre ucciso i bambini. Nessuno viene risparmiato. Sui piccoli si scatena la stessa ferocia usata sui grandi. Non esiste la regola del rispetto, non esiste una regola d’onore per le mafie, non hanno alcuna umanità.

Storie note e meno note. Storie di minori vittime innocenti di mafia che diventano veri e propri simboli della barbarie umana. Bambini che non vengono mai ricordati ed è giusto farlo. Così racconto la strage di Santapaola, quando la mafia fece massacrare a sangue freddo quattro ragazzini tra i 13 ed i 15 anni. Ecco i nomi: Benedetto, Lorenzo, Riccardo e Giovanni. Benedetto Zuccaro, 13 anni, Lorenzo Pace, 14 anni, Riccardo Cristaldi e Giovanni La Greca, stessa età, 15enni. Quattro ragazzi che abitano nel quartiere popolare di San Cristoforo, a Catania. È qui che crescono questi quattro ragazzini che si cimentavano nei furtarelli. Nonostante la loro giovane età hanno già una certa esperienza.

Un giorno, nel 1976, in piena estate, fanno però il passo più lungo della gamba, ma loro non lo sanno. Rapinano la persona sbagliata. Rapinano la mamma del boss Benedetto detto “Nitto” Santapaola, vero e proprio capo della mafia catanese durante gli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. In breve tempo i quattro spariscono e per anni nessuno sa niente di loro. Soltanto anni dopo lo racconta Nino Calderone, quando diventa collaboratore di giustizia.

I ragazzini vennero rapiti e portati in un casolare nelle campagne nei pressi di Caltanissetta, di proprietà del boss Giuseppe Di Cristina. Vengono lasciati per due giorni senza cibo e senza acqua. Nel frattempo si discute sul da farsi. Calderone provò a convincere Santapaola che uccidere dei ragazzini sarebbe stato troppo, che sarebbe bastato spaventarli, ma Nitto non è d’accordo, non volle sentire ragioni. Li vuole morti. E lo fa in modo terribile. Fece entrare il fratello nella cascina dove si trovavano i ragazzini. Questi lo riconobbero immediatamente. Ora sapevano chi li aveva rapiti, non avevano altra scelta. In questo modo il boss segnò il destino di Benedetto, Lorenzo, Riccardo e Giovanni.

I quattro vennero portati nei pressi di un pozzo e, lì, vennero strangolati a mani nude, vennero strangolati con delle corde. Infine i corpi vennero gettati nel pozzo, uno dei quali, il più piccolo, ancora vivo. Un cugino di Calderone, esecutore materiale del delitto, confessò al pentito che non ebbe il coraggio di stringere fino in fondo il cappio di uno dei ragazzini, il quale venne gettato nel pozzo ancora vivo. Un dettaglio che rende tutto ancora più agghiacciante. Antonino Calderone, deciso a collaborare con la giustizia anche per questi orrori, assistette al massacro dalla sua macchina, racconta di essere rimasto in macchina con i finestrini chiusi per non sentire nulla durante l’esecuzione. Questo crudele ed efferatissimo delitto rompe il mito della mafia “onorevole”, rispettosa dei bambini. Un mito ancora oggi piuttosto diffuso ma che ha poco a che fare con personaggi senza scrupoli e senza valori.

Catania negli anni ’70, nel popoloso quartiere di San Cristoforo, quattro ragazzetti: Giovanni La Greca, Riccardo Cristaldi, Lorenzo Pace e Benedetto Zuccaro, i primi due hanno 15 anni, il terzo 14 ed il quarto solo 13, uccisi da Cosa Nostra, rei di aver derubato la mamma del boss Benedetto Santapaola. Loro, purtroppo, non sono giovani come tanti della loro età.

E sì, ci sono anche loro, Giovanni, Riccardo, Lorenzo e Benedetto, insieme ad altri nomi di figli che avrebbero avuto bisogno dei loro genitori e viceversa, quattro giovanissimi morti per nulla, per un capriccio di un boss e per vendetta. Ragazzini trucidati per volere del clan. La mafia non uccide i bambini, anzi li rispetta. In realtà Cosa Nostra ha sempre ucciso i bambini, perché quando è necessario l’omicidio non ha età. Lo fanno per vendetta o per ricatto, per eliminare un testimone pericoloso, uno che ha visto o sentito. Li bruciano, li sotterrano, li squagliano. Tre anni, otto anni, dodici anni, la data di nascita è ininfluente.

Nomi, volti, storie che gridano che la mafia non conosce onore e rispetto, non ha nessun codice etico, la mafia non guarda in faccia nessuno.

Mi chiedo: dov’è giustizia? Mi rispondo: forse non esiste!

Non dimentichiamo, lottiamo, perché non ci sia più nessun bambino vittima di mafia dimenticato.

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *